Fondato a Barcellona da Romy Kowalewski, 27 87 mira a rivoluzionare la profumeria di nicchia rendendo il concetto del “qui e ora” la vera essenza della creazione olfattiva: per creare nel presente qualcosa che sia senza tempo. Frutto di un approccio coraggioso e indipendente, il brand privilegia la sperimentazione, il dialogo tra mente e cuore e l’artigianalità tradizionale. Ogni fragranza – disponibile neiformati da 27 ml e 87 ml (da cui il nome del marchio, che strizza l’occhio al genetliaco della fondatrice…) – nasce dalla collaborazione con alcuni dei nasi più creativi del panorama internazionale. Confezionate in flaconi opachi, che si presentano come una tela bianca, vuole lasciare spazio all’immaginazione e all’esperienza personale. La filosofia del brand mira a celebrare l’unicità di ogni individuo con creazioni olfattive che durano, evolvono e sorprendono continuamente, rifiutando modelli preconfezionati e regalando un’esperienza sensoriale totalizzante.
Questo approccio si riflette nell’adottare scelte ambientalmente consapevoli, sostenibili: tutte le composizioni olfattive sono miscelate e imbottigliate a Barcellona, per mantenere la filiera produttiva il più breve possibile, e le scatole sono pensate per essere oggetti di design da riutilizzare. Una vera e propria responsabilità sociale che il marchio decide di rispettare. Tutte le fragranze sono inoltre vegane e cruelty-free.
L’ultimo nato – che abbiamo avuto il piacere di provare ad Esxence ad inizio anno – è Hakuna Matata, una fragranza creata nientemeno che da Rodrigo Flores-Roux.
(foto: courtesy of PR and more)
Giocoso, tropicale, anticonvenzionale: la composizione fruttato-ambrata di Hakuna Matata sboccia attorno a un abbinamento inaspettato di banana e miele. Il bergamotto rinfrescante e un cuore di gelsomino inebriante, proveniente dalla Cina meridionale, completano questa fragranza indomita—libera da costrizioni, completamente presente e intrisa di grazia senza fretta. Amanti della vaniglia: scansatevi!!!!
Note di testa: Bergamotto, accordo di buccia di Banana verde, fiore di Ginestra
Note di cuore: Banana matura, Gelsomino, Fiore d’Arancio
Note di fondo: Miele, Labdano
Delle altre 10 fragranze che trovate in collezione, le nostre preferite (credete, non è facile scegliere, sono tutte molto buone e create con ingredienti preziosi!) sono FLÂNEUR e SÓNAR. Il primo ha un’apertura ghiacciata che dà…letteralmente i brividi, e un tocco di assenzio che rende la composizione un po’ amarognola; bilanciato dal calore del legno di Cashmere, del Tiglio e del fiore di Mandorlo, arricchito dalla freschezza del Bergamotto e da una base di Anice stellato, Ambrasecca e Vetiver, evolve in una fragranza secca eppure calorosa, travolgente e al contempo malinconica. Il secondo si addentra profondamente nel profumo della comunità e del suono, combinando legno metallico (le note metalliche ci fanno letteralmente impazzire!!) e Ambra con il luminoso Bergamotto mediterraneo. Sottili accordi di birra e gomma bruciata aggiungono una piega unica alla nota di Tuberosa rendendolo un profumo molto contemporaneo.
27 87 è distribuito in Italia da Kaon srl, potete trovare tutte le referenze della collezione all’indirizzo https://2787perfumes.com/
Taraxacum Golgii di Francesco Damiani al Collegio Cairoli di Pavia
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Sabato 27 settembre 2025, nella Cappella del Pollack del Collegio Fratelli Cairoli di Pavia, è stata presentata l’opera Taraxacum Golgii di Francesco Damiani, risultato della Residenza d’Artista 2025 organizzata da Ar.Vi.Ma., Civica Scuola d’Arte di Pavia, Settore Cultura del Comune e Collegio Cairoli.
Il bando della residenza evocava il tema delle radici attraverso la formula “Le radici della Banana di Cattelan”, stimolando l’artista a dialogare con il territorio, storie sotterranee, immaginari biologici e simbologie.
Il titolo dell’opera intreccia Taraxacum, genere del dente di leone simbolo di dispersione e resistenza, con Golgii che richiama l’apparato di Golgi della biologia cellulare e l’eco di Golgota, luogo della crocifissione. Damiani costruisce un discorso che articola biologia e metafora mettendo in relazione il mondo microscopico cellulare con l’ambiente naturale e la radice intesa come memoria e radicamento culturale, esplorando la resistenza del tarassaco che germina nei luoghi più impensati come l’arte nei margini, la dimensione invisibile dell’apparato di Golgi che lavora al confine tra ordine e caos cellulare, la polarità tra vita e morte attraverso l’allusione al Golgota come passaggio tra perdita, ricordo e rigenerazione.
L’evento è stato sostenuto dal Comune di Pavia e ospitato negli spazi del Collegio Cairoli, con l’Università di Pavia che sul suo sito sottolineava come Damiani, vincitore dell’undicesima edizione, avesse vissuto e lavorato tre settimane nella prestigiosa sede di Ar.Vi.Ma. realizzando l’opera secondo il tema del bando.
L’ambientazione nella cappella Pollack aveva valore simbolico come luogo di silenzio e meditazione per un’opera che invita alla contemplazione interiore.
L’opera si inserisce nel filone dell’arte contemporanea che coniuga biologia, metafora e memoria, ponendo questioni sull’equilibrio tra simbolo e concretezza, sulla contiguità con il territorio pavese, sulle fratture tra nascosto e manifesto, corpo e simbolo, e sullo spazio-tempo della fruizione in una residenza artistica per natura transitoria.
Taraxacum Golgii rappresenta un momento significativo per la scena artistica pavese, spingendo lo sguardo verso l’invisibile attraverso la vita nascosta, le radici segrete e l’oscillazione tra dimensione fisica e simbolica, richiedendo uno sguardo lento e una riflessione che attraversi l’opera piuttosto che osservarla distrattamente.
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“Viviamo in un’epoca complessa – dice Francesco Damiani – attraversata da crisi ambientali, sociali e culturali, in cui l’arte sembra oscillare continuamente tra il bisogno di provocare e il rischio di essere percepita solo come spettacolo. È in questo contesto che il gesto di Cattelan, tanto semplice quanto destabilizzante, si impone come uno specchio: ci obbliga a guardare quanto siamo pronti a discutere, a reagire o, al contrario, a passare oltre con indifferenza, quasi distrattamente. Forse proprio in questo risiede la sua forza: nell’essere un gesto elementare e insieme dirompente, capace di far discutere il mondo intero con la stessa leggerezza di un atto ingenuo”.
Ed è da qui che prende avvio la riflessione personale dell’artista. Non per imitare l’ironia della banana fissata al muro, ma per trasformare quello stimolo in un’opportunità: dare forma a un’opera capace di raccogliere tutto ciò che gli è più caro, ciò che lo ha plasmato e a cui è grato.
“In Taraxacum – spiega l’artista – confluiscono diverse dimensioni: la chimica, i giochi dell’infanzia, il piacere della costruzione materiale che caratterizza la creatività dei bambini, il colore, la leggerezza. Ma soprattutto vi si innesta un tema centrale, che accompagna da sempre la mia ricerca artistica: il desiderio. Il titolo stesso richiama il tarassaco, simbolo di fortuna. Secondo la tradizione, prima di soffiare sul fiore si esprime un desiderio: se tutti i suoi semi si disperdono nell’aria, esso si avvererà. In questo gesto semplice si cela un significato profondo: desiderare è essenziale per la gioia e per la felicità, è ciò che muove la vita. Il desiderio nasce da ciò che manca, ma porta con sé la spinta a raggiungerlo. È questo slancio a mettere in moto la mente, la curiosità, la voglia di migliorarsi. Sono tutte forze che ci fanno sentire vivi. Finché continueremo a desiderare, finché avremo desideri, resteremo vivi”.
Grazzano Visconti: il sogno di un duca
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A un’ora circa da Milano, in Val Nure, Grazzano Visconti sarebbe un perfetto villaggio medievale se non fosse che è stato voluto, costruito, interpretato e reinventato a inizi Novecento da Giuseppe Visconti di Modrone attorno a un castello antico e alla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, risalente al XIII secolo e ristrutturata nel XVII.. La sua storia è un caso unico in Italia. La sua bellezza risiede proprio in questa sua particolarità: è un’opera d’arte totale, un esperimento sociale e artistico. Anche per questo una gita a Grazzano Visconti è perfetta per una domenica autunnale. Ancora di più se in occasione della mostra mercato vivaistica Verde Grazzano che apre le porte dei giardini del castello ai visitatori.
Una gita domenicale perfetta è Grazzano Visconti. Foto: Cinzia
L’eredità dei Visconti Il nome del borgo deriva dal maniero che ne costituisce il fulcro, il Castello di Grazzano, le cui origini risalgono al XIII secolo. L’edificio fu costruito per volere di Giovanni Anguissola e passò ai Visconti di Modrone nel 1395, quando Giovanni Galeazzo Visconti, duca di Milano, ne concesse la signoria a Giovanni Anguissola. I Visconti, una delle famiglie più influenti del Medioevo e del Rinascimento italiano, hanno una storia che si intreccia con quella di questo territorio.
La famiglia Visconti di Modrone è un ramo cadetto dei Visconti che, pur non avendo tenuto il potere politico di Milano, ha mantenuto un’importante influenza sociale ed economica. È proprio da questo ramo che discende il duca Giuseppe Visconti di Modrone, che ereditò il castello e i terreni circostanti nel 1883 e decise di creare un centro di produzione artistica e artigianale. La sua visione non si limitava al restauro del castello, ma voleva dar vita a un intero borgo che rappresentasse la sua idea di Medioevo, ovvero l’epoca in cui la famiglia Visconti dominava in Lombardia e, allo stesso tempo, l’epoca d’oro (almeno nell’immaginario di inizi Novecento) per l’artigianato, in contrapposizione con l’industrializzazione di massa. Il duca non si limitò a restaurare il castello, ma diede vita a un vero e proprio laboratorio di artigianato. L’obiettivo era non solo ricostruire l’architettura, ma anche far rivivere le arti e i mestieri tradizionali. Il progetto coinvolse architetti, artigiani, scultori, e falegnami, che lavorarono per anni per ricostruire facciate, porticati, torri e piazze. Il risultato fu un borgo in stile neogotico e neorinascimentale, che riflette l’idea romantica che si aveva del Medioevo all’inizio del Novecento.
Pur non essendoci prove di un preesistente “borgo medievale” attorno al castello, il duca scelse di crearne uno, basandosi su documenti, studi e, in larga parte, sulla sua immaginazione. Il progetto, per l’epoca, era avanguardistico e non convenzionale, un vero e proprio atto di mecenatismo artistico e sociale. Per dare vita alla sua visione, il duca si avvalse di una figura chiave: l’architetto Alfredo Campanini, che aveva già lavorato al restauro di altri edifici storici. Campanini, un esperto di architettura medievale, progettò il borgo attingendo a stili e elementi architettonici tipici del XIV secolo, come le mura merlate, i portici e le case in mattoni. Il progetto non fu un’imitazione fedele, ma un’interpretazione romantica del Medioevo, che combinava rigore storico con un tocco di fantasia.
L’architettura di Grazzano Visconti L’architettura di Grazzano Visconti è un punto di interesse perché rappresenta un’interpretazione storica piuttosto che una conservazione. Le strade, le case, i cortili e le piazze sono stati progettati per assomigliare a quelli di un borgo medievale, ma con la consapevolezza di essere un’opera moderna. Gli edifici sono realizzati in mattoni a vista, pietra e legno, con finestre a sesto acuto, bifore e trifore, balconi in legno e tetti spioventi. Un elemento chiave è la piazza principale, Piazza del Biscione, con il suo pozzo in pietra e le botteghe che la circondano. Le decorazioni in ferro battuto, opera di maestri artigiani, sono visibili in ogni angolo. Le statue che ornano fontane e giardini sono state scolpite in loco, replicando lo stile scultoreo dell’epoca. Non si tratta di originali medievali, ma di fedeli riproduzioni, realizzate con le stesse tecniche.
Il Castello di Grazzano è il cuore di questo complesso. Pur essendo un’opera di restauro e ricostruzione, conserva al suo interno arredi d’epoca e opere d’arte che raccontano la storia della famiglia Visconti. Attualmente è la residenza privata della famiglia e l’accesso è limitato, ma i visitatori possono ammirare la sua imponente struttura esterna. I suoi giardini, disegnati in stile all’italiana, sono un’altra attrazione che combina l’ordine e la simmetria del Rinascimento con la bellezza naturale del luogo.
Gli artigiani nel progetto di costruzione di Grazzano Visconti Il progetto di Giuseppe Visconti non era solo estetico, ma anche sociale. Il suo progetto fu un atto di mecenatismo e un tentativo di riportare in vita un’idea di bellezza e di artigianato che andava scomparendo con l’avvento dell’industrializzazione. Il duca voleva creare un’economia locale basata sull’artigianato, offrendo lavoro agli abitanti del borgo. Fondò diverse botteghe, dove si lavorava il ferro battuto, la ceramica, la falegnameria, il cuoio e il vetro. Queste botteghe erano scuole e laboratori al tempo stesso, dove si tramandavano i saperi e le tecniche antiche. Oggi, molte di queste botteghe sono ancora attive, e i visitatori possono osservare gli artigiani al lavoro. La produzione di oggetti in ferro battuto, in particolare, è una delle attività principali. Cancelli, lampioni, insegne e decorazioni sono realizzati con tecniche tradizionali. La ceramica e la pittura su tela sono altre forme d’arte che si possono trovare nelle gallerie e nei laboratori del borgo. Acquistare un oggetto a Grazzano Visconti significa sostenere una tradizione che, nonostante la ricostruzione, ha radici profonde.
Una gita domenicale perfetta è Grazzano Visconti. Foto: Cinzia
Verde Grazzano Il 27 e 28 settembre c’è una ragione in più per una gita a Grazzano Visconti: Verde Grazzano, il festival botanico che ogni anno anima lo splendido Parco del Castello di GrazzanoVisconti in provincia di Piacenza con incontri con i protagonisti della botanica e del garden design. Il pubblico può infatti partecipare a oltre quindici attività tra workshop, passeggiate tematiche, laboratori per adulti e bambini, esperienze artistiche e appuntamenti speciali. I visitatori potranno apprendere segreti e consigli preziosi direttamente da alcuni dei più apprezzati vivaisti italiani: Oscar Tintori Vivai con un focus sulla coltivazione degli agrumi in vaso, e Rose Barni con un percorso pratico per avere rose sempre in fiore. Silvia Bellini, fondatrice del vivaio Hoya Mia, guida alla scoperta dei “fiori di cera”, affiancata da Agostina Righi, autrice del primo manuale italiano sulle Hoya. Grande spazio all’artigianato botanico, con corsi unici nel loro genere. Il maestro Salvatore Liporace tiene un laboratorio intensivo dedicato all’arte del bonsai, mentre Ettore Gastini conduce un’immersione nella cesteria tradizionale, per realizzare con le proprie mani un cesto unico. Per chi ama lavorare la materia, due appuntamenti imperdibili: la modellazione dell’argilla con la tecnica del colombino, a cura di La Terra della Torre, e il laboratorio di estrazione dei pigmenti naturali, ispirato alle antiche tecniche dei succhi d’erba. Da non perdere anche la tessitura botanica, per creare arazzi profumati intrecciando filati e piante. Verde Grazzano è anche scoperta e contemplazione. Due suggestive passeggiate tematiche – “I fiori svelano e gli alberi raccontano” e “Oltre la siepe” – esplorerano il giardino come luogo di simboli, miti e narrazioni segrete. Tra gli appuntamenti più attesi, la visita guidata con il garden designer Carlo Contesso, che accompagna il pubblico alla scoperta dello stile eclettico del Parco del Castello, tra geometrie italiane, romanticismo inglese ed esotismi orientali. Adriana Basso, acquerellista botanica di fama internazionale, è infine protagonista di due appuntamenti: una dimostrazione dal vivo di pittura botanica e un minicorso di acquerello aperto a tutti gli adulti curiosi. Per chi ama i sapori autentici, imperdibile la degustazione dell’amaro In Herbis Salus, realizzato con oltre 30 erbe aromatiche, un’esperienza che unisce tradizione, natura e gusto autentico.
Marilena, chi era costei?
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C’era un tempo, tra gli anni ’80 e i primi ’90, in cui i pomeriggi televisivi italiani erano dominati da un universo parallelo fatto di passioni incontenibili, intrighi interminabili e lacrime a fiumi. No, non parliamo delle soap americane patinate, ma delle più terrene e viscerali telenovelas sudamericane, quelle che hanno dato un volto e un nome a personaggi unici come Marilena, diventata per molti la “cugina lontana” che ogni giorno bussava agli schermi delle nostre televisioni.
Le trame erano un labirinto affascinante e al tempo stesso prevedibile: un amore impossibile tra una giovane ingenua e un ricco imprenditore, un antagonista disposto a tutto pur di rovinare la felicità altrui; un gemello malvagio che compariva all’improvviso dopo la puntata 100, e naturalmente il morto che ritornava vivo, magari dopo anni di amnesia passati in un convento di campagna. Le sorprese non mancavano, anche perché la cattiva di turno era già pronta dalla prima puntata a spiare tutto nascosta dietro una tenda o una porta socchiusa.
Il fascino di quelle produzioni stava anche nei set, che oscillavano tra il lusso improbabile e l’artificio scenico. Ville con scalinate monumentali che sembravano progettate solo per consentire ingressi teatrali, salotti pieni di fiori finti e quadri di antenati, in cui i protagonisti potevano riconoscere antenati maledetti di cui si sentivano la reincarnazione. Era tutto chiaramente finto, ma proprio per questo irresistibile.
E poi la recitazione: sguardi che duravano minuti interi, mani che roteavano in aria a sottolineare ogni battuta, sospiri trattenuti che improvvisamente esplodevano come piccoli uragani. Le protagoniste sapevano piangere con una dedizione quasi atletica, inondando fazzoletti e trascinando con sé intere platee di spettatori che, nel frattempo, dimenticavano la pasta sul fuoco.
Non fu solo Marilena. Ci furono anche Topazio, con la fioraia cieca pronta a conquistare la vita a colpi di destino, Anche i ricchi piangono (che già nel titolo metteva le cose in chiaro), Cristal con le sue faide da alta società, e poi La donna del mistero, Cuore selvaggio, Manuela. Ogni titolo suonava come una promessa: preparati a soffrire, ma anche a divertirti.
Quelle telenovelas hanno plasmato un’estetica, un modo di raccontare e, perché no, un rito collettivo. Perché, se è vero che oggi tutto è on demand, negli anni ’80 e ’90 si attendeva la puntata come un appuntamento fisso, pronto a scuotere il pomeriggio con amori impossibili e colpi di scena degni di un dramma shakespeariano… ma con più piante in plastica e più scale da salire e scendere.
E così, tra un fazzoletto bagnato e un sorriso ironico, resta la memoria di un tempo in cui i pomeriggi televisivi erano lunghi, melodrammatici, un po’ kitsch e tremendamente avvincenti. E Marilena? Beh, lei resta lì, sospesa tra la nostalgia e la domanda manzoniana: “chi era costei?”, ma soprattutto… quante lacrime ha fatto versare?
immagine creata con AI
Fava Tonka Superstar – le novità di Maison Tahité
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Maison Tahité – Officine Creative Profumi è un laboratorio creativo che esplora materie prime iconiche della profumeria cercando di rappresentarle, volta per volta, in modo originale e contemporaneo. La prima tappa di questo viaggio olfattivo intorno alle materie prime più golose e seducenti è stata la Vaniglia, seguita da Cacao e Caffé.
Ora, è arrivato il turno della Fava Tonka. Giunta in Europa alla fine del Settecento, la fava tonka diventa ben presto un ingrediente irrinunciabile nel mondo della profumeria. Le sue note sono un abbraccio caldo e profondo: ricche, avvolgenti, capaci di evocare la dolcezza della vaniglia, il calore del caramello, la morbida rotondità delle mandorle. A tratti invece appare erbacea, come il profumo del fieno appena tagliato sotto il sole. Sebbene il suo utilizzo sia ormai diffuso, la Fava Tonka non cessa di incantare. Oggi, ancora una volta, invita a nuove sfide creative: Maison Tahité raccoglie l’invito e ne propone un’interpretazione inedita: audaci abbinamenti, sorprendenti armonie, per riscrivere con eleganza il racconto di un grande classico.
Il risultato sono tre nuove fragranze: Tonka Rouge, Tonka Sel_Noir, Tonka in the Sun.
Tonka Rouge è una fragranza che incarna il mistero e la sensualità, perfetta per chi desidera esprimere la propria personalità attraverso un profumo che racconta storie di eleganza e passione. Ad aprire il jus, una Ciliegia liquorosa che cattura immediatamente l’attenzione. Nel cuore, la Fava Tonka si unisce alla freschezza fruttata del Lampone, a cui si aggiunge il carattere speziato della Liquirizia. Un contrasto audace e misterioso si evolve sul fondo con note avvolgenti di Vaniglia e legno di Sandalo, arricchite da un tocco pregiato di Brandy.
Piramide olfattiva
Note di testa: Liquore alla Ciliegia
Note di cuore: Fava Tonka, Lampone, Liquirizia
Note di fondo: Vaniglia, Brandy, Legno di Sandalo
Tonka Sel_Noir è un gioco di contrasti: salino e dolce, ruvido e carezzevole, luminoso e scuro. Una fragranza che lascia il segno, come una brezza marina al calare della sera. Un’eleganza ombreggiata di mistero, dove la sensualità incontra il sale, la luce si fonde con la notte.
Piramide olfattiva
Note di testa: Pepe Nero, scorze di Agrumi, polpa di Mandorla
Note di cuore: Ylang-Ylang, Cristalli di Sale Nero, Foglie di Patchouli
Note di fondo: Sandalo Bianco, Fava Tonka, radici di Vetiver
Infine, Maison Tahité ci vuole fare assaporare un raggio dorato sulla pelle, trasportare in un viaggio sensuale tra calore, luce e velluto. Tonka in the Sun è la celebrazione di una personalità solare, carnale e raffinata. Una firma olfattiva che illumina, seduce e incanta.
Piramide olfattiva
Note di testa: Nocciola, Pesca, O.E. di Arancia Bigarade (amara), O.E. di Mandarino Giallo
Note di cuore: Assoluta di Gelsomino d’Egitto, Assoluta di Tuberosa d’India, Assoluta di Osmanto, O.E. di Ylang-Ylang, Assoluta di Fava Tonka
Note di fondo: Metil Laitone, O.E. Sandalo dell’Australia occidentale, O.E. di Cisto della Spagna, Accordo Legnoso-Ambrato, Vaniglia, Nagarmotha.
Il Lago Maggiore è uno specchio d’acqua che abbraccia Italia e Svizzera e custodisce tesori di fama mondiale e paesaggi indimenticabili. Dalle rocche medievali ai giardini botanici delle Isole Borromee, ogni angolo racconta una storia diversa. Le eleganti cittadine che punteggiano le sue rive offrono un perfetto equilibrio tra cultura e relax, tradizione e raffinatezza culinaria. Qui secoli di storia prendono forma in castelli, ville e giardini di rara bellezza, rendendo il Lago Maggiore una meta ideale anche per un week end anche di fine estate.
Il viaggio inizia a Sesto Calende, antica porta meridionale del Lago Maggiore dove il fiume Ticino incontra le acque lacustri. L’Abbazia di San Donato accoglie i visitatori con i suoi preziosi affreschi romanici dell’XI secolo, mentre il Museo Civico Archeologico svela i segreti della Cultura di Golasecca, una delle più antiche civiltà padane dell’Età del Ferro. Per una pausa rigenerante, una passeggiata sul lungolago fino al Ristorante del Lido è in grado di appagare tutti i sensi.
Proseguendo verso nord, Angera sorprende con la sua imponente Rocca Borromea, uno dei castelli medievali meglio conservati d’Italia. Oltre agli splendidi affreschi della Sala di Giustizia, la Rocca di Angera ospita il sorprendente Museo della Bambola e del Giocattolo, mentre dalle sue torri si gode una vista panoramica che abbraccia tutto il lago fino alle Alpi. La giornata sul Lago Maggiore si conclude in bellezza a Ranco, dove il Ristorante Il Sole, tempio della cucina lacustre, guidato dalla famiglia Brovelli, propone piatti ricercati in una location da sogno: una terrazza panoramica dove il lago e le montagne diventano il sipario perfetto per una cena stellata.
Il tour del Lago Maggiore può proseguire con una tappa a Stresa da cui ci si può imbarcare per le tre Isole Borromee, dove un’intera giornata trascorre fin troppo velocemente tra gioielli architettonici e botanici di fama mondiale. All’Isola Bella si visita il palazzo barocco dei Borromeo e i suoi giardini all’italiana a terrazze, un capolavoro di scenografia paesaggistica. All’Isola Madre si passeggia nel più grande giardino botanico del lago, dove pavoni, fagiani e pappagalli vivono liberi tra piante esotiche secolari. Mentre l’Isola dei Pescatori, l’unica abitata tutto l’anno, è il posto perfetto per scovare, passeggiando locali e case di pescatori, la trattoria migliore dove fermarsi per assaporare il pesce di lago
Un week end lungo sul Lago Maggiore non può non prevedere una sosta a Verbania dove visitare i Giardini Botanici di Villa Taranto, considerati tra i più spettacolari d’Europa. In 16 ettari si susseguono oltre mille specie vegetali non autoctone, dalle ninfee giganti agli aceri giapponesi, in un tripudio di colori e profumi che cambia con le stagioni. Prima di tornare alla routine quotidiana, vale la pena fermarsi Ristorante La Rampolina di Campino, una terrazza panoramica sospesa sulle acque del Golfo Borromeo dove la cucina moderna dello chef valorizza i prodotti del territorio.
Gli appuntamenti da non perdere: Milano Beauty Week 2025
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Ormai ci siamo quasi, mancano 10 giorni esatti all’avvio della Milano Beauty Week 2025, che quest’anno si terrà dal 17 al 21 settembre. Per chi ancora non lo sapesse, MBW è la settimana dedicata alla cultura della bellezza e del benessere. Nata su iniziativa di Cosmetica Italia in collaborazione con Cosmoprof ed Esxence, è un progetto ideato per promuovere il valore sociale, scientifico ed economico del cosmetico e mettere in luce le peculiarità della filiera cosmetica italiana.
Milano Beauty Week si pone inoltre l’obiettivo di affermare il cosmetico come bene indispensabile per il benessere e l’autostima di ognuno, in tutte le età della vita, e creare maggiore consapevolezza rispetto all’essenzialità di questi prodotti che ci accompagnano quotidianamente nei gesti legati all’igiene, alla cura di sé, alla prevenzione e alla protezione.
Imprenditori, operatori ed esperti del settore, appassionati di beauty, professionisti dell’estetica e dell’acconciatura, cittadini e visitatori sono i protagonisti di questa settimana dedicata alla cultura della bellezza e del benessere, un appuntamento che in soli 4 anni dalla sua prima edizione è diventata un’attesa ricorrenza annuale.
Il palinsesto di MBW propone un ricco programma di attività, anche esperienziali, che animano non solo gli hub principali della manifestazione, ma anche le vie, le piazze, gli spazi commerciali, i luoghi d’arte e di cultura del capoluogo lombardo. Gli eventi sono declinati nei temi-guida innovazione, sostenibilità, inclusione ed emozione. Insomma, un calendario ricco di appuntamenti gratuiti e aperti a tutta la cittadinanza – prenotabili esclusivamente tramite l’app ufficiale di Milano Beauty Week.
Ma il programma quest’anno si arricchisce ulteriormente, portando nuove esperienze rispetto agli anni precedenti. Il cuore della manifestazione, con beauty corner, talk, masterclass e mostre, batterà in tre hub principali: Palazzo Giureconsulti, Palazzo Castiglioni e, per la prima volta, Palazzo Bovara. La narrazione della bellezza e del benessere si diffonderà anche in altre aree della città con i Beauty Cube, i Beauty Tram, la Beauty Saturday Night e attraverso tour e passeggiate olfattivi. Inoltre, Milano accoglierà la settima arte con la proiezione del cortometraggio “Via Bellezza 11” inedito ideato da OffiCine-IED in collaborazione con Cosmetica Italia, mentre la serata conclusiva della manifestazione sarà celebrata sul prestigioso palcoscenico del Teatro alla Scala: qui, per la prima volta, saranno svelati i vincitori del Premio Accademia del Profumo 2025 e, al termine della premiazione, gli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala omaggeranno il pubblico partecipante con lo spettacolo “Gesti di Bellezza”. Infine, diversi comuni italiani, tra cui Crema, Lodi, Firenze e Venezia, aderiranno alla manifestazione con degli spin-off della Milano Beauty Week ricchi di eventi paralleli e iniziative diffuse che valorizzeranno il proprio legame con il mondo della cosmetica e con il capoluogo lombardo.
Trovate tutte le informazioni sugli eventi, le aziende aderenti e su come partecipare al sito https://www.milanobeautyweek.it/it/
L’autunno segreto di Budapest
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Budapest è una città che si svela a chi sa attendere. Il vero volto della capitale ungherese emerge con discrezione quando le masse turistiche estive si diradano e l’aria si fa più frizzante. È in autunno che Budapest rivela il suo lato più autentico e sorprendentemente accessibile.
In autunno ci si rifugia ancora più volentieri nei caffè storici della capitale ungherese come il raffinato Café Gerbeaud, dove il tempo sembra rallentare tra dolci della tradizione e arrendi antichi. I piatti tradizionali, ricchi e sostanziosi come Gulyásleves, la zuppa di carne e verdure, tornano protagonisti con la fin dell’estate, mentre i mercati coperti, come il Grande Mercato Coperto (Nagy Vásárcsarnok), sono un trionfo di colori e profumi. Qui si possono assaggiare, con pochi euro, specialità come il Lángos (una focaccia fritta guarnita con panna acida e formaggio) o il dolce tradizionale Kürtőskalács. E per la serata i “ruin bars” (romkocsma) del Distretto Ebraico, come lo Szimpla Kert, non perdono il loro fascino.
Il colore dell’autunno sul Danubio
Il primo, impalpabile motivo per visitare Budapest in autunno è l’atmosfera. I viali alberati di Andrássy út, una volta percorsi da nobili e artisti, si tingono di sfumature calde, dal giallo ocra al rosso mattone. Il Danubio, che divide Buda e Pest, riflette un cielo spesso terso e i palazzi si accendono al tramonto di una luce ambrata. A differenza della vivace estate, l’autunno offre un ritmo più contemplativo. È il momento perfetto per una passeggiata lungo la sponda di Pest, dal Parlamento fino al Ponte delle Catene, osservando i locali che tornano alle loro abitudini quotidiane, lontani dal trambusto estivo. Lungo le rive del Danubio poi le aree attrezzate per picnic e barbecue permettono di godersi in compagnia gli ultimi raggi di sole.
Una mini crociera sul Danubio permette poi di ammirare la città con un’atmosfera e una luce ancora più suggestiva in autunno. Per una serata perfetta si può poi decidere di cenare a bordo, magari con accompagnamento musicale.
Immagine trasmessa e su concessine di Visit Hungary tramite hopscotch
Oltre i “must-see”
Il Parlamento, il Castello di Buda, magari includendo una visita al suo un labirinto sotterraneo, il Budavári Labirintus, protagonista di miti e leggende, il Museo di Belle Belle Arti con opere di El Greco, Goya e Rembrandt, il Bastione dei Pescatori e Piazza degli Eroi dove si celebrano i mille anni della conquista magiara e la resistenza ungherese contro il regime sovietico del 23 ottobre 1956, sono punti fermi di ogni itinerario. Così come una pausa rigenerante alle Terme Széchenyi (ingresso circa 25 euro) celebri per le eleganti architetture neobarocche. Immergersi nelle piscine esterne di acqua calda nell’aria frizzantina autunnale è un vero piacere sensoriale. E
Ma il vero fascino di Budapest in autunno sta nei luoghi meno battuti.
A iniziare dal Parco della Statua (Memento Park), un parco situato a circa dieci chilometri dal centro dove sono raccolte le statue e i monumenti dell’era comunista ungherese rimossi da Budapest dopo il 1989. È una testimonianza tangibile di un passato non troppo lontano e un viaggio nella memoria collettiva. L’ingresso costa circa sette euro.
A rivelarsi inaspettatamente interessante è anche Cimitero di Kerepesi (Fiumei Úti Sírkert), un museo monumentale dove riposano figure chiave della storia, come Lajos Kossuth e Endre Ady, e le tombe, in stile Art Nouveau e neogotico, sono vere opere d’arte. L’autunno, con le sue foglie cadute e i viali silenziosi, esalta la malinconia e la solennità del luogo. Un luogo di pace e riflessione storica con ingresso gratuito.
Per una pausa nel verde l’Isola Margherita (Margit-sziget) è perfetta. L’isola, situata nel mezzo del Danubio, tra il Ponte Margherita e il Ponte Árpád, è pedonale, facilmente accessibile (a piedi, in autobus con la linea 26 che la percorre tutta o in tram, linee 4 e 6, che si ferma alla fermata del Ponte Margherita) e lunga circa 2,5 km. Se in estate l’isola è un luogo di ritrovo per godere del fresco, in autunno rivela il suo lato più romantico con gli alberi secolari che si tingono di sfumature dorate, arancioni e rosse, creando un paesaggio fiabesco. Ci si può fermare alla Fontana Musicale, all’ingresso Sud, per ammirare lo spettacolo di giochi d’acqua, luci e musica; esplorare le rovine di un convento dominicano dove visse la principessa Margherita d’Ungheria (a cui l’isola deve il nome), che si fece monaca nel XIII secolo, visitare il piccolo zoo con daini, pavoni e anatre e scoprire, nella parte settentrionale dell’isola, il Giardino Giapponese, un piccolo angolo di tranquillità con laghetti, cascate artificiali, ninfee e piante nane. È un luogo perfetto per meditare o semplicemente per godere della natura.
Uscendo per una manciata di chilometri da Budapest (ma raggiungibile anche con il treno suburbano HÉV, linea H8) infine il Palazzo Reale di Gödöllő si rivela particolarmente romantico in autunno. La visita guidata costa circa dieci euro e permette di scoprire dettagli sulla vita di Sissi e Francesco Giuseppe, oltre a offrire uno spaccato della storia dell’Impero Asburgico.
A Londra sui luoghi di Poirot
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Visitare Londra seguendo le tracce di Hercule Poirot, forse il più celebre detective creato da Agatha Christie, significa immergersi in un mondo fatto di atmosfere Anni ’20 e ’30, di palazzi Art Déco, di teatri antichi e di un’eleganza d’altri tempi. Elegante, meticoloso e con i suoi inconfondibili baffetti Poirot, nonostante sia belga, trascorre gran parte delle sue avventure a Londra, città che diventa spesso teatro di intrighi, misteri e raffinati salotti. La serie televisiva con David Suchet ha reso questi luoghi ancora più iconici, trasformando la capitale britannica in una meta di pellegrinaggio per gli appassionati del detective più famoso del mondo.
Ecco le principali tappe per camminare sulle orme di Poirot a Londra.
La casa di Poirot, Whitehaven Mansions (Florin Court) a Charterhouse Square
Il cuore londinese della vita del detective è il suo appartamento al famoso Whitehaven Mansions. Nella serie tv questo indirizzo fittizio è stato identificato con il magnifico Florin Court, un esempio perfetto di architettura Art Déco costruito nel 1936. L’edificio, con la sua facciata geometrica e i dettagli in mattoni rossi, incarna perfettamente l’eleganza degli anni ’30 che caratterizza il mondo di Poirot.
È qui che il detective riceve i clienti, accoglie l’ispettore Japp e riflette sui casi più complessi. Come spesso ripete nei romanzi di Christie: “Method and order, that is my motto” – il metodo e l’ordine sono la chiave di ogni L’edificio è privato, ma è possibile ammirarlo dall’esterno e, in ogni caso, Charterhouse Square è un’elegante piazza georgiana che merita da sola una visita e si raggiunge scendendo a Barbican (Circle, Hammersmith & City, Metropolitan lines)
⸻ Le strade della City e il respiro degli intrighi finanziari
Passeggiando nella City, tra grattacieli moderni e antiche chiese, si percepisce ancora l’atmosfera del mondo finanziario che fa da sfondo a molti romanzi di Christie. Qui ambientazioni come quelle de “Il mistero del Treno Blu” prendono vita tra le strade dove si muovevano i magnati degli Anni ’20. Le fermate di riferimento per il gotha finanziario di Londra sono Metro: Bank e Monument
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L’eleganza senza tempo di Mayfair Una passeggiata da St James’s Street attraverso Piccadilly fino a Bond Street offre un perfetto assaggio dell’atmosfera aristocratica che permea le storie del detective. In Mayfair, il quartiere più elegante di Londra, tra club esclusivi come il famoso Whites (37 St James’s Street) e lussuose gallerie d’arte, i delitti assumono la forma di enigmi rispettabili. Bond Street, Savile Row e Berkeley Square sono le strade dove potremmo immaginare Poirot camminare con la sua caratteristica andatura, sempre attento ai dettagli che sfuggono agli altri. L’ideale è scendere alla fermata di Bond Street o di Green Park per poi proseguire lentamente godendosi il percorso nel quartiere più esclusivo di Londra.
Visitare Londra ripercorrendo i passi di Poirot Foto Cinzia
⸻ Il lusso del Savoy e altri hotel iconici di Londra
Dove: The Savoy Hotel, Strand, WC2R 0EZMetro: Charing Cross o Covent Garden
Gli hotel londinesi di lusso sono spesso il palcoscenico delle indagini più raffinate di Poirot. Il leggendario Savoy, inaugurato nel 1889, con i suoi saloni scintillanti e i corridoi sontuosi, compare in diversi adattamenti televisivi. D’altro canto ’American Bar del Savoy e il Thames Foyer, con la sua cupola di vetro, sono ambienti dove possiamo facilmente immaginare il detective osservare i suoi sospettati con quella particolare attenzione ai dettagli che caratterizza il suo metodo. Altri hotel storici che evocano l’atmosfera delle storie di Christie includono il Claridge’s (Brook Street, Mayfair) e il Ritz London (Piccadilly), luoghi dove l’alta società si ritrova e dove, inevitabilmente, si nascondono segreti pericolosi.
Per entrare ancora di più nel personaggio, è possibile prenotare il tè pomeridiano nei soloni di questi hotel, tutti tra Charing Cross e Covent Garden.
⸻ I teatri del West End
Dove: Covent Garden e dintorniMetro: Covent Garden, Leicester Square
Il West End, cuore del teatro londinese, appare in diverse avventure dove gelosie, rivalità e passioni nascoste conducono a tragedie. Il Theatre Royal Drury Lane, uno dei più antichi di Londra, e il Lyceum Theatre evocano perfettamente l’atmosfera teatrale degli Anni ’30. Non solo. Alcuni romanzi sono proprio ambientati nel mondo del teatro, a iniziare da “Carte in tavola” (1936) in cui Christie esplora le dinamiche nascoste dietro le quinte, quelle stesse che Poirot sa leggere con la sua proverbiale perspicacia.
Passeggiare tra mercatini, caffè storici e teatri antichi Covent Garden è perfetto per calarsi nei panni di Poirot.
⸻ Charterhouse Square e il ritorno finale
La storica Charterhouse Square ha un valore simbolico particolare per gli appassionati della serie tv: qui si conclude l’epopea televisiva di David Suchet nei panni di Poirot con l’episodio “Sipario” (2013), tratto dall’ultimo romanzo di Christie (1975). La piazza, circondata da edifici georgiani ben conservati, mantiene un’atmosfera di quieta eleganza che ben si addice alle riflessioni finali del grande detective. È qui che la storia di uno dei personaggi più amati della letteratura giunge al suo termine poetico. La piazza è facilmente raggiungibile a piedi dalla fermata di Barbican. Nelle vicinanze si trova anche il Museo di Londra, perfetto per approfondire la storia della città che ha fatto da sfondo alle avventure di Poirot.
Lisbona vista dal Tago
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Vedere Lisbona dal fiume Tago non ha prezzo. Esplorare Lisbona dal Tago è un modo per connettersi con la sua anima marittima, scoprendo una città che ha saputo guardare al futuro senza mai dimenticare il suo glorioso passato. Il Tago è una componente essenziale dell’identità storica, culturale ed economica della capitale portoghese e poter scoprire Lisbona dall’acqua significa poterla vivere da un punto di vista sorprendente, comprenderne la storia e goderla nella luce del tramonto. Una crociera sul Tago offre una prospettiva unica e indimenticabile, permettendo di ammirare le colline, i monumenti e i quartieri storici da un punto di vista privilegiato. Ogni curva del fiume rivela una nuova meraviglia, un pezzo di storia che si fonde con la modernità.
Il molo Punto di partenza per queste avventure fluviali è la Estação Sul e Sueste / Doca da Marinha un’area completamente rinnovata che unisce architettura storica a un moderno spazio espositivo dedicato al fiume Tago. Da questo molo è possibile partire per un tour a bordo di una delle 23 barche tradizionali che solcano il fiume ma si può anche decidere di fermarsi per un aperitivo in uno dei dei due bar con terrazza panoramica o passeggiare ammirando l’estuario del fiume.
Il Quartiere di Belém, la culla delle grandi scoperte La tappa più iconica, è senza dubbio il quartiere di Belém. Qui, dove il Tago si apre sull’Oceano Atlantico, è il luogo da cui partirono i grandi esploratori come Vasco da Gama. Dal fiume, la vista della Torre di Belém è particolarmente suggestiva. A poca distanza, si erge il Padrão dos Descobrimentos (Monumento alle Scoperte), una caravella scolpita in pietra che celebra i navigatori portoghesi. Da qui, l’imponenza del Mosteiro dos Jerónimos (Monastero dei Geronimiti) si rivela in tutta la sua magnificenza, un capolavoro del gotico manuelino.
Ponte 25 de Abril, un’icona Moderna Navigando verso il centro, si incontra un’altra icona di Lisbona: il Ponte 25 de Abril. Con la sua struttura in acciaio, che ricorda in modo impressionante il Golden Gate Bridge di San Francisco, il ponte è una meraviglia dell’ingegneria moderna. Il suo colore rosso e l’imponenza che si staglia contro il cielo azzurro sono un’immagine che non si dimentica. Passarci sotto con l’imbarcazione regala una sensazione di grandezza e di potenza. Da non perdere l’occasione di scattare una foto indimenticabile al ponte e sul lato di Almada, alla statua del Cristo Rei che, con le braccia aperte, domina la scena.
L’Alfama, Il Cuore Antico di Lisbona Proseguendo, il paesaggio cambia. Le grandi strutture moderne lasciano il posto ai tetti rossi e alle facciate colorate dell’Alfama, il quartiere più antico di Lisbona che ne racchiude l’anima del fado e le tradizioni più autentiche . Dalla barca, si può ammirare il dedalo di vicoli che si inerpica sulla collina, con le case che sembrano ammassarsi l’una sull’altra. Qui, si scorge il Castello di São Jorge, che domina la città dall’alto, e la maestosa Sé de Lisboa (Cattedrale di Lisbona), con le sue torri imponenti.
Il Parco delle Nazioni: La Lisbona del Futuro L’ultima tappa di questo viaggio fluviale porta nel Parque das Nações (Parco delle Nazioni), l’area che ha ospitato l’Expo ’98. Questa zona è un esempio perfetto di riqualificazione urbana, dove ex aree industriali si sono trasformate in un quartiere moderno e vivace. Qui si trovano l’Oceanário de Lisboa, uno degli acquari più grandi d’Europa, e la Gare do Oriente, una stazione ferroviaria dall’architettura avveniristica firmata dall’architetto Santiago Calatrava.
Cais das Colunas immagine trasmessa e su concessione di Ufficio stampa Turismo de Lisboa Tramite AIGO Credit LisboaSecreta
I musei galleggianti di Lisbona La Fragata D. Fernando II e Glória è un simbolo del glorioso passato marittimo del Portogallo. Ultima nave interamente a vela della Marina lusitana, un tempo impegnata sulla rotta tra il Portogallo e l’India, è oggi un museo galleggiante che riporta i visitatori nell’atmosfera del XIX secolo. I suoi interni, accuratamente restaurati, raccontano la vita di bordo e l’epopea marittima del Paese.
Salire sul Varino Liberdade significa vivere un autentico viaggio tra turismo naturalistico, fluviale e culturale. Costruito nel 1945 e restaurato nel 1988, oggi opera come “museo navigante”, offrendo crociere tra marzo e ottobre attraverso la Riserva Naturale dell’Estuario del Tago, un’area di straordinaria bellezza paesaggistica e di grande valore ecologico, ideale per chi desidera unire natura e cultura in un’unica esperienza.
Cais das Colunas, nel cuore di Terreiro do Paço Il percorso lungo il Tago non può che condurre al Cais das Colunas, nel cuore di Terreiro do Paço, storicamente l’ingresso più simbolico di Lisbona. Con le sue scalinate di marmo che scendono direttamente in acqua e le due colonne che gli danno il nome, questo storico approdo ha accolto nei secoli reali e illustri viaggiatori, diventando un simbolo di accoglienza e rappresentanza. Oggi è uno dei luoghi più scenografici per contemplare il fiume e godere della magia del tramonto.