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Oltre la savana, Central Highlands in Kenya

A un’ora di macchina da Nairobi, la savana lascia il posto a un Kenya inaspettato, quello delle Central Highlands che sorprende per la varietà e la ricchezza dei suoi scenari montani: colline ricoperte di piantagioni che si arrampicano verso montagne che toccano i 5.199 metri. Nelle Central Highlands del Kenya, l’Africa cambia volto. Tra il Monte Kenya, gli Aberdares e l’altopiano di Laikipia, la natura si mostra in forme inedite. Qui non ci sono i Big Five da fotografare dal fuoristrada, ma c’è qualcosa di più raro: la possibilità di capire come vive davvero questo continente, metro dopo metro di altitudine. Nelle Central Highlands si sviluppa infatti un ecosistema unico in tutta l’Africa orientale, caratterizzato da una vegetazione afro-alpina di straordinaria bellezza, con lobelie giganti endemiche, torbiere d’altura, foreste di bambù e brughiere sospese oltre i 3.000 metri sul livello del mare.  Le possibilità di esplorazione qui sono pressoché infinite.
Le Central Highlands del Kenya si trovano in un momento particolare della loro storia. Sono abbastanza sviluppate da essere accessibili da Nairobi, ma non ancora invase dal turismo di massa. L’infrastruttura c’è, l’autenticità anche. È il momento giusto per visitarle, prima che diventino una destinazione standard, prima che perdano quella dimensione di scoperta che le rende uniche. Tra dieci anni le Central Highlands saranno probabilmente molto diverse, più turistiche, più standardizzate. Oggi ci si può ancora andare per capire, non solo per visitare.

Il Kenya alternativo
Immagine trasmessa e su concessione di Hopscotch Tourism per Kenya Tourism Board

La quota della scoperta Le Central Highlands si sviluppano tra i 1.500 e i 4.000 metri di altitudine. Ogni centinaio di metri cambia tutto: il clima, la vegetazione, il tipo di agricoltura, il modo di vivere delle persone. È come attraversare diversi paesi senza cambiare continente.
A 1.500 metri crescono ananas e banane. A 2.000 metri iniziano le piantagioni di caffè. A 2.500 metri domina il tè. Oltre i 3.000 metri si entra nelle foreste montane dove crescono piante che sembrano uscite da un film di fantascienza: lobelie giganti, seneci arboree, piante che hanno sviluppato strategie di sopravvivenza uniche per l’ambiente afro-alpino.
Le cascate delle Central Highlands non sono Instagram-friendly: si devono meritare. Thompson Falls, Chania Falls, Fourteen Falls: ognuna ha una personalità diversa. Thompson Falls si tuffa per 74 metri in una gola rocciosa. Chania Falls è circondata da una foresta di bambù dove il silenzio è rotto solo dal rumore dell’acqua. Fourteen Falls non è tecnicamente nelle Highlands, ma è il posto dove vai quando vuoi capire la potenza idraulica di questa regione.

Il Monte Kenya: la montagna che non ti aspetti Il Monte Kenya è la seconda vetta più alta dell’Africa, dietro al Kilimanjaro. I Kikuyu credono che Dio-Ngai, anche conosciuto come Mwene Nyaga, un tempo abitasse in questo posto quando discese dal cielo. Non è folklore da turista: è geografia sacra che si può toccare con mano.
Le rotte verso Point Lenana, come Naromoru, Sirimon e Chogoria, sono principalmente sentieri di trekking accessibili agli escursionisti. La rotta Naro Moru è l’opzione più veloce per raggiungere Point Lenana in circa tre o quattro giorni. La rotta Sirimon, che parte da ovest, è considerata una delle più panoramiche, offrendo paesaggi diversi, dalle rigogliose foreste montane alle brughiere. Mentre si sale, l’ecosistema cambia ogni 500 metri di altitudine.   La differenza con altre montagne africane è sostanziale: si cammina attraverso foreste di bambù giganti, brughiere che sembrano paesaggi lunari, laghi alpini dove nessuno si aspetterebbe di trovarli a pochi gradi dall’equatore. La rotta più popolare è il circuito Sirimon-Chogoria, che offre un’esperienza di trekking diversificata.

Il Kenya inatteso
Immagine trasmessa e su concessione di Hopscotch Tourism per Kenya Tourism Board

Gli Abardales dove Elisabetta divenne regina Il Parco Nazionale Aberdare copre la maggior parte delle alture della catena montuosa Aberdare nel Kenya centrale. Ma la storia più famosa è quella che nessuno racconta nei tour: è qui che la principessa Elisabetta divenne regina d’Inghilterra, mentre dormiva in un albergo sugli alberi nel 1952.
I safari negli Aberdares seguono una rete poco utilizzata di strade accidentate solo per 4×4 dalla zona forestale verso una brughiera afro-montana punteggiata da cascate. Non è il safari classico. Qui gli animali si incontrano rinoceronte nero, elefante, bufalo, cinghiale gigante della foresta e varie scimmie, ma gli animali si vedono tra nebbie mattutine e foreste pluviali.
Il Parco Nazionale Aberdare offre varie attività turistiche come equitazione, osservazione notturna degli animali, escursioni forestali, golf, aperitivi al tramonto, birdwatching, picnic nella natura, visite alle cascate e alle grotte del parco. Perfino la pesca alla trota, un passatempo insolito in Kenya dove le trote furono introdotte dai coloni britannici che volevano ricreare i piaceri della pesca inglese sotto l’equatore. Oggi i fiumi delle Central Highlands sono pieni di trote arcobaleno che si sono adattate perfettamente all’ambiente equatoriale d’alta quota.

I coffee walk Un tour di tre giorni e due notti nelle fattorie di caffè e piantagioni di tè a Nyeri, nella Provincia Centrale del Kenya, permette di diventare un agricoltore locale per tre giorni, indossando stivali di gomma e camici per entrare nelle fattorie.   La Kiambethu Tea Farm è il punto esatto dove è iniziata la coltivazione del tè in Kenya cento anni fa. Visitare questa piantagione significa toccare la storia economica del paese. Un tour di una giornata intera da Nairobi a Kiambethu include un tour della fattoria dove si viene accolti con una tazza di tè e si esplorano le file verdi di tè che crescono nei campi.
Fairview Estate, con le sue terre fertili, produce caffè di alta qualità fin dai primi del 1900 attraverso metodi di produzione olistici. I tour guidati da esperti insegnano l’arte della coltivazione e lavorazione del caffè, con attività che vanno dalla raccolta dei chicchi ai workshop di tostatura. Ma il vero valore di questi tour è sensoriale. Dopo aver passato una mattina tra le piante di caffè, si percepisce il peso di ogni chicco, il lavoro di ogni tazzina.

I mercati Nyeri, Nyahururu, Nanyuki, città coloniali cresciute attorno alle ferrovie e alle strade di collegamento con Nairobi, sono nomi che non dicono niente alla maggior parte dei turisti, ma sono i luoghi dove ogni giorno si decide il prezzo del caffè. I mercati delle Central Highlands non sono folklore locale, sono nodi cruciali dell’economia globale. Qui i coltivatori presentano i loro lotti, i buyers li valutano, si negozia, si decide. Quello che succede in una mattina in un mercato di Nyeri influenzerà i prezzi dell’espresso nei bar. Non è turismo, è economia politica dal vivo dove si comprende perché le Central Highlands sono sempre state il cuore strategico del Kenya.

Kenya sorprendente
Immagine trasmessa e su concessione di Hopscotch Tourism per Kenya Tourism Board

A tu per tu con i Kikuyu I Kikuyu sono i padroni di casa delle Central Highlands, rappresentano oltre il 20% della popolazione del Kenya e vivono qui da secoli. Quello che rende interessante l’incontro con le loro comunità è la capacità di mantenere la propria identità mentre costruiscono un’economia moderna. Le case tradizionali Kikuyu sono orientate verso il Monte Kenya perché quello è il posto dove abita Ngai, la divinità suprema. Non è superstizione, è geografia spirituale che influenza ancora oggi l’organizzazione dello spazio, l’architettura, l’agricoltura.

Laikipia: un laboratorio l’ecoturismo del futuro Sull’altopiano di Laikipia si sperimentano modelli di conservazione ambientale che coniugano salvaguardia ambientale, ricerca scientifica e sviluppo socioeconomico sostenibile per le comunità locali.  Un esempio sono Ol Pejeta Conservancy e Mugie Conservancy, due riserve che sono diventate veri e propri santuari della biodiversità, ospitando specie gli ultimi due esemplari viventi di rinoceronte bianco settentrionale e oltre a scimpanzé sottratti al bracconaggio o al commercio illegale. In stretta collaborazione con le comunità locali, queste realtà promuovono progetti virtuosi che coniugano salvaguardia ambientale, ricerca scientifica e sviluppo socioeconomico sostenibile per le comunità locali.




Il cuore della Giamaica

Spiagge confinate e foreste lussureggianti, piantagioni di caffe e banani e rovine sommerse, la Giamaica è la meta ideale per un viaggio che unisce natura, mare, musica e sostenibilità, all’insegna di un turismo consapevole della cultura e della biodiversità dell’isola. Patria del reggae e paradiso tropicale, la Giamaica si propone oggi come punto di riferimento per il turismo sostenibile nei Caraibi e meta per la scoperta di patrimoni senza tempo e rivoluzioni musicali, dove storia, identità e tradizione si intrecciano in un’epopea culturale unica.

Soggiornare in armonia con la natura Dalle Blue Mountains alla Blue Lagoon di Port Antonio, ripresa in numerosi film compreso quello che ne prende il nome “Laguna Blu”, dalle acque del dal Rio Grande  a quelle di Seven Mile Beach a Negril o di Hellshire Beach a Kingston, fino alla barriera corallina (l’intero sistema mesoamericano, lungo oltre mille chilometri, è patrimonio Unesco), la Giamaica si presenta come un mosaico di paesaggi in cui sostenibilità e biodiversità diventano stile di vita e si traducono in azioni concrete, frutto di un’alleanza sempre più solida tra le comunità locali e il settore dell’ospitalità.
Hotel come il GoldenEye e il Jamaica Inn sono in prima linea con progetti dedicati alla salvaguardia della barriera corallina, che uniscono interventi di restauro scientifico a programmi di sensibilizzazione rivolti agli ospiti, mentre la Sandals Foundation sostiene interventi sia marini e costieri.  L’impegno della Giamaica per la sostenibilità diventa impegno sociale. come al Jakes Hotel di Treasure Beach, sulla costa meridionale, che utilizza energia solare, supporta l’economia locale attraverso laboratori di ceramica, arte e cucina giamaicana, o al Great Huts che finanzia programmi di alfabetizzazione, borse di studio per studenti e progetti artistici comunitari, dimostrando che il turismo può essere un vero motore di cambiamento.

Una cultura viva pronta per essere scoperta La Giamaica invita i viaggiatori a esplorare da vicino la sua ricca storia. Dai primi abitanti indigeni Taíno, la cui presenza è documentata al Seville Heritage Park, all’arrivo delle potenze europee, la storia dell’isola si svela attraverso luoghi come La National Gallery of Jamaica che racconta l’evoluzione artistica dell’isola; la Devon House, simbolo di successo e di eleganza architettonica, un tempo dimora di George Stiebel, pioniere della storia caraibica e le residenze coloniali come Hall Great House e Greenwood Great House, maestose residenze dell’epoca. Le Blue e John Crow Mounain e l’antico rifugio dei pirati dei caraibi, l’area di Port Royal con le sue rovine sommerse di Fort Charles, entrambi Patrimoni Mondiali Unesco, sottolineano ulteriormente la combinazione di cultura e natura che contraddistingue la Giamaica.

Il Cockpit Country dalla cultura Taino ai ribelli Maroon Nel Cockpit Country, nell’entroterra dell’isola caraibica, si scopre il vasto sistema di grotte utilizzate dai Taíno come rifugi, fonti d’acqua, luoghi di sepoltura, santuari e luoghi sacri. Tracce della loro presenza si ritrovano nei numerosi dipinti e incisioni rupestri che offrono uno sguardo sulla vita quotidiana dei primi abitanti dell’isola. In questa regione, tra le più selvagge dei Caraibi, caratterizzata da una successione di colline ricoperte di giungla e incisa da valli, in epoca coloniale trovarono rifugio anche i Maroon, gli schiavi in fuga che qui fondarono comunità indipendenti come Accompong, Moore Town e Charles Town. La loro cultura e la lotta per la libertà rappresentano ancora oggi una pietra miliare del patrimonio giamaicano, accessibile attraverso tour esperienziali nelle comunità locali.

La religione Rastafari Il XX secolo ha visto l’emergere di potenti movimenti culturali. La fede Rastafari, nata negli Anni ’30 come corrente di ispirazione cristiana che rivendicava il recupero della dignità culturale e nazionale degli africani,  può essere vissuta nel Rafastary Indigenous Village vicino a Montego Bay, a Nine Mile, luogo di nascita e di sepoltura di Bob Marley, e anche nelle Blue Mountains, dove è possibile visitare un autentico villaggio Rasta. L’ex residenza del cantante, oggi Bob Marley Museum a Kingston, insieme al Trench Town Culture Yard, celebrano il reggae, un genere musicale che ha rivoluzionato la cultura pop mondiale diventando la voce dell’anima giamaicana.




Il Summer Jamboree fa ballare tutta Senigallia

Dall’1 al 10 agosto il Summer Jamboree fa ballare tutta Senigallia con l’edizione che celebra i primi venticinque anni del Festival di musica e cultura dell’America Anni ‘40  e ‘50. Un’occasione per trascorrere una vacanza unica con tutta la famiglia a due passi dal Monte Conero. E infatti la locandina dal sapore vintage di questa venticinquesima edizione ritrae proprio una famiglia giovane e sorridente nella sua Chevrolet decappottabile che arriva sulla spiaggia di velluto sullo sfondo della Rotonda e del Monte Conero, simboli della riviera adriatica e della Regione Marche. Una famiglia che può approfittare del Festival per organizzare una vacanza alla scoperta di questo territorio iniziando da Sirolo, piccolo borgo sul Monte Conero da cui si gode un panorama favoloso per esplorare le spiagge più belle, le grotte (Frasassi, Camerano e Osimo) e i borghi storici di Recanati, Offagna, Loreto.

IL Festival e il territorio Nato a Senigallia 25 anni fa, il Summer Jamboree è cresciuto fino a diventare il più grande festival al mondo nel suo genere, contribuendo in modo determinante alla riconoscibilità ed alla trasformazione turistica e culturale di Senigallia. Nel tempo il Summer Jamboree si può dire che si sia trasformato in un rituale collettivo e gioioso che ogni estate raduna a Senigallia persone da ogni parte del mondo. C’è chi aspetta il Natale e chi aspetta il Summer Jamboree.
 Il Summer Jamboree è una festa che non ha età, capace di far ballare proprio tutti sotto il cielo stellato della riviera adriatica, creando ricordi ed emozioni indimenticabili, al ritmo di Rock’n’Roll, Swing, Country, Rockabilly, Rhythm’n’Blues, Hillbilly, Doo-wop, Western swing.
Tra una lezione di Boogie Woogie, un live concert e un cocktail al tramonto all’Hawaiian Beach sulla spiaggia di velluto di Senigallia, tutti si sentono a casa in un mondo fatto di energia positiva e condivisione.

Il programma   Si inizia venerdì 1° agosto con una giornata di prefestival in cui un grande free boot sale, per chi ama frugare tra storie, stili e meraviglie d’epoca, nell’area del Mascalzone sul lungomare di levante tra shopping, Record Hop e qualche bagno al mare. La sera poi prende il via il Vintage Market alla Rocca Roveresca, i primi concerti di apertura e il Dopo Festival alla Rotonda a mare.
Dal 2 agosto inizia ufficialmente il Festival con il programma al completo e si apre il main stage a Piazza Garibaldi. La line up di quest’anno vede tra i protagonisti alcuni degli artisti internazionali più interessanti del panorama Rock’n’Roll, che arrivano a Senigallia per festeggiare i primi venticinque anni del Summer Jamboree. In tutto sono attesi 157 artisti per l’edizione 2025 tra musicisti, cantanti, insegnanti di ballo, ballerini professionisti, performer e DJ provenienti da 15 Paesi. A fare gli onori di casa sui due palchi del Summer Jamboree 25 sono attesi cinque presentatori d’eccezione, Russell Bruner, Bianca Nevius, Eve La Plume, Grace Hall, Racy Ros, protagonisti di un’altra novità assoluta del festival: il Burlesque & Cabaret Show alla Rocca Roveresca per la prima volta all’aperto e a ingresso gratuito. Triplicano inoltre per i 25 anni del Summer Jamboree gli appuntamenti con i Dance Show, tra i momenti più amati dal pubblico del Festival a cura del team internazionale degli insegnanti del Summer Jamboree, che regalano uno show che unisce tecnica e spettacolarità, acrobazie, improvvisazione e complicità. Quest’anno sono previsti domenica 3 e venerdì 8 agosto e una Special Teachers dance jam on the Dance Floor è fissata per sabato 9 agosto.
Non solo, martedì 5 agosto 2025 torna per il terzo anno consecutivo, il Summer Jamboree Hera Dance Contest   nella pista di Piazza Garibaldi: una gara di ballo per coppie (leader e follower), a iscrizione gratuita, dove tutti gli stili di ballo swing sono ammessi.
Da non perdere i Dance Camp e Boot Camp, quest’anno in programma dal 2 al 9 agosto, per apprendere o affinare gli stili fondamentali del rock’n’roll e dello swing. Una line-up di insegnanti che rappresentano il gotha mondiale delle danze swing, campioni internazionali, professionisti di fama globale daranno vita a un viaggio di apprendimento, ispirazione e puro divertimento. Il Dance Camp è il luogo ideale per chi ama ballare sul serio. Che si tratti di un principiante con due piedi sinistri o di un esperto in cerca di un livello più avanzato, chiunque può trovare la classe perfetta, dal Level 1 al Level 4. Se invece si vuole iniziare da zero o rinfrescare i fondamentali prima di buttarsi nella mischia, il Boot Camp è il trampolino giusto. Tre ore al giorno negli spazi della Rotonda a mare per un corso intensivo che si rivolge ai principianti desiderosi di progredire rapidamente al livello successivo. Gli insegnanti protagonisti dei camp del Summer Jamboree sono: Alexsia Ghezzo, Carolina Lampugnani, Dimitri Masotti, Francesco Pezzo, Gosia Aniolkowska, Jay Cee, Katja Završnik, Lizette Rönnkvist, Lucy Sanders, Markus Rosendal, Minn Vo, Moe Sakan, Mona Reithmeier, Rasmus Holmqvist, Sailor Mike, Viktor Edlund, Wilma Edlund, Peter Loggins.
Durante i dieci giorni del festival, come sempre, ci sono infine anche le lezioni di ballo gratuite assieme ai docenti Luca Rizzioli (ITA) e Carlotta Mignani (ITA), per imparare in tranquillità i passi, per un piccolo ripasso, o trovare nuovi partner di ballo all’Hawaiian Beach e all’Hera Dance Floor alla Rocca Roveresca

Le novità E ancora tante altre novità  l’Airstream Dance Corner in Piazza Roma si propone come un nuovo spazio in città per ballare. La piazza infatti si trasforma ogni sera, dalle 18:00 alle 24:00, in una dance floor all’aperto con la musica Anni ’40 e ’50 dei migliori DJ provenienti da tutto il mondo. Ogni sera inoltre, dalle 21:00 alle 22:30, è prevista una selezione dedicata solo al Balboa, per gli amanti dei ritmi jazz e swing veloci.
La Balcony Jam Session trasforma la balconata della Rotonda a Mare in un palco spontaneo per jam session. Nessuna scaletta, solo pura energia live, complicità e improvvisazione. Il Balcony Jam Session si unisce così ai party “Music and dance by the sea” che ogni sera (escluso il 7 agosto) si aprono alla Rotonda sul mare da Mezzanotte alle 4 di mattina con una colonna sonora che attraversa i decenni della musica, dai ruggenti Anni ’20 all’età dell’oro degli Anni ’50.
Il Summer Jamboree Cucù: laboratori e giochi per bimbi (a partire dai 5 anni) mentre i grandi si godono la festa, realizzati in collaborazione con Lapsus.

Gli special guest Tra gli special guest della XXV edizione, Vel Omarr un veterano della musica del genere che porta un formidabile tributo a Sam Cooke, Ruby Turner, famosa per la sua This Train e Curtis Salgado, formidabile chitarrista blues che incanta il pubblico dagli Anni ’60 con la sua voce potente, che attinge tanto dal Soul e dal R&B quanto dalla tradizione del Blues e del Gospel.
E ancora, Les Greene, la voce di Little Richard nell’ultimo film dedicato ad Elvis di Baz Luhrmann, nonché uno dei migliori show-men del suo tempo, un grande “urlatore” che sul palco non si risparmia e che sprigiona una potente ondata di musica roots, rock e soul.
Tra i protagonisti del Summer Jamboree, infine, c’è anche Pete Molinari, uno dei cantautori preferiti del Boss Bruce Springsteen, un personaggio che sfugge ad ogni definizione e fa musica senza tempo. Musicista, scrittore, drammaturgo, bohémien, artista intransigente e anticonformista, non può essere racchiuso in un genere e per il pubblico del Summer Jamboree porterà uno spettacolo appositamente creato per l’occasione.




La Coruña: la sentinella dell’Atlantico che strega i viaggiatori

Destinazione Galizia, nella Spagna del Nord Ovest dove La Coruña con il suo patrimonio storico, le spiagge atlantiche e numerose manifestazioni, propone una fuga ideale per chi cerca un rifugio al caldo di agosto. In questa città costiera la temperatura raramente supera, anche in piena estate, i 25 gradi Celsius.

La posizione strategica della città, affacciata sull’Oceano Atlantico e poche decine di chilometri da Santiago di Compostela (e dal suo aeroporto che è collegato con la città costiere da corse su base oraria), la rende una meta da scoprire per i viaggiatori di rientro dal cammino di Santiago e in cerca di relax, oltre che coloro che cercano un’alternativa alle più tradizionali destinazioni balneari a costi accessibili con un’offerta che spazia dalle strutture storiche e dagli hotel boutique ospitati in palazzi coloniali, ai design hotel contemporanei con terrazza con vista sull’Oceano fino a proposte nella campagna circostante.

Per il turista italiano abituato alle acque calme e cristalline del Mediterraneo, La Coruña rappresenta un viaggio di scoperta: onde potenti che si infrangono su spiagge urbane, l’architettura che racconta duemila anni di storia e un clima che rinfresca l’anima senza mai stancare il corpo. È la destinazione perfetta per chi cerca l’autenticità, lontana da cliché. Qui la cultura si respira nell’aria salmastra, la gastronomia esalta i sapori atlantici e ogni pietra sussurra leggende millenarie.

Tra storia e mito La magia di La Coruña nasce dalle sue leggende, storie che si intrecciano tra realtà storica e immaginazione popolare fino ad avvolgere l’intera città. Secondo un mito l’origine della città marina si deve a Ercole che ordinò la costruzione di una torre (non a caso il faro romano prende il nome di Torre di Ercole) nel punto in cui aveva seppellito la testa del gigante tiranno Gerione, ucciso dall’eroe greco dopo tre giorni e tre notti di battaglia.

Più recentemente ad entrare nel mito de La Coruña è stata una donna gallega, María Pita che nel 1589 salvò la città dall’invasione inglese. La storia narra che quando nel 1589 le truppe di Francis Drake assaltarono le mura della città, nel tentativo di sfruttare la vulnerabilità della Spagna dopo la disfatta della Grna Armada, María Pita invece di fuggire, afferrò la lancia del consorte e uccise il fratello dello stesso Drake, incitando al contempo la popolazione a difendere la città al grido di “Chi ha onore, mi segua!”. Grazie al coraggio di María Pita, nonostante la disparità numerica, La Coruña era salva e gli inglesi furono costretti alla ritirata. Oggi a Plaza María Pita (la Plaza Mayor) un monumento ricorda e commemora l’eroina a cui è dedicato anche un omonimo museo in città.  La pizza è considerata l’epicentro di La Coruña e il suo cuore simbolico.

Il patrimonio storico: dove Roma incontra l’Atlantico Il centro storico, conosciuto come Ciudad Vieja, racconta secoli di storia marittima attraverso strade lastricate, edifici coloniali e chiese romaniche. A colpire sono i balconi vetrati, le galerías, nati dall’esigenza pratica di proteggersi dal vento atlantico e che ancora oggi crano riflessi e giochi di luce che rendono La Coruña unica nel panorama urbano europeo.

A La Coruña  a rubare la scena è però la La Torre di Ercole, patrimonio Unesco dal 2009, simbolo della città e attrazione imprescindibile per i visitatori: è l’unico faro romano in funzione al mondo, ma è anche il più antico e il terzo più alto della Spagna. Il faro si erge per 55 metri sulla costa occidentale offrendo una vista panoramica che abbraccia la città e l’Oceano Atlantico a tutti coloro che risalgono i 234 gradini. Una passeggiata verso sera, quando il tramonto trasforma l’Oceano in una tavolozza di colori, è ancora più emozionante.

Da non perdere una visita al Castello di San Antón, fortezza del XVI secolo costruita su un’isola artificiale collegata alla terraferma, ospita il museo archeologico della città con reperti che testimoniano la presenza celtica, romana e medievale nella regione.

Il Museo Domus, progettato dall’architetto giapponese Arata Isozaki, rappresenta un capolavoro di architettura contemporanea dedicato alla divulgazione scientifica. L’edificio, che ricorda una vela gonfiata dal vento atlantico, ospita esposizioni interattive sull’evoluzione umana e sulla biologia, trasformando l’apprendimento in un’esperienza coinvolgente per visitatori di tutte le età.
L’Acquario Finisterrae, situata sulla costa, permette infine ai visitatori di osservare la fauna marina locale in ambienti ricostruiti che simulano gli habitat naturali dell’Oceano Atlantico, dalle pozze di marea alle profondità abissali.

Le spiagge urbane e il litorale selvaggio Ma un viaggio a La Coruña non può prescindere dal relax in spiaggia, a iniziare da quelle di sabbia dorata di Orzán e Riazor, facilmente raggiungibili dal centro storico. La qualità delle acque, certificata dalla Bandiera Blu europea, garantisce balneabilità e pulizia nonostante la posizione centrale.

La caratteristica più sorprendente per il turista italiano abituato al Mediterraneo è la potenza delle onde atlantiche, che creano uno spettacolo naturale continuo e offrono possibilità di surf anche nel centro cittadino. Le mareggiate atlantiche trasformano il lungomare in un teatro naturale dove l’Oceano mostra tutta la sua forza primordiale.

Il litorale che circonda La Coruña offre alternative più selvagge per chi cerca spiagge meno frequentate. La Playa de Santa Cristina, raggiungibile con una breve escursione, si presenta come un anfiteatro naturale circondato da scogliere e pinete atlantiche. La Playa de Bastiagueiro mantiene un carattere più rurale, frequentata principalmente da pescatori e surfisti locali.

Le pozze di marea, che si formano durante la bassa marea sulle scogliere costiere, offrono un ecosistema in miniatura dove osservare stelle marine, anemoni, granchi e piccoli pesci che rimangono intrappolati tra le rocce. Questi acquari naturali costituiscono un’attrazione particolare per i bambini e per chi ama l’osservazione naturalistica.

L’Oceano Atlantico trasforma La Coruña in una palestra naturale per gli amanti degli sport acquatici: dal surf tradizionale al windsurf, dal sea kayak alla vela fino al il kitesurf e alla vela.

Percorsi a piedi: la costa selvaggia a portata di scarpe La costa di La Coruña si presta magnificamente a lunghe passeggiate: scogliere a picco sull’oceano, piccole insenature sabbiose, faraglioni battuti dalle onde e fari solitari che punteggiano la costa come sentinelle del mare. Il Cammino Inglese, una delle varianti del Cammino di Santiago, attraversa la città collegandola al centro di pellegrinaggio e rappresenta un’opportunità unica per vivere l’esperienza del cammino senza rinunciare ai comfort urbani.

Il Paseo Marítimo costituisce il percorso costiero più suggestivo, sviluppandosi per oltre dieci chilometri lungo la costa occidentale della città. Il percorso inizia dal porto commerciale, attraversa il centro storico, costeggia le spiagge urbane di Orzán e Riazor e raggiunge la Torre di Ercole, offrendo continui cambi di prospettiva sull’oceano e sulla città.

Il Monte San Pedro rappresenta la destinazione ideale per chi cerca panorami unici. La collina, raggiungibile a piedi attraverso sentieri che si inerpicano tra la vegetazione atlantica, offre punti di osservazione che permettono di abbracciare con lo sguardo l”ntera estensione urbana e la conformazione geologica della costa galiziana.

Percorsi in bicicletta: pedalare tra oceano e storia La conformazione territoriale di La Coruña, il sistema di piste ciclabili che uniscono il centro della citta alla costa e il clima atlantico favoriscono l’esplorazione del territorio su due ruote, offrendo percorsi adatti a ciclisti di diversa esperienza.

Il Carril-Bici del lungomare rappresenta il percorso ciclabile più spettacolare, sviluppandosi parallelamente alla costa per diversi chilometri. Il tracciato offre continue vedute sull’Oceano Atlantico e permette di raggiungere facilmente tutti i principali punti di interesse turistico della città, dalla Torre di Ercole ai musei contemporanei.

I percorsi extra-urbani conducono attraverso la campagna galiziana verso i comuni costieri limitrofi, permettendo poi la scoperta di paesi di pescatori, spiagge selvagge e panorami che si perdono all’orizzonte atlantico.

Escursioni fotografiche, osservazioni astronomiche e pesca  Si può approfittare di un viaggio a La Coruña anche per partecipare alle escursioni fotografiche organizzate da professionisti locali che permettono di catturare i momenti più suggestivi della luce atlantica, dai tramonti sulla Torre di Ercole alle albe sulle spiagge urbane. La qualità della luce galiziana, filtrata dall’umidità atlantica, crea condizioni fotografiche uniche che cambiano continuamente durante la giornata.

Da non perdere anche le escursioni notturne organizzate combinano osservazione astronomica e scoperta naturalistica della costa, offrendo esperienze che rimangono impresse nella memoria.

La pesca sportiva dall’imbarcazione o dalla costa rocciosa attrae infine appassionati che trovano nell’Atlantico galiziano acque ricche di varietà ittiche. Le guide locali organizzano uscite che combinano pesca, osservazione marina e degustazione del pescato preparato secondo ricette tradizionali.

Eventi e manifestazioni estive 2025 L’estate 2025 presenta un calendario ricco di manifestazioni culturali e festival. Le Festas de María Pita si svolgono durante tutto il mese di agosto (dal 1° al 25 agosto con una programmazione quasi quotidiana), celebrando l’eroina locale con concerti, fuochi d’artificio e eventi culturali distribuiti su tutta la città e trasformando il centro storico in un palcoscenico a cielo aperto. Da non perdere il 15 agosto i fuochi d’artificio sulla baia a ricordo della Battaglia Navale.

Dal 6 al 19 agosto si festeggia il 40° anniversario del Certamen de Habaneras, mentre il 20 agosto inizierà la Semana Clàsica con un concerto del cantautore Pedro Guerra.

Numerose anche le manifestazioni che celebrano la cultura: La Feria del Libro (dal 1° al 10 agosto), La Feria del Libro Antiguo (dal 15 al 31 agosto) , La Feria Mostrart (dal 1° al 31 agosto) e la Viñetas  desde o Atlàntico (11-19 agosto).

Dal 6 al 10 agosto ad andare in scena sono i concerti del Festival Noroeste.

Il Festival de la Luz de Boimorto (A Coruña) combina musica, gastronomia e attività per tutta la famiglia dal 29 al 31 agosto. Attesi oltre 60 artisti.  Creato dalla cantante Luz Casal, il festival benefico si svolge nella sua città natale e destina i profitti a cause solidali.

La gastronomia: sapori atlantici che conquistano il palato La cucina galiziana rappresenta una delle sorprese più piacevoli per il turista italiano, offrendo una tradizione gastronomica che esalta i prodotti dell’Oceano Atlantico con preparazioni che rivelano influenze celtiche e marinare. Il polpo alla galiziana, servito su piatti di legno con paprika dolce, olio d’oliva e sale grosso, costituisce il piatto simbolo di una cucina che trasforma la semplicità in eccellenza.

I frutti di mare raggiungono livelli di eccellenza: le vongole di Carril, le cozze di Vilanova de Arousa, i percebes (anatife) raccolti sulle scogliere atlantiche rappresentano delicatezze che i ristoranti locali preparano rispettando ricette tramandate da generazioni di pescatori.

I mercati alimentari della città, come il mercado de San Agustín, offrono un’esperienza sensoriale completa con banchi che espongono pesci appena pescati, molluschi, formaggi stagionati nelle grotte montane e verdure coltivate nell’entroterra della Galizia.

I vini della Denominazione di Origine Rías Baixas, in particolare gli Albariño, rappresentano l’accompagnamento ideale per i piatti di pesce. Questi vini bianchi, caratterizzati da una mineralità che riflette la vicinanza all’oceano, offrono acidità e freschezza che si sposano magnificamente con la cucina locale.




Malta, un arcipelago di stelle

Malta di notte diventa un luogo privilegiato per ammirare il cielo notturno e vivere esperienze astronomiche uniche.  Dall’allineamento solare dei templi preistorici ai cieli stellati di Gozo, fino agli appuntamenti con la scienza, l’arcipelago invita i viaggiatori a scoprire un suo lato ancora da esplorare.

Solstizi tra i megaliti Nel complesso di templi megalitici dichiarati Patrimonio Unesco a Sud di Malta e risalenti al 3600-3200 a.C:, ad Ħaġar Qim e Mnajdra, i giorni dell’equinozio (quest’anno dal 20 al 23 giugno) offrono una prospettiva unica. Al tempio di  Ħaġar Qim, in cui si trova il megalite più grande di Malta con i suoi 5,2m metri di lunghezza e le sue 57 tonnellate, nei giorni di solstizi d’estate il sole bacia una pietra alla sinistra dell’altare, mentre nel solstizio d’estate la luce tocca una pietra sul lato destro dell’altare.  A soli 500 metri dal sito archeologico di Hagar Qim,  il tempio di Mnajdra, risalente all’anno 3000 a.C., è  è allineato con gli astri in modo tale che la luce entri da un foro della sala principale durante il solstizio di primavera e di autunno.

Le notti della Astronomical Society of Malta Gli appassionati del cielo notturno possono partecipare alle osservazioni pubbliche organizzate dalla Astronomical Society of Malta, che si tengono regolarmente in luoghi aperti e panoramici dell’isola, lontano dall’inquinamento luminoso. Con telescopi professionali e guide esperte, è possibile esplorare costellazioni, galassie e pianeti, partecipando a serate divulgative perfette per famiglie, studenti e astrofili.

Scoprire l’universo da Nadur L’osservatorio astronomico di Nadur, a Gozo, apre le sue porte al pubblico con eventi speciali e sessioni di osservazione con strumenti ad alta precisione. Situato in una delle zone più tranquille e buie dell’isola, il piccolo osservatorio rappresenta un punto di riferimento per la divulgazione scientifica e la ricerca astronomica maltese.

L’eclissi totale di Luna Tra gli appuntamenti imperdibili dell’anno, spicca la ‘Luna di sangue’, ovvero eclissi lunare totale del 7 settembre 2025. In quella data la Luna assumerà un particolare colore rosso e sarà ben visibile da tutta Malta e Gozo.

Esplora: planetario e scienza per tutte le età A completare il viaggio tra le stelle, il planetario del centro scientifico Esplora, a Kalkara, offre proiezioni immersive e laboratori interattivi. Tra galassie in 3D, simulazioni cosmiche e mostre tematiche, il planetario rappresenta una tappa ideale per un turismo culturale.




Polonia da gustare

La Polonia è la destinazione ideale per chi cerca una vacanza rilassante e lontana da rotte battute, perfetta se si desidera vivere esperienze a contatto con la cultura locale, scoprendo una sapori e tradizioni ancora poco note al di fuori dei confini del Paese. Dalle passeggiate tra boschi e villaggi in legno alle escursioni in bicicletta, tra montagna e lago, ogni angolo del Paese invita a riscoprire un proprio ritmo, fatto di silenzi, serenità e genuinità. A dare ancora più profondità al viaggio è la cucina locale: ogni piatto racconta storie, tradizioni e legami con il territorio e ripercorre tecniche culinarie tramandate di generazione in generazione. Partecipare a degustazioni, laboratori o visitare mercati e aziende agricole significa immergersi in un patrimonio culturale autentico, fatto di gesti antichi, ingredienti stagionali e convivialità.

Malopolska a tavola La Malopolska è una delle regioni polacche che meglio si prestano a questo modo di viaggiare, capace di coniugare cultura, natura e una gastronomia.. Non a caso, la Malopolska vanta ben 230 specialità inserite nell’elenco nazionale dei prodotti regionali e 14 riconosciute dall’Unione Europea con le denominazioni DOP e IGP. A queste si aggiungono numerosi prodotti tutelati con il marchio Stg (Specialità Tradizionale Garantita), che valorizza ricette e tecniche tramandate da generazioni.
Per assaporare al meglio questo straordinario patrimonio gastronomico, la Strada del Gusto della Malopolska è un itinerario imperdibile che conta 42 trattorie regionali selezionate per la qualità della cucina e dell’accoglienza. Qui, tra profumi di carne, spezie e racconti locali, si possono gustare piatti tipici della cucina etnica, tra cui pesci d’acqua dolce come la trota di montagna o la carpa di Zator (Dop).
Per chi desidera un’esperienza ancora più autentica, l’ideale è visitare una bacowka, le tradizionali malghe in legno situate nelle zone montane dei Tatra e dei Beschidi, dove ancora oggi i pastori, i baca, producono l’oscypek (Dop), il celebre formaggio affumicato di pecora, seguendo i metodi tradizionali.
Accanto alla cucina d’altura, sorprende anche la viticoltura locale: la Strada del Vino, soprattutto nei dintorni di Cracovia e Tarnow, attraversa una sessantina di vigneti, piccole cantine che offrono degustazioni e visite, e dove i produttori, spinti da passione e sperimentazione, creano vini identitari che raccontano la ricchezza del territorio.

Tra vigneti e piatti contadini della Bassa Slesia Tra castelli misteriosi, percorsi sotterranei e stazioni termali immerse nella natura, questa regione, nel sud-ovest della Polonia offre esperienze adatte a ogni viaggiatore. La cucina riflette la sua anima multiculturale, con piatti della tradizione contadina come la wodzionka, zuppa fatta con pane raffermo e la geremuszka, preparata con semi di canapa, accanto a specialità ricche come il bigos wroclawski, pierogi con gamberi d’acqua dolce, la carpa fritta e la trota al forno.
Gli amanti dei distillati possono esplorare la Strada della Birra e del Vino della Bassa Slesia, che unisce 29 cantine e 11 birrifici artigianali, offrendo degustazioni, visite e workshop nei vigneti delle colline di Trzebnica e le tradizioni birrarie di alcune località come Jelenia Gora, Klodzko e, naturalmente, Breslavia.

Mulini, pyry e cornetti di San Martino in Wielkopolska  La Wielkopolska, nel cuore della Polonia occidentale, è perfetta per un’esplorazione lenta: città moderne si alternano a paesaggi incontaminati, laghi e foreste, mentre antichi mulini a vento raccontano la vita rurale di un tempo. Al Museo dei Mulini di Osieczna si può persino imparare a macinare la farina e a cuocere il pane. La cucina locale riflette l’identità forte della regione, con piatti a base di patate, come le pyry con gzik, accompagnati da una crema di formaggio fresco polacco chiamato twarog, e i pyzy, gnocchi di patate ripieni di carne o frutta, ma anche ricette a base di carne, come l’anatra arrosto farcita con mele e lo stinco di maiale bollito, arrostito o grigliato Ma il vero simbolo gastronomico regionale è il cornetto di San Martino (tutelato dal marchio Igp), farcito con un ricco impasto di semi di papavero bianco, frutta secca, uvetta, scorza d’arancia e burro. Per poterlo produrre ufficialmente, i pasticceri devono superare un esame davanti a una commissione cittadina. L’importanza di questo dolce è tale tanto da essere onorato nel Museo del Cornetto, nel centro storico di Poznan, capoluogo della regione. Tra i souvenir golosi ci sono le andruty kaliskie (Igp), sottili cialde dolci dalla lunga tradizione, la benedyktynka, liquore alle erbe dei monaci di Lubin, i vini alla frutta aromatizzati alla ciliegia, ribes nero, rosa canina o pere e i mieli locali di tiglio e grano saraceno.

In Varmia e Masuria La Varmia e Masuria, nord-est della Polonia, è perfetta per chi desidera riconnettersi con la natura e rilassarsi in un paesaggio bucolico, costellato da boschi, villaggi pittoreschi, castelli e quasi 3.000 laghi. Nella “regione dei mille laghi”, si praticano cicloturismo, escursioni a piedi o semplicemente si può decidere di godere della tranquillità a bordo lago, leggendo un libro o ascoltando il silenzio. Azzerando i pensieri. Questo legame profondo con l’acqua e l’ambiente si riflette anche nella cucina locale, riconosciuta da Slow Food per il suo approccio sostenibile e autentico, in cui ogni ingrediente racconta un frammento del territorio. Protagonista assoluto è il pesce d’acqua dolce,  in particolare il coregone bianco (sielawa), insieme a  lucci, lavarelli e anguille. Da non perdere anche il caviale di luccio, prodotto secondo antiche tradizioni a Glodowo, sul lago Sniardwy. L’influenza multietnica arricchisce anche alcuni piatti come i kartacze (canederli ripieni di carne), i dzyndzalki (ravioli di manzo) e salumi artigianali come il prosciutto dylewska che si distingue per il metodo artigianale di lavorazione, che combina tecniche di salatura, maturazione e affumicatura a freddo, rigorosamente svolte secondo una ricetta tramandata nel tempo.




Annency, un borgo medievale da scoprire

Annecy è una delle tante città che lo storytelling associa a Venezia (la “Venezia delle Alpi”) per la sola presenza di canali che hanno origine dal fiume Thiou (un fiume di soli 3,5 chilometri di lunghezza). Eppure, nonostante questa definizione fuorviante, vale la pena dedicare un week end ad esplorare questa cittadina medioevale dell’Alta Savoia dominata da un castello e circondata dalle Alpi  o, ancora di più tenerla in considerazione come punto di partenza ideale per visitare Chamonix e il Monte Bianco.

Ad Annecy si passeggia per i vicoli, piazze e i ponti del centro storico dalle case color pastello, la Vieille Ville e si ammira il Palais de l’Île, dimora nobiliare le cui origini risalgono al XII secolo, poi prigione, palazzo di giustizia e zecca e che divide in due il canale. In pochi minuti poi si arriva sulla riva all’omonimo lago perfetto per chi ama vivere all’aria aperta dal kayak al trekking fino alla bici. Il lago di Annency, di origine glaciale, vanta una delle acque più pulite d’Europa. Proprio a ridosso della sponda, sorge poi l’Isola dei Cigni, un piccolo isolotto creato a metà ‘800 per facilitare la navigazione e che deve il suo nome alle coppie di cigni regalate da Ginevra e da casa Savoia.

Per chi ama la natura il Campeggio municipale Le Belvédère (route du Semnoz 8, Annecy), immerso nella natura, con vista su lago e alpi, e wi-fi gratuito, può essere un buon indirizzo per una vacanza nel verde.




Itinerari e visite guidate per l’estate di Fiesole

L’estate a Fiesole si arricchisce con quattro nuovi itinerari per scoprire il territorio e la sua eredità storica e culturale e le “Visite ai Giardini delle Ville Fiesolane”, un’occasione unica per ammirare luoghi abitualmente chiusi al pubblico, accompagnati da un architetto paesaggista dell’Aiapp. Le visite sono in programma fino a ottobre ogni giovedì pomeriggio e annoverano come protagonisti, tra gli altri,  l’Archivio Porcinai, Villa Schifanoia, Villa Peyron, Villa Medici, Villa La Torraccia e molte altre.

Quest’estate a Fiesole debuttano anche i “Paesaggi Plurali”: un museo diffuso che riunisce quaranta luoghi tra archeologia, arte, natura, paesaggio e memoria, distribuiti tra il centro storico e il territorio circostante.

Quattro itinerari tematici e altrettanti modi diversi di leggere il paesaggio fiesolano:

Sguardo: un viaggio tra i punti panoramici che hanno ispirato generazioni di viaggiatori, letterati e artisti. Dai belvedere di via Beato Angelico e della via Vecchia Fiesolana, alla Panchina della Regina, storicamente considerata uno dei luoghi più suggestivi da cui osservare Firenze. E poi ancora il panorama dal Convento di San Francesco, le Cento Scale che uniscono visivamente il centro alla collina, il Parco della Rimembranza, il monumento a Bruno Cicognani, fino all’Oratorio del Santissimo Crocifisso di Fontelucente, luogo di devozione popolare e sosta contemplativa.

Pensiero: un percorso nei luoghi della conoscenza e della cultura contemporanea, dall’Archivio Pietro Porcinai, custode del lascito di uno dei più importanti paesaggisti italiani del Novecento, alla Fondazione Giovanni Michelucci, centro di ricerca sull’architettura e la società. Si prosegue con la Fondazione e Museo Primo Conti, dedicati all’artista e alla cultura del Novecento, l’Accademia del Caffè Espresso alla scoperta del rito tutto italiano del caffè, le ville storiche come Villa delle Balze, oggi sede universitaria, i musei diocesani come il Museo Bandini, le istituzioni religiose che da secoli custodiscono cultura e sapere, come il Seminario Vescovile, la Chiesa e il Convento di San Domenico, la Badia Fiesolana, oggi sede dell’Istituto Universitario Europeo, e la Chiesa di Santa Maria Primerana, una delle più antiche della città.

Origine: l’itinerario che porta alle radici etrusche e romane di Fiesole, con il Museo Civico Archeologico, l’Area archeologica e il Teatro Romano, uno dei meglio conservati d’Italia, e luoghi meno noti come la Tomba del Bargellino, datata al IV secolo a.C. Si prosegue con il Palazzo Pretorio, oggi sede del Comune, la Cattedrale di San Romolo, il Convento di San Francesco, le mura etrusche e la Fonte Sottoterra, antica sorgente d’acqua legata alla leggenda della fondazione della città.

Armonia: un percorso di natura e cultura che tocca la cascata di Ontigano, le architetture paesaggistiche di Villa Peyron al Bosco di Fonteluce con il suo giardino monumentale, il Florence War Cemetery, cimitero militare della Seconda guerra mondiale, la Cipressa monumentale di Pian di San Bartolo, le chiese di campagna come San Jacopo al Girone e San Giuseppe Artigiano, il Tabernacolo del Ghirlandaio lungo l’antica via Aretina, la Fattoria di Maiano e la Villa di Maiano, location amata da cineasti e scrittori.

Tra le altre iniziative di Fiesole ci sono poi le

 




Week end di inzio estate a Siviglia

Raggiungere Siviglia, nel cuore dell’Andalusia, per un lungo week end di iniziò estate è facile. Su Siviglia fanno rotta anche le principali linee low cost. Difficile è tornare a casa. A Siviglia si rimane incantati dall’arte mudéjar, che combina elementi di origine musulmana ed europea, dal lento scorrere del Guadalquivir, dal profumo dei gelsomini e dalla chitarra flamenca che risuona per le vie di Triana e non solo. Un fascino che ha reso Siviglia scenario ideale dove ambientare innumerevoli (oltre cento!) opere teatrali e liriche: da Carmen a Figaro fino a Don Giovanni. Un’eredità raccolta dalla Associazione dei Palazzi di Siviglia (Casa Dueñas, Casa Salinas e La Santa Caridad) che propone spettacoli all’interno di residenze storiche.

Siviglia è una città a da scoprire a piedi, in carrozza e persino in barca. La città andalusa è dominata dalla Giralda, antico minareto divenuto poi la torre campanaria della Cattedrale dalla cui cima si gode della vista sul Real Alcázar, complesso di palazzi reali arabi e giardini, sul labirinto di vicoli del quartiere di Santa Cruz, sulla Torre dell’Oro affacciata sul Guadalquivir e sulle piazze circondate da aranci.  Siviglia si vive nelle strade e nei grandi spazi aperti come l’enorme Plaza de España, costruita per l’esposizione latinoamericana del 1929 e circondata da panchine decorate con ceramiche rappresentati tutte le province spagnole,  Plaza de America costruita nello stesso periodo così come il Parco María Luisa o l’innovativa struttura nota come Setas de Sevilla.

Per vivere l’atmosfera di Siviglia più autentica l’ideale è concedersi un giro per tapas nel centro storico in particolare nelle aree di Alameda, Macarena, Nervión, Los Remedios o Triana. Il “pescaíto” marinato o i “montaditos”, un piccolo panino che avvolge un’ampia varietà di farciture sono perfetti se accompagnati un bicchiere di “manzanilla” (vino bianco, anche se letteralmente si traduce come camomilla)

 
Estate a Siviglia

A Siviglia, la tradizione non passa mai di moda. Dagli spettacoli di flamenco e la musica della chitarra spagnola alle ceramiche e oggetti artigianali tipici. in particolare i laboratori artigianali così come i   “tablaos” (locali) e le peñas (associazioni) di flamenco costellano le vie di Triana, il quartiere che si raggiunge percorrendo dal centro della città il Ponte Isabella II. Una fotografia scattata da qui, con calle Betis da un lato e la Giralda dall’altro, rappresenta uno degli scenari più iconici di Siviglia.

E proprio all’arte flamenca, dichiarata patrimonio Unesco,  è protagonista a settembre della Biennale di Flamenco, un evento che si svolge ogni due anni dal 1980, mentre negli anni dispari, dal 2015, tiene l’evento Settembre è flamenco. Si tratta di un’iniziativa che prevede un concorso di flamenco con diversi spettacoli sia di canto che di danza, oltre a prevedere attività parallele , come corsi, conferenze, incontri o seminari.




Kew Gardens, un eden per una piccola fuga dal centro di Londra

In venti minuti di metropolitana District Line dal cuore di Londra si arriva a Kew Gardens, un paradiso terrestre dove rifugiarsi quando i troppi turisti in giro per la City diventano insostenibili. Questi giardini botanici, Royal Botanic Gardens, offrono infatti un’occasione unica per un viaggio tra storia, scienza e natura. I giardini botanici di Kew Gardens, dichiarati patrimonio Unesco dal 2003, con le oltre 50mila piante specie diverse su 132 ettari, che rappresentano una culla di biodiversità, oltre a essere un luogo di scoperta e di relax per chi visita Londra. Ogni stagione porta con sé colori e novità in questi giardini a un chilometro dal centro di Richmond. Ma le fioriture estive e il verde degli alberi secolari e dei prati rappresentano ancora di più una tentazione unica.

Programmare la visita a Kew Gardens L’ingresso a Kew Gardens, aperto in questa stagione dalle 10 alle 19 (20 nei fine settimana), costa fino a fine ottobre 25 sterline acquistando il singolo biglietto ai cancelli (11 sterline se si entra dopo le 16) e, se ci si innamora di questi giardini, si può considerare al termine della visita di pagare la differenza per l’annual pass (78 sterline con l’addebito diretto, 90 con la carta di credito). Non mancano pacchetti e pass per famiglie.  Gli accessi ai giardini botanici sono diversi sia in direzione Richmond (la porta di ingresso più vicina al distretto chic di Londra dista solo un chilometro dai giardini), sia in prossimità della metropolitana (fermata Kew Gardens) e del treno  (fermata Kew Bridge).

 

Palazzi Reali a Kew Gardebs
Kew Palace a Kew Gerdens Immagine su gentile concessione di RBG Kew
Crediti fotografici di RBG Kew

Kew Gardens, una storia Reale L’origine di Kew Gardens si deve a Lord Capel di Tewkesbury che, nel 18° secolo, crea un giardino esotico attorno a Kew House, demolita poi nel 1802.  Nel 1720 viene scelto come rifugio privato e domestico, lontano dai cerimoniali di corte, dalla famiglia reale. Nel 1759 la Principessa Augusta, madre di Giorgio III, espande i giardini grazie a piante in arrivo da ogni parte del mondo. Nel 1840 Kew Gardens è riconosciuto Orto Botanico Reale e viene aperto al pubblico. Kew Gardens ha quindi una lunga storia legata alla famiglia reale britannica che parte dalla Principessa Augusta, passa dalla Regina Charlotte e da Giorgio III che qui passa lunghi periodi di degenza, e arriva fino alle celebrazioni in famiglia tenutesi per la Regina Elisabetta. Kew Palace, costruito nel 1631 da un mercante fiammingo, Samuel Fortrey ed entrato nel perimetro di Kew Gardens, è accessibile con il biglietto di ingresso ai giardini botanici e offre uno spaccato sulla vita familiare di Giorgio III e della Regina Charlotte.  Storie reali riprese anche dalla saga di Bridgerton (non è un caso che in esposizione vi sia anche la parrucca indossata nella saga creata di Shonda Rhimes dalla Regina Charlotte). Qui si trovano anche il Queen’s Garden e le cucine reali. 

Estate a colori a Kew Gardens
L’estate a Kew Gardens si tinge dei colori delle ninfe-
Immagine su concessione di @ RBG Kew
PTC Credit line Zoe Stewart © RBG Kew

I tesori di Kew Gardens La giornata scorre fin troppo veloce a Kew Gardens tra l’esplorazione dei tesori botanici custoditi nelle serre (le più note, la Palm House e la Temperature House, risalgono a metà ‘800 così come la Waterlily House, mentre la Bosau House nel 1997, la Davies Exploration House nel 1949 e più recentemente sono state aperte nel 1987 la Princess of Wales Conservatory e nel 2006 la Davies Alpine House), i tanti giardini (da quello sulle rocce, al mediterraneo fino al giapponese), le piccole oasi a bordo lago  e la scoperta dell’immenso parco dove, tra piante secolari provenienti da ogni parte del mondo, si nascondono tempi, cottage, la Pagoda alta 50 metri con ben 80 draghi completata nel 1762 come regalo alla principessa Augusta e persino case giapponesi. Da non perdere la Treetop Walk Way una passeggiata tra gli alberi a 18 metri di altezza che offre una vista suggestiva sui giardini. All’orizzonte si intravedono i grattacieli e le cupole del centro di Londra che dista solo dieci chilometri da Kew Gardens ma sembra un altro pianeta.

 

Passeggiare in cima agli alberi a Kew Gardens
Tree Top Walk Way: a Kew Gardens si passeggia in cima agli alberi Immagine su concessione di RBG Kew
Crediti fotografici di RBG Kew

 

Relax sul prato o  all’Orangerie Innumerevoli i posti dove rilassarsi sull’erba (o sulle numerose panchine) e improvvisare un picnic, facendo attenzione che i numerosi scoiattoli, oltre a volpi, oche e anatre presenti nel parco botanico, non lo interpretino come un invito a pranzo. Non mancano in ogni caso le caffetterie dove fermarsi per una pausa golosa. All’Orangerie si pranza con una ventina di sterline.

 

Il bosco di bamboo a Kew Gardens Immagine su concessione
Credit RBG Kew