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Cuba, mon amour

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di Giuliana Tonini – La scorsa estate ho fatto un viaggio in un paese straordinario: Cuba. Sedici intensi giorni in giro in pullman, con Avventure nel Mondo, per quasi tutta l’isola, da L’Avana verso sud est, fino a Santiago de Cuba, e poi, passando per la provincia di Guantánamo, di nuovo verso la capitale, visitando, nel tragitto, un’infinità di luoghi che lasciano il segno. Attraverso le diverse province del paese e ripercorrendo la sua storia.

Cuba è un posto di cui è difficile non innamorarsi.

L’itinerario completo? L’Avana, Playa Girón, Cienfuegos, Trinidad, Valle de los Ingenios, Sancti Spiritus, Camagüey, Bayamo, in montagna sulla Sierra Maestra, Santiago de Cuba, Baracoa, Remedios, Santa Clara, e ancora L’Avana. Senza farci mancare il mare a Caleta Buena, Playa Ancon, Playa Imias, Playa Maguana, Guardalavaca, Cayo Coco e Playa Pilar.

Sarà possibile trasmettere in poche righe la Cuba che ho visto e le sensazioni che mi ha trasmesso e rendere onore a questo paese unico? Assolutamente no.

La gente

L’Avana ti colpisce subito al cuore. È allo stesso tempo lo specchio del paese e l’avanguardia del suo cambiamento. È un caleidoscopio di gente, colori e suoni. E musica, tanta musica.

Il primo impatto è con la gente e il contesto in cui vive. Si percepisce subito che le condizioni di vita generali non sono agiate. Anche in pieno centro ci si imbatte spesso in edifici decadenti e in persone che, si intuisce, tirano avanti a stento. E questo è accentuato nelle altre zone del paese. Ma ho constatato che è vero quello che si dice dei cubani. Sembra uno stereotipo, una di quelle frasi fatte che vengono ripetute come una litania, ma, invece, è proprio così: i cubani hanno un modo di affrontare la vita molto positivo, anche nelle avversità. Lo abbiamo potuto constatare tutti, per esempio, dai servizi trasmessi dai telegiornali, quando l’uragano Irma, a settembre, ha travolto anche Cuba.

E sono orgogliosi di essere se stessi, di essere cubani.

È facile entrare in contatto con i cubani. Sono aperti e gentili. Raramente negano uno scambio di chiacchiere, una foto e un sorriso. Che sia nelle case di cui si è ospiti, per strada, al mercato, in spiaggia o dal barbiere. A Camagüey, mi ricordo, ci siamo per un attimo fermati davanti alla porta della casa di un vecchissimo afrocubano e lui ha cominciato a chiacchierare con noi, raccontando di come gli piacesse la storia di Ulisse.

I luoghi

Fra i luoghi che abbiamo visitato, ci sono tutte le prime sette villas, le prime sette città fondate, all’inizio del Cinquecento, dai conquistadores spagnoli guidati da Diego Velázquez: L’Avana, Trinidad, Baracoa, Bayamo, Camagüey, Santiago e Sancti Spiritus. In tutto il paese lo stile architettonico spagnolo-coloniale dei coloratissimi edifici si fa notare in tutto il suo fascino. Anche se, come è naturale, non si può dire che ci sia un solo stile. Influssi architettonici anche francesi, europei e nordamericani si mescolano spesso a quello coloniale e, ovviamente, gli stili con cui le città e le aree di campagna si presentano variano man mano che ci sposta tra le diverse zone della Isla.

A Cuba non è difficile, inoltre, trovare siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco come, ad esempio, i centri storici de L’Avana, Trinidad, Cienfuegos e Camagüey. Io, oltre che dell’intera L’Avana, ovviamente, mi sono innamorata di Plaza Mayor a Trinidad.

Fermo restando che, arrivando a L’Avana, l’obiettivo dovrebbe essere fermarsi più giorni possibile e visitare più zone possibile, anche avendo poco tempo a disposizione non si può andare via dalla città senza avere fatto un giro, assaporandone l’atmosfera, ad Habana Vieja, il centro storico della città, passeggiando nell’area disegnata da Plaza Vieja, splendida, Plaza de San Francisco, Plaza de Armas e Plaza de la Catedral. Guai a perdersi, inoltre, le zone di Centro Habana e Vedado, il lungomare Malecón e, non c’è neanche bisogno di dirlo, l’immensa Plaza de la Revolución, quella – chi non l’ha vista almeno una volta in foto o in televisione? – con l’immagine di Che Guevara che giganteggia sulla facciata del Ministero dell’Interno.

Chi non vuole perdersi una bevuta in due dei locali più famosi del mondo sa già che dovrà andare alla Bodeguita del Medio e al Floridita e bere un mojito nel primo e un daiquiri nel secondo, pensando a Hemingway e al suo ‘mi mojito en la bodeguita mi daiquiri en el floridita’. Preparandosi, però, a trovarsi in mezzo a una calca di turisti e in un’atmosfera che poco o niente ha a che fare con quella che deve esserci stata in questi posti qualche decennio fa. A quanto pare, neanche il mojito e il daiquiri sono quelli di una volta.

La musica e la danza

La musica e la danza di Cuba, e come le si vivono a Cuba, meriterebbero un trattato. Peccato che io sia totalmente negata per la musica e la danza e non abbia potuto, quindi, né lanciarmi nel loro vortice né comprendere appieno il fascino di quei ritmi che non è possibile ridurre ad una categoria, perché nascono dalla commistione, nel corso dei secoli, di generi spagnoli, africani, caraibici e statunitensi. Se proprio si dovesse scegliere una parola per la musica della Isla, potrebbe essere, alla fine, solo una: cubana. Aspettandosi ovviamente, sempre per chi ha la fortuna di intendersene, di ascoltare diversi generi a seconda delle zone del paese.

La musica è ovunque. Soprattutto a L’Avana i turisti hanno più di una occasione di ballare la salsa con i cubani, di giorno, di sera e di notte, per le strade e nei locali.

Ogni paese – con molta probabilità anche i più piccoli – ha la sua casa de la trova, dove si suona la musica tradizionale dei trovadores cubani quali, ad esempio, tra i più famosi anche tra i non appassionati o non addetti ai lavori, Compay Segundo. Musica per lo più di epoca pre-rivoluzionaria, che continua ad essere diffusa anche grazie al gruppo Buena Vista Social Club, altrettanto conosciuto fra i non appassionati o non addetti ai lavori.

E ogni paese ha pure la sua casa de la musica, dove vengono eseguiti anche pezzi più ‘pop’. Dove, tanto per intendersi, può capitare di ascoltare Despacito.

In ogni caso, abituatevi a sentire quasi ogni giorno le note di Guantamera, di Chan Chan – quasi nessuno può dire di non conoscerne l’incipit, De Alto Cedro voy para Marcané/Llego a Cueto, voy para Mayarí – e di Comandante Che Guevara.

La storia

Visitare Cuba è anche come fare un viaggio attraverso la Storia. Comunque la si pensi politicamente e ideologicamente, è innegabile che Cuba, con la sua rivoluzione e il suo successivo ruolo, sotto la guida di Fidel Castro, nel sistema geopolitico mondiale USA-URSS e nel pluridecennale confronto-scontro con gli Stati Uniti, sia stata tra i protagonisti della storia del XX secolo.

E i luoghi da vedere, a Cuba, che hanno segnato la storia, sono innumerevoli. Noi, ad esempio, siamo state alla Comandancia de la Plata, il covo tra le montagne della Sierra Maestra, a sud-est dell’isola, vicino a Santiago, dove Fidel Castro e i suoi rivoluzionari, nel 1958, hanno stabilito il proprio quartier generale segreto dal quale continuare la guerriglia, iniziata più di un anno prima, contro i soldati di Batista. Dalla Comandancia si può anche arrivare a Radio Rebelde, la stazione radio da cui i rivoluzionari trasmettevano i loro messaggi a tutto il paese.

Dei luoghi storici nella provincia di Granma noi abbiamo visitato solo la Comandancia de la Plata. Chi volesse ripercorrere le tappe della rivoluzione cubana dal suo inizio fino alla vittoria si rechi al bioparco Parque Nacional Desembarco del Granma. Lì si può andare al punto dove, a Playa Las Coloradas, all’inizio di dicembre del 1956 è sbarcato lo yacht da diporto Granma, con a bordo Fidel Castro e altri 81 uomini, tra cui Che Guevara, partiti dal Messico con quel mezzo quasi di fortuna per iniziare la lotta per rovesciare il regime di Fulgencio Batista. E ci si può spingere fino ad Alegría de Pío, dove i ribelli si sono scontrati con i soldati di Batista e sono stati costretti a rifugiarsi per più di due anni sulle montagne della Sierra Maestra, portando avanti la guerriglia.

A Santa Clara, quasi al centro dell’isola, siamo stati sul sito del Monumento a la Toma del Tren Blindado, dove, alla fine di dicembre del 1958, Che Guevara e altri rivoluzionari hanno fatto deragliare un treno blindato carico di armi e munizioni, episodio decisivo per la vittoria definitiva dei rivoluzionari. A Santa Clara c’è anche il suggestivo sito costituito dal monumento di Che Guevara, dal museo a lui dedicato e dal mausoleo, che, dal 1997, trent’anni dopo la sua morte, accoglie le sue spoglie e quelle di altri guerriglieri, individuate e riesumate da una fossa comune in Bolivia.

Tra le visite ai siti storici, la più coinvolgente, anche grazie alla bravura della guida del museo che ci ha accompagnati, è stata quella alla caserma Moncada, a Santiago, assaltata il 26 luglio del 1953 da un gruppo di uomini guidati da Fidel Castro in un primo tentativo, fallito e finito male (moltissimi di loro sono stati trucidati) di rovesciare il governo di Batista.

Facendo un salto nel tempo in avanti di qualche anno, un altro sito degno di interesse è il museo di Playa Girón, nella Baia dei Porci, dove viene raccontata la storia della tentata invasione di Cuba dell’aprile del 1961, appoggiata dagli Stati Uniti, per rovesciare il regime al potere, questa volta quello di Fidel Castro.

Venti di cambiamento

Con tutta la sua recente storia politica, sociale ed economica e le sue vicissitudini, come appare oggi Cuba agli occhi del visitatore? Un turista straniero che sta pochi giorni riesce a malapena a farsi un’idea. Quello che si vede è che, da una parte, la propaganda castrista-rivoluzionaria è ovunque. Da quasi sessant’anni i volti di Fidel Castro e Che Guevara, i motti rivoluzionari, i messaggi e i testi di propaganda sono sui muri e negli edifici di tutto il paese. Dall’altra parte, moltissimi cubani letteralmente si vestono con la bandiera degli Stati Uniti. Magliette, canotte, vestiti, parei, costumi da bagno, cappelli, ciabatte e quant’altro, persino braccialetti di gomma usati come collare per cagnolini di piccola taglia: tutto a stelle strisce, a significare, innegabilmente, non solo la voglia di proseguire il percorso di cambiamento nei rapporti col paese che per decenni è stato – e doveva essere – considerato un nemico, ma anche la possibilità di manifestare questo sentimento apertamente e senza conseguenze.

Negli anni scorsi le amministrazioni di Raùl Castro, succeduto al fratello nel 2006, e di Barack Obama hanno lavorato ad un percorso di disgelo tra i due paesi. Sono state allentate alcune restrizioni alla circolazione delle persone e delle merci, senza però mettere fine al bloqueo, il quasi sessantennale embargo che vieta rapporti economico-finanziari tra i due stati – su cui l’ultima parola spetta al Congresso americano – e, nel 2015, sono state riallacciate le relazioni diplomatiche, interrotte da decenni, riaprendo le rispettive ambasciate a L’Avana e Washington. Nel 2017 c’è stato un nuovo passo indietro. Trump ha revocato gli accordi firmati da Obama ed è recentissimo il caso degli incidenti acustici ai danni dei cittadini americani in servizio all’ambasciata de L’Avana. Ci auguriamo che, con le luci e le inevitabili ombre e retroscena che necessariamente accompagnano i procedimenti storico-politici di questa portata, il cammino sulla strada del disgelo riprenda presto.

Cuba, lentamente, sta cambiando anche al suo interno. Chi fa oggi un viaggio a Cuba sa che troverà, per alcuni aspetti, un paese diverso, per fortuna dei cubani, rispetto a quello che era fino a relativamente poco tempo fa. Raùl Castro, pur con l’obiettivo ufficialmente dichiarato di attuare al meglio l’economia socialista, ha liberalizzato alcune attività commerciali private, consentito la vendita fra privati di case e automobili, permesso l’acquisto di telefoni cellulari e prodotti di elettronica e, non da ultimo, ha introdotto la possibilità per i cubani di viaggiare liberamente all’estero. Tutto questo, ovviamente, per i pochi che possono permetterselo economicamente in un paese dove gli stipendi sono generalmente molto bassi e l’indice di povertà è estremamente alto.

Nella primavera di quest’anno ci saranno le elezioni e Raùl Castro lascerà la presidenza. Senza toccare minimamente l’argomento delle elezioni cubane, e sempre per rimanere in tema di cambiamento, fa un certo effetto pensare che fra poco, alla guida di Cuba, dopo quasi sessant’anni, non ci sarà più un Castro.

Le macchine di Cuba

Già andare a Cuba è un po’ come fare un viaggio indietro nel tempo, ma, per quanto riguarda le macchine, il tempo si è proprio fermato. Precisamente al 1958. Con la vittoria della rivoluzione, proclamata il 1° gennaio del 1959, una delle misure del nuovo governo di Fidel Castro è stato il divieto di vendere e comprare tra privati automobili che non fossero già presenti sul territorio cubano prima del 1959, salvo autorizzazione governativa, appannaggio, però, di pochissimi privilegiati. E così ecco che tutta l’isola è ancora oggi ‘popolata’ da quelle meravigliose macchine americane degli anni Cinquanta dai colori sgargianti. Questi fantastici dinosauri, altrove estinti da un pezzo, a Cuba camminano da più di sessant’anni grazie a sostituzioni del motore, pezzi di ricambio sovietici e i miracoli dei meccanici cubani. Si vedono soprattutto Chevrolet, Ford, Cadillac, Chrysler, Plymouth, Buick, Lincoln, Oldsmobile, Dodge. Moltissime vengono utilizzate come taxi collettivi e per i giri turistici della città. Per gli appassionati di auto d’epoca come me è una festa, un autentico paradiso terrestre! Capita molto spesso, inoltre, di notare delle… Fiat 124 e Fiat 126. Come mai ce ne sono così tante a Cuba? Sono due modelli di derivate Fiat prodotte in Unione Sovietica e in Polonia, su licenza della Fiat, negli anni Settanta. La derivata della 124 è a marchio Lada mentre quella della 126 è la Polski Fiat 126p. Fa capolino di frequente anche qualche Maggiolino.

Anche se il governo di Raùl Castro ha abolito il divieto, permettendo la libera compravendita di automobili, è molto probabile che, purtroppo, il costo di una macchina nuova o usata rimanga ancora per molto tempo proibitivo per la maggior parte dei cubani e che il parco auto museo resti ancora a lungo. Quando però, in un futuro si spera non troppo lontano, tutti i cubani potranno avere la loro macchina nuova, speriamo che tengano qualche Old Car per fare i giri in città.

Dormire e mangiare

A Cuba si può scegliere di alloggiare nei resort all inclusive pluristellati, negli alberghi o nelle casas particulares. Chi preferisce resort e mare e ha pochi giorni a disposizione, sa già che andrà a Varadero, la località balneare turistica più vicina a L’Avana.
Nel nostro viaggio, noi abbiamo provato tutto: resort, alberghi e casas particulares. Per quanto riguarda i giorni che abbiamo passato al resort al mare, siamo stati a Cayo Coco, all’Hotel Colonial. Niente da eccepire, a parte l’aggressività delle zanzare di tutta la zona, in ogni caso bellissima. Per il resto del nostro viaggio in giro per l’isola, abbiamo sperimentato che gli alberghi, tutti a gestione statale, lasciano un po’ a desiderare quanto a trasandatezza e pulizia. Una piacevole sorpresa, invece, sono state le casas particulares, che sta a significare ‘case private’. Dietro apposita licenza, i cubani mettono a disposizione dei turisti alcune stanze delle proprie case, con colazione, e, per chi vuole, cena. Come i nostri bed & breakfast.

Noi uscivamo la mattina e tornavamo la sera, potendo scambiare solo poche chiacchiere, ma l’alloggio in casa particular è il miglior modo per familiarizzare con i cubani.

Anche con le casas va un po’ a fortuna. Le stanze possono essere più o meno grandi e più o meno servite, ma sono tutte molto pulite e curate e alcune di loro sembrano davvero dei mini alberghi. Sembra un mini albergo, ad esempio, la casa di Maylín y Eliener a Trinidad. Noi non vi abbiamo alloggiato, ma a Trinidad è molto quotata anche la Casa Muñoz – Julio & Rosa. A Camagüey ci siamo trovati bene da Humberto e Ines. A Baracoa da Nelsy. A Remedios nella casa El Laberinto de Duarveras, che ha una terrazza con delle scale che ricordano un quadro di Escher, e nella casa di Yunai.

Inserendo i nomi su internet si trovano tutte, assieme a molte altre case, su tripadvisor e su altri siti per trovare alloggio.

Per quanto riguarda il cibo, si può dire che, specialmente per i palati italiani, Cuba stupisce per tutto, ma non per la cucina. Va bene così, il paese offre ben altro. Che sia nei paladares (i ristoranti a gestione privata o l’attività di ristorante esercitata nelle case) o nei ristoranti, tendenzialmente si mangia sempre pollo, riso, fagioli e, qualche volta, aragosta. In quasi tutte le casas particulares ci si può fermare a cena. Una casa in cui abbiamo trovato tutto davvero molto gustoso è stata quella di Yunai a Remedios.

Per quanto riguarda i ristoranti, segnalo volentieri La Moneda Cubana a L’Avana, El Morro a Santiago, con buona cucina e una splendida vista sul mare che offre uno splendido tramonto, e El Buen Sabor a Baracoa.

Grazie!

Questo viaggio fantastico non sarebbe stato quello che è stato senza Maria e Alfredo di Havanatur, che sono stati con noi dal primo all’ultimo giorno. Maria, la nostra guida, ci ha fatto visitare moltissimi posti spiegandoci tutto con competenza, professionalità e… pazienza. E l’infaticabile Alfredo, alla guida del pullman, ci ha portati in giro per l’isola per più di tremila chilometri. Se, nel vostro viaggio a Cuba, avrete con voi Maria e Alfredo sarete fortunati perché, oltre ad essere bravi e professionali, sono simpaticissimi.

E il viaggio non sarebbe stato lo stesso senza la nostra coordinatrice di Avventure nel Mondo Roberta, che ha faticato come un tour operator per organizzarci la vacanza, e le altre compagne di viaggio più un compagno di viaggio: Raffaella 1, Linda, Elena, Beatrice, Taryn, Raffaella 2, Venere, Benedetta, Cristina, Manuela, Giusy e Stefano. Mi ricordo ancora la nostra ‘formazione’ sul pullman.

Grazie a tutti voi e forza Cuba! E’ un paese che merita tutto il nostro tifo.

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