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Se il Vip vola low-cost (…e porta scompiglio)

nov 11 • Cosmo LikeNessun commento su Se il Vip vola low-cost (…e porta scompiglio)

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di Matteo Rolando – Ormai non è più certo una notizia fresca di agenzia: Madonna pochi giorni fa ha preso un volo Air Portugal da Londra a Lisbona viaggiando in classe economica. A vederla, poverina, raggomitolata in un cappotto over-size nero e con la ricrescita scura nella capigliatura trasandata – calzando un paio di sneakers rosa ai piedi – sembra davvero una disgraziata. Le mancava solo la forfora sulle spalle. Invece di interrogarmi sui motivi che hanno spinto una delle donne più ricche degli Stati Uniti (e forse del mondo, stando alle varie classifiche stilate ogni anno da Forbes), a volare low cost, osservo gli altri passeggeri che insieme a me aspettano l’imbarco “allineati” in una fila un po’ sbilenca all’aeroporto di Orio al Serio. Sono i trolley a farla da padrone, quelli troppo piccoli e quelli fuori misura, tanto più che il famigerato misura valigia della RyanAir tra poco andrà in pensione, avendo perso tutta la sua macabra fama – seconda solo alla ghigliottina per gli isterismi che riusciva a suscitare. Forse anche le compagnie low cost si sono rassegnate ai furbetti e agli idioti del bagaglio a mano: il tempo sprecato per le faticose misurazioni rischia di ritardare l’imbarco, di conseguenza la compagnia ci perde in puntualità nel confronto con le altre aerolinee. Ne vale davvero la pena anche per le low-cost? Non ci si fa più caso a quei trolley che finiranno a viaggiare sopra le nostre teste, nelle cappelliere; e a quelli che finiranno nella stiva, una volta esaurito lo spazio disponibile in cabina. Con grande rammarico dei loro proprietari, perché una volta arrivati a destinazione invece di uscire sgambettanti dall’aeroporto dovranno attendere i loro bagagli sul nastro trasportatore. Ecco perché stiamo tutti in piedi, me compreso, per entrare per primi sull’aereo, mica abbiamo fretta per niente. E’ l’ansia di portare il bagaglio a mano con noi in cabina, magari per poter estrarre una rivista, un tablet, un lettore MP3 oppure perché fa da coperta di Linus. Tornando a Madonna, se lo sarà messo lei da sola il bagaglio a mano nella cappelliera? (Visto che non è poi tanto alta, ci sarà riuscita da sola?) Sarà questa la vera preoccupazione che trapela da tanta attenzione mediatica a partire dai famosi tabloid inglesi, del Daily Mail o del Sun, per arrivare fino a quelli nostrani, dell’Huffington Post piuttosto che del Corriere della Sera. Povera Madonna, non è nemmeno libera di salire su un aereo in pace, va da sé sempre che non sia il suo jet privato.
La Signora Ciccone non è l’unica tra i vip ad aver ottenuto tanto clamore per aver osato volare economy o perfino low-cost: fece storia la presenza della super modella inglese Kate Moss su un volo Easyjet, con decollo da Bodrum, in Turchia, per raggiungere lo scalo londinese di Luton, nel gennaio del 2016. Del suo caso si occupò tra gli altri media anche il MailOline, riportando le testimonianze di alcuni passeggeri. Alla richiesta di avere un drink la hostess glielo rifiutò – forse Kate era già visibilmente ubriaca? – ma lei non si scompose, né tantomeno si lasciò scoraggiare: aprì il suo bagaglio a mano e ne estrasse una bottiglia di vodka. Un passeggero riferì che la modella inveiva contro l’equipaggio ed era <abbastanza ubriaca>, salvo poi aggiungere che <sembrava più divertente che pericolosa>. Una simpatia contagiosa, come se adesso anche io che sto per imbarcarmi su un aereo non vedessi l’ora di trovarmi accanto qualcuno che ha alzato troppo il gomito e alita e rutta all’altezza della mia spalla. La breve storia triste di Kate Moss terminò all’aeroporto di Luton, dove la polizia la fermò per <comportamento indisciplinato>: redarguita ma non arrestata né multata, in quanto la compagnia scelse di non denunciarla. Hai capito ad avere una supermodella a bordo, ci si guadagna in pubblicità e senza spendere niente.

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Nel frattempo il gate ha aperto – con dieci minuti tondi di ritardo – e la lunga coda di passeggeri dietro di me inizia ad avanzare minacciosa e anche un po’ sconsolata. Non si può distrarsi un attimo nemmeno per allacciarsi una scarpa che già qualcuno ti sta passando davanti. Una volta al check-desk delle hostess, mostriamo il documento e le nostre carte di imbarco prestampate; o per i più tecnologici la carta d’imbarco elettronica direttamente disponibile sull’App della compagnia aera – se per sfiga a qualche passeggero nel frattempo si fosse scaricato il telefonino rimarrebbe a terra a guardare l’aereo decollare attraverso le vetrate che affacciano sulla pista, con un po’ di malinconia e una grande incazzatura. Poi scendiamo due rampe di scale, perché il lusso del finger non ci è permesso; menomale che è una tiepida giornata d’autunno e le condizioni meteo sono pressoché ideali. E ci ritroviamo di nuovo fermi, sempre in fila, ad aspettare un pulmino, chi ai piedi delle scale chi ancora in cima. Pulmino che arriva in cinque minuti, ma non parte finché non siamo saliti tutti. Se penso a Madonna o alla Moss, immagino la policy di un volo privato: l’ingresso riservato all’aeroporto, zero controlli di sicurezza e poter arrivare poco prima dell’orario previsto per il decollo invece delle due ore di anticipo in aeroporto per imbarcarsi su qualsiasi volo commerciale.
C’è da dire che anche Brad Pitt e la Jolie possono vantare di aver viaggiato in economy. E perfino su una tratta a lungo raggio: nel giugno 2015 i Brangelina (oggi questa crasi non esiste più, poiché ahimé si sono separati), volarono tra gli Stati Uniti e Parigi e poi dalla capitale francese a Nizza con Air France, con la loro mezza dozzina di figli al seguito. Il dettaglio sfizioso dei media fu che la coppia sistemò i propri bagagli a mano nelle cappelliere e fece altrettanto anche per i figli, cosa che contando quanti sono non deve essere certo stata un’impresa facile.

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Mentre scendo dal pulmino e sto finalmente salendo sull’aereo, rifletto sul fatto che oggi la prima classe non esiste quasi più, è stata soppiantata dalla business class, che spesso non è presente. La business conta pochi posti a sedere e vengono solitamente prenotati con anticipo: che Madonna sia stata spinta dalla disperazione per volare, come i comuni mortali, in economy? O forse una delle sue assistenti è stata già licenziata perché ha dimenticato di prenderle il biglietto? Il futuro dell’aviazione civile è già segnato: sono nate le prime App di AirSharing, che diventerà un po’ come il CarSharing in città: vengono messi a disposizione jet privati su determinate tratte. Niente di più semplice. Una di queste App, la più popolare negli Stati Uniti, è Jet Smarter. No, non è fantascienza: i prezzi sono ancora alti, ma mentre noleggiare un aereo può costare (a seconda anche della tratta) intorno ai 20.000 dollari, con l’App ce la si può cavare con un migliaio di dollari; condividendolo ben inteso con altri passeggeri (altrettanto ricchi). Abbattimento dei costi: è questo il new concept introdotto proprio dalle compagnie low-cost. Finalmente ho raggiunto il mio posto 32B e sono seduto in fondo all’aereo, soddisfatto e contento di partire. Mi allaccio la cintura preparandomi per il decollo. “Boariding completed”, si sente dall’autoparlante e i portelloni vengono chiusi. Per fortuna non ho passeggeri ubriachi di fianco, e non ho ancora visto Madonna o Brad Pitt: sarà un volo senza autografi. Perché se il Vip vola low-cost alla fine sono fatti suoi. E che cos’altro è, se non un confortante desiderio di normalità?

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