Grazzano Visconti: il sogno di un duca
A un’ora circa da Milano, in Val Nure, Grazzano Visconti sarebbe un perfetto villaggio medievale se non fosse che è stato voluto, costruito, interpretato e reinventato a inizi Novecento da Giuseppe Visconti di Modrone attorno a un castello antico e alla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, risalente al XIII secolo e ristrutturata nel XVII.. La sua storia è un caso unico in Italia. La sua bellezza risiede proprio in questa sua particolarità: è un’opera d’arte totale, un esperimento sociale e artistico. Anche per questo una gita a Grazzano Visconti è perfetta per una domenica autunnale. Ancora di più se in occasione della mostra mercato vivaistica Verde Grazzano che apre le porte dei giardini del castello ai visitatori.

Foto: Cinzia
L’eredità dei Visconti Il nome del borgo deriva dal maniero che ne costituisce il fulcro, il Castello di Grazzano, le cui origini risalgono al XIII secolo. L’edificio fu costruito per volere di Giovanni Anguissola e passò ai Visconti di Modrone nel 1395, quando Giovanni Galeazzo Visconti, duca di Milano, ne concesse la signoria a Giovanni Anguissola. I Visconti, una delle famiglie più influenti del Medioevo e del Rinascimento italiano, hanno una storia che si intreccia con quella di questo territorio.
La famiglia Visconti di Modrone è un ramo cadetto dei Visconti che, pur non avendo tenuto il potere politico di Milano, ha mantenuto un’importante influenza sociale ed economica. È proprio da questo ramo che discende il duca Giuseppe Visconti di Modrone, che ereditò il castello e i terreni circostanti nel 1883 e decise di creare un centro di produzione artistica e artigianale. La sua visione non si limitava al restauro del castello, ma voleva dar vita a un intero borgo che rappresentasse la sua idea di Medioevo, ovvero l’epoca in cui la famiglia Visconti dominava in Lombardia e, allo stesso tempo, l’epoca d’oro (almeno nell’immaginario di inizi Novecento) per l’artigianato, in contrapposizione con l’industrializzazione di massa. Il duca non si limitò a restaurare il castello, ma diede vita a un vero e proprio laboratorio di artigianato. L’obiettivo era non solo ricostruire l’architettura, ma anche far rivivere le arti e i mestieri tradizionali. Il progetto coinvolse architetti, artigiani, scultori, e falegnami, che lavorarono per anni per ricostruire facciate, porticati, torri e piazze. Il risultato fu un borgo in stile neogotico e neorinascimentale, che riflette l’idea romantica che si aveva del Medioevo all’inizio del Novecento.
Pur non essendoci prove di un preesistente “borgo medievale” attorno al castello, il duca scelse di crearne uno, basandosi su documenti, studi e, in larga parte, sulla sua immaginazione. Il progetto, per l’epoca, era avanguardistico e non convenzionale, un vero e proprio atto di mecenatismo artistico e sociale. Per dare vita alla sua visione, il duca si avvalse di una figura chiave: l’architetto Alfredo Campanini, che aveva già lavorato al restauro di altri edifici storici. Campanini, un esperto di architettura medievale, progettò il borgo attingendo a stili e elementi architettonici tipici del XIV secolo, come le mura merlate, i portici e le case in mattoni. Il progetto non fu un’imitazione fedele, ma un’interpretazione romantica del Medioevo, che combinava rigore storico con un tocco di fantasia.
L’architettura di Grazzano Visconti L’architettura di Grazzano Visconti è un punto di interesse perché rappresenta un’interpretazione storica piuttosto che una conservazione. Le strade, le case, i cortili e le piazze sono stati progettati per assomigliare a quelli di un borgo medievale, ma con la consapevolezza di essere un’opera moderna. Gli edifici sono realizzati in mattoni a vista, pietra e legno, con finestre a sesto acuto, bifore e trifore, balconi in legno e tetti spioventi. Un elemento chiave è la piazza principale, Piazza del Biscione, con il suo pozzo in pietra e le botteghe che la circondano. Le decorazioni in ferro battuto, opera di maestri artigiani, sono visibili in ogni angolo. Le statue che ornano fontane e giardini sono state scolpite in loco, replicando lo stile scultoreo dell’epoca. Non si tratta di originali medievali, ma di fedeli riproduzioni, realizzate con le stesse tecniche.
Il Castello di Grazzano è il cuore di questo complesso. Pur essendo un’opera di restauro e ricostruzione, conserva al suo interno arredi d’epoca e opere d’arte che raccontano la storia della famiglia Visconti. Attualmente è la residenza privata della famiglia e l’accesso è limitato, ma i visitatori possono ammirare la sua imponente struttura esterna. I suoi giardini, disegnati in stile all’italiana, sono un’altra attrazione che combina l’ordine e la simmetria del Rinascimento con la bellezza naturale del luogo.
Gli artigiani nel progetto di costruzione di Grazzano Visconti Il progetto di Giuseppe Visconti non era solo estetico, ma anche sociale. Il suo progetto fu un atto di mecenatismo e un tentativo di riportare in vita un’idea di bellezza e di artigianato che andava scomparendo con l’avvento dell’industrializzazione. Il duca voleva creare un’economia locale basata sull’artigianato, offrendo lavoro agli abitanti del borgo. Fondò diverse botteghe, dove si lavorava il ferro battuto, la ceramica, la falegnameria, il cuoio e il vetro. Queste botteghe erano scuole e laboratori al tempo stesso, dove si tramandavano i saperi e le tecniche antiche. Oggi, molte di queste botteghe sono ancora attive, e i visitatori possono osservare gli artigiani al lavoro. La produzione di oggetti in ferro battuto, in particolare, è una delle attività principali. Cancelli, lampioni, insegne e decorazioni sono realizzati con tecniche tradizionali. La ceramica e la pittura su tela sono altre forme d’arte che si possono trovare nelle gallerie e nei laboratori del borgo. Acquistare un oggetto a Grazzano Visconti significa sostenere una tradizione che, nonostante la ricostruzione, ha radici profonde.

Foto: Cinzia
Verde Grazzano Il 27 e 28 settembre c’è una ragione in più per una gita a Grazzano Visconti: Verde Grazzano, il festival botanico che ogni anno anima lo splendido Parco del Castello di Grazzano Visconti in provincia di Piacenza con incontri con i protagonisti della botanica e del garden design. Il pubblico può infatti partecipare a oltre quindici attività tra workshop, passeggiate tematiche, laboratori per adulti e bambini, esperienze artistiche e appuntamenti speciali. I visitatori potranno apprendere segreti e consigli preziosi direttamente da alcuni dei più apprezzati vivaisti italiani: Oscar Tintori Vivai con un focus sulla coltivazione degli agrumi in vaso, e Rose Barni con un percorso pratico per avere rose sempre in fiore. Silvia Bellini, fondatrice del vivaio Hoya Mia, guida alla scoperta dei “fiori di cera”, affiancata da Agostina Righi, autrice del primo manuale italiano sulle Hoya. Grande spazio all’artigianato botanico, con corsi unici nel loro genere. Il maestro Salvatore Liporace tiene un laboratorio intensivo dedicato all’arte del bonsai, mentre Ettore Gastini conduce un’immersione nella cesteria tradizionale, per realizzare con le proprie mani un cesto unico. Per chi ama lavorare la materia, due appuntamenti imperdibili: la modellazione dell’argilla con la tecnica del colombino, a cura di La Terra della Torre, e il laboratorio di estrazione dei pigmenti naturali, ispirato alle antiche tecniche dei succhi d’erba. Da non perdere anche la tessitura botanica, per creare arazzi profumati intrecciando filati e piante. Verde Grazzano è anche scoperta e contemplazione. Due suggestive passeggiate tematiche – “I fiori svelano e gli alberi raccontano” e “Oltre la siepe” – esplorerano il giardino come luogo di simboli, miti e narrazioni segrete. Tra gli appuntamenti più attesi, la visita guidata con il garden designer Carlo Contesso, che accompagna il pubblico alla scoperta dello stile eclettico del Parco del Castello, tra geometrie italiane, romanticismo inglese ed esotismi orientali. Adriana Basso, acquerellista botanica di fama internazionale, è infine protagonista di due appuntamenti: una dimostrazione dal vivo di pittura botanica e un minicorso di acquerello aperto a tutti gli adulti curiosi. Per chi ama i sapori autentici, imperdibile la degustazione dell’amaro In Herbis Salus, realizzato con oltre 30 erbe aromatiche, un’esperienza che unisce tradizione, natura e gusto autentico.






