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Salisburgo a tutto jazz

Il vento autunnale soffia tra le strade di Salisburgo, portando con sé le prime note del “Jazz and the City”, il Festival che, dal 24 al 26 ottobre, con  120 artisti attesi in venti location, trasforma la città di Mozart e della famiglia Von Trapp di “Tutti insieme appassionatamente” in un palcoscenico a cielo aperto. L’assenza di un unico luogo di spettacolo e l’ingresso libero sono elementi che invitano a un percorso di scoperta, dove la musica si fonde con l’ambiente circostante, rivelando aspetti e angoli nascosti di Salisburgo.

Il Festival “Jazz and the City” è un Festival che si basa sull’idea di concerti gratuiti distribuiti in luoghi non convenzionali e angoli insospettati: chiese barocche, cortili storici, gallerie d’arte, persino negozi e ristoranti diventano palcoscenici improvvisati. Il programma del “Jazz and the City” è un mosaico di concerti distribuiti in circa 25 luoghi diversi di Salisburgo. La formula è quella di concerti brevi, di circa 45 minuti, che si alternano tra le 18:00 e la mezzanotte. Questo permette al pubblico di muoversi da un luogo all’altro, componendo il proprio itinerario musicale L’ingresso libero è una scelta precisa, pensata per abbattere le barriere e rendere la musica accessibile a tutti, invitando le persone a passeggiare per le strade, a scoprire nuovi spazi e a lasciarsi sorprendere dalle performance.
Il programma del “Jazz and the City” è una vetrina di artisti internazionali e talenti emergenti.

La distribuzione dei concerti è tematica e geografica:

  • Venerdì, 24 ottobre: Il Ritorno alle Radici. La serata si concentra sul jazz più tradizionale e sulle sue derivazioni. Le esibizioni si svolgono principalmente nelle chiese del centro storico, come la Kollegienkirche (Chiesa dei Gesuiti) e l’Aula della Università di Salisburgo. Qui, la risonanza acustica e il contesto barocco esaltano le note di ensemble acustici. Il programma prevede esibizioni di quartetti vocali e formazioni strumentali che esplorano il blues e lo swing. Il trio “Thelonious Monk Legacy” si esibirà nella Kollegienkirche, riproponendo i brani del pianista, mentre il coro a cappella “Vocal Jazz Project” terrà una performance nell’Aula Universitaria.
  • Sabato, 25 ottobre: Sperimentazione e Fusioni. Il secondo giorno è dedicato a sonorità più contemporanee e alle contaminazioni. I palcoscenici sono allestiti in luoghi meno convenzionali: la galleria d’arte del Museum der Moderne sul Mönchsberg, il cortile interno del Felsenreitschule (la scuola di equitazione di roccia), e vari bar e ristoranti della città vecchia. L’esibizione del gruppo di jazz-rock “Elephant9” è prevista al Museum der Moderne, un luogo che offre un panorama serale sulla città e crea un contrasto tra l’arte moderna e la musica. Successivamente, il duo di musica elettronica “Synthsoul” si esibisce nel cortile del Felsenreitschule, sfruttando la particolare acustica.
  • Domenica, 26 ottobre: Grand Finale e Jam Sessions. La giornata conclusiva vede un mix di generi e si conclude con sessioni improvvisate. La Residenzplatz ospita un palco all’aperto per un concerto più grande, mentre diversi locali più piccoli, come il Jazzit Musik Club, rimangono aperti fino a tarda notte per le jam session, dove artisti del festival e musicisti locali si incontrano per suonare insieme. Tra le esibizioni principali è attesa quella del pianista Brad Mehldau sul palco di Residenzplatz dove presenta il suo repertorio che fonde jazz, rock e pop.

L’esperienza del festival è completata dai “Jazz & Dine”, cene a tema che combinano un pasto in un ristorante storico con esibizioni di musicisti jazz, e dai “late-night sessions”, dove la musica continua in un’atmosfera più intima.

Salisburgo anche d'autunno
A Salisburgo per il Festival Jazz & The City
Blick auf die Festung Hohensalzburg und der Altstadt.
Immagine trasmessa e su concessione di Austria Tourism

Non solo Jazz a Salisburgo  Il “Jazz and the City” è l’occasione per vivere Salisburgo in una veste diversa. Al di là dei concerti, Salisburgo ha un patrimonio culturale e artistico che la rende la città austriaca una meta ideale per un week end lungo d’autunno. La fortezza di Hohensalzburg, che domina la città dall’alto del Mönchsberg, è un punto di partenza perfetto per iniziare a esplorare la città. Costruita nel 1077, è una delle fortezze medievali più grandi e meglio conservate d’Europa. La salita con la funicolare permette di godere di una vista panoramica che spazia sui tetti della città e sul fiume Salzach, mentre all’interno  si visitano le “sale dei Principi” con i soffitti in legno intagliato, il museo della fortezza che racconta la storia militare, e il museo delle marionette. Il panorama dal balcone panoramico offre una vista a 360° sulla città e le Alpivale da solo la visita.

La città vecchia, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è un labirinto di vicoli lastricati e piazze storiche. La Getreidegasse, con le sue insegne in ferro battuto, è una via iconica che ospita la casa natale di Mozart. Qui si può visitare il museo dedicato al compositore e ammirare strumenti, partiture e oggetti personali. La Residenzplatz e la Domplatz,  sono il cuore della città vecchia. Residenzplatz ospita la Residenz, l’ex palazzo dei principi arcivescovi al cui l suo interno si possono ammirare sale sfarzose, dipinti e la Residenzgalerie, una galleria d’arte con opere europee dal XVI al XIX secolo. Domplatz, invece, è dominata dalla Cattedrale di Salisburgo, un imponente edificio barocco sormontato da una cupola affrescata.

Il Mirabellgarten invece è un giardino barocco con fontane e sculture, ideale per una passeggiata rilassante e per ripercorre alcuni dei luoghi in cui è stato girato “Tutti insieme appassionatamente” (The Sound of Music). A pochi chilometri dal centro, accessibile in bus, il Palazzo di Hellbrunn è famoso per le sue sue fontane (Wasserspiele), un sistema di scherzi d’acqua e automi azionati dall’acqua, ideati dal principe arcivescovo Markus Sittikus per intrattenere gli ospiti. Un luogo dove l’umorismo e l’ingegneria del Seicento si incontrano. Per un’escursione più impegnativa, il Gaisberg, una montagna che si erge a est della città, è accessibile sia a piedi che in bus. Dalla sua cima, la vista si estende sulle Alpi e sulla valle del Salzach.

 




In viaggio con Casanova

A trecento anni dalla sua nascita, ripercorrere le orme di Giacomo Casanova significa rivivere luoghi spesso noti attraverso i suoi occhi, cogliendo le sfumature di un’epoca, fatta di grandi cambiamenti sociali, politici e culturali che Casanova ha descritto con un’arguzia senza pari e rivivendo i luoghi attraverso i suoi occhi. Le sue “Mémoires”, o “Storia della mia vita”, sono una vera e propria cronaca di un’epoca, un atlante di città e culture che permette, a tre secoli di distanza, di ripercorrere i luoghi più significativi della sua esistenza. Ripercorrendo le orme di Casanova si celebra quindi il mito del seduttore,  del grande viaggiatore, del diplomatico, del letterato, del giocatore, del poliglotta e dell’intellettuale che ha saputo attraversare le frontiere, fisiche e sociali del suo tempo, attraversando tutta l’Europa del Settecento.

Tutto inizia a Venezia

Venezia, la sua città natale, è il luogo da cui tutto ha avuto inizio il 2 aprile 1725. Nonostante Casanova non amasse il conservatorismo della Serenissima, è nella città lagunare che ha forgiato la sua identità. Nel ‘700 Venezia era una città potente ma conservatrice, e Casanova, con la sua insofferenza per le regole e la sua sete di conoscenza, non poteva che entrare in conflitto con essa. La sua vita veneziana è un intreccio di ambizione, dissolutezza e un drammatico epilogo che lo costringerà all’esilio.

Per ripercorrere le tappe veneziane di Casanova non si può che iniziare da Campo San Samuele e Palazzo Grassi. Anche se la sua casa natale non esiste più, il quartiere conserva un’atmosfera unica. Era il “quartiere degli attori” (e, infatti, i suoi genitori, Gaetano Casanova e Zanetta Farussi, erano entrambi atto) e questo ha influenzato la passione per il travestimento e la teatralità della vita. Si prosegue a Murano con la Chiesa di San Cipriano che un tempo ospitava anche il seminario patriarcale di Venezia, primo luogo dell’educazione di Casanova, almeno prima di esserne espulso. Tappa poi in Piazza San Marco al Caffè Florian che, aperto nel 1720, era un punto di ritrovo per l’élite veneziana. L’esplorazione Veneziana non può che chiudersi con Palazzo Ducale e i Piombi dove fu imprigionato per libertinaggio e spionaggio. L’episodio più celebre e drammatico della vita di Casanova, così come descritto nelle “Mémoires”, è la sua rocambolesca fuga del 1756 dai Piombi. Visitare le celle dei Piombi e le stanze del Palazzo permette di rivivere l’astuzia, la disperazione e, infine, il trionfo libertà di Casnova.

La Venezia di Casanova
La Venezia di Casanova, Immagine creata dalla AI

L’Italia di Casanova, tappe di un’avventura senza fine

Casanova ha viaggiato in tutta Italia, non solo per fuggire, ma anche per soddisfare la sua curiosità

Padova – Università e Seminario A Padova, Casanova ha studiato teologia e diritto, ma ha anche coltivato il suo spirito avventuroso. Qui ha i suoi primi contatti con il mondo accademico, che lo porteranno a una conoscenza enciclopedica. Sebbene la sua permanenza non sia stata lunga, la città universitaria, con il suo storico Palazzo del Bo, è un luogo che ha contribuito alla sua formazione intellettuale.

Milano A Milano, Casanova partecipava a salotti letterari e si dedica al gioco d’azzardo, un’altra delle sue passioni.

Roma Con la protezione del cardinale Acquaviva, Casanova è introdotto nel mondo della diplomazia. Qui incontra il Papa e frequenta l’alta società, consolidando le sue abilità diplomatiche.

Ancona Rifugio di Casanova in fuga dai debitori. La città, con il suo porto e la sua rocca, era un rifugio per i fuggiaschi e i commercianti, e Casanova la trovò affascinante.

Napoli Napoli era un luogo di fervore culturale, e Casanova si sentiva a suo agio in questa atmosfera vivace. Qui, come racconta nelle sue “Mémoires”, conobbe una ricca nobildonna, la principessa di Francavilla, e si dedicò a svariati intrighi. Un luogo da visitare per ripercorrere le sue orme è il Teatro San Carlo, centro della vita sociale oggi come allora.

Pisa Durante il suo soggiorno in Toscana, Casanova visitò Pisa, dove fu colpito dalla bellezza della Piazza dei Miracoli e dalla sua storia. Ammirò il Duomo e la Torre di Pisa, definendoli “meraviglie del mondo”. Visitare la piazza oggi è come farlo con i suoi occhi, vedendo il contrasto tra l’architettura sublime e il caos della vita che vi si svolgeva.

Bologna Casanova vi trascorse diversi periodi, frequentando l’Archiginnasio, la storica sede dell’Università, dove ebbe modo di confrontarsi con professori e intellettuali. Bologna era un centro di cultura e il luogo ideale per un intellettuale in cerca di stimoli.

Castello di Drena (Trentino-Alto Adige) Sembra un errore, ma una delle sue avventure, in cui viene accusato di truffa, lo porta a rifugiarsi in un monastero francescano a Rovereto. Da lì, si reca al Castello di Drena, un’antica fortezza medievale, per sfuggire ai suoi persecutori. Il castello, oggi visitabile, offre una vista suggestiva sulla Valle del Sarca e fa rivivere il suo momento di fuga disperata.

La conquista del mondo a  Parigi  

La fuga da Venezia segna l’inizio di un’odissea europea. Parigi, dove Casanova arrivò nel 1757 facendosi rapidamente strada nella società francese, divenne il suo nuovo trampolino di lancio. A Parigi, Casanova ha mostrato il suo lato più ambizioso e spregiudicato e ripercorrere le sue orme nella capitale francese permette di comprendere come un uomo senza mezzi sia riuscito a conquistare il cuore della società più sofisticata d’Europa. La città fu il teatro delle sue avventure finanziarie e delle sue conquiste sociali.

 Casanova frequentò il Palazzo di Versailles, salotti letterari, Le Salons e l’Académie Française e teatri e la Comédie-Française. La sua passione per il teatro e la sua abilità nel destreggiarsi tra i salotti parigini gli aprirono molte porte. Sebbene molti di questi luoghi non esistano più, una passeggiata nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés o nelle zone che ospitavano i vecchi teatri (come la Comédie-Française) ci riporta a quell’atmosfera vivace e intellettuale. E in Rue du Roi-de-Sicile Casanova ha avuto un incontro cruciale la marchesa d’Urfé, una delle figure più affascinanti della sua vita, una ricca nobildonna che credeva nella magia e nell’alchimia. Casanova sfruttò questa sua passione per ottenere denaro e influenza. La sua storia con questa nobildonna, un misto di magia, truffe e romanticismo, è un esempio perfetto di come Casanova riuscisse a mescolare il genio con la frode e opportunismo.

 L’Odissea per le capitali d’Europa

Il viaggio di Casanova non si limitò a poche città, ma fu un’odissea che attraversò l’intero continente. Le sue “Mémoires”tracciano un percorso che include Londra dove visita il British Museum, che ospitava la Royal Society di cui Casanova si interessò;  Berlino dove  incontrò Federico il Grande, pur non riuscendo  a ottenere un incarico; San Pietroburgo dove incontrò Caterina la Grande, un altro fallimento dal punto di vista professionale e Praga, una città che Casanova frequentò più volte. Qui incontrò il compositore Wolfgang Amadeus Mozart. La Casa del Giglio d’Oro (Hotel Mozart), dove Casanova soggiornò, e il Teatro degli Stati, dove Mozart compose e diresse il suo “Don Giovanni”, sono tappe fondamentali per chi vuole ripercorrere le sue orme.

La solitudine di Dux (Duchcov)

Il capitolo finale della vita di Casanova si svolse nel Castello di Dux, in Boemia (Repubblica Ceca), dove Canova si dedicò alla scrittura del suo capolavoro. A Dux, Casanova non era più il libertino o il diplomatico, ma un uomo che cercava di dare un senso alla sua vita. Qui si scopre il lato più riflessivo e malinconico del personaggio visitando il Castello di Dux (Duchcov), compresa la stanza in cui Casanova visse e la biblioteca in cui scrisse le sue “Mémoires” e i suoi giardini. Casanova, anche a Dux, mantenne la sua passione per il teatro. Allestì un piccolo teatro nel castello, che utilizzava per intrattenere gli ospiti. Questo luogo offre un’immagine completa dell’uomo che, dopo una vita di avventure, cercava la pace.




A Londra sui luoghi di Poirot

Visitare Londra seguendo le tracce di Hercule Poirot,  forse il più celebre detective creato da Agatha Christie, significa immergersi in un mondo fatto di atmosfere Anni ’20 e ’30, di palazzi Art Déco, di teatri antichi e di un’eleganza d’altri tempi. Elegante, meticoloso e con i suoi inconfondibili baffetti Poirot, nonostante sia belga, trascorre gran parte delle sue avventure a Londra, città che diventa spesso teatro di intrighi, misteri e raffinati salotti. La serie televisiva con David Suchet ha reso questi luoghi ancora più iconici, trasformando la capitale britannica in una meta di pellegrinaggio per gli appassionati del detective più famoso del mondo.

Ecco le principali tappe per camminare sulle orme di Poirot a Londra.

La casa di Poirot, Whitehaven Mansions (Florin Court) a Charterhouse Square
Il cuore londinese della vita del detective è il suo appartamento al famoso Whitehaven Mansions. Nella serie tv questo indirizzo fittizio è stato identificato con il magnifico Florin Court, un esempio perfetto di architettura Art Déco costruito nel 1936. L’edificio, con la sua facciata geometrica e i dettagli in mattoni rossi, incarna perfettamente l’eleganza degli anni ’30 che caratterizza il mondo di Poirot.
È qui che il detective riceve i clienti, accoglie l’ispettore Japp e riflette sui casi più complessi. Come spesso ripete nei romanzi di Christie: “Method and order, that is my motto” – il metodo e l’ordine sono la chiave di ogni L’edificio è privato, ma è possibile ammirarlo dall’esterno e, in ogni caso, Charterhouse Square è un’elegante piazza georgiana che merita da sola una visita e si raggiunge scendendo a Barbican (Circle, Hammersmith & City, Metropolitan lines)

Le strade della City e il respiro degli intrighi finanziari
Passeggiando nella City, tra grattacieli moderni e antiche chiese, si percepisce ancora l’atmosfera del mondo finanziario che fa da sfondo a molti romanzi di Christie. Qui ambientazioni come quelle de “Il mistero del Treno Blu” prendono vita tra le strade dove si muovevano i magnati degli Anni ’20. Le fermate di riferimento per il gotha finanziario di Londra sono Metro: Bank e Monument

L’eleganza senza tempo di Mayfair 
Una passeggiata da St James’s Street attraverso Piccadilly fino a Bond Street offre un perfetto assaggio dell’atmosfera aristocratica che permea le storie del detective.  In Mayfair, il quartiere più elegante di Londra, tra club esclusivi come il famoso Whites (37 St James’s Street) e lussuose gallerie d’arte, i delitti assumono la forma di enigmi rispettabili. Bond Street, Savile Row e Berkeley Square sono le strade dove potremmo immaginare Poirot camminare con la sua caratteristica andatura, sempre attento ai dettagli che sfuggono agli altri. L’ideale è scendere alla fermata di Bond Street o di Green Park per poi proseguire lentamente godendosi il percorso nel quartiere più esclusivo di Londra.

A Londra sulle tracce di Poirot
Visitare Londra ripercorrendo i passi di Poirot
Foto Cinzia


Il lusso del Savoy e altri hotel iconici di Londra 
Dove: The Savoy Hotel, Strand, WC2R 0EZMetro: Charing Cross o Covent Garden
Gli hotel londinesi di lusso sono spesso il palcoscenico delle indagini più raffinate di Poirot. Il leggendario Savoy, inaugurato nel 1889, con i suoi saloni scintillanti e i corridoi sontuosi, compare in diversi adattamenti televisivi. D’altro canto ’American Bar del Savoy e il Thames Foyer, con la sua cupola di vetro, sono ambienti dove possiamo facilmente immaginare il detective osservare i suoi sospettati con quella particolare attenzione ai dettagli che caratterizza il suo metodo. Altri hotel storici che evocano l’atmosfera delle storie di Christie includono il Claridge’s (Brook Street, Mayfair) e il Ritz London (Piccadilly), luoghi dove l’alta società si ritrova e dove, inevitabilmente, si nascondono segreti pericolosi.
Per entrare ancora di più nel personaggio, è possibile prenotare il tè pomeridiano nei soloni di questi hotel, tutti tra Charing Cross e Covent Garden.

I teatri del West End
Dove: Covent Garden e dintorniMetro: Covent Garden, Leicester Square
Il West End, cuore del teatro londinese, appare in diverse avventure dove gelosie, rivalità e passioni nascoste conducono a tragedie. Il Theatre Royal Drury Lane, uno dei più antichi di Londra, e il Lyceum Theatre evocano perfettamente l’atmosfera teatrale degli Anni ’30. Non solo. Alcuni romanzi sono proprio ambientati nel mondo del teatro, a iniziare da “Carte in tavola” (1936) in cui Christie esplora le dinamiche nascoste dietro le quinte, quelle stesse che Poirot sa leggere con la sua proverbiale perspicacia.
Passeggiare tra mercatini, caffè storici e teatri antichi Covent Garden è perfetto per calarsi nei panni di Poirot.

Charterhouse Square e il ritorno finale
La storica Charterhouse Square ha un valore simbolico particolare per gli appassionati della serie tv: qui si conclude l’epopea televisiva di David Suchet nei panni di Poirot con l’episodio “Sipario” (2013), tratto dall’ultimo romanzo di Christie (1975). La piazza, circondata da edifici georgiani ben conservati, mantiene un’atmosfera di quieta eleganza che ben si addice alle riflessioni finali del grande detective. È qui che la storia di uno dei personaggi più amati della letteratura giunge al suo termine poetico. La piazza è facilmente raggiungibile a piedi dalla fermata di Barbican. Nelle vicinanze si trova anche il Museo di Londra, perfetto per approfondire la storia della città che ha fatto da sfondo alle avventure di Poirot.




Cape Town oltre la cartolina

Cape Town è una città che sfida la percezione e organizzare un viaggio per scoprire questa città dominata dalla Table Mountain e circondata da due Oceani,  significa immergersi in un luogo dove la bellezza della natura si unisce alla profondità dell’esperienza umana.  Al di là delle immagini patinate infatti, Cape Town nasconde un crogiolo di storie e culture, un labirinto di vicoli e quartieri che raccontano la storia complessa del Sudafrica. Andare a Cape Town è un’immersione in un luogo dove la bellezza della natura si unisce alla profondità dell’esperienza umana.

Le voci della storia

Cape Town è il luogo in cui si sono intrecciate le storie di popoli indigeni, coloni e schiavi, un palcoscenico di lotte e rinascite. Il quartiere di Bo-Kaap, ad esempio, è lo quartiere storico della comunità malese del Capo, discendenti degli schiavi portati dai coloni olandesi dall’Indonesia e dalla Malesia. Le loro tradizioni, la loro cucina e la loro fede musulmana sono una parte fondamentale dell’identità di Cape Town. Il quartiere De Waterkant, proprio a ridosso del centro, con le sue strade acciottolate fiancheggiate da case color pastello, caffè, gallerie d’arte e negozi di design è invece un esempio di rigenerazione urbana. Un’altra storia di resilienza si trova nel quartiere di Langa, una delle più antiche township del Sudafrica. Meglio tuttavia non inoltrarsi da soli qui o anche nell’altra township piuttosto nota, Khayelitsha. Se si desidera fare un’esperienza autentica, è fondamentale affidarsi a un tour guidato da un’organizzazione locale che lavori in stretta collaborazione con la comunità. Questi tour non solo sono più sicuri, ma contribuiscono anche all’economia locale.

La storia di Cape Town è poi legata all’apartheid, il sistema di segregazione razziale che ha dominato il paese per quasi mezzo secolo. Per comprendere appieno la città, è fondamentale partire da Robben Island, l’isola-prigione dove Nelson Mandela e altri eroi della lotta anti-apartheid furono detenuti. La visita a Robben Island, guidata da ex-detenuti, è una lezione di storia vivente ed è la testimonianza di chi ha saputo trasformare la sofferenza in speranza.  Un’altra tappa cruciale per capire l’apartheid è il District Six Museum, dove fotografie, oggetti personali e racconti compongono un mosaico di memorie, un atto di resistenza contro l’oblio.

La Table Mountain e il Capo di Buona Speranza tra miti e leggende

Ma Cape Town è anche una natura selvaggia da scoprire. La Table Mountain, la montagna piatta che domina la città, oltre a rappresentare un perfetto sfondo scenografico, è fonte inesauribile di storie e leggende. Secondo una leggenda popolare, la montagna è la dimora di un drago che, quando si arrabbia, avvolge la cima in una fitta nube, la cosiddetta “tovaglia” (tablecloth). Al di là del mito, la Table Mountain è un ecosistema unico. Si può salire in funivia o, per i più avventurosi, a piedi, per godere di una vista a 360 gradi sulla città e sulle sue coste.

Il Capo di Buona Speranza, all’estremità della penisola del Capo, è un altro luogo carico di storia e suggestione. È qui che le correnti oceaniche si scontrano, e le storie dei marinai che cercavano una via per le Indie orientali si fondono con la natura. Vasco da Gama, il primo europeo a doppiare il Capo, lo ribattezzò Capo delle Tempeste, ma il nome attuale fu dato dal re portoghese Giovanni II, in segno di speranza per la nuova rotta commerciale.   Nonostante la credenza comune tuttavia, il punto più a sud dell’Africa non è qui, ma a Capo Agulhas.  A Cape Point, un’imponente scogliera a picco sull’oceano, si trova un vecchio faro a cui si può salire con la funicolare o a piedi. Da qui, la vista sul punto di incontro tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano è particolarmente emozionante.

Capo di Buona Speranza non è solo un punto geografico avvolto nel mito. Il Parco Nazionale del Capo di Buona Speranza, parte del più vasto Table Mountain National Park, è una riserva naturale che si estende per la punta meridionale della penisola del Capo e habitat di una ricca fauna selvatica, tra cui babbuini, struzzi e antilopi. Il parco offre numerosi sentieri escursionistici per tutti i livelli come l’Hoerikwaggo Trail, un percorso di più giorni che attraversa l’intera penisola da Cape Point alla Table Mountain. Per i meno esperti, ci sono percorsi più brevi e accessibili, come il sentiero che porta dal parcheggio principale di Cape Point al faro o quello che scende alla spiaggia del Capo di Buona Speranza.

Cape Town La Table Mountain vista dalla costa
La Table Mountain vista dalla costa.
Foto trasmessa e su connessione di Aigo per South African Tourism

Relax tra i due Oceani

A Cape Town, città tra due Oceani, non mancano certo le spiagge. Le Clifton Beaches, sull’Oceano Atlantico sono protette dal vento da grandi massi di granito, ideali per prendere il sole e ammirare il tramonto. Sempre sull’Oceano Indiano, Camps Bay è una spiaggia ampia, di sabbia bianca e dall’atmosfera vivace. È circondata da una passeggiata piena di ristoranti e bar, ed è dominata dalla scenografica catena montuosa dei Dodici Apostoli. Sull’Oceano Indiano Muizenberg, sulla False Bay, è famosa per le sue casette da spiaggia colorate e per essere un luogo ideale per i principianti del surf, grazie alle sue onde più dolci. L’acqua è più calda rispetto al lato atlantico, rendendola perfetta per una nuotata.

Un percorso al di là della superficie

Cape Town e i suoi dintorno offrono un mosaico di esperienze e percorsi che scavano in profondità per arrivare al cuore della cultura Sudafricana. Il City Bowl, il centro storico, ospita musei e galleria, mentre lungo il Victoria & Albert Waterfront, il porto storico della città, è possibile visitare il Two Oceans Aquarium e il Zeitz MOCAA (Museum of Contemporary Art Africa), il più grande museo di arte contemporanea africana al mondo. Una passeggiata lungo il V&A Waterfront con una guida che conosca la storia dei lavoratori portuali e del ruolo del porto nel commercio degli schiavi può aggiungere una nuova dimensione all’esperienza. A Woodstock invece si scopre la street art: il quartiere, un tempo degradato, si è trasformato in una galleria a cielo aperto dove murales raccontano storie di politica, identità e speranza. Il mercato di Greenmarket Square e il Pan-African Market sono infine luoghi ideali per acquistare manufatti autentici e incontrare gli artigiani che li producono. Boulders Beach, un’area protetta dove si può osservare la colonia di pinguini africani nel loro habitat naturale, funge da promemoria dell’incredibile biodiversità che coesiste con la vita urbana a Cape Town.

Il viaggio nel gusto
Allontanandosi qualche chilometro da Cape Town permette di esplorare il mondo del vino sudafricano. La regione vinicola del Capo è una parte della storia del paese. A Stellenbosch, città universitaria dalle architetture olandesi e cuore della regione vitivinicola, si gira in bici anche per cantine. Franschhoek, fondata dagli Ugonotti, conserva un’atmosfera europea. Da non perdere è il Franschhoek Wine Tram, un sistema di tram e autobus a circuito che collega le diverse cantine, permettendo di degustare in sicurezza senza guidare. A Constantia, a pochi chilometri da Cape Town, le tenute storiche come Groot Constantia offrono tour della cantina e degustazioni che raccontano la storia del vino sudafricano fin dal XVII secolo.




Settembre, il mese delle opportunità

Altro che ripiego! Viaggiare a settembre non è una consolazione per chi non è partito ad agosto, ma una scelta strategica, una mossa intelligente per chi cerca l’equilibrio perfetto tra clima, costi e comfort. L’alta stagione, con la sua frenesia e i suoi prezzi gonfiati, lascia infatti spazio a un’esperienza di viaggio più autentica.  Settembre offre una perfetta combinazione di temperature piacevoli, giornate ancora lunghe, affluenza lontana dai picchi di overtourism e dalla movida ferragostana, e prezzi accessibili. Le temperature più miti favoriscono escursioni, passeggiate nei centri storici, esplorazioni di siti archeologici e visite culturali che sarebbero altrimenti proibitive durante la canicola estiva.

Mare e relax senza folla

Per chi sogna l’ultimo tuffo in acque cristalline senza dover sgomitare per un posto al sole, settembre offre il meglio del mare italiano e non solo a prezzi d’occasione (sui motori di ricerca si trovano pacchetti anche a 300 euro circa a settimana), una vera manna dal cielo per i viaggiatori last minute.

Salento: il fascino autentico del tacco d’Italia Con le sue spiagge dai colori caraibici come Baia dei Turchi, i Laghi Alimini e Pescoluse e la baia di Porto Selvaggio immersa nella pineta, il Salento a settembre si spoglia delle masse turistiche, offrendo una sensazione di pace quasi inaspettata. Ma il fascino non si ferma alla costa. L’autenticità di questa terra si svela nelle sue sagre e feste di paese, dove il profumo del cibo e le note della taranta (e non solo) riempiono l’aria. Per i SS. Medici, tra il 24 e il 27 settembre, è festa quasi ovunque). Tra la “Sagra della Fucazza” a Lequile (il 16 e il 17 settembre), la “Sagra della Puccia” a Cocumola, Minervino (il 9 settembre), la “Festa della Trippa” ad Acaya, Vernole (dal 10 al 12 settembre), la “Sagra della Pagnotta e del Vino a Galatona (il 7 e l’8 settembre), la “Sagra del Maiale” a Villa Baldassarri (il 9 e il 10 settembre), i viaggiatori possono assaporare i veri sapori della tradizione, scoprendo un Salento genuino che l’alta stagione spesso nasconde.
Settembre è il momento giusto anche per esplorare la storia del Salento, visitando la Cattedrale di Santa Maria Annunziata di Otranto con la cappella dedicata ai martiri e  il suo sontuoso mosaico pavimentale dedicato, mille anni fa, all’albero della vita dove i personaggi delle storie bibliche si uniscono a figure mitiche e storiche e a segni zodiacali, esplorando il Castello di Gallipoli, ammirando il ciclo di affreschi trecenteschi della Basilica di Santa Caterina di Galatina e perdendosi tra le vie barocche di Lecce e di Nardò. Non solo musei e chiese: settembre è perfetto per vivere il Salento con lentezza, esplorando a piedi o in bici le vie dell’entroterra, meno battute e ricche di sorprese.

In vacanza a Porto Selvaggio
Immagine di CInzia

Sardegna: l’isola a prezzi “da urlo” Se l’idea di una settimana di vacanza a un prezzo “da urlo” sembra impossibile, la Sardegna a settembre può far cambiare idea. I pacchetti volo e hotel partono da cifre sorprendentemente basse, a volte anche sotto i trecento euro a persona. E l’isola offre molteplici opportunità di vacanza ed esplorazione. Chia, nel Sud-Ovest della Sardegna, ad esempio, con le sue spiagge di sabbia bianca e le sue acque trasparenti potrebbe sembrare una destinazione tropicale. Qui si può percorrere l’antica strada romana e visitare l’oasi naturalistica di Is Cannoneris. Un tour in barca per vedere i delfini o un’escursione in veliero nell’arcipelago sono solo alcune delle esperienze che trasformano una vacanza al mare in

Sicilia: San Vito Lo Capo tra mare e sapori In Sicilia, rotta su San Vito Lo Capo dove, oltre alle belle spiagge e alla possibilità di fare escursioni nella Riserva dello Zingaro, tra calette immerse nella macchia mediterranea e sentieri tracciati tra antiche grotte, a settembre si può partecipare al “Cous cous fest” di San Vito Lo Capo, un festival gastronomico internazionale in programma quest’anno dal 19 al 28 settembre. Da non perdere una visita alla tonnara del Secco, chiusa nel 1969, per un tuffo nel passato. Monte Cofano e Monte Monaco sono infine ideali per smaltire le delizie gastronomiche assaggiate nel corso del festival, mentre le falesie della costa di Castelluzzo sono perfette per gli amanti dell’arrampicata.

Isole Canarie: l’eterna primavera a un passo da casa Le Isole Canarie, come Tenerife, sono un’ottima scelta per chi cerca sole, mare e avventura. Andarci a settembre significa godere di un clima che non ha nulla da invidiare all’estate, con temperature medie tra i 20 e i 27 gradi e le acque dell’Atlantico ancora piacevolmente calde per il nuoto e gli sport acquatici. La minore affluenza turistica rende l’esplorazione dell’isola più piacevole, che sia per rilassarsi sulle spiagge o per esplorare la natura selvaggia del Parco Nazionale del Teide. Si possono praticare sport acquatici come il surf e il windsurf, fare escursioni in barca per avvistare balene e delfini, o percorrere i sentieri vulcanici. I pacchetti volo e hotel per le Canarie partono da soli 270 euro, confermando il notevole risparmio rispetto all’alta stagione.

Croazia: vicina, accessibile, sorprendente La Croazia è un’altra destinazione ideale per un soggiorno balneare a prezzi contenuti e propri dietro casa per così dire. A settembre, la folla diminuisce ma il clima resta caldo, rendendo le spiagge celebri come quelle di Krk e Hvar ideali per il relax. Ma la Croazia non è solo mare. Città d’arte come Dubrovnik e Spalato offrono un’esperienza culturale e storica di prim’ordine. Si può camminare lungo le mura di Dubrovnik senza la ressa di agosto o esplorare il Palazzo di Diocleziano a Spalato in tutta tranquillità. I pacchetti per una settimana con volo incluso partono da 300 euro, rendendo la Croazia una delle opzioni più interessanti per una vacanza di mare (e non solo) in Europa.

Grandi regni e capitali

Settembre è il mese d’oro per le capitali europee, dove il clima mite e la minore affluenza permettono di vivere la cultura e la storia senza stress.

Praga: il sogno medievale senza calca Nota per il suo fascino medievale, Praga a settembre è un sogno per chi ama passeggiare. Il clima perfetto e i tempi di attesa ridotti rendono piacevole ammirare l’Orologio Astronomico, attraversare il Ponte Carlo e visitare il Castello di Praga senza la calca tipica dell’estate. Anche i prezzi sono accessibili. Per un tour guidato della città è bene calcolare 54 euro a persona, mentre un pacchetto combinato per il Castello e una crociera sul fiume a partire da 46.90 euro. Il mese è animato da eventi come la festa del vino novello in programma al Castello il 15 e il 16 settembre e la festa della vendemmia in programma dal 6 all’8 settembre nella città di Mikulov che propone in chiusura un atteso spettacolo pirotecnico.

Budapest tra eleganza e benessere Conosciuta per la sua atmosfera elegante, Budapest offre a settembre un’esperienza indimenticabile. Oltre a visitare il Parlamento Ungherese e il Castello di Buda, è d’obbligo un bagno rigenerante nelle famose terme Széchenyi, con un ingresso giornaliero che costa circa 37 euro. Per ammirare la città da una prospettiva unica, si può optare per una crociera sul Danubio, magari al crepuscolo, un’esperienza magica che non svuoterà il portafoglio (prezzi a partire da 12 euro per un tour di un’ora).

Egitto, la terra dei Faraoni senza caldo estremo Passaporto alla mano infine, settembre è il momento ideale per visitare la terra dei Faraoni, l’Egitto, unendo storia e relax. Il caldo estivo “sta svanendo”, rendendo le visite ai siti storici, come la Valle dei Re o il Tempio di Karnak, molto più sopportabili rispetto ai mesi precedenti. Questo periodo offre anche un vantaggio economico significativo, con prezzi inferiori rispetto all’alta stagione, sia per i tour che per le crociere sul Nilo.
La costa del Mar Rosso, con località come Marsa Alam e Hurghada, è poi un paradiso per gli amanti del mare e dello snorkeling. Le temperature diurne sono leggermente più alte, ma costantemente rinfrescate da una leggera brezza marina. I pacchetti vacanza all-inclusive a Marsa Alam sono particolarmente convenienti, con offerte a partire da 226 euro a persona.

Il gusto dell’avventura in bassa stagione

Settembre è il momento perfetto per esplorare il territorio, approfittando dei percorsi a piedi e godendo delle avventure offerte dalla destinazione.

Costiera Amalfitana: trekking con vista tra cielo e mare La Costiera Amalfitana a settembre offre l’opportunità unica di apprezzare uno dei paesaggi più belli d’Italia senza il caos dell’alta stagione. Le temperature più miti sono ideali per il trekking sul Sentiero degli Dei, un percorso che si snoda tra Agerola e Nocelle, regalando panorami unici su Positano e l’isola di Capri. È il momento perfetto per esplorare con calma borghi come PositanoAmalfi e Ravello, meno affollati e più autentici. Si possono fare escursioni in barca per scoprire calette nascoste o semplicemente godersi un pranzo in uno dei ristoranti con vista, assaporando i sapori locali.

Monti Sibillini e la magia del foliage A cavallo tra Umbria e Marche, i Monti Sibillini offrono uno spettacolo unico a settembre: l’inizio del foliage. Le escursioni diventano un’esperienza cromatica, con i boschi che si tingono di rosso, arancione e giallo. È il momento ideale per percorrere i sentieri che portano a laghi incantati come quello di Fiastra o per scoprire borghi storici come Visso e Norcia, ancora in fase di ricostruzione ma carichi di bellezza. La temperatura mite e l’aria frizzante rendono ogni camminata una vera boccata d’ossigeno, lontano dal caldo estivo e dal turismo di massa.

Parco delle Alpi Marittime, dove la montagna che abbraccia il mare Il Parco delle Alpi Marittime in Piemonte rappresenta una destinazione perfetta per chi ama la natura selvaggia. A settembre, le prime nevicate sono ancora lontane e i sentieri sono perfettamente agibili. La minore presenza di escursionisti rispetto ad agosto permette di immergersi completamente nel silenzio della montagna. È il momento ideale per osservare la fauna selvatica, come stambecchi e camosci, e per raggiungere rifugi e laghi alpini come il Lago delle Portette. Il Parco è facilmente accessibile dalla costa, offrendo un contrasto affascinante tra il paesaggio alpino e la vicinanza del Mar Ligure, un’esperienza che pochi altri luoghi possono offrire.

Marocco: un’avventura nel deserto Uscendo dai nostri confini, anche il Marocco gode di un clima favorevole a settembre, con una temperatura media giornaliera di 22,9 gradi. Tour organizzati di 7-11 giorni, che combinano città imperiali come Marrakech e deserto, partono da 699 euro a persona, offrendo un’esperienza culturale indimenticabile a prezzi accessibili, lontano dall’afa e dalla ressa dell’alta stagione.

Bali, l’isola degli Dei Per chi sogna mete esotiche, Bali è una destinazione ideale anche a settembre per gli amanti dell’avventura grazie alle temperature piacevoli tra i 26 e i 27 gradi, la bassa umidità e le precipitazioni sono scarse che contraddistinguono il periodo. Le acque del mare sono calme ideali per gli sport acquatici. Ma l’avventura a Bali non si esaurisce qui: si possono programmare escursioni sul Monte Batur per un’alba indimenticabile, esplorare templi e risaie con tour privati, o nuotare con i delfini a Lovina.  I tour privati per visitare i templi partono da circa 55 euro a persona per due persone.  




A Bressanone per scoprire l’eredità rivoluzionaria di Gaismair

Un week end lungo è l’ideale per scoprire a Bressanone, Brixen, e dintorni l’eredità rivoluzionaria di Michael Gaismair a cinquecento anni dalla lotta intrapresa dall’eroe pioniere della giustizia sociale, per rivendicare, già nel 1525, l’uguaglianza davanti alla legge, la redistribuzione della ricchezza, l’abolizione dei privilegi della nobiltà e del potere secolare della Chiesa, l’elezione di giudici e pastori, le tasse alla Chiesa solo per la cura pastorale, il servizio di leva solo perla difesa del territorio, la rappresentanza politica di tutta la popolazione.

All’epoca, Bressanone era un centro del potere spirituale e secolare esercitato dai principi-vescovi che vi risiedevano. Gaismair, di famiglia benestante , era scrivano al servizio del principe vescovo di Bressanone. A influire sulla sua scelta di ribellione furono da un lato la crescente diffusione anche in Tirolo delle idee della Riforma protestante ed dall’altro le tematiche di radicalismo sociale protestante ad essa collegate che avevano preso vita nel 1524 nella Foresta Nera, in Assia e in Turingia. La rivolta dei contadini in Tirolo inizia a Nord di Bressanone ad aprile del 1525 quando un gruppo di contadini armati libera il ribelle Peter Passler. A metà maggio del 1525 anche l’Abbazia di Novacella viene saccheggiata e proprio qui Gaismair è eletto Feldhauptmann, comandante della rivolta, leader dai contadini di cui raccoglie le rivendicazioni. Nessuna fu realizzata e la rivolta fu sedata nel sangue. “Ribellione!” è il titolo della mostra a Castel Sant’Angelo di Novacella. L’esposizione, fino al 31 ottobre, mette in scena gli eventi del 1525 e mostra l’attualità delle le rivolte contadine. Alla rivolta contadina del 1525 è dedicata anche una mostra “Irruzione, Sovversione, Rinnovamento” al Palazzo Vescovile di Bressanone.  Ma sono oltre trenta museali  gli appuntamenti complessivi previsti per celebrare gli eventi del 1525 nella regione.

Il maso della famiglia Gaismar si trova a Ceves, Tschöfs, poco sopra  Vipiteno, Sterzing, nell’alta valle dell’Isarco. In zona si può percorrere il Gaismairweg, un itinerario storico-escursionistico che si snoda ad anello per circa 13 chilometri. Per immergersi nella cultura dell’epoca è possibile organizzare un tour tra masi e dimore storiche come i masi  Strasserhof, il Pacherhof e il Griesserhof di Novacella; Castel Campan, a Sud di Bressanone, e il Burgerhof Messner, a Nord di Bressanone; e per finire Bioland-Kircherhof,  Bioland-Schnagererhof, il Bioland-Frötscherhof e il Bio-Bauernhof Widmannhof.

Nonostante al lato pratico le richieste raccolte tra i contadini da Gaismair non portarono ad alcun risultato concreto, l’eredità di questo spirito ribelle e utopista respirarsi a Bressanone dintorni. Nei secoli successivi infatti la consapevolezza della comunità contadina è diventata sempre più forte, tanto che oggi i contadini in Alto Adige sono considerati “custodi e modellatori del paesaggio”, capaci di portare avanti tradizioni secolari, con uno sguardo aperto all’innovazione.

 




Ferragosto in quota: le Alpi Liguri, un’alternativa al pranzo tradizionale

Il 15 agosto si avvicina e mentre molti si preparano alle tradizionali abbuffate tra tavolate infinite e digestioni laboriose, esiste un’alternativa che promette di nutrire corpo e spirito in modo completamente diverso: i sentieri delle Alpi Liguri. Perché non sostituire il classico pranzo con parenti e amici con un’escursione memorabile tra le vette più suggestive del Ponente ligure?

Le Alpi Liguri offrono un’esperienza gastronomica di tipo completamente diverso: quella dei panorami mozzafiato, che spaziano dal mare alle Alpi, dalla Corsica alle vette del Monte Bianco, dell’aria pura e della soddisfazione che deriva dal conquistare una vetta.

Chi cerca una sfida impegnativa può cimentarsi con le tappe più spettacolari dell’Alta Via dei Monti Liguri. La Tappa 4 (Colla Scarassan – Sella d’Agnaira) offre 11,7 km di percorso difficile con un dislivello che porta da 1226 m a 1857 m, regalando panorami sempre più ampi man mano che si sale. Per i più temerari, la Tappa 5 (Sella d’Agnaira – Sella Valletta) aggiunge altri 15 km fino ai 2046 m della Sella della Valletta, un vero e proprio banchetto per gli occhi.

Il Sentiero degli Alpini verso il Monte Saccarello (2201 m) rappresenta il piatto forte di questo menù montano. I suoi 20 km e 7-8 ore di cammino lungo il confine italo-francese conducono alla vetta più alta della Liguria, dove la statua del Redentore accoglie gli escursionisti con una vista che abbraccia le Alpi Marittime e la costa. Un’esperienza che vale molto più di qualsiasi pranzo tradizionale.

Nel Parco dell’Antola, il Monte Antola (1597 m) offre un’escursione di media difficoltà con ricompense straordinarie. Dalla vetta si gode di una vista completa che spazia dal mare a Genova, dalla Corsica ai laghi dell’entroterra, fino alle catene alpine della Val d’Aosta. Un antipasto perfetto per chi vuole assaporare la bellezza delle Alpi Liguri senza eccessiva fatica.

Il Pizzo d’Evigno (Monte Torre) rappresenta l’equilibrio perfetto tra accessibilità e spettacolarità. Questo percorso escursionistico di media difficoltà offre fioriture primaverili ancora visibili e panorami che abbracciano costa ligure, Alpi Marittime e Corsica. Il sentiero di crinale dal Passo del Ginestro è ideale per chi desidera un’esperienza completa ma non troppo impegnativa.

Nella zona carsica del Marguareis, Punta Mirauda (2157 m) offre un assaggio dell’ambiente alpino più autentico. Raggiungibile da Limone Piemonte o dalla Valle Pesio, questo itinerario escursionistico regala paesaggi suggestivi che fanno dimenticare le tentazioni culinarie del Ferragosto tradizionale.

Per chi ha tempo e voglia di trasformare il ponte di Ferragosto in una vera avventura, il percorso da Rocchetta Nervina al Monte Saccarello attraverso il Parco delle Alpi Liguri offre 4 tappe da 6-7 ore ciascuna. Un dislivello che va dai 400 m di partenza ai 2200 m della vetta, attraversando paesaggi ricchi di flora alpina con il mare sempre sullo sfondo.

Cima Marta (2137 m) conclude questo menù montano con un percorso escursionistico che dalla Valle Argentina o dalla Valle Roya conduce al confine italo-francese. Le fortificazioni militari ottocentesche lungo il crinale aggiungono un tocco storico all’esperienza, mentre le fioriture alpine di inizio estate colorano il paesaggio.

Invece del solito pranzo, un panino consumato a 2000 metri di quota, con vista sul mare e sulle Alpi, ha un sapore che nessuna ricetta tradizionale può eguagliare.




Il Parco Nazionale Słowiński: dove il deserto incontra il mare

In queste terre nella Polonia del Nord ci si perde tra dune del Parco Nazionale Słowiński che si spostano come continenti alla deriva, tra foreste di betulle e  spiagge dove le uniche impronte sulla sabbia sono quelle degli uccelli migratori.  Il Baltico polacco conquista con la natura allo stesso tempo selvaggia e sofisticata con l’eredità storica della Belle Époque di Sopot Beach.

Il Parco Nazionale di Slowinski, regno delle dune migranti e dei villaggi fantasma Nel cuore della Pomerania, dove la terra finisce e inizia il Baltico, nel Parco Nazionale Słowiński la natura ha compiuto un miracolo geologico che sfida ogni aspettativa. Le dune, per così dire, respirano con il vento, spostandosi verso l’entroterra e muovendosi velocemente, fino a dieci metri all’anno, e creano un paesaggio unico che ricorda il Sahara del Nord. Camminare su questi giganti dorati è come trovarsi su un altro pianeta, dove l’orizzonte si perde tra sabbia e cielo.

A circa cento chilometri da Danzica, il Parco Nazionale di Słowiński con le sue dune a ridosso del Mar Baltico rappresenta un fenomeno unico in Europa tanto da essere stato inserito nelle Riserve della Biosfera dall’Unesco. Il Parco Nazionale di Slowinski è uno dei due parchi costieri esistenti in Polonia, ed è stato creato per proteggere il sistema di laghi costieri (come il lago di Lebsko, di acqua dolce, che è il terzo per grandezza della Polonia), paludi, prati, boschi costieri e foreste nella loro naturale bellezza ma, soprattutto, per mantenere un cordone litoraneo di dune mobili unico in Europa. Qui vivono oltre 250 specie di uccelli, comprese aquile di mare e cicogne nere, rendendo il posto un paradiso per i birdwatcher.

Nel corso del tempo le dune del Parco Nazionale di Słowiński, vere e proprie montagne di sabbia, alcune delle quali raggiungono i 44 metri di altezza, hanno inghiottito antichi insediamenti come il villaggio di Stara Chusta o di Laczki. I loro abitanti dovettero abbandonare case, chiese e cimiteri, trasformando questi luoghi in fantasmi del passato che ogni tanto riemergono quando il vento cambia direzione. La leggenda racconta di campanili che spuntano dalla sabbia nelle notti di tempesta e di voci che chiamano dai villaggi sepolti. Il Museo del villaggio di Kluki ricostruisce la vita dei pescatori locali prima che le dune mobili inghiottissero i loro villaggi. È una storia affascinante di comunità che per secoli hanno convissuto con questo paesaggio in movimento.

Il momento perfetto per visitare il Parco Nazionale di Słowiński è l’estate, quando il sole tramonta dopo le 21 e sorge prima delle 4. Queste notti bianche, chiamate dai locali “białe noce”, creano un’atmosfera magica. La luce crepuscolare che dura ore trasforma le dune in cattedrali dorate, mentre il mare assume riflessi violacei che sembrano dipinti. È il momento perfetto per l’esperienza più intensa: una notte in tenda sulle dune del Słowiński, dove il silenzio è totale e l’unico suono è il respiro del vento sulla sabbia.

La porta d’accesso al paradiso selvaggio a Leba Łeba è il punto di partenza ideale per esplorare il parco e una località balneare da scoprire. Questo piccolo borgo di pescatori è incastonato tra ai due laghi costieri, separati a loro volta dal Mar Baltico da una stretta fascia costiera di boschi e dune. Da qui partono i trenini elettrici che portano direttamente alle dune.

La spiaggia di Łeba si estende per chilometri, orlata da dune che evidenziano la bellezza primitiva e incontaminata della località. L’acqua del Baltico qui è sorprendentemente pulita e in estate raggiunge temperature che sfiorano i 20°C, perfette per un bagno rigenerante dopo l’escursione tra le dune. La zona balneare più popolare si trova vicino al centro di Łeba, con servizi, ombrelloni e beach bar. Ma non mancano le spiagge selvagge del parco nazionale, accessibili solo a piedi, dove si può nuotare in completa solitudine con le dune alle spalle e l’infinito del Baltico davanti.

Tre spiagge dove fare il bagno nel Parco Słowiński sono

  • Spiaggia di Smołdziński Las: raggiungibile con una camminata di 30 minuti attraverso la foresta, offre un’esperienza selvaggia unica
  • Spiaggia delle Dune: accessibile dal trenino turistico, permette di combinare bagno e trekking sulle dune mobili
  • Czołpino Beach: vicino al faro storico, ideale per chi cerca atmosfere romantiche al tramonto

Il mosaico delle spiagge baltiche: storie e leggende Ma la Polonia baltica non è solo Słowiński. La costa si snoda per 770 chilometri, offrendo una varietà di paesaggi che va dalle scogliere di gesso alle interminabili distese sabbiose, ognuna con le proprie storie millenarie.

Sono almeno tre le tappe da non perdere in un tour della Polonia baltica.
-Sopot: la Regina del BalticoConosciuta per le sue terme e il molo in legno più lungo d’Europa, Sopot rappresenta l’anima glamour del Baltico polacco. Qui negli Anni ‘20 del secolo scorso, si ritrovava l’alta società europea che fuggiva dalla frenesia di Berlino e Varsavia o dalla stessa Danzica che dista appena una decina di chilometri.
Il molo di legno di 515 metri si protende verso il mare come un dito puntato verso l’infinito. La leggenda racconta che fu costruito seguendo un sogno ricorrente del sindaco del 1901, che vedeva una passerella dorata estendersi fino all’orizzonte. Ogni alba, quando la nebbia si alza dal Baltico, il molo sembra davvero svanire nell’infinito, come nella visione originale. La famosa “Casa Storta” (Krzywy Domek), completata nel 2004, sembra uscita invece da un racconto di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma in realtà è ispirata alle illustrazioni fiabesche del polacco Jan Marcin Szancer.

-Kołobrzeg  e il sale della vita Kołobrzeg è la capitale polacca del benessere termale, dove le acque salmastre del Baltico si mescolano con quelle curative delle sorgenti locali. Ma la storia di questa città è scritta nel sale: fu qui che nel 1000 d.C. Boleslao il Coraggioso fondò uno dei primi vescovadi polacchi, scegliendo questo luogo perché le saline erano considerate benedette

-Ustka: il porto delle anime Ustka conserva l’anima autentica dei villaggi di pescatori, con le sue case colorate che si riflettono nelle acque del porto. Al tramonto, quando i pescherecci rientrano carichi di aringhe e merluzzi, il tempo sembra fermarsi.
Da non perdere un’uscita di pesca con i locali (partenza alle 4 del mattino) che oltre a insegnare le tecniche tradizionali, condividono anche i canti che i pescatori intonano per “chiamare” il pesce. Al rientro, la colazione a base di pesce appena pescato, cucinato direttamente sulla banchina, è un’esperienza che vale il viaggio.

I trekking che cambiano la vita: percorsi tra sabbia e storia Il Parco Słowiński offre alcuni dei trekking più spettacolari dell’Europa settentrionale, dove ogni passo racconta una storia millenaria scritta dal vento.
Trekking delle Dune Mobili (Ruchome Wydmy) – 4 km, 2 ore Il percorso più iconico inizia da Łeba e porta nel cuore di questo deserto. Il sentiero attraversa prima una foresta di pini marittimi, poi emerge improvvisamente sulle dune. Il panorama che si apre è unico: un mare di sabbia che ondeggia fino all’orizzonte, interrotto solo dal blu cobalto del Baltico. Durante la camminata, guide esperte raccontano delle comunità sepolte e mostrano i resti archeologici che emergono dalla sabbia. In alcuni punti, quando il vento scopre gli strati più antichi, si possono vedere frammenti di ceramica e utensili dei villaggi scomparsi.

Sentiero del Lago Łebsko – 8 km, 3 ore Questo percorso circonda il terzo lago d’acqua dolce più grande della Polonia. Il sentiero alterna zone umide, dove nidificano oltre 250 specie di uccelli, a foreste di betulle che in autunno si accendono di colori impossibili. Dal punto panoramico sulla Torre di Osservazione si abbraccia con lo sguardo tutto l’ecosistema del parco: laghi, torbiere, dune e mare in un unico colpo d’occhio che toglie il fiato. Qui, all’alba, è possibile avvistare le aquile di mare mentre pescano e le cicogne nere che costruiscono i loro nidi sui tronchi morti.

Percorso dei Fari Storici – 12 km, 4 ore Da Smołdziński Las a Czołpino, questo trekking costeggia la spiaggia selvaggia e raggiunge due fari che da secoli guidano i marinai del Baltico. Il faro di Czołpino, alto 25 metri, offre una vista panoramica che nelle giornate limpide spazia fino alle coste svedesi. Durante la camminata si incontrano bunker della Seconda Guerra Mondiale semi-sepolti nella sabbia, testimoni silenziosi della storia recente.

Sentiero delle Orchidee Rare – 6 km, 2,5 ore Nelle torbiere del parco crescono specie botaniche uniche, tra cui orchidee selvatiche e piante carnivore. Questo sentiero, percorribile solo con guide specializzate da maggio a luglio, attraversa ecosistemi palustri dove il tempo sembra essersi fermato all’era glaciale.

Oltre il trekking Sono numerose le attività che possono essere godute nel Parco Słowiński. Eccone alcune.
Osservazione degli uccelli migratori (maggio-settembre) Gli appassionati di birdwatching trovano qui un paradiso: tra maggio e settembre, le migrazioni trasformano i cieli in autostrade alate. Le cicogne nere, simbolo della Polonia selvaggia, nidificano nelle foreste circostanti.
Il parco è sulla rotta migratoria principale dell’Europa settentrionale. All’alba, dai capanni di osservazione sui laghi Łebsko e Gardno, si assiste a uno spettacolo naturale unico: migliaia di uccelli che attraversano il cielo in formazioni perfette. Le guide ornitologiche identificano specie rare come l’aquila di mare dalla coda bianca e la cicogna nera.

Navigazione sui laghi segreti Noleggiando un kayak a Kluki, si può esplorare il labirinto di canali che collegano i laghi Łebsko e Gardno. Pagaiando silenziosamente tra canneti e ninfee, si scoprono isolette dove nidificano specie protette e si possono raggiungere antichi cimiteri vichinghi nascosti nella vegetazione.

Safari fotografico notturno Durante le notti estive, guide specializzate organizzano escursioni notturne per fotografare la fauna selvatica. Con l’ausilio di attrezzature a infrarossi, si possono osservare cinghiali, cervi e volpi nel loro habitat naturale, mentre le dune sotto la luna piena sembrano un paesaggio alieno.

Raccolta dell’ambra baltica Dopo le tempeste estive, le spiagge del parco si trasformano in miniere a cielo aperto di ambra.

Dove dormire: alloggi che fanno la differenza Le opzioni di alloggio rispecchiano la doppia anima del Baltico polacco, sofisticata e selvaggia. A Sopot, gli hotel di lusso lungo la spiaggia offrono spa con vista mare e ristoranti stellati. A Łeba, invece, dominano i piccoli pensionati familiari e i campeggi immersi nella pineta e a ridossi del Parco Słowiński. Dormire in una delle casette di legno tra i pini, addormentandosi con il suono delle onde, è un’esperienza che riconcilia con la natura.
Ecco Alcune soluzioni per esplorare il Baltico Polacco e il Parco Słowiński.

Łeba Hotel & Spa – Il luxury sul Baltico Situato a soli cento metri dalla spiaggia sabbiosa di Łeba, questo hotel 3 stelle superior rappresenta il perfetto equilibrio tra comfort moderno e atmosfera baltica. Le suite con vista mare offrono panorami emozionanti sulle dune e il centro benessere con trattamenti all’ambra baltica è l’ideale dopo una giornata di trekking. Il ristorante propone una cucina raffinata basata sul pesce fresco del Baltico.

Zamek Nowęcin– In questo castello medievale circondato dalle foreste del parco nazionale e convertito in hotel boutique le camere sono arredate con mobili d’epoca e ogni suite ha una storia da raccontare. La torre panoramica offre viste spettacolari sui laghi e sulle dune, mentre il ristorante del castello propone cene a lume di candela con piatti della tradizione pomeriana.

Dune Resort Łeba – Situato in una zona protetta a 250 metri dal Parco Nazionale Słowiński, questo resort eco-friendly offre appartamenti e camere con vista sulle dune. La struttura è costruita interamente in legno locale e utilizza energie rinnovabili. Il resort è tra gli alloggi più vicini all’ingresso del parco, permettendo di raggiungere le dune con una passeggiata di dieci minuti attraverso la pineta. Il resort organizza escursioni guidate notturne per osservare le stelle nel cielo più buio della Polonia.

Pensjonat Angela Leba – Questa struttura a conduzione familiare offre l’autentica ospitalità polacca. Le camere sono semplici ma curate, con balconi che si affacciano sul giardino interno. La colazione include specialità locali come il pane nero di segale e le confetture di frutti di bosco. Angela, la proprietaria, è una guida naturalistica esperta e organizza escursioni private nel parco condividendo leggende e segreti tramandati di generazione in generazione.

Camp Classic Smołdziński Las – Situato a Smołdziński Las, questo campeggio glamping rappresenta l’opzione più autentica. Le tende safari e le casette di legno sono immerse nella foresta a due passi dalla spiaggia selvaggia. Il camping organizza falò serali dove si raccontano le leggende dei villaggi sepolti dalle dune.

Come raggiungere il Baltico polacco Dall’Italia, il modo migliore per arrivare in Polonia è in volo.  Una volta arrivati, il treno è un valido, ecologico ed economico mezzo di trasporto per spostarsi lungo la costa. Le connessioni sono frequenti e puntuali.
In particolare da Danzica i treni regionali portano a Łeba in circa due ore. E prima di prendere il treno per il Baltico, vale la pena perdersi tra i vicoli medievali della Città Vecchia di Danzica, Danzica, visitare i cantieri navali che hanno fatto la storia (qui nacque Solidarność) e assaggiare l’ambra liquida nelle distillerie di vodka locali.




Le Asturie, viaggio nella Spagna Celtica

Mentre tutti si dirigono verso la Costa del Sol o le Baleari, c’è una regione nel Nord della Spagna che racconta una storia diversa. Il Principato delle Asturie rappresentano “la Spagna che non ti aspetti”: parchi naturali, laghi turchesi, montagne superbe, coste frastagliate e lunghe spiagge di sabbia che ricordano più l’Irlanda e la Scozia che non la caliente Spagna. Non ci sono resort all-inclusive, non esistono spiagge privatizzate, non si trovano ristoranti per turisti. Qui il territorio detta ancora le regole: quando piove ci si rifugia nelle sidrerie, quando splende il sole si va in spiaggia o si sale in montagna, quando il mare è agitato si esplorano i borghi dell’interno. Ed è proprio qui che risiede il loro fascino.

Il richiamo della Spagna verde Tradizioni celtiche, pascoli verdissimi, boschi di pini e felci che arrivano fino a ridosso delle spiagge, turismo prevalentemente interno, ritmi lenti caratterizzano il Principato delle Asturie,  incastonata tra Galizia e Cantabria. D’estate, quando il resto della penisola iberica si arroventa, le Asturie mantengono temperature piacevoli, raramente superano i 25 gradi, e offrono quel fresco che solo l’Oceano Atlantico sa garantire. La morfologia del territorio spiega tutto: le montagne che si tuffano nel mare, creando un microcliima unico. I Picos de Europa, con le loro vette che toccano i 2.650 metri, fungono da barriera naturale contro i venti caldi del Sud, mentre l’Oceano Cantabrico mitiga le temperature estive. Il risultato è un paradosso geografico: essere in Spagna e sentirsi in Scozia.

Oviedo: il cuore culturale tra guglie e sidro Il capoluogo delle Asturie merita più di una visita di passaggio. Oviedo vanta un vivace centro storico che d’estate si anima di festival e concerti all’aperto. La Cattedrale del Salvador domina la piazza con la sua torre gotica asimmetrica e custodisce la Camera Santa, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1998, al cui interno si trova il Santo Sudario e altre reliquie che hanno reso la città  meta di pellegrinaggio per secoli. In origine era solamente una cappella, costruita come parte della Cattedrale e luogo di preghiera utilizzato dal re Alfonso II, trasformandosi poi nel custode delle più importanti reliquie cristiane di Spagna.

Non solo. Negli ultimi decenni Oviedo ha trasformato le sue strade in una galleria d’arte a cielo aperto dove convivono secoli di storia e provocazioni artistiche contemporanee. La grande Maternità di Botero, regina della Piazza della Escandalera, con i suoi oltre 800 chilogrammi di peso, tiene tra le braccia il bambino più paffuto che si possa concepire. L’artista colombiano ha lasciato in città anche altre testimonianze della sua poetica delle forme abbondanti: “Il Cavallo” si erge possente davanti alla Cattedrale, creando un dialogo surreale tra arte sacra e provocazione contemporanea. Oviedo non si ferma a Botero. Le sculture disseminate per il centro raccontano una città che non teme il confronto con l’arte: da Woody Allen immortalato in bronzo (omaggio al regista che girò qui “Vicky Cristina Barcelona”) alla statua della Regenta, protagonista del capolavoro letterario di Clarín ambientato proprio in questa città mascherata sotto il nome di Vetusta.

Ma Oviedo sa sorprendere anche oltre i monumenti. D’estate, i caffè di Calle Gascona si riempiono di locali che discutono di calcio davanti a un bicchiere di sidro. La tradizione vuole che il sidro venga versato dall’alto, in una tecnica chiamata “escanciado” che è stata dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, pura fisica applicata alla gastronomia. L’altezza della caduta ossigena la bevanda e ne esalta l’aroma. La Sidrería Tierra Astur nel quartiere di Gascona è un’istituzione. Qui l’escanciado  raggiunge livelli artistici: i camerieri versano il sidro da altezze impensabili senza mai perdere una goccia. Ma è il sidro stesso il protagonista: naturale, fresco, con quel retrogusto di mela che pulisce il palato e prepara al boccone successivo. Al di là del sidro,  la ristorazione ovetense ha superato da tempo il concetto di cucina regionale per diventare laboratorio di contaminazioni creative. Casa Fermín, storico ristorante della città, reinterpreta la tradizione asturiana con tecnica contemporanea: la loro fabada decostruita mantiene tutti i sapori dell’originale, ma li presenta in forme che sorprendono il palato. La Corte de Pelayo gioca con gli accostamenti mare-montagna tipici delle Asturie: il baccalà si accompagna al cabrales in preparazioni che sembrano impossibili ma risultano perfettamente equilibrate. L’ambiente, ricavato da un palazzetto medievale, aggiunge fascino storico all’esperienza culinaria.

L’ospitalità ovetense riflette il carattere della città: raffinata ma senza ostentazione, moderna ma rispettosa della tradizione. L’Hotel de la Reconquista, ricavato da un palazzo del XVIII secolo, mantiene l’eleganza dell’antico ospedale di pellegrini ma con comfort contemporanei. Le camere affacciate sul cortile interno offrono un silenzio prezioso nel cuore della città, mentre la hall con le sue volte a crociera racconta secoli di accoglienza. Per chi cerca lesperienza boutique, l’Ayre Hotel Oviedo combina design minimalista e materiali locali. Le camere sono un omaggio alla tradizione mineraria asturiana reinterpretata in chiave contemporanea: ardesia, legno di castagno e ferro battuto creano atmosfere che dialogano con il paesaggio circostante. Il Barceló Oviedo Cervantes, nel cuore pedonale della città, offre la comodità di muoversi a piedi tra monumenti e ristoranti. La terrazza panoramica regala tramonti sui Picos de Europa che valgono il prezzo del soggiorno.

 Nelle immediate vicinanze di Oviedo si trovano le Valli della Trubia, che prendono il nome dal fiume che le attraversa, perfette per escursioni estive tra Santo Adriano, Proaza, Teverga e Quirós. Questi borghi mantengono intatta l’architettura tradizionale asturiana, con i tipici hórreos (granai sopraelevati) che punteggiano il paesaggio.

Il periodo migliore per visitare Oviedo è a settembre per la festa del patrono, San Matteo, un evento che coinvolge l’intera comunità in una celebrazione che mescola sacro e profano, tradizione e modernità. Le strade del centro si riempiono di bancarelle, concerti improvvisati e sidrerie all’aperto, mentre i fuochi d’artificio illuminano la cattedrale in una scenografia che compete con i migliori spettacoli pirotecnici europei.

Gijón: dove l’arte incontra l’oceano Ricca di splendide spiagge e vedute del Mar Cantabrico, Gijón affascina con i suoi angoli magici, come la scultura Elogio dell’orizzonte realizzata da Eduardo Chillida. Questa monumentale opera d’arte, posizionata sulla collina di Santa Catalina, dialoga costantemente con il mare e il cielo, cambiando aspetto secondo le condizioni atmosferiche. D’estate, la Playa de San Lorenzo diventa il salotto della città. Tre chilometri di sabbia fine dove i gijonesi si ritrovano per la tradizionale passeggiata serale. Vale anche la pena passeggiare nell’antico quartiere dei pescatori, Cimavilla, nei giardini della Regina o nel porto turistico.

Ma Gijón nasconde un segreto: le Termas Romanas di Campo Valdés, scoperte casualmente durante lavori di costruzione negli anni ’60. D’estate, quando il caldo si fa sentire anche qui, queste testimonianze di duemila anni fa raccontano come i romani avessero già intuito le potenzialità climatiche della zona.

Avilés: il gioiello nascosto con firma brasiliana Situata su una ria, con il suo centro storico dalle case porticate, i suoi giardini e palazzi, Avilés è una piccola meraviglia. Dal 2011 il suo principale simbolo è il Centro culturale Niemeyer, l’ultima opera europea del maestro dell’architettura brasiliana Oscar Niemeyer.

Il contrasto è voluto e riuscito: il bianco candido del cemento armato di Niemeyer dialoga con le facciate medievali del centro storico. D’estate, il centro organizza festival di arte contemporanea che trasformano la città in un laboratorio culturale a cielo aperto. La ria di Avilés, inoltre, offre escursioni in kayak tra isolotti e canneti, un’esperienza che ricorda i fiordi norvegesi più che le coste spagnole.

Le spiagge di Llanes  Llanes è conosciuta soprattutto per le sue spiagge, pur vantando anche un incantevole centro storico, ricco di edifici medievali.  Playa de Toró, con le sue formazioni rocciose che emergono dall’acqua come sculture naturali, offre uno spettacolo che cambia con le maree. Playa de Barro, più selvaggia e meno frequentata, è il rifugio perfetto per chi cerca solitudine e contemplazione. Ma Llanes nasconde anche una curiosità geologica unica: la spettacolare spiaggia di Gulpiyuri, una spiaggia “impossibile” situata nell’entroterra, a cento metri dal mare e alimentata da un tunnel naturale scavato dalle acque nel corso dei millenni.

Covadonga, dove nacque la Reconquista Covadonga è il simbolo della nascita della Spagna cristiana, il punto geografico e simbolico dove, secondo la tradizione, nel 722 Pelagio delle Asturie sconfisse i musulmani dando inizio alla Reconquista. La leggenda narra che Pelagio, rifugiatosi nella grotta con un manipolo di guerrieri, invocò la protezione della Vergine Maria. Durante la battaglia, le frecce scagliate dai musulmani si voltarono contro di loro, mentre una slavina travolse il loro esercito. Realtà storica o costruzione mitologica? Gli storici dibattono da secoli, ma quello che conta è l’impatto che questo racconto ha avuto sull’immaginario collettivo spagnolo. Leggenda? Realtà? Poco importa. Quello che conta è l’emozione che si prova salendo verso il santuario, attraversando boschi di faggi e castagni che d’estate offrono un fresco naturale incomparabile.

La grotta stessa custodisce misteri che vanno oltre la battaglia del 722. L’acqua che sgorga dalle rocce e forma il laghetto ai piedi della cappella è considerata miracolosa dalla tradizione popolare. Le cronache medievali raccontano di guarigioni inspiegabili, di pellegrini che bevevano quest’acqua e tornavano a casa guariti da mali incurabili. La scienza moderna spiega che si tratta di acqua di sorgente particolarmente pura, filtrata attraverso rocce calcaree per secoli, ma la suggestione rimane intatta.

La basilica, costruita tra il 1877 e il 1901 in stile neo-romanico, si erge maestosa davanti alla grotta originaria. All’interno, la statua della Vergine di Covadonga, scolpita nel legno e rivestita d’oro, domina l’altare maggiore. Ma è nella piccola cappella scavata nella roccia che si percepisce davvero la sacralità del luogo: il rumore dell’acqua che gocciola, l’eco dei passi sui gradini consumati da milioni di pellegrini, l’odore di cera e incenso creano un’atmosfera che trascende le divisioni religiose.

I laghi di Covadonga, Enol ed Ercina, raggiungibili attraverso una strada serpeggiante che sale tra boschi di faggi secolari, completano il quadro mitologico del luogo. La leggenda vuole che questi specchi d’acqua siano le lacrime della Vergine per i caduti in battaglia, cristallizzate dall’eternità in due gioielli turchesi incastonati tra i pascoli alpini. D’estate, quando la neve si ritira dalle vette circostanti, i laghi riflettono un cielo che sembra più vicino, creando un paesaggio che ha ispirato poeti e mistici per secoli.

Tradizioni celtiche Le Asturie custodiscono un patrimonio culturale che affonda le radici nell’Europa celtica pre-romana come mostra la gaita (cornamusa asturiana), l’erede diretta degli strumenti celtici che accompagnavano i riti nelle foreste sacre e oggi è protagonista die festival folk che riempiono .
piazze e prati.
I castro (villaggi fortificati pre-romani) punteggiano ancora il territorio. Quello di Coaña, il meglio conservato, mostra case circolari in pietra che duemila anni fa ospitavano le tribù celtiche degli Astures. D’estate, quando la vegetazione è più rigogliosa, questi siti archeologici si trasformano in finestre aperte su un passato che parla ancora.

Sapori di terra, frutti di mare e sidro Il piatto più emblematico delle Asturie, la fabada, è uno stufato tradizionale che combina i fabes (fagioli) con salsicce come il chorizo e il sanguinaccio. Ma definirla semplicemente “zuppa di fagioli” sarebbe un insulto alla complessità gastronomica asturiana.

I fabes de la Granja, coltivati solo in alcune vallate, vengono raccolti freschi e la loro consistenza cremosa raggiunge la perfezione. Il compañu (la carne che accompagna i fagioli) include morcilla, chorizo e lacón, prodotti secondo ricette tramandate da generazioni.

Attraverso l’itinerario dei sapori del mare, si possono scoprire le attività e la vita delle località marittime delle Asturie. Tra le varie esperienze proposte, si può assistere a un’asta del pesce nel mercato, vedere come lavorano i coltivatori di ostriche, conoscere i frutti di mare del Mar Cantabrico in un vivaio. Il calendario gastronomico estivo è ricchissimo. Agosto porta la Festa del Bonito a Candás, dove il tonno alalunga viene preparato secondo la tradizione marinara. Settembre celebra il riccio di mare a Llanes, una prelibatezza che richiede coraggio e palato raffinato.

Particolarmente ricca anche la tradizione casearia con il Cabrales ritenuto la punta di diamante della regione. Questo formaggio blu, stagionato nelle grotte naturali dei Picos de Europa, raggiunge d’estate la sua massima espressione. L’umidità costante delle caverne e i microorganismi autoctoni creano venature blu-verdi che sono pura arte biologica. Ma esistono anche il Gamonéu, prodotto solo in due paesi e stagionato con il fumo di legno di faggio, e l’Afuega’l Pitu, dal nome impronunciabile che significa “affoga il pollo” per la sua consistenza cremosa.

Ma il vero protagonista rimane il sidro che non è dolce come quello francese né aspro come quello inglese: è secco, leggermente acido, con un retrogusto di mela che persiste. D’estate, le sidrerie aprono i loro cortili per degustazioni sotto gli alberi di melo.

Dove dormire: dall’agriturismo ai boutique hotel D’estate, quando le città si svuotano, i casali di campagna diventano rifugi perfetti. Casa Cayo, a Poo de Llanes, offre camere in una casa nobiliare del XVIII secolo con vista sui Picos de Europa. La colazione include sidro, tortas di mais e miele di castagno prodotto in loco. Hotel Rural Arpa de Hierba, nei pressi di Ribadesella, è ricavato da un antico monastero e mantiene il silenzio contemplativo dell’origine religiosa.

Per chi preferisce il mare, l’Hotel Villa Rosario a Ribadesella combina charme ottocentesco e comfort moderno. Le camere affacciate sulla ria offrono tramonti che competono con quelli delle Seychelles. Villa de Luarca, nell’omonimo borgo di pescatori, è un gioiello art déco che mantiene l’atmosfera dei primi del Novecento.

Chi cerca il lusso discreto può optare per il Parador de Cangas de Onís, ricavato dal monastero di San Pedro de Villanueva. I chiostri medievali sono diventati giardini dove si serve la colazione, mentre le celle monastiche si sono trasformate in suite con vista sui monti.




Vacanze Pet-Friendly in Italia

Il turismo pet-friendly è in ascesa. La decisione di organizzare le vacanze insieme al proprio amico a quattro zampe non è una semplice moda passeggera, ma una trasformazione culturale destinata a ridefinire il concetto di ospitalità e  il riflesso di cambiamenti strutturali nella società italiana. Con un’offerta che spazia dagli agriturismi toscani agli hotel di lusso delle Dolomiti, l’Italia si conferma destinazione d’eccellenza per chi viaggia con i propri animali domestici. La chiave del successo risiede nella capacità di trasformare la presenza dell’animale da “concessione” a “valore aggiunto”, creando esperienze che arricchiscono la vacanza di tutta la famiglia.
Anche per questo l’offerta pet-friendly ha superato la fase elementare dell’ “animale tollerato” per abbracciare un concetto di ospitalità dedicata. Le strutture più avanzate non si limitano ad accettare gli animali (con un costo che generalmente oscilla tra i dieci e i cinquanta euro a notte aggiuntivi o che prevede, in caso di case o appartamenti, una pulizia finale specifica), ma costruiscono attorno alla loro presenza un’esperienza dedicata che comprende servizi veterinari, aree di sgambamento attrezzate, menù e attività specifiche, dog-sitting professionale per momenti di relax individuale, spa treatment per animali, sessioni di pet-therapy in contesti turistici e servizi fotografici specializzati in ritratti vacanzieri con animali. Al contempo emergono app dedicate come DogWelcome e ZampaVacanza che geolocalizzano servizi pet-friendly, mentre sistemi gps per cani garantiscono sicurezza durante le escursioni.

Vacanze pet friendly
Foto trasmessa e su concessione di Aigo

Ecco alcune delle destinazioni più accoglienti del Belpaese.

Destinazione mare: il regno del turismo pet-friendly Le destinazioni marine rappresentano il segmento più sviluppato, solo sulla riviera Romagnola gli hotel pet friendly sfiorano quota mille.
Riccione con Riccione Pet ha addirittura lanciato un progetto turistico a tutto tondo, diventando così il primo marchio di destinazione pet oriented in Italia. Con Riccione Pet l’offerta turistica spazia dalle spiagge attrezzate con aree dedicate ai cani, ai ristoranti con menu pet-friendly, dal servizio veterinario h24 si  negozi specializzati in accessori per animali fino ai percorsi urbani e nell’entroterra romagnolo, tra colline e borghi medievali, pensati per goderne insieme agli amici a quattro zampe. Non mancano corsi di dog-dancing sulla spiaggia e aperitivi pet-friendly nei beach club specializzati

In Liguria le strutture che accettano animali, secondo i dati di TripAdvisor, toccano quota duemila.  La costa ligure offre un mix perfetto tra bellezze naturali, borghi marinari e servizi dedicati ai pet. Le passeggiate lungo la Via del Sale o sui percorsi selezionati pet friendly sono un must per chi porta con sé il proprio cane. Tra le strutture d’eccellenza si evidenziano l’Hotel Vis à Vis a Sestri Levante; l’Hotel Villa Anita a Santa Margherita Ligure, il Park Hotel Argento di Levanto, l’Hotel Villa Agnese di Sestri Levante e il Villaggio di Giuele a Finale Ligure.

La Puglia ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nel turismo pet-friendly del Sud Italia, con particolare eccellenza nel Gargano e nel Salento. TripAdvisor recensisce positivamente 3.528 alberghi che accettano cani nel Salento, dimostrando un’offerta capillare e di qualità. In evidenza anche case pet friendly come le tre case di Nardò, nel cuore del Salento barocco, che possono diventare una base  ideale di partenza per la scoperta del territorio e della costa (https://www.airbnb.it/rooms/5307280?viralityEntryPoint=1&s=76https://www.airbnb.it/rooms/801935668687651904?viralityEntryPoint=1&s=76https://www.airbnb.it/rooms/1210773624914999470?viralityEntryPoint=1&s=76).
Tra i resort spicca il Club degli Ulivi a Vieste, un villaggio turistico completamente pet-friendly con ristorante, piscina, spiaggia privata con telo mare dedicato, area agility, zona giochi, buffet colazione per cani, educatore cinofilo a disposizione, dog sitter  e dog walking guidate nel Parco Nazionale del Gargano, e nella sua parte più interna, nella Foresta Umbra, patrimonio Unesco dal 2017 quale parte del sito trasnazionale “Faggete primordiali dei carpazi e di altre regioni d’Europa”.
In particolare, sempre in Puglia il Torreserena Resort (Bluserena Hotels & Resorts ) ha inaugurato il programma “Happy Dog”, un insieme di servizi pensati per rendere il soggiorno degli animali domestici e dei loro proprietari ancora più confortevole e piacevole. Sin dal momento dell’arrivo, gli amici a quattro zampe ricevono un’accoglienza dedicata: un check-in riservato, con ciotole d’acqua fresca e una welcome box ricca di attenzioni. In camera, a disposizione degli ospiti pelosi, un giardino privato recintato e una poltroncina personale. Il parco giochi esclusivo, completamente recintato, consente ai cani di muoversi in libertà, socializzare e divertirsi in sicurezza e non mancano poi spazi ristorante dedicati, per condividere anche i momenti conviviali in compagnia del proprio cane. A completare l’offerta, su richiesta, servizi di dog sitting e assistenza veterinaria.

Vacanze pet friendly

Trentino-Alto Adige e Val d’Aosta a prova di pet   Trekking guidati, percorsi naturalistici e attività di dog-trekking rappresentano il cuore dell’offerta alpina, dove il pet è protagonista attivo dell’esperienza turistica.
In Trentino Alto Adige booking recensisce oltre settemila strutture pet friendly, per ogni budget e per ogni destinazione come il Lanerhof di San Lorenzo di Sebato in Val Pusteria , il Feldmessner di Riscone, a pochi minuti a piedi dagli impianti di risalita di Plan de Coroneso il Panoramahotel Huberhof d Maranza. I MyTime Hotels in Val di Fassa sono un luogo ideale per trascorrere le vacanze con il cane alla scoperta dei sentieri dolomitici. In Val Passiria il Quellenhof Luxury Resort, un paradiso sospeso sull’acqua e circondato dalle cime a una manciata di chilometri da Merano, accoglie gli amici a quattro zampe e offre servizi di dog sitting.

La Valle d’Aosta accoglie gli amici a quattro zampe con 512 alberghi che, secondo TripAdvisor, accettano cani offrendo esperienze alpine uniche che spaziano dalla possibilità di salire sugli impianti di risalita con il proprio cane per raggiungere insieme le cime, alle visite per villaggi alpini e castelli (con i giardini generalmente pet friendly), alle passeggiate nella natura.  In particolare Courmayeur è circondata da una rete di sentieri adatti a ogni livello di esperienza, perfetti per lunghe passeggiate o trekking più impegnativi con il proprio cane. Sia la Val Ferret che la Val Veny offrono sentieri accuratamente segnalati, come quello che conduce al Lago Chècrouit o ai rifugi Bonatti e Maison Vieille, e ampi spazi verdi dove gli animali possono correre e divertirsi in sicurezza. Oltre agli itinerari escursionistici, Courmayeur dispone di aree verdi dove i cani possono giocare in libertà e di impianti di risalita che consentono il trasporto degli animali, rendendo ancora più semplice esplorare le vette circostanti. Tra le migliori strutture pet-friendly, Auberge de la Maison accoglie gli animali di piccola taglia fino ai 15kg. A loro è dedicato il kit di benvenuto “Gli Amici di Ginepro” realizzato in collaborazione con il marchio di Poldo. Il 50% del supplemento richiesto viene devoluto in beneficenza al Canile Regionale della Valle d’Aosta. Su richiesta è disponibile anche il servizio pet-sitter.

 

In campagna con il proprio pet Gli agriturismi rappresentano forse il segmento più autentico dell’ospitalità pet-friendly italiana.
In Toscana L’Agriturismo Farina è immerso nella natura ed è il luogo ideale per il fedele amico, con ampi campi dove correre e giocare e assistenza veterinaria. Agriturismo Le Biricoccole offre accesso ad alcune Bau Beach come Cecina Mare a dieci minuti in auto e Marina di Bibbona a venti minuti, permettendo di unire campagna e mare in un’unica esperienza.
A Fonteverde (Italian Hospitality Collection), resort affacciato sulla Val d’Orcia, i cani possono perfino rilassarsi in una piscina termale dedicata pensata appositamente per loroimmersa nella natura. Inoltre per i quattro zampe ospiti nell’elegante Bagni di Pisa, storica dimora dei Lorena, a Grotta Giusti e al resort di Monsummano Terme famoso per il grande parco secolare (sempre Italian Hospitality Collection), ad attendere gli amici a quattro zampe c’è un kit completo, comprensivo di telo per letto, ciotola e tappetino.

Vacanze pet friendly
Foto trasmessa e su concessione di Aigo Carlino dog in the dog swimmingpool at Fonteverde Terme & Hotel – San Casciano dei Bagni

Città d’arte: Cultura Pet-Friendly)Anche le grandi città d’arte italiane stanno adattando la loro offerta al turismo pet-friendly e, una volta in città, da non perdere lo shopping nelle boutique dedicate e il tour fotografico urbano insieme con il proprio amico a quattro zampe. A Firenze e a Roma gli hotel di Lungarno Collection mettono a disposizione una “lussuosa cuccia”, ciotole e croccantini con un supplemento di 50 euro per tutto il soggiorno e offre servizi di dog sitting. Nella capitale il St. Regis (Marriott Bonvoy) dedica ai cani un trattamento d’eccezione: gli ospiti pelosi ricevono amenity personalizzate ispirate alla Lupa Romana, simbolo della Città Eterna. Le illustrazioni, firmate dal celebre artista Gianluca Biscalchin, decorano cuccia, giocattoli e ciotole, che vengono regalati a fine soggiorno come ricordo esclusivo.

A Milano Casa Brera,a Luxury Collection Hotel (Marriott Bonvoy) accoglie gli ospiti a quattro zampe con un kit pet friendly che include una comoda cuccia, una ciotola per acqua e cibo e un gioco.

Venezia presenta sfide logistiche particolari, ma offre esperienze uniche e il trasporto gratuito sui vaporetti Actv dei cani al guinzaglio e di altri animali di piccola taglia in trasportinoQui il JW Marriott Venice Resort & Spa situato su un’isola privata immersa nella laguna, offre un contesto ideale per i pet: ampi spazi verdi, un uliveto dove rilassarsi all’ombra e sentieri da esplorare. In camera, è previsto un kit completo che include cuccia firmata JW Marriott, giochi, cibo, ciotole e articoli per l’igiene, per fare sentire il pet come a casa.

Vacanze pet friendly
Foto trasmessa e su concessione di Aigo

 

La rivoluzione culinaria pet-friendly – menu gourmet per quattro zampe La ristorazione pet-friendly ha superato la semplice “ciotola d’acqua” per abbracciare una filosofia culinaria dedicata. Numerosi ristoranti e hotel propongono menù specifici per cani e gatti, preparati con ingredienti di qualità e supervisionati da veterinari nutrizionisti.
Le strutture alberghiere si stanno attrezzando con offerte adeguate come l’Hotel Principe a Rimini che offre menù degustazione per cani, i “Bau Menù”, cucinati dallo chef e a colazione mette a disposizione gratuitamente un “Bau Buffet”. Anche il Villaggio Club degli Ulivi di Vieste propone Dog Menù, in collaborazione con un dog chef, pensati appositamente per gli amici a quattro zampe.
In città invece sorgono ristoranti specializzati: a Milano, Bau Bar rappresenta il primo cocktail bar completamente pet-friendly d’Italia, mentre a Roma, il Fiuto Restaurant a Pont Milvio offre menù paralleli per proprietari e animali. In Riviera Romagnola, numerosi beach club hanno introdotto “aperitivi a quattro zampe” con stuzzichini pet-friendly.

Vacanze pet friendly
Foto trasmessa e su concessione di Aigo
St Regis- Roma