1

Grazzano Visconti: il sogno di un duca

A un’ora circa da Milano, in Val Nure, Grazzano Visconti sarebbe un perfetto villaggio medievale se non fosse che è stato voluto, costruito, interpretato e reinventato a inizi Novecento da Giuseppe Visconti di Modrone attorno a un castello antico e alla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, risalente al XIII secolo e ristrutturata nel XVII.. La sua storia è un caso unico in Italia. La sua bellezza risiede proprio in questa sua particolarità: è un’opera d’arte totale, un esperimento sociale e artistico. Anche per questo una gita a Grazzano Visconti è perfetta per una domenica autunnale. Ancora di più se in occasione della mostra mercato vivaistica Verde Grazzano che apre le porte dei giardini del castello ai visitatori.

Gita a Grazzano Visconti
Una gita domenicale perfetta è Grazzano Visconti.
Foto: Cinzia

L’eredità dei Visconti Il nome del borgo deriva dal maniero che ne costituisce il fulcro, il Castello di Grazzano, le cui origini risalgono al XIII secolo. L’edificio fu costruito per volere di Giovanni Anguissola e passò ai Visconti di Modrone nel 1395, quando Giovanni Galeazzo Visconti, duca di Milano, ne concesse la signoria a Giovanni Anguissola. I Visconti, una delle famiglie più influenti del Medioevo e del Rinascimento italiano, hanno una storia che si intreccia con quella di questo territorio.
La famiglia Visconti di Modrone è un ramo cadetto dei Visconti che, pur non avendo tenuto il potere politico di Milano, ha mantenuto un’importante influenza sociale ed economica. È proprio da questo ramo che discende il duca Giuseppe Visconti di Modrone, che ereditò il castello e i terreni circostanti nel 1883 e decise di creare un centro di produzione artistica e artigianale. La sua visione non si limitava al restauro del castello, ma voleva dar vita a un intero borgo che rappresentasse la sua idea di Medioevo, ovvero l’epoca in cui la famiglia Visconti dominava in Lombardia e, allo stesso tempo, l’epoca d’oro (almeno nell’immaginario di inizi Novecento) per l’artigianato, in contrapposizione con l’industrializzazione di massa. Il duca non si limitò a restaurare il castello, ma diede vita a un vero e proprio laboratorio di artigianato. L’obiettivo era non solo ricostruire l’architettura, ma anche far rivivere le arti e i mestieri tradizionali. Il progetto coinvolse architetti, artigiani, scultori, e falegnami, che lavorarono per anni per ricostruire facciate, porticati, torri e piazze. Il risultato fu un borgo in stile neogotico e neorinascimentale, che riflette l’idea romantica che si aveva del Medioevo all’inizio del Novecento.
Pur non essendoci prove di un preesistente “borgo medievale” attorno al castello, il duca scelse di crearne uno, basandosi su documenti, studi e, in larga parte, sulla sua immaginazione. Il progetto, per l’epoca, era avanguardistico e non convenzionale, un vero e proprio atto di mecenatismo artistico e sociale. Per dare vita alla sua visione, il duca si avvalse di una figura chiave: l’architetto Alfredo Campanini, che aveva già lavorato al restauro di altri edifici storici. Campanini, un esperto di architettura medievale, progettò il borgo attingendo a stili e elementi architettonici tipici del XIV secolo, come le mura merlate, i portici e le case in mattoni. Il progetto non fu un’imitazione fedele, ma un’interpretazione romantica del Medioevo, che combinava rigore storico con un tocco di fantasia.

L’architettura di Grazzano Visconti L’architettura di Grazzano Visconti è un punto di interesse perché rappresenta un’interpretazione storica piuttosto che una conservazione. Le strade, le case, i cortili e le piazze sono stati progettati per assomigliare a quelli di un borgo medievale, ma con la consapevolezza di essere un’opera moderna. Gli edifici sono realizzati in mattoni a vista, pietra e legno, con finestre a sesto acuto, bifore e trifore, balconi in legno e tetti spioventi. Un elemento chiave è la piazza principale, Piazza del Biscione, con il suo pozzo in pietra e le botteghe che la circondano. Le decorazioni in ferro battuto, opera di maestri artigiani, sono visibili in ogni angolo. Le statue che ornano fontane e giardini sono state scolpite in loco, replicando lo stile scultoreo dell’epoca. Non si tratta di originali medievali, ma di fedeli riproduzioni, realizzate con le stesse tecniche.

Il Castello di Grazzano è il cuore di questo complesso. Pur essendo un’opera di restauro e ricostruzione, conserva al suo interno arredi d’epoca e opere d’arte che raccontano la storia della famiglia Visconti. Attualmente è la residenza privata della famiglia e l’accesso è limitato, ma i visitatori possono ammirare la sua imponente struttura esterna. I suoi giardini, disegnati in stile all’italiana, sono un’altra attrazione che combina l’ordine e la simmetria del Rinascimento con la bellezza naturale del luogo.

Gli artigiani nel progetto di costruzione di Grazzano Visconti Il progetto di Giuseppe Visconti non era solo estetico, ma anche sociale. Il suo progetto fu un atto di mecenatismo e un tentativo di riportare in vita un’idea di bellezza e di artigianato che andava scomparendo con l’avvento dell’industrializzazione. Il duca voleva creare un’economia locale basata sull’artigianato, offrendo lavoro agli abitanti del borgo. Fondò diverse botteghe, dove si lavorava il ferro battuto, la ceramica, la falegnameria, il cuoio e il vetro. Queste botteghe erano scuole e laboratori al tempo stesso, dove si tramandavano i saperi e le tecniche antiche. Oggi, molte di queste botteghe sono ancora attive, e i visitatori possono osservare gli artigiani al lavoro. La produzione di oggetti in ferro battuto, in particolare, è una delle attività principali. Cancelli, lampioni, insegne e decorazioni sono realizzati con tecniche tradizionali. La ceramica e la pittura su tela sono altre forme d’arte che si possono trovare nelle gallerie e nei laboratori del borgo. Acquistare un oggetto a Grazzano Visconti significa sostenere una tradizione che, nonostante la ricostruzione, ha radici profonde.

A Grazzano Visconti per Verde Grazzano
Una gita domenicale perfetta è Grazzano Visconti.
Foto: Cinzia

Verde Grazzano Il 27 e 28 settembre c’è una ragione in più per una gita a Grazzano Visconti: Verde Grazzano, il festival botanico che ogni anno anima lo splendido Parco del Castello di Grazzano Visconti in provincia di Piacenza con incontri con i protagonisti della botanica e del garden design. Il pubblico può infatti partecipare a oltre quindici attività tra workshop, passeggiate tematiche, laboratori per adulti e bambini, esperienze artistiche e appuntamenti speciali.  I visitatori potranno apprendere segreti e consigli preziosi direttamente da alcuni dei più apprezzati vivaisti italiani: Oscar Tintori Vivai con un focus sulla coltivazione degli agrumi in vaso, e Rose Barni con un percorso pratico per avere rose sempre in fiore. Silvia Bellini, fondatrice del vivaio Hoya Mia, guida alla scoperta dei “fiori di cera”, affiancata da Agostina Righi, autrice del primo manuale italiano sulle Hoya. Grande spazio all’artigianato botanico, con corsi unici nel loro genere. Il maestro Salvatore Liporace tiene un laboratorio intensivo dedicato all’arte del bonsai, mentre Ettore Gastini conduce un’immersione nella cesteria tradizionale, per realizzare con le proprie mani un cesto unico. Per chi ama lavorare la materia, due appuntamenti imperdibili: la modellazione dell’argilla con la tecnica del colombino, a cura di La Terra della Torre, e il laboratorio di estrazione dei pigmenti naturali, ispirato alle antiche tecniche dei succhi d’erba. Da non perdere anche la tessitura botanica, per creare arazzi profumati intrecciando filati e piante. Verde Grazzano è anche scoperta e contemplazione. Due suggestive passeggiate tematiche – “I fiori svelano e gli alberi raccontano” e “Oltre la siepe” – esplorerano il giardino come luogo di simboli, miti e narrazioni segrete. Tra gli appuntamenti più attesi, la visita guidata con il garden designer Carlo Contesso, che accompagna il pubblico alla scoperta dello stile eclettico del Parco del Castello, tra geometrie italiane, romanticismo inglese ed esotismi orientali. Adriana Basso, acquerellista botanica di fama internazionale, è infine protagonista di due appuntamenti: una dimostrazione dal vivo di pittura botanica e un minicorso di acquerello aperto a tutti gli adulti curiosi. Per chi ama i sapori autentici, imperdibile la degustazione dell’amaro In Herbis Salus, realizzato con oltre 30 erbe aromatiche, un’esperienza che unisce tradizione, natura e gusto autentico.

 

 




Salisburgo a tutto jazz

Il vento autunnale soffia tra le strade di Salisburgo, portando con sé le prime note del “Jazz and the City”, il Festival che, dal 24 al 26 ottobre, con  120 artisti attesi in venti location, trasforma la città di Mozart e della famiglia Von Trapp di “Tutti insieme appassionatamente” in un palcoscenico a cielo aperto. L’assenza di un unico luogo di spettacolo e l’ingresso libero sono elementi che invitano a un percorso di scoperta, dove la musica si fonde con l’ambiente circostante, rivelando aspetti e angoli nascosti di Salisburgo.

Il Festival “Jazz and the City” è un Festival che si basa sull’idea di concerti gratuiti distribuiti in luoghi non convenzionali e angoli insospettati: chiese barocche, cortili storici, gallerie d’arte, persino negozi e ristoranti diventano palcoscenici improvvisati. Il programma del “Jazz and the City” è un mosaico di concerti distribuiti in circa 25 luoghi diversi di Salisburgo. La formula è quella di concerti brevi, di circa 45 minuti, che si alternano tra le 18:00 e la mezzanotte. Questo permette al pubblico di muoversi da un luogo all’altro, componendo il proprio itinerario musicale L’ingresso libero è una scelta precisa, pensata per abbattere le barriere e rendere la musica accessibile a tutti, invitando le persone a passeggiare per le strade, a scoprire nuovi spazi e a lasciarsi sorprendere dalle performance.
Il programma del “Jazz and the City” è una vetrina di artisti internazionali e talenti emergenti.

La distribuzione dei concerti è tematica e geografica:

  • Venerdì, 24 ottobre: Il Ritorno alle Radici. La serata si concentra sul jazz più tradizionale e sulle sue derivazioni. Le esibizioni si svolgono principalmente nelle chiese del centro storico, come la Kollegienkirche (Chiesa dei Gesuiti) e l’Aula della Università di Salisburgo. Qui, la risonanza acustica e il contesto barocco esaltano le note di ensemble acustici. Il programma prevede esibizioni di quartetti vocali e formazioni strumentali che esplorano il blues e lo swing. Il trio “Thelonious Monk Legacy” si esibirà nella Kollegienkirche, riproponendo i brani del pianista, mentre il coro a cappella “Vocal Jazz Project” terrà una performance nell’Aula Universitaria.
  • Sabato, 25 ottobre: Sperimentazione e Fusioni. Il secondo giorno è dedicato a sonorità più contemporanee e alle contaminazioni. I palcoscenici sono allestiti in luoghi meno convenzionali: la galleria d’arte del Museum der Moderne sul Mönchsberg, il cortile interno del Felsenreitschule (la scuola di equitazione di roccia), e vari bar e ristoranti della città vecchia. L’esibizione del gruppo di jazz-rock “Elephant9” è prevista al Museum der Moderne, un luogo che offre un panorama serale sulla città e crea un contrasto tra l’arte moderna e la musica. Successivamente, il duo di musica elettronica “Synthsoul” si esibisce nel cortile del Felsenreitschule, sfruttando la particolare acustica.
  • Domenica, 26 ottobre: Grand Finale e Jam Sessions. La giornata conclusiva vede un mix di generi e si conclude con sessioni improvvisate. La Residenzplatz ospita un palco all’aperto per un concerto più grande, mentre diversi locali più piccoli, come il Jazzit Musik Club, rimangono aperti fino a tarda notte per le jam session, dove artisti del festival e musicisti locali si incontrano per suonare insieme. Tra le esibizioni principali è attesa quella del pianista Brad Mehldau sul palco di Residenzplatz dove presenta il suo repertorio che fonde jazz, rock e pop.

L’esperienza del festival è completata dai “Jazz & Dine”, cene a tema che combinano un pasto in un ristorante storico con esibizioni di musicisti jazz, e dai “late-night sessions”, dove la musica continua in un’atmosfera più intima.

Salisburgo anche d'autunno
A Salisburgo per il Festival Jazz & The City
Blick auf die Festung Hohensalzburg und der Altstadt.
Immagine trasmessa e su concessione di Austria Tourism

Non solo Jazz a Salisburgo  Il “Jazz and the City” è l’occasione per vivere Salisburgo in una veste diversa. Al di là dei concerti, Salisburgo ha un patrimonio culturale e artistico che la rende la città austriaca una meta ideale per un week end lungo d’autunno. La fortezza di Hohensalzburg, che domina la città dall’alto del Mönchsberg, è un punto di partenza perfetto per iniziare a esplorare la città. Costruita nel 1077, è una delle fortezze medievali più grandi e meglio conservate d’Europa. La salita con la funicolare permette di godere di una vista panoramica che spazia sui tetti della città e sul fiume Salzach, mentre all’interno  si visitano le “sale dei Principi” con i soffitti in legno intagliato, il museo della fortezza che racconta la storia militare, e il museo delle marionette. Il panorama dal balcone panoramico offre una vista a 360° sulla città e le Alpivale da solo la visita.

La città vecchia, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è un labirinto di vicoli lastricati e piazze storiche. La Getreidegasse, con le sue insegne in ferro battuto, è una via iconica che ospita la casa natale di Mozart. Qui si può visitare il museo dedicato al compositore e ammirare strumenti, partiture e oggetti personali. La Residenzplatz e la Domplatz,  sono il cuore della città vecchia. Residenzplatz ospita la Residenz, l’ex palazzo dei principi arcivescovi al cui l suo interno si possono ammirare sale sfarzose, dipinti e la Residenzgalerie, una galleria d’arte con opere europee dal XVI al XIX secolo. Domplatz, invece, è dominata dalla Cattedrale di Salisburgo, un imponente edificio barocco sormontato da una cupola affrescata.

Il Mirabellgarten invece è un giardino barocco con fontane e sculture, ideale per una passeggiata rilassante e per ripercorre alcuni dei luoghi in cui è stato girato “Tutti insieme appassionatamente” (The Sound of Music). A pochi chilometri dal centro, accessibile in bus, il Palazzo di Hellbrunn è famoso per le sue sue fontane (Wasserspiele), un sistema di scherzi d’acqua e automi azionati dall’acqua, ideati dal principe arcivescovo Markus Sittikus per intrattenere gli ospiti. Un luogo dove l’umorismo e l’ingegneria del Seicento si incontrano. Per un’escursione più impegnativa, il Gaisberg, una montagna che si erge a est della città, è accessibile sia a piedi che in bus. Dalla sua cima, la vista si estende sulle Alpi e sulla valle del Salzach.

 




Weekend sul Lago Maggiore. Anche a fine estate

Il Lago Maggiore è uno specchio d’acqua che abbraccia Italia e Svizzera e custodisce tesori di fama mondiale e paesaggi indimenticabili. Dalle rocche medievali ai giardini botanici delle Isole Borromee, ogni angolo racconta una storia diversa. Le eleganti cittadine che punteggiano le sue rive offrono un perfetto equilibrio tra cultura e relax, tradizione e raffinatezza culinaria. Qui secoli di storia prendono forma in castelli, ville e giardini di rara bellezza, rendendo il Lago Maggiore una meta ideale anche per un week end anche di fine estate.

Il viaggio inizia a Sesto Calende, antica porta meridionale del Lago Maggiore dove il fiume Ticino incontra le acque lacustri. L’Abbazia di San Donato accoglie i visitatori con i suoi preziosi affreschi romanici dell’XI secolo, mentre il Museo Civico Archeologico svela i segreti della Cultura di Golasecca, una delle più antiche civiltà padane dell’Età del Ferro. Per una pausa rigenerante, una passeggiata sul lungolago fino al Ristorante del Lido è in grado di appagare tutti i sensi.
Proseguendo verso nord, Angera sorprende con la sua imponente Rocca Borromea, uno dei castelli medievali meglio conservati d’Italia. Oltre agli splendidi affreschi della Sala di Giustizia, la Rocca di Angera ospita il sorprendente Museo della Bambola e del Giocattolo, mentre dalle sue torri si gode una vista panoramica che abbraccia tutto il lago fino alle Alpi. La giornata sul Lago Maggiore  si conclude in bellezza a Ranco, dove il  Ristorante Il Sole, tempio della cucina lacustre, guidato dalla famiglia Brovelli, propone piatti ricercati in una location da sogno: una terrazza panoramica dove il lago e le montagne diventano il sipario perfetto per una cena stellata.

Il tour del Lago Maggiore può proseguire con una tappa a Stresa da cui ci si può imbarcare per le tre Isole Borromee, dove un’intera giornata trascorre fin troppo velocemente tra gioielli architettonici e botanici di fama mondiale. All’Isola Bella si visita  il palazzo barocco dei Borromeo e i suoi giardini all’italiana a terrazze, un capolavoro di scenografia paesaggistica. All’Isola Madre si passeggia nel più grande giardino botanico del lago, dove pavoni, fagiani e pappagalli vivono liberi tra piante esotiche secolari. Mentre l’Isola dei Pescatori,  l’unica abitata tutto l’anno, è il posto perfetto per scovare, passeggiando locali e case di pescatori, la trattoria migliore dove fermarsi per assaporare il pesce di lago

Un week end lungo sul Lago Maggiore non può non prevedere una sosta a Verbania dove visitare i Giardini Botanici di Villa Taranto, considerati tra i più spettacolari d’Europa. In 16 ettari si susseguono oltre mille specie vegetali non autoctone, dalle ninfee giganti agli aceri giapponesi, in un tripudio di colori e profumi che cambia con le stagioni. Prima di tornare alla routine quotidiana, vale la pena fermarsi Ristorante La Rampolina di Campino, una terrazza panoramica sospesa sulle acque del Golfo Borromeo dove la cucina moderna dello chef valorizza i prodotti del territorio.




Gli appuntamenti da non perdere: Milano Beauty Week 2025

Ormai ci siamo quasi, mancano 10 giorni esatti all’avvio della Milano Beauty Week 2025, che quest’anno si terrà dal 17 al 21 settembre.  Per chi ancora non lo sapesse, MBW è la settimana dedicata alla cultura della bellezza e del benessere. Nata su iniziativa di Cosmetica Italia in collaborazione con Cosmoprof ed Esxence, è un progetto ideato per promuovere il valore sociale, scientifico ed economico del cosmetico e mettere in luce le peculiarità della filiera cosmetica italiana.

Milano Beauty Week si pone inoltre l’obiettivo di affermare il cosmetico come bene indispensabile per il benessere e l’autostima di ognuno, in tutte le età della vita, e creare maggiore consapevolezza rispetto all’essenzialità di questi prodotti che ci accompagnano quotidianamente nei gesti legati all’igiene, alla cura di sé, alla prevenzione e alla protezione.

Imprenditori, operatori ed esperti del settore, appassionati di beauty, professionisti dell’estetica e dell’acconciatura, cittadini e visitatori sono i protagonisti di questa settimana dedicata alla cultura della bellezza e del benessere, un appuntamento che in soli 4 anni dalla sua prima edizione è diventata un’attesa ricorrenza annuale.

Il palinsesto di MBW propone un ricco programma di attività, anche esperienziali, che animano non solo gli hub principali della manifestazione, ma anche le vie, le piazze, gli spazi commerciali, i luoghi d’arte e di cultura del capoluogo lombardo. Gli eventi sono declinati nei temi-guida innovazione, sostenibilità, inclusione ed emozione. Insomma, un calendario ricco di appuntamenti gratuiti e aperti a tutta la cittadinanza – prenotabili esclusivamente tramite l’app ufficiale di Milano Beauty Week.

Ma il programma quest’anno si arricchisce ulteriormente, portando nuove esperienze rispetto agli anni precedenti. Il cuore della manifestazione, con beauty corner, talk, masterclass e mostre, batterà in tre hub principali: Palazzo Giureconsulti, Palazzo Castiglioni e, per la prima volta, Palazzo Bovara. La narrazione della bellezza e del benessere si diffonderà anche in altre aree della città con i Beauty Cube, i Beauty Tram, la Beauty Saturday Night e attraverso tour e passeggiate olfattivi. Inoltre, Milano accoglierà la settima arte con la proiezione del cortometraggio “Via Bellezza 11” inedito ideato da OffiCine-IED in collaborazione con Cosmetica Italia, mentre la serata conclusiva della manifestazione sarà celebrata sul prestigioso palcoscenico del Teatro alla Scala: qui, per la prima volta, saranno svelati i vincitori del Premio Accademia del Profumo 2025 e, al termine della premiazione, gli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala omaggeranno il pubblico partecipante con lo spettacolo “Gesti di Bellezza”. Infine, diversi comuni italiani, tra cui Crema, Lodi, Firenze e Venezia, aderiranno alla manifestazione con degli spin-off della Milano Beauty Week ricchi di eventi paralleli e iniziative diffuse che valorizzeranno il proprio legame con il mondo della cosmetica e con il capoluogo lombardo.

Trovate tutte le informazioni sugli eventi, le aziende aderenti e su come partecipare al sito https://www.milanobeautyweek.it/it/




L’autunno segreto di Budapest

Budapest è una città che si svela a chi sa attendere. Il vero volto della capitale ungherese emerge con discrezione quando le masse turistiche estive si diradano e l’aria si fa più frizzante. È in autunno che Budapest  rivela il suo lato più autentico e sorprendentemente accessibile.
In autunno ci si rifugia ancora più volentieri nei caffè storici della capitale ungherese come il raffinato Café Gerbeaud, dove il tempo sembra rallentare tra dolci della tradizione e arrendi antichi. I piatti tradizionali, ricchi e sostanziosi come Gulyásleves, la zuppa di carne e verdure, tornano protagonisti con la fin dell’estate, mentre i mercati coperti, come il Grande Mercato Coperto (Nagy Vásárcsarnok), sono un trionfo di colori e profumi. Qui si possono assaggiare, con pochi euro, specialità come il Lángos (una focaccia fritta guarnita con panna acida e formaggio) o il dolce tradizionale Kürtőskalács. E per la serata i “ruin bars” (romkocsma) del Distretto Ebraico, come lo Szimpla Kert, non perdono il loro fascino.

Il colore dell’autunno sul Danubio

Il primo, impalpabile motivo per visitare Budapest in autunno è l’atmosfera. I viali alberati di Andrássy út, una volta percorsi da nobili e artisti, si tingono di sfumature calde, dal giallo ocra al rosso mattone. Il Danubio, che divide Buda e Pest, riflette un cielo spesso terso e i palazzi si accendono al tramonto di una luce ambrata. A differenza della vivace estate, l’autunno offre un ritmo più contemplativo. È il momento perfetto per una passeggiata lungo la sponda di Pest, dal Parlamento fino al Ponte delle Catene, osservando i locali che tornano alle loro abitudini quotidiane, lontani dal trambusto estivo. Lungo le rive del Danubio poi le aree attrezzate per picnic e barbecue permettono di godersi in compagnia gli ultimi raggi di sole.
Una mini crociera sul Danubio permette poi di ammirare la città con un’atmosfera e una luce ancora più suggestiva in autunno. Per una serata perfetta si può poi decidere di cenare a bordo, magari con accompagnamento musicale.

Budapest in autunno
Immagine trasmessa e su concessine di Visit Hungary tramite hopscotch

Oltre i “must-see”

Il Parlamento, il Castello di Buda, magari includendo una visita al suo un labirinto sotterraneo, il Budavári Labirintus, protagonista di miti e leggende, il Museo di Belle Belle Arti con opere di El Greco, Goya e Rembrandt, il Bastione dei Pescatori e Piazza degli Eroi dove si celebrano i mille anni della conquista magiara e la resistenza ungherese contro il regime sovietico del 23 ottobre 1956, sono punti fermi di ogni itinerario. Così come una pausa rigenerante alle Terme Széchenyi (ingresso circa 25 euro) celebri per le eleganti architetture neobarocche. Immergersi nelle piscine esterne di acqua calda nell’aria frizzantina autunnale è un vero piacere sensoriale. E

Ma il vero fascino di Budapest in autunno sta nei luoghi meno battuti.

A iniziare dal Parco della Statua (Memento Park), un parco situato a circa dieci chilometri dal centro dove sono raccolte le statue e i monumenti dell’era comunista ungherese rimossi da Budapest dopo il 1989. È una testimonianza tangibile di un passato non troppo lontano e un viaggio nella memoria collettiva. L’ingresso costa circa sette euro.

A rivelarsi inaspettatamente interessante è anche Cimitero di Kerepesi (Fiumei Úti Sírkert), un museo monumentale dove riposano figure chiave della storia, come Lajos Kossuth e Endre Ady, e le tombe, in stile Art Nouveau e neogotico, sono vere opere d’arte. L’autunno, con le sue foglie cadute e i viali silenziosi, esalta la malinconia e la solennità del luogo. Un luogo di pace e riflessione storica con ingresso gratuito.

Per una pausa nel verde l’Isola Margherita (Margit-sziget) è perfetta. L’isola, situata nel mezzo del Danubio, tra il Ponte Margherita e il Ponte Árpád, è pedonale, facilmente accessibile (a piedi, in autobus con la linea 26 che la percorre tutta o in tram, linee 4 e 6, che si ferma alla fermata del Ponte Margherita) e lunga circa 2,5 km. Se in estate l’isola è un luogo di ritrovo per godere del fresco, in autunno rivela il suo lato più romantico con gli alberi secolari che si tingono di sfumature dorate, arancioni e rosse, creando un paesaggio fiabesco. Ci si può fermare alla Fontana Musicale, all’ingresso Sud, per ammirare lo spettacolo di giochi d’acqua, luci e musica; esplorare le rovine di un convento dominicano dove visse la principessa Margherita d’Ungheria (a cui l’isola deve il nome), che si fece monaca nel XIII secolo, visitare il piccolo zoo con daini, pavoni e anatre e scoprire, nella parte settentrionale dell’isola, il Giardino Giapponeseun piccolo angolo di tranquillità con laghetti, cascate artificiali, ninfee e piante nane. È un luogo perfetto per meditare o semplicemente per godere della natura.

Uscendo per una manciata di chilometri da Budapest (ma raggiungibile anche con il treno suburbano HÉV, linea H8) infine il Palazzo Reale di Gödöllő si rivela particolarmente romantico in autunno. La visita guidata costa circa dieci euro e permette di scoprire dettagli sulla vita di Sissi e Francesco Giuseppe, oltre a offrire uno spaccato della storia dell’Impero Asburgico.

 




Pensieri stupendi a Modena

Pensieri stupendi a Modena, ma anche a Carpi e a Sassuolo, dove dal 19 al 21 settembre va in scena la 25° edizione del festivalfilosofia  dedicato quest’anno alla Paideia, parola greca che rinvia all’educazione e alla formazione dell’uomo.  Più di cinquanta lezioni magistrali di protagonisti della scena culturale italiana e internazionale, oltre a mostre e installazioni, spettacoli dal vivo e concerti, giochi e laboratori, film e cene filosofiche con menù dedicati nelle tante osterie del territorio, per una tre giorni di Festival che, per l’occasione, cambia il volto di Modena, Carpi e Sassuolo con piazze, cortili, centri storici e siti monumentali che divengono spazi aperti, comuni e diffusi di formazione e di conversazione grazie agli oltre duecento eventi gratuiti. Il festivalfilosofia permette quindi di esplorare i grandi interrogativi esistenziali, allenare il pensiero critico e creativo, riappropriarsi dei luoghi comuni con uno sguardo nuovo e riscoprire il piacere del dialogo autentico, ed è una occasione di viaggio ideale per scoprire Modena, capitale del Ducato d’Este, e i suoi dintorni, un territorio ricco di storia, tradizioni ed eccellenze.

Festivalfilosofia a Modena
Foto: Cinzia

Tra una presentazione e un evento si passeggia tra le dimore storiche delle tre città del Festival: Palazzo Ducale di Modena (sede dell’Accademia Militare); il Palazzo Pio di Carpi che ospita i musei del borgo e il Palazzo Ducale di Sassuolo luogo di “delizia” della famiglia d’Este dotato persino di una pescheria, il cosiddetto “Fontanazzo”; si visita la millenaria Abbazia di Nonantola nell’omonima frazione a nordest del capoluogo; ci si perde nei borghi medievali dei dintorni come la vicina Castelvetro; si esplorano le colline dei dintorni punteggiate da rocche come il Castello di Levizzano Rangone,  quello di Montegibbio, la Rocca di Vignola e il vicino Palazzo Contrari-Boncompagni dove ammirare la scala a chiocciola progettata da Jacopo Barozzi.

L’attenzione a Modena non può che convergere sulla Cattedrale progettata dall’architetto Lanfranco nell’XI secolo che, insieme a Piazza Grande e alla torre pendente Ghirlandina, è stata dichiarata Patrimonio Unesco nel 1997.  Da non perdere i bassorilievi di Wiligelmo sulla facciata che narrano storie bibliche, di santi, cicli delle stagioni, miti e favole. Sulla porta della Pescheria si trova persino il ciclo di racconti di Re Artù raffigurato decenni prima dei stessi testi  di Goffredo di Monmouth. E, proprio a pochi passi dal Duomo di Modena, ironia della sorte, hanno avuto origine le figurine Panini a cui è dedicato un apposito museo a Palazzo Santa Margherita e una piccola scultura murale che riprende la rovesciata di Carlo Paola, simbolo della Panini. Sempre in Piazza Grande è interessante visitare il Palazzo Comunale, sede del Municipio fin dall’epoca Medievale dove, nelle sale storiche, è custodita sotto stretta sorveglianza la Secchia Rapita frutto di una disputa con Bologna. Nei week end su prenotazione si può anche salire nei sottotetti del Municipio e visitare (a 5 euro) l’Acetaia Comunale che custodisce tre batterie curate dalla Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Spilamberto.

A Modena per il giorni del festivalfilosofia
Foto: Cinzia

Ma Modena è anche la capitale della Motor Valley emiliana. Qui è nato Enzo Ferrari, il Drake, patron della Ferrari a cui sono dedicati musei (a iniziare dal Museo Enzo Ferrari, progettato da Jan Kaplický, che oltre alla casa natale del fondatore del Cavallino Rampante ospita uno spazio espositivo), ristoranti e piatti. A pochi chilometri di distanza, a Maranello, il Museo Ferrari racconta invece l’evoluzione tecnica e stilistica del marchio. Sempre  a Modena gli stabilimenti Maserati propongono tour guidati. In meno di mezz’ora di auto si possono poi scoprire le supercar Pagani a San Cesario sul Piano, il museo Lamborghini di Sant’Agata Bolognese e il museo Bugatti a Campogalliano.

Da non perdere un tour dei sapori. Modena è infatti una delle capitali dell’enogastronomia italiana tanto da ospitare in città e nei dintorni appositi musei dedicati alle porpie eccellenze come quelli del Balsamico Tradizionale di Spilamberto, della Salumeria Villani a Castelnuovo Rangone, del Rosso Graspa a Castelvetro o la Galleria Chiarli dedicata al Lambrusco presso la Tenuta Cialdin.




Franciacorta in festa a settembre

Il Festival in Cantina, in programma nel weekend del 19-21 settembre, è l’occasione ideale per visitare la Franciacorta, terra che dà il nome al noto vini  rifermentati in bottiglia con il Metodo Classico, è fra le zone italiane più amate dagli enoturisti. Le sue colline sono punteggiate da borghi e castelli, abbazie e ville patrizie, prestigiose cantine: vi si snoda la Strada del Franciacorta(www.franciacorta.wine) che prende il via dal centro di Brescia e arriva sulle sponde del Lago d’Iseo.

Week end in Franciacorta per il Festival in cantina
Immagine trasmessa e su concessione di Ufficio Stampa Agorà

In occasione del Festival in Cantina, le cantine partecipanti accolgono gli ospiti con eventi originali e visite guidate con degustazione. La kermesse propone eventi coinvolgenti e una ricca offerta di iniziative dedicate all’intrattenimento e all’approfondimento enogastronomico e culturale. Un appuntamento adatto a tutti: dagli enoappassionati, che possono partecipare a degustazioni a tema, agli amanti del buon cibo, che godono delle gustose proposte di ristoratori locali e chef, tra tradizione e innovazione. Ampio spazio viene dedicato agli sportivi, che possono avventurarsi tra i vigneti e le colline facendo trekking e percorrendo itinerari a piedi o in bicicletta, così come alle famiglie che hanno la possibilità di divertirsi con iniziative ludiche e pic-nic nella natura. Non c’è poi occasione migliore per perdersi tra i molteplici luoghi di interesse storico artistico che costellano la Strada del Franciacorta, dai monasteri ai piccoli musei, o per pedalare lungo i percorsi cicloturistici tracciati fra vigneti e borghi.




Lisbona vista dal Tago

Vedere Lisbona dal fiume Tago non ha prezzo. Esplorare Lisbona dal Tago è un modo per connettersi con la sua anima marittima, scoprendo una città che ha saputo guardare al futuro senza mai dimenticare il suo glorioso passato. Il Tago è una componente essenziale dell’identità storica, culturale ed economica della capitale portoghese e poter scoprire Lisbona dall’acqua significa poterla vivere da un punto di vista sorprendente, comprenderne la storia e goderla nella luce del tramonto. Una crociera sul Tago offre una prospettiva unica e indimenticabile, permettendo di ammirare le colline, i monumenti e i quartieri storici da un punto di vista privilegiato. Ogni curva del fiume rivela una nuova meraviglia, un pezzo di storia che si fonde con la modernità.

Il molo Punto di partenza per queste avventure fluviali è la Estação Sul e Sueste / Doca da Marinha un’area completamente rinnovata che unisce architettura storica a un moderno spazio espositivo dedicato al fiume Tago. Da questo molo è possibile partire per un tour a bordo di una delle 23 barche tradizionali che solcano il fiume ma si può anche decidere di fermarsi per un aperitivo in uno dei dei due bar con terrazza panoramica o passeggiare ammirando l’estuario del fiume.

Il Quartiere di Belém, la culla delle grandi scoperte La tappa più  iconica, è senza dubbio il quartiere di Belém. Qui, dove il Tago si apre sull’Oceano Atlantico, è il luogo da cui partirono i grandi esploratori come Vasco da Gama. Dal fiume, la vista della Torre di Belém è particolarmente suggestiva.  A poca distanza, si erge il Padrão dos Descobrimentos (Monumento alle Scoperte), una caravella scolpita in pietra che celebra i navigatori portoghesi. Da qui, l’imponenza del Mosteiro dos Jerónimos (Monastero dei Geronimiti) si rivela in tutta la sua magnificenza, un capolavoro del gotico manuelino.

Ponte 25 de Abril, un’icona Moderna Navigando verso il centro, si incontra un’altra icona di Lisbona: il Ponte 25 de Abril. Con la sua struttura in acciaio, che ricorda in modo impressionante il Golden Gate Bridge di San Francisco, il ponte è una meraviglia dell’ingegneria moderna. Il suo colore rosso e l’imponenza che si staglia contro il cielo azzurro sono un’immagine che non si dimentica. Passarci sotto con l’imbarcazione regala una sensazione di grandezza e di potenza. Da non perdere l’occasione di scattare una foto indimenticabile al ponte e sul lato di Almada, alla statua del Cristo Rei che, con le braccia aperte, domina la scena.

L’Alfama, Il Cuore Antico di Lisbona Proseguendo, il paesaggio cambia. Le grandi strutture moderne lasciano il posto ai tetti rossi e alle facciate colorate dell’Alfama, il quartiere più antico di Lisbona che ne racchiude l’anima del fado e le tradizioni più autentiche . Dalla barca, si può ammirare il dedalo di vicoli che si inerpica sulla collina, con le case che sembrano ammassarsi l’una sull’altra. Qui, si scorge il Castello di São Jorge, che domina la città dall’alto, e la maestosa Sé de Lisboa (Cattedrale di Lisbona), con le sue torri imponenti.

Il Parco delle Nazioni: La Lisbona del Futuro L’ultima tappa di questo viaggio fluviale porta nel Parque das Nações (Parco delle Nazioni), l’area che ha ospitato l’Expo ’98. Questa zona è un esempio perfetto di riqualificazione urbana, dove ex aree industriali si sono trasformate in un quartiere moderno e vivace. Qui si trovano l’Oceanário de Lisboa, uno degli acquari più grandi d’Europa, e la Gare do Oriente, una stazione ferroviaria dall’architettura avveniristica firmata dall’architetto Santiago Calatrava.

 

Lisbona dal fiume
Cais das Colunas immagine trasmessa e su concessione di
Ufficio stampa Turismo de Lisboa Tramite AIGO Credit LisboaSecreta

I musei galleggianti di Lisbona  La Fragata D. Fernando II e Glória è un simbolo del glorioso passato marittimo del Portogallo. Ultima nave interamente a vela della Marina lusitana, un tempo impegnata sulla rotta tra il Portogallo e l’India, è oggi un museo galleggiante che riporta i visitatori nell’atmosfera del XIX secolo. I suoi interni, accuratamente restaurati, raccontano la vita di bordo e l’epopea marittima del Paese.

Salire sul Varino Liberdade significa vivere un autentico viaggio tra turismo naturalistico, fluviale e culturale. Costruito nel 1945 e restaurato nel 1988, oggi opera come “museo navigante”, offrendo crociere tra marzo e ottobre attraverso la Riserva Naturale dell’Estuario del Tago, un’area di straordinaria bellezza paesaggistica e di grande valore ecologico, ideale per chi desidera unire natura e cultura in un’unica esperienza.

Cais das Colunas, nel cuore di Terreiro do Paço Il percorso lungo il Tago non può che condurre al Cais das Colunas, nel cuore di Terreiro do Paço, storicamente l’ingresso più simbolico di Lisbona. Con le sue scalinate di marmo che scendono direttamente in acqua e le due colonne che gli danno il nome, questo storico approdo ha accolto nei secoli reali e illustri viaggiatori, diventando un simbolo di accoglienza e rappresentanza. Oggi è uno dei luoghi più scenografici per contemplare il fiume e godere della magia del tramonto.




Appuntamento sulle Langhe per la Mangialonga

Meglio non prendere impegni per il 31 agosto. Tra i vigneti di La Morra (Cuneo) si svolge infatti la 37° edizione della Mangialonga, un percorso di quattro chilometri che alterna la bellezza dei paesaggi ai sapori della tavola delle Langhe accompagnati dai vini delle cantine locali. Si cammina in compagnia e ci si ferma nelle varie tappe previste dalla Mangialonga per assaporare il meglio delle Langhe.

L’occasione è perfetta per organizzare un week end in Piemonte per scoprire le Langhe, territorio riconosciuto patrimonio Unesco.  La Morra è una terrazza sulle Langhe e lega il suo nome a eccellenze enogastronomiche figlie di tradizioni antiche e a grandi vini quali Barolo, Barbaresco e Nebbiolo.

Solo a vederlo il menù della 37° edizione della Mangialonga fa venire l’aquilina in bocca.
Quest’anno in tavola è previsto:

Aperitivo
Prodotti tipici di Langa
I nostri vini bianchi

Antipasto
Salumi nostrani e lardo
Dolcetto d’Alba DOC

Primo
Ravioli burro e salvia
Barbera d’Alba, Nebbiolo d’Alba e Langhe DOC

Secondo
Bocconcini di vitello al Barolo (carne piemontese certificata Macelleria Garello) con polenta grigliata (Mulino Sobrino).
Barolo DOCG dei Produttori di La Morra

Formaggi
Selezione di formaggi delle Vallate Cuneesi
Barolo DOCG dei Produttori di La Morra

Dolce
Torta di Nocciole e prodotti di Giovanni Cogno
Moscato d’Asti DOCG

Caffè
Caffè dei piccoli produttori
Torrefazione di La Morra

Gelato
della Gelateria Strada (Cherasco)

Il biglietto per partecipare alla Mangialonga per gli adulti costa 60 euro, ma per i gruppi sono previste agevolazioni.




Perché (e dove) pagare per vendemmiare

Perché pagare per vendemmiare? Undici anni fa aveva fatto scalpore la proposta dell’azienda toscana di Sting (Il Pelagio) di partecipare alla raccolta dell’uva e delle ulive alla modica cifra di 260 euro al giorno circa. Oggi dall’azienda agricola di Sting non giungono notizie in merito, mentre sono molte le aziende agricole e le cantine che stanno proponendo esperienze turistiche in vigna proprio per partecipare alla vendemmia. Se non si conoscono parenti, amici e amici di amici che possano aprire le porte a uno dei principali appuntamenti dell’anno agricolo, approfittare di queste occasioni per avvicinarsi a un mondo solitamente riservato agli addetti ai lavori, permette di toccare con mano il processo di trasformazione dell’uva, offrendo un punto di vista concreto e didattico sul ciclo del vino. E niente paura! Le esperienze di vendemmia dalle cantine proposte ai wine lovers, sono molto di più e molto altro che momenti di fatica e lavoro nei campi.

L’esperienza sensoriale

Partecipare alla vendemmia significa immergersi in un’esperienza sensoriale completa. Non si tratta solo di tagliare grappoli, ma di camminare tra i filari, sentendo il profumo dell’uva matura e il fruscio delle foglie. È l’opportunità di sporcarsi le mani, di percepire la consistenza degli acini, di imparare a distinguere tra le diverse varietà. I vignaioli, custodi di un sapere antico, guidando gli ospiti in questo percorso, svelando i segreti di una tradizione millenaria. Spesso, l’esperienza culmina con il momento più conviviale: la pigiatura, che in alcune cantine viene ancora fatta a piedi, per la gioia di grandi e piccini.

Vino, cibo e cultura

Una giornata di vendemmia in vigna non si esaurisce con la raccolta. Molte aziende offrono un programma completo che abbina il lavoro in campo a momenti di relax e scoperta di prodotti locali a chilometro zero, accompagnati ovviamente dal vino prodotto in loco. Questo è il vero cuore dell’esperienza: condividere, ridere e unire in un solo brindisi i winelovers con chi il vino lo fa per lavoro e passione.

La selezione

Ecco alcune proposte in diverse regioni d’Italia, con dettagli pratici per chi desidera partecipare. Le date sono indicative, legate alla maturazione dell’uva, per cui la prenotazione è sempre consigliata. Dato che le date della vendemmia sono strettamente legate alle condizioni climatiche e alla maturazione dell’uva (che variano di anno in anno e anche tra i diversi vitigni), e che i prezzi possono subire variazioni, è fondamentale consultare sempre il sito ufficiale di ciascuna cantina o contattarli direttamente per ottenere le informazioni più aggiornate e precise riguardo date, orari, prezzi e disponibilità per la stagione in corso visto le vendemmie principali del 2025 sono in arrivo.

  1.   Cantina Gianni Ramello – La Morra (Cuneo)

In uno dei paesaggi più noti per la produzione di Barolo e Barbaresco, la Cantina Gianni Ramello organizza giornate di “Vendemmia didattica” che iniziano alle 10 di mattina.L’esperienza non è una simulazione, ma un coinvolgimento diretto nella raccolta. I partecipanti, dopo una breve introduzione sulle tecniche e sui vitigni locali, si uniscono ai vignaioli per tagliare i grappoli. Successivamente, si assiste e si partecipa alle prime fasi della vinificazione in cantina. Per chi vuole è possibile provare la pigiatura fatta con i piedi. Il programma prosegue con un pranzo che unisce i sapori del territorio ai vini prodotti dalla cantina.

  • Quando: Al momento le date disponibili sono a settembre (il 5, 6, 7, 12, 13, 14, 19, 20, 26, 27, 28) e a ottobre i 3,4, 10, 11 e 12.
  • Dove: Cantina Gianni Ramello, La Morra (CN).
  • Prezzo: 50 euro a persona, che include l’esperienza in vigna, la visita in cantina e il pranzo con degustazione.
  • Come iscriversi: È necessaria la prenotazione tramite il sito web della cantina o i contatti diretti.
  • Perché farlo: L’esperienza offre un contatto diretto con un’azienda a conduzione familiare che lavora in una zona di alto valore vitivinicolo. Partecipare alla vendemmia in un luogo simbolo del vino italiano, con la guida di chi vive quotidianamente la vigna, permette di comprendere a fondo le ragioni della qualità del prodotto finale.
  1. Le Manzane – San Pietro di Feletto (Treviso)

La Cantina Le Manzane organizza un evento che unisce la vendemmia alla solidarietà sulle colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. La “Vendemmia Solidale”, giunta ormai alla 14° edizione, è una giornata di festa che si propone di raccogliere fondi per associazioni benefiche locali.  Quest’anno l’incasso sarà devoluto a “In My Father House” in Ghana per finanziare la costruzione di una scuola. I partecipanti si impegnano nella raccolta dell’uva, che viene poi trasformata in vino, il Prosecco Solidale, il cui ricavato viene devoluto. Nel corso della giornata non mancano musica dal vivo, tour in cantina, spettacoli con i burattini, finger food e merenda.

  • Quando: Il 7 settembre
  • Dove: Cantina Le Manzane, San Pietro di Feletto (TV).
  • Prezzo: È richiesta una quota di partecipazione che viene interamente devoluta.
  • Come iscriversi: Le iscrizioni si effettuano online scrivendo a info@lemanzane.it o tramite contatti diretti con la cantina. I posti sono limitati per garantire la gestione dell’evento.
  • Perché farlo: Partecipare alla Vendemmia Solidale di le Manzane non si limita vivere un’esperienza turistica pura, ma significa contribuire a una causa sociale
  1.   Cantina Costantini – Genzano (RM)

Nel cuore dei Castelli Romani, la Cantina Costantini propone due programmi: “Un giorno da Vignaioli” e“Grappoli di Stelle”. La prima esperienza di vendemmia dopo una parte teorica porta i partecipanti in vigna per un’ora, seguono merenda e pigiatura dell’uva con i piedi nelle tinozze, torchiatura delle uve, introduzione alla degustazione e pranzo o cena. Per quanto riguarda la vendemmia in notturna (la scelta di vendemmiare di notte è legata a ragioni tecniche: le temperature più basse favoriscono la conservazione delle caratteristiche organolettiche dell’uva) si inizia invece nel tardo pomeriggio con una presentazione e un brindisi di benvenuto per proseguire con una visita all’azienda con degustazione di ricotta e mosto cotto, un’introduzione alla degustazione e una lezione sulla vendemmia. Al calare del sole i partecipanti, muniti di lampade frontali, danno inizio alla vendemmia sotto le stelle seguita dalla pigiatura delle uve con i piedi. L’esperienza si conclude con una cena tra i filari e una degustazione guidata dei vini aziendali.

  • Quando: Solitamente le date sono in agosto e settembre. Non sono ancora state pubblicate per quest’anno.
  • Dove: Cantina Costantini, Genzano di Roma (RM).
  • Prezzo: Circa 75 euro per adulto
  • Come iscriversi: Le prenotazioni sono gestite dalla cantina (cantina costantini@gmail.com) e piattaforme come WineTourism.
  • Perché farlo: L’unicità dell’orario notturno offre una prospettiva insolita sulla vendemmia.   È un modo per scoprire una tecnica di vendemmia meno comune e di poterlo fare al fresco.
  1.   Augustali – Partinico (Palermo)

Nei territori cari a Federico II di Svevia, l’azienda agricola Augustali offre un’esperienza di vendemmia didattica che include la pigiatura tradizionale. I partecipanti si cimentano nella raccolta, imparano a distinguere le uve, sperimentano la diraspatura e poi partecipano alla pigiatura a piedi nudi in un antico tino di zinco. L’attività si conclude con un brunch a base di prodotti del territorio e una degustazione di vini locali.

  • Quando: L’esperienza è disponibile in agosto e settembre.
  • Dove: Partinico (PA).
  • Prezzo: 45 euro a persona (bambini 36 euro)
  • Come iscriversi: Le prenotazioni sono gestite tramite Agriexperience
  • Perché farlo: La pigiatura a piedi nudi è un’attività che unisce la storia alla fisicità. È un’esperienza ludica e didattica che permette di entrare in contatto con un metodo di lavorazione antico, rendendo il processo di vinificazione meno astratto e più concreto.
  1.   Tenuta Torciano – San Gimignano (Siena)

Partecipare alle proposte della Tenuta Torciano significa immergersi in una realtà che affonda le sue radici nel 1720. Il programma prevede la raccolta dell’uva al mattino per un’ora circa con una guida che poi accompagna gli ospiti nelle aree operative dell’azienda per comprendere nel dettaglio il processo di vinificazione. L’esperienza si conclude con un pranzo toscano e una degustazione di vini e altri prodotti locali.

  • Quando: Dal 15 agosto al 10 novembre
  • Dove: Tenuta Torciano, località Ulignano, San Gimignano (SI)
  • Prezzo: 250 euro per adulto
  • Come iscriversi: Le iscrizioni avvengono tramite il sito della tenuta
  • Perché farlo: È un’esperienza pensata per tutte le età. Il focus non è solo sul vino, ma sulla relazione tra agricoltura, cibo, territorio e ambiente.
  1.   Tenuta Cavalier Pepe – Sant’Angelo all’Esca (Avellino)

Nel cuore dell’Irpinia, la Tenuta Cavalier Pepe organizza eventi, “un giorno di vendemmia” che si concludono con una visita alla cantina e un pranzo con degustazione dei vini al ristorante della cantina, “La Veduta”. Il programma si concentra sul patrimonio enologico della regione. Anche in questo caso è possibile provare la tradizionale pressatura con i piedi.

  • Quando: Dal venerdì alla domenica dal 23 agosto fino al 19 ottobre
  • Dove: Tenuta Cavalier Pepe, Sant’Angelo all’Esca (AV).
  • Prezzo: 80 euro a persona (ragazzi 60 euro; bambini 40 euro)
  • Come iscriversi: Si consiglia di contattare la cantina direttamente per prenotare.
  • Perché farlo: L’esperienza permette di scoprire una delle regioni vinicole meno turistiche ma di grande qualità, l’Irpinia. Si ha la possibilità di approfondire la conoscenza di vitigni autoctoni come l’Aglianico, che richiede una lunga maturazione.
  1.   Tenuta Buglioni   –San Pietro in Cariano (Verona)

 

Nel cuore della Valpolicella, a San Pietro in Cariano, la cantina Buglioni apre le proprie porte con due proposte rivolte, fin dal nome, a un pubblico di cultori degli Anni ‘80: Harvest Dirty Dancing e The Breakfast Club. Finita la raccolta, si potrà prendere parte all’interessante visita del fruttaio, lo spazio dove l’uva riposa per alcuni mesi disidratandosi in modo da concentrare zuccheri e aromi prima della vinificazione (ma anche perdendo fino al 35-40% del suo peso). Questa è la tecnica che rende unici l’Amarone e il Recioto della Valpolicella. Al termine della visita, l’esperienza si conclude, ça va sans dire, a tavola, e si può scegliere tra due formule:
The Breakfast Club che prevede un picnic con prodotti dell’azienda e una bottiglia, tra una selezione prevista dalla cantina, ogni due persone.
Harvest Dirty Dancing, che propone  un pranzo alla Locanda Buglioni, il wine restaurant della cantina immerso nei vigneti, con cinque portate pensate per valorizzare i sapori della stagione e del territorio e cinque vini in abbinamento.
Entrambe le esperienze, a cui possono prendere parte solo gli adulti, iniziano alle ore 10.00 e includono un piccolo kit di benvenuto con gadget personalizzati, perfetti per accompagnare la giornata tra i filari e da portare a casa come ricordo.

  • Quando: Dal 5 al 28 settembre ogni fine settimana
  • Dove: San Pietro in Cariano (VR)
  • Prezzo: The Breakfast Club (49 euro a persona), Harvest Dirty Dancing (99 euro a persona)
  • Come iscriversi: Tramite il sito web dell’azienda.
  • Perché farlo: Per scoprire un’azienda che del naming fa un’arte grazie a etichette come   Il Disperato Bianco Trevenezie Igt, La Sdraio Rosé de Noir Chiaretto di Bardolino Doc, Il Contrabbandiere Bardolino Doc, Il Vigliacco Brut Rosé, Lo Spudorato Brut, Il Bugiardo Ripasso Valpolicella Classico Superiore Doc, Il Lussurioso Amarone della Valpolicella Classico Docg, Il Narcisista Recioto della Valpolicella Classico Docg