Arte e simbolismo nella Traviata di Hugo de Ana in scena all’Arena di Verona
Con l’edizione in corso dell’Arena di Verona Opera Festival è tornata in scena La Traviata di Giuseppe Verdi nell’allestimento firmato da Hugo de Ana, una produzione che mancava dal festival veronese dal 2016. La produzione trasporta il pubblico nella Parigi della Belle Époque e dà vita a una serata dove la grandezza interpretativa degli interpreti crea momenti di arte e magia.
La produzione di de Ana, originariamente ideata per l’Arena Opera Festival del 2011, vince la sfida di adattare un’opera intimista come La Traviata agli spazi colossali dell’anfiteatro romano. Gigantesche cornici vuote e specchi poggiati sulle gradinate dell’Arena di Verona rappresentano il fulcro dell’allestimento che si anima nel corso dello svolgimento dell’opera con rappresentazioni di tableau vivant. L’intuizione del regista è quella di utilizzare cornici enormi come simbolo delle convenzioni sociali del mondo scintillante e ipocrita in cui si muove La Traviata, Violetta Valéry, fino all’incontro con l’amore sincero di Alfredo. La protagonista ha valore solo all’interno delle convenzioni sociali, le stesse racchiuse dalla cornice, un simbolismo che si rivela particolarmente efficace nel secondo atto quando l’enorme tela a fiori che custodiva l’idillio campestre dei due amanti, cala assieme al cadere delle loro illusioni.
L’esordio di Francesco Ommassini sul podio areniano per La Traviata dello scorso 25 luglio ha portato una lettura meditativa ed elegante della partitura verdiana che ha saputo valorizzare le qualità vocali degli interpreti.
La Traviata prosegue le repliche fino al 2 agosto.
Cast di alto livello Il vero punto di forza della serata del 25 luglio si è rivelato essere il cast. Rosa Feola, Violetta, ha dimostrato ancora una volta la sua classe interpretativa, nonostante le difficoltà sceniche imposte dalla regia che portato il soprano a interpretare “Sempre Libera” in cima a una cornice sul finale del primo atto, a simboleggiare la fuga dalle convenzioni grazie all’amore. Commovente la sua interpretazione di “Addio del passato”.
Al suo fianco, Dmitry Korchak ha fatto il suo debutto in Arena nel ruolo di Alfredo. Il tenore russo, già noto al pubblico veronese per aver interpretato il Conte d’Almaviva ne Il Barbiere di Siviglia nel 2018 e nel 2023, ha saputo dare vita e voce alle intemperanze e all’egoismo di Alfredo.
Nel ruolo di Giorgio Germont, Amartuvshin Enkhbat si conferma interprete verdiano d’eccezione dal fraseggio morbido e dalla piena adesione al personaggio. Il baritono mongolo, già applaudito nelle precedenti stagioni areniane, ha dimostrato ancora una volta la sua classe interpretativa.
La serata ha beneficiato anche di un cast di supporto di alto livello. Sofia Koberidze ritrae una Flora arguta e leggera, in duello amoroso con il Marchese d’Obigny, interpretato da Jan Antem. Matteo Macchioni è un Gastone dalla voce squillante, mentre buone le prove di Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Gabriele Sagona (Dottor Grenville) e Francesca Maionchi (Annina), capaci di piegare i colori vocali alle esigenze drammatiche. Ottima la prestazione, sia vocale che scenica, del Coro della Fondazione Arena di Verona, preparato da Roberto Gabbiani, confermando l’eccellenza tecnica che caratterizza i complessi artistici areniani.


