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L’autunno segreto di Budapest

Budapest è una città che si svela a chi sa attendere. Il vero volto della capitale ungherese emerge con discrezione quando le masse turistiche estive si diradano e l’aria si fa più frizzante. È in autunno che Budapest  rivela il suo lato più autentico e sorprendentemente accessibile.
In autunno ci si rifugia ancora più volentieri nei caffè storici della capitale ungherese come il raffinato Café Gerbeaud, dove il tempo sembra rallentare tra dolci della tradizione e arrendi antichi. I piatti tradizionali, ricchi e sostanziosi come Gulyásleves, la zuppa di carne e verdure, tornano protagonisti con la fin dell’estate, mentre i mercati coperti, come il Grande Mercato Coperto (Nagy Vásárcsarnok), sono un trionfo di colori e profumi. Qui si possono assaggiare, con pochi euro, specialità come il Lángos (una focaccia fritta guarnita con panna acida e formaggio) o il dolce tradizionale Kürtőskalács. E per la serata i “ruin bars” (romkocsma) del Distretto Ebraico, come lo Szimpla Kert, non perdono il loro fascino.

Il colore dell’autunno sul Danubio

Il primo, impalpabile motivo per visitare Budapest in autunno è l’atmosfera. I viali alberati di Andrássy út, una volta percorsi da nobili e artisti, si tingono di sfumature calde, dal giallo ocra al rosso mattone. Il Danubio, che divide Buda e Pest, riflette un cielo spesso terso e i palazzi si accendono al tramonto di una luce ambrata. A differenza della vivace estate, l’autunno offre un ritmo più contemplativo. È il momento perfetto per una passeggiata lungo la sponda di Pest, dal Parlamento fino al Ponte delle Catene, osservando i locali che tornano alle loro abitudini quotidiane, lontani dal trambusto estivo. Lungo le rive del Danubio poi le aree attrezzate per picnic e barbecue permettono di godersi in compagnia gli ultimi raggi di sole.
Una mini crociera sul Danubio permette poi di ammirare la città con un’atmosfera e una luce ancora più suggestiva in autunno. Per una serata perfetta si può poi decidere di cenare a bordo, magari con accompagnamento musicale.

Budapest in autunno
Immagine trasmessa e su concessine di Visit Hungary tramite hopscotch

Oltre i “must-see”

Il Parlamento, il Castello di Buda, magari includendo una visita al suo un labirinto sotterraneo, il Budavári Labirintus, protagonista di miti e leggende, il Museo di Belle Belle Arti con opere di El Greco, Goya e Rembrandt, il Bastione dei Pescatori e Piazza degli Eroi dove si celebrano i mille anni della conquista magiara e la resistenza ungherese contro il regime sovietico del 23 ottobre 1956, sono punti fermi di ogni itinerario. Così come una pausa rigenerante alle Terme Széchenyi (ingresso circa 25 euro) celebri per le eleganti architetture neobarocche. Immergersi nelle piscine esterne di acqua calda nell’aria frizzantina autunnale è un vero piacere sensoriale. E

Ma il vero fascino di Budapest in autunno sta nei luoghi meno battuti.

A iniziare dal Parco della Statua (Memento Park), un parco situato a circa dieci chilometri dal centro dove sono raccolte le statue e i monumenti dell’era comunista ungherese rimossi da Budapest dopo il 1989. È una testimonianza tangibile di un passato non troppo lontano e un viaggio nella memoria collettiva. L’ingresso costa circa sette euro.

A rivelarsi inaspettatamente interessante è anche Cimitero di Kerepesi (Fiumei Úti Sírkert), un museo monumentale dove riposano figure chiave della storia, come Lajos Kossuth e Endre Ady, e le tombe, in stile Art Nouveau e neogotico, sono vere opere d’arte. L’autunno, con le sue foglie cadute e i viali silenziosi, esalta la malinconia e la solennità del luogo. Un luogo di pace e riflessione storica con ingresso gratuito.

Per una pausa nel verde l’Isola Margherita (Margit-sziget) è perfetta. L’isola, situata nel mezzo del Danubio, tra il Ponte Margherita e il Ponte Árpád, è pedonale, facilmente accessibile (a piedi, in autobus con la linea 26 che la percorre tutta o in tram, linee 4 e 6, che si ferma alla fermata del Ponte Margherita) e lunga circa 2,5 km. Se in estate l’isola è un luogo di ritrovo per godere del fresco, in autunno rivela il suo lato più romantico con gli alberi secolari che si tingono di sfumature dorate, arancioni e rosse, creando un paesaggio fiabesco. Ci si può fermare alla Fontana Musicale, all’ingresso Sud, per ammirare lo spettacolo di giochi d’acqua, luci e musica; esplorare le rovine di un convento dominicano dove visse la principessa Margherita d’Ungheria (a cui l’isola deve il nome), che si fece monaca nel XIII secolo, visitare il piccolo zoo con daini, pavoni e anatre e scoprire, nella parte settentrionale dell’isola, il Giardino Giapponese, un piccolo angolo di tranquillità con laghetti, cascate artificiali, ninfee e piante nane. È un luogo perfetto per meditare o semplicemente per godere della natura.

Uscendo per una manciata di chilometri da Budapest (ma raggiungibile anche con il treno suburbano HÉV, linea H8) infine il Palazzo Reale di Gödöllő si rivela particolarmente romantico in autunno. La visita guidata costa circa dieci euro e permette di scoprire dettagli sulla vita di Sissi e Francesco Giuseppe, oltre a offrire uno spaccato della storia dell’Impero Asburgico.

 




A Londra sui luoghi di Poirot

Visitare Londra seguendo le tracce di Hercule Poirot,  forse il più celebre detective creato da Agatha Christie, significa immergersi in un mondo fatto di atmosfere Anni ’20 e ’30, di palazzi Art Déco, di teatri antichi e di un’eleganza d’altri tempi. Elegante, meticoloso e con i suoi inconfondibili baffetti Poirot, nonostante sia belga, trascorre gran parte delle sue avventure a Londra, città che diventa spesso teatro di intrighi, misteri e raffinati salotti. La serie televisiva con David Suchet ha reso questi luoghi ancora più iconici, trasformando la capitale britannica in una meta di pellegrinaggio per gli appassionati del detective più famoso del mondo.

Ecco le principali tappe per camminare sulle orme di Poirot a Londra.

La casa di Poirot, Whitehaven Mansions (Florin Court) a Charterhouse Square
Il cuore londinese della vita del detective è il suo appartamento al famoso Whitehaven Mansions. Nella serie tv questo indirizzo fittizio è stato identificato con il magnifico Florin Court, un esempio perfetto di architettura Art Déco costruito nel 1936. L’edificio, con la sua facciata geometrica e i dettagli in mattoni rossi, incarna perfettamente l’eleganza degli anni ’30 che caratterizza il mondo di Poirot.
È qui che il detective riceve i clienti, accoglie l’ispettore Japp e riflette sui casi più complessi. Come spesso ripete nei romanzi di Christie: “Method and order, that is my motto” – il metodo e l’ordine sono la chiave di ogni L’edificio è privato, ma è possibile ammirarlo dall’esterno e, in ogni caso, Charterhouse Square è un’elegante piazza georgiana che merita da sola una visita e si raggiunge scendendo a Barbican (Circle, Hammersmith & City, Metropolitan lines)
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Le strade della City e il respiro degli intrighi finanziari
Passeggiando nella City, tra grattacieli moderni e antiche chiese, si percepisce ancora l’atmosfera del mondo finanziario che fa da sfondo a molti romanzi di Christie. Qui ambientazioni come quelle de “Il mistero del Treno Blu” prendono vita tra le strade dove si muovevano i magnati degli Anni ’20. Le fermate di riferimento per il gotha finanziario di Londra sono Metro: Bank e Monument

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L’eleganza senza tempo di Mayfair 
Una passeggiata da St James’s Street attraverso Piccadilly fino a Bond Street offre un perfetto assaggio dell’atmosfera aristocratica che permea le storie del detective.  In Mayfair, il quartiere più elegante di Londra, tra club esclusivi come il famoso Whites (37 St James’s Street) e lussuose gallerie d’arte, i delitti assumono la forma di enigmi rispettabili. Bond Street, Savile Row e Berkeley Square sono le strade dove potremmo immaginare Poirot camminare con la sua caratteristica andatura, sempre attento ai dettagli che sfuggono agli altri. L’ideale è scendere alla fermata di Bond Street o di Green Park per poi proseguire lentamente godendosi il percorso nel quartiere più esclusivo di Londra.

A Londra sulle tracce di Poirot
Visitare Londra ripercorrendo i passi di Poirot
Foto Cinzia

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Il lusso del Savoy e altri hotel iconici di Londra 
Dove: The Savoy Hotel, Strand, WC2R 0EZMetro: Charing Cross o Covent Garden
Gli hotel londinesi di lusso sono spesso il palcoscenico delle indagini più raffinate di Poirot. Il leggendario Savoy, inaugurato nel 1889, con i suoi saloni scintillanti e i corridoi sontuosi, compare in diversi adattamenti televisivi. D’altro canto ’American Bar del Savoy e il Thames Foyer, con la sua cupola di vetro, sono ambienti dove possiamo facilmente immaginare il detective osservare i suoi sospettati con quella particolare attenzione ai dettagli che caratterizza il suo metodo. Altri hotel storici che evocano l’atmosfera delle storie di Christie includono il Claridge’s (Brook Street, Mayfair) e il Ritz London (Piccadilly), luoghi dove l’alta società si ritrova e dove, inevitabilmente, si nascondono segreti pericolosi.
Per entrare ancora di più nel personaggio, è possibile prenotare il tè pomeridiano nei soloni di questi hotel, tutti tra Charing Cross e Covent Garden.
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I teatri del West End
Dove: Covent Garden e dintorniMetro: Covent Garden, Leicester Square
Il West End, cuore del teatro londinese, appare in diverse avventure dove gelosie, rivalità e passioni nascoste conducono a tragedie. Il Theatre Royal Drury Lane, uno dei più antichi di Londra, e il Lyceum Theatre evocano perfettamente l’atmosfera teatrale degli Anni ’30. Non solo. Alcuni romanzi sono proprio ambientati nel mondo del teatro, a iniziare da “Carte in tavola” (1936) in cui Christie esplora le dinamiche nascoste dietro le quinte, quelle stesse che Poirot sa leggere con la sua proverbiale perspicacia.
Passeggiare tra mercatini, caffè storici e teatri antichi Covent Garden è perfetto per calarsi nei panni di Poirot.
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Charterhouse Square e il ritorno finale
La storica Charterhouse Square ha un valore simbolico particolare per gli appassionati della serie tv: qui si conclude l’epopea televisiva di David Suchet nei panni di Poirot con l’episodio “Sipario” (2013), tratto dall’ultimo romanzo di Christie (1975). La piazza, circondata da edifici georgiani ben conservati, mantiene un’atmosfera di quieta eleganza che ben si addice alle riflessioni finali del grande detective. È qui che la storia di uno dei personaggi più amati della letteratura giunge al suo termine poetico. La piazza è facilmente raggiungibile a piedi dalla fermata di Barbican. Nelle vicinanze si trova anche il Museo di Londra, perfetto per approfondire la storia della città che ha fatto da sfondo alle avventure di Poirot.




Lisbona vista dal Tago

Vedere Lisbona dal fiume Tago non ha prezzo. Esplorare Lisbona dal Tago è un modo per connettersi con la sua anima marittima, scoprendo una città che ha saputo guardare al futuro senza mai dimenticare il suo glorioso passato. Il Tago è una componente essenziale dell’identità storica, culturale ed economica della capitale portoghese e poter scoprire Lisbona dall’acqua significa poterla vivere da un punto di vista sorprendente, comprenderne la storia e goderla nella luce del tramonto. Una crociera sul Tago offre una prospettiva unica e indimenticabile, permettendo di ammirare le colline, i monumenti e i quartieri storici da un punto di vista privilegiato. Ogni curva del fiume rivela una nuova meraviglia, un pezzo di storia che si fonde con la modernità.

Il molo Punto di partenza per queste avventure fluviali è la Estação Sul e Sueste / Doca da Marinha un’area completamente rinnovata che unisce architettura storica a un moderno spazio espositivo dedicato al fiume Tago. Da questo molo è possibile partire per un tour a bordo di una delle 23 barche tradizionali che solcano il fiume ma si può anche decidere di fermarsi per un aperitivo in uno dei dei due bar con terrazza panoramica o passeggiare ammirando l’estuario del fiume.

Il Quartiere di Belém, la culla delle grandi scoperte La tappa più  iconica, è senza dubbio il quartiere di Belém. Qui, dove il Tago si apre sull’Oceano Atlantico, è il luogo da cui partirono i grandi esploratori come Vasco da Gama. Dal fiume, la vista della Torre di Belém è particolarmente suggestiva.  A poca distanza, si erge il Padrão dos Descobrimentos (Monumento alle Scoperte), una caravella scolpita in pietra che celebra i navigatori portoghesi. Da qui, l’imponenza del Mosteiro dos Jerónimos (Monastero dei Geronimiti) si rivela in tutta la sua magnificenza, un capolavoro del gotico manuelino.

Ponte 25 de Abril, un’icona Moderna Navigando verso il centro, si incontra un’altra icona di Lisbona: il Ponte 25 de Abril. Con la sua struttura in acciaio, che ricorda in modo impressionante il Golden Gate Bridge di San Francisco, il ponte è una meraviglia dell’ingegneria moderna. Il suo colore rosso e l’imponenza che si staglia contro il cielo azzurro sono un’immagine che non si dimentica. Passarci sotto con l’imbarcazione regala una sensazione di grandezza e di potenza. Da non perdere l’occasione di scattare una foto indimenticabile al ponte e sul lato di Almada, alla statua del Cristo Rei che, con le braccia aperte, domina la scena.

L’Alfama, Il Cuore Antico di Lisbona Proseguendo, il paesaggio cambia. Le grandi strutture moderne lasciano il posto ai tetti rossi e alle facciate colorate dell’Alfama, il quartiere più antico di Lisbona che ne racchiude l’anima del fado e le tradizioni più autentiche . Dalla barca, si può ammirare il dedalo di vicoli che si inerpica sulla collina, con le case che sembrano ammassarsi l’una sull’altra. Qui, si scorge il Castello di São Jorge, che domina la città dall’alto, e la maestosa Sé de Lisboa (Cattedrale di Lisbona), con le sue torri imponenti.

Il Parco delle Nazioni: La Lisbona del Futuro L’ultima tappa di questo viaggio fluviale porta nel Parque das Nações (Parco delle Nazioni), l’area che ha ospitato l’Expo ’98. Questa zona è un esempio perfetto di riqualificazione urbana, dove ex aree industriali si sono trasformate in un quartiere moderno e vivace. Qui si trovano l’Oceanário de Lisboa, uno degli acquari più grandi d’Europa, e la Gare do Oriente, una stazione ferroviaria dall’architettura avveniristica firmata dall’architetto Santiago Calatrava.

 

Lisbona dal fiume
Cais das Colunas immagine trasmessa e su concessione di
Ufficio stampa Turismo de Lisboa Tramite AIGO Credit LisboaSecreta

I musei galleggianti di Lisbona  La Fragata D. Fernando II e Glória è un simbolo del glorioso passato marittimo del Portogallo. Ultima nave interamente a vela della Marina lusitana, un tempo impegnata sulla rotta tra il Portogallo e l’India, è oggi un museo galleggiante che riporta i visitatori nell’atmosfera del XIX secolo. I suoi interni, accuratamente restaurati, raccontano la vita di bordo e l’epopea marittima del Paese.

Salire sul Varino Liberdade significa vivere un autentico viaggio tra turismo naturalistico, fluviale e culturale. Costruito nel 1945 e restaurato nel 1988, oggi opera come “museo navigante”, offrendo crociere tra marzo e ottobre attraverso la Riserva Naturale dell’Estuario del Tago, un’area di straordinaria bellezza paesaggistica e di grande valore ecologico, ideale per chi desidera unire natura e cultura in un’unica esperienza.

Cais das Colunas, nel cuore di Terreiro do Paço Il percorso lungo il Tago non può che condurre al Cais das Colunas, nel cuore di Terreiro do Paço, storicamente l’ingresso più simbolico di Lisbona. Con le sue scalinate di marmo che scendono direttamente in acqua e le due colonne che gli danno il nome, questo storico approdo ha accolto nei secoli reali e illustri viaggiatori, diventando un simbolo di accoglienza e rappresentanza. Oggi è uno dei luoghi più scenografici per contemplare il fiume e godere della magia del tramonto.




Cape Town oltre la cartolina

Cape Town è una città che sfida la percezione e organizzare un viaggio per scoprire questa città dominata dalla Table Mountain e circondata da due Oceani,  significa immergersi in un luogo dove la bellezza della natura si unisce alla profondità dell’esperienza umana.  Al di là delle immagini patinate infatti, Cape Town nasconde un crogiolo di storie e culture, un labirinto di vicoli e quartieri che raccontano la storia complessa del Sudafrica. Andare a Cape Town è un’immersione in un luogo dove la bellezza della natura si unisce alla profondità dell’esperienza umana.

Le voci della storia

Cape Town è il luogo in cui si sono intrecciate le storie di popoli indigeni, coloni e schiavi, un palcoscenico di lotte e rinascite. Il quartiere di Bo-Kaap, ad esempio, è lo quartiere storico della comunità malese del Capo, discendenti degli schiavi portati dai coloni olandesi dall’Indonesia e dalla Malesia. Le loro tradizioni, la loro cucina e la loro fede musulmana sono una parte fondamentale dell’identità di Cape Town. Il quartiere De Waterkant, proprio a ridosso del centro, con le sue strade acciottolate fiancheggiate da case color pastello, caffè, gallerie d’arte e negozi di design è invece un esempio di rigenerazione urbana. Un’altra storia di resilienza si trova nel quartiere di Langa, una delle più antiche township del Sudafrica. Meglio tuttavia non inoltrarsi da soli qui o anche nell’altra township piuttosto nota, Khayelitsha. Se si desidera fare un’esperienza autentica, è fondamentale affidarsi a un tour guidato da un’organizzazione locale che lavori in stretta collaborazione con la comunità. Questi tour non solo sono più sicuri, ma contribuiscono anche all’economia locale.

La storia di Cape Town è poi legata all’apartheid, il sistema di segregazione razziale che ha dominato il paese per quasi mezzo secolo. Per comprendere appieno la città, è fondamentale partire da Robben Island, l’isola-prigione dove Nelson Mandela e altri eroi della lotta anti-apartheid furono detenuti. La visita a Robben Island, guidata da ex-detenuti, è una lezione di storia vivente ed è la testimonianza di chi ha saputo trasformare la sofferenza in speranza.  Un’altra tappa cruciale per capire l’apartheid è il District Six Museum, dove fotografie, oggetti personali e racconti compongono un mosaico di memorie, un atto di resistenza contro l’oblio.

La Table Mountain e il Capo di Buona Speranza tra miti e leggende

Ma Cape Town è anche una natura selvaggia da scoprire. La Table Mountain, la montagna piatta che domina la città, oltre a rappresentare un perfetto sfondo scenografico, è fonte inesauribile di storie e leggende. Secondo una leggenda popolare, la montagna è la dimora di un drago che, quando si arrabbia, avvolge la cima in una fitta nube, la cosiddetta “tovaglia” (tablecloth). Al di là del mito, la Table Mountain è un ecosistema unico. Si può salire in funivia o, per i più avventurosi, a piedi, per godere di una vista a 360 gradi sulla città e sulle sue coste.

Il Capo di Buona Speranza, all’estremità della penisola del Capo, è un altro luogo carico di storia e suggestione. È qui che le correnti oceaniche si scontrano, e le storie dei marinai che cercavano una via per le Indie orientali si fondono con la natura. Vasco da Gama, il primo europeo a doppiare il Capo, lo ribattezzò Capo delle Tempeste, ma il nome attuale fu dato dal re portoghese Giovanni II, in segno di speranza per la nuova rotta commerciale.   Nonostante la credenza comune tuttavia, il punto più a sud dell’Africa non è qui, ma a Capo Agulhas.  A Cape Point, un’imponente scogliera a picco sull’oceano, si trova un vecchio faro a cui si può salire con la funicolare o a piedi. Da qui, la vista sul punto di incontro tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano è particolarmente emozionante.

Capo di Buona Speranza non è solo un punto geografico avvolto nel mito. Il Parco Nazionale del Capo di Buona Speranza, parte del più vasto Table Mountain National Park, è una riserva naturale che si estende per la punta meridionale della penisola del Capo e habitat di una ricca fauna selvatica, tra cui babbuini, struzzi e antilopi. Il parco offre numerosi sentieri escursionistici per tutti i livelli come l’Hoerikwaggo Trail, un percorso di più giorni che attraversa l’intera penisola da Cape Point alla Table Mountain. Per i meno esperti, ci sono percorsi più brevi e accessibili, come il sentiero che porta dal parcheggio principale di Cape Point al faro o quello che scende alla spiaggia del Capo di Buona Speranza.

Cape Town La Table Mountain vista dalla costa
La Table Mountain vista dalla costa.
Foto trasmessa e su connessione di Aigo per South African Tourism

Relax tra i due Oceani

A Cape Town, città tra due Oceani, non mancano certo le spiagge. Le Clifton Beaches, sull’Oceano Atlantico sono protette dal vento da grandi massi di granito, ideali per prendere il sole e ammirare il tramonto. Sempre sull’Oceano Indiano, Camps Bay è una spiaggia ampia, di sabbia bianca e dall’atmosfera vivace. È circondata da una passeggiata piena di ristoranti e bar, ed è dominata dalla scenografica catena montuosa dei Dodici Apostoli. Sull’Oceano Indiano Muizenberg, sulla False Bay, è famosa per le sue casette da spiaggia colorate e per essere un luogo ideale per i principianti del surf, grazie alle sue onde più dolci. L’acqua è più calda rispetto al lato atlantico, rendendola perfetta per una nuotata.

Un percorso al di là della superficie

Cape Town e i suoi dintorno offrono un mosaico di esperienze e percorsi che scavano in profondità per arrivare al cuore della cultura Sudafricana. Il City Bowl, il centro storico, ospita musei e galleria, mentre lungo il Victoria & Albert Waterfront, il porto storico della città, è possibile visitare il Two Oceans Aquarium e il Zeitz MOCAA (Museum of Contemporary Art Africa), il più grande museo di arte contemporanea africana al mondo. Una passeggiata lungo il V&A Waterfront con una guida che conosca la storia dei lavoratori portuali e del ruolo del porto nel commercio degli schiavi può aggiungere una nuova dimensione all’esperienza. A Woodstock invece si scopre la street art: il quartiere, un tempo degradato, si è trasformato in una galleria a cielo aperto dove murales raccontano storie di politica, identità e speranza. Il mercato di Greenmarket Square e il Pan-African Market sono infine luoghi ideali per acquistare manufatti autentici e incontrare gli artigiani che li producono. Boulders Beach, un’area protetta dove si può osservare la colonia di pinguini africani nel loro habitat naturale, funge da promemoria dell’incredibile biodiversità che coesiste con la vita urbana a Cape Town.

Il viaggio nel gusto
Allontanandosi qualche chilometro da Cape Town permette di esplorare il mondo del vino sudafricano. La regione vinicola del Capo è una parte della storia del paese. A Stellenbosch, città universitaria dalle architetture olandesi e cuore della regione vitivinicola, si gira in bici anche per cantine. Franschhoek, fondata dagli Ugonotti, conserva un’atmosfera europea. Da non perdere è il Franschhoek Wine Tram, un sistema di tram e autobus a circuito che collega le diverse cantine, permettendo di degustare in sicurezza senza guidare. A Constantia, a pochi chilometri da Cape Town, le tenute storiche come Groot Constantia offrono tour della cantina e degustazioni che raccontano la storia del vino sudafricano fin dal XVII secolo.




A Londra e dintorni per il back to Hogwarts

A Londra e dintorni per celebrare il back to Hogwarts nei luoghi dei film. Il 1° settembre è la data che segna il ritorno a Hogwarts, la scuola di magia più famosa del Regno Unito dove J.K. Rowling ha ambientato la serie di libri di Harry Potter a cui sono seguiti otto film (e presto una nuova serie tv di Hbo). A Londra sono numerose le agenzie turistiche che offrono tour a piedi che coprono le location cinematografiche più famose prestate dalla capitale del Regno Unito agli studi cinematografici della Warner , tour che spesso includono un test sulle Case di Hogwarts.  Ma sarebbe un peccato fermarsi a Londra. Sono infatti numerosi i castelli e le cattedrali del Regno Unito che hanno offerto i loro spazi nella creazione cinematografica di Hogwarts e sono tutti da visitare, non solo per ripercorrere le tappe di Harry Potter.
Per chi vuole approfittare di un viaggio nel Regno Unito per immergersi nella magia dei libri e rivivere l’atmosfera dei film, ecco le principali tappe.

A Londra con Harry Potter
A Londra con Harry Potter
Foto: Cinzia

1.Londra – King’s Cross Station e il Binario 9 ¾

King’s Cross Station a Londraè il luogo più iconico per celebrare il “Ritorno a Hogwarts” il 1° settembre anche se non sono più in programma, per motivi di sicurezza,  eventi dal vivo. Il Binario 9 ¾, da cui ogni 1° settembre parte il treno per Hogwarts è ovviamente fittizio, ma da tempo ormai la stazione ospita un’installazione con un carrello portabagagli che scompare a metà nel muro, oltre a un negozio di souvenir a tema.

 2. Il “vero” viaggio per Hogwarts  

Il tragitto che si vede nei film per arrivare a Hogwarts è ispirato a un percorso ferroviario reale in Scozia: la West Highland Line a bordo de The Jacobite Steam Train. Il viaggio da Fort William, nel cuore delle Highlands, a Mallaig dura circa due ore per tratta e copre 135 km tra scenari alpini, laghi e radure. Il momento culminante del viaggio è l’attraversamento del famoso Viadotto di Glenfinnan, l’iconico ponte ad archi che si vede nei diversi film, come quando la Ford Anglia sorvola il treno in Harry Potter e la Camera dei Segreti. Il treno rallenta per permettere ai passeggeri di ammirare e scattare foto al panorama circostante. Le locomotive e le carrozze a vapore sono proprio quelle utilizzate in diverse scene dei film di Harry Potter.

I biglietti per il Jacobite Steam Train devono essere prenotati con larghissimo anticipo (anche mesi prima), poiché i posti si esauriscono molto velocemente a causa della popolarità del treno. Il servizio è attivo da aprile a ottobre, con corse mattutine e pomeridiane (da maggio a settembre). I prezzi variano in base alla classe e al periodo. Un biglietto di andata e ritorno per un adulto in classe standard costa circa 70 sterline. Per raggiungere Fort William da Londra, il modo più pratico è prendere un treno da London Euston per Fort William, anche se il viaggio è lungo (circa 5-6 ore) e spesso richiede cambi. Si può anche optare per un volo fino a Glasgow o Edimburgo e poi proseguire in treno o in autobus.

Harru Potter e il Back to

3.Warner Bros. Studio Tour London – The Making of Harry Potter

Appena fuori Londra, a Leavesden (Watford, appena fuori Londra), i Warner Bros Studio ospitano i set creati per i film, tra cui la Sala Grande, il Binario 9 ¾ (con la locomotiva dell’Hogwarts Express), Diagon Alley, l’Ufficio di Silente e molto altro.  Da vedere anche i costumi e gli oggetti di scena dei film. I set saranno utilizzati anche dalla prossima serie Hbo in via di lavorazione.

4.Le orme di Harry Potter a Londra

Tra le location dei film di Harry Potter più famose nella capitale del Regno Unito ci sono:

  • Millennium Bridge che viene distrutto nel sesto film (Il Principe Mezzosangue) dai Mangiamorte
  • Leadenhall Market utilizzato come ingresso a Diagon Alley e al Paiolo Magico nel primo film (La Pietra Filosofale)
  • Australia House i cui esterni sono stati usati come la Banca Gringott.
  • Piccadilly Circus presente nella scena della fuga dal matrimonio nel settimo film (I Doni della Morte – Parte 1).

    5- I “veri” luoghi di Hogwarts  

Scovare classi, corridoi e panorami che hanno ricreato sullo schermo Hogwarts è particolarmente suggestivo e porta alla scoperta di luoghi iconici della storia del Regno Unito.

-Gloucester Cathedral (i corridoi di Hogwarts)

Splendida cattedrale millenaria, famosa per l’architettura e per la tomba di re Edoardo II. Le origini della cattedrale risalgono al VII quando venne fondata una piccola comunità attorno a una chiesa e a un monastero dal principe Orsic, ma la struttura attuale deriva anche dalla ristrutturazione gotica del XIV e XV secolo quando i pellegrinaggi sulla tomba di re Edoardo II portarono grandi entrate nelle casse della abbazia romanica. Entrambi gli stili, romanico e gotico perpendicolare, coesistono.  I chiostri con le spettacolari volte a ventaglio, le navate con le imponenti colonne romaniche, la grande vetrata orientale del XIV (all’epoca era la vetrata più grande al mondo) e la cripta che, con la sua storia millenaria, è la parte più antica della cattedrale, sono tra i punti di maggior interesse.

Vi si arriva in treno (dalla stazione di London Paddington) con un viaggio di circa due ore. La cattedrale, raggiungibile in pochi passi dalla stazione, è accessibile con un ingresso su donazione (5 sterline) da cui possono essere escluse attrazioni particolari.

Chiostri e corridoi della Cattedrale di Gloucester sono stati utilizzati per in numerose scene che mostrano il castello di Hogwarts. In particolare Qui è stata girata la scena con il Troll, l’apparizione della scritta “La Camera dei Segreti è stata aperta” (ne La Camera dei Segreti), l’accesso alla sala comune di Grifondoro (anche se l’ingresso vero è un set) e l’interno del corridoio che conduce all’aula delle lezioni di Trasfigurazione.

– Lacock Abbey (Classi e Interni)

Lacock è un pittoresco villaggio storico, tra i più noti delle Cotsolds, sviluppatosi attorno a un’antica abbazia risalente al XIII secolo. Lacock Abbey ha origine nel 1232 per opera di Ela, contessa di Salisbury, per poi divenire casa di campagna di ispirazione rinascimentale in epoca Tudor, essere oggetto di trasformazioni di gusto gotico con John Ivory Talbot nel ‘700 e casa vittoriana nell’800.  Si visita anche il museo della fotografia dedicato a William Henry Fox Talbot, pioniere di quest’arte e originario di Lacock. Il villaggio, con i suoi cottage in pietra, i pub tradizionali e le strade acciottolate, è perfetto per per immergersi nella tranquillità della campagna inglese, ammirando ammirare i pittoreschi cottage, la Chiesa di St. Cyriac del XV secolo e i giardini curati.

Lacock si raggiunge in treno dalla stazione di London Paddington fino a Chippenham Station, con un viaggio di circa 1 ora e 10 minuti, e successivamente è necessario prendere un autobus locale (Bus n. 234/235) o un taxi per i circa 8 km che separano Chippenham da Lacock.   L’ingresso all’Abbazia e al villaggio gestito dal National Trust è a pagamento (20 sterline per adulto).

Le stanze e i chiostri dell’abbazia sono stati utilizzati come aule e corridoi di Hogwarts. Si possono riconoscere l’aula del professor Raptor, l’aula di Pozioni del professor Piton, il luogo dove Harry trova lo Specchio delle Brame, i chiostri dove il trio (Harry, Ron ed Hermione) passeggia e la casa in cui si nasconde il professor Lumacorno. Il villaggio di Lacock è stato usato come ambientazione per il villaggio natale di Harry, Godric’s Hollow.

– Christ Church College, Oxford (ispirazione per la Sala Grande)

Christ Church College è uno dei college storicamente più importanti dell’Università di Oxford. Il collegio è stato fondato nel 1546 per volere di Enrico VIII (ma le donne vi sono state ammesse solo nel 1978) e ospita al suo interno la cattedrale che funge sia da cappella del college, sia da cattedrale della città (la più piccola cattedrale d’Inghilterra). Il Tom Quad, il cortile più grande di Oxford, con la sua imponente Tom Tower progettata da Sir Christopher Wren, è un capolavoro di design e con i suoi 101 ritocchi notturni segna l’ora di chiusura di tutti i collegi. Da vedere la Grande Sala (Great Hall), maestosa sala da pranzo con il suo soffitto a travi, i ritratti di illustri ex allievi e le vetrate colorate; la scalinata gotica, che conduce alla Grande Sala e la Christ Church Picture Gallery, una galleria con una notevole collezione di dipinti e disegni di antichi maestri, tra cui opere di artisti come Leonardo da Vinci e Michelangelo. Sul Christ Church Meadow, un vasto spazio verde aperto al pubblico, si possono osservare mucche al pascolo e godersi una passeggiata tranquilla lungo i fiumi Tamigi e Cherwell.

Oxford è facilmente raggiungibile in treno da Londra Paddington in circa un’ora. La Christ Church si trova a breve distanza a piedi dalla stazione dei treni. In alternativa da Victoria Station esiste anche un’offerta di percorso in bus, con Bus National Express o The Oxford Tube, per cui occorre calcolare all’incirca due ore.

L’ingresso al Christ Church è a pagamento (a seconda del giorno e della stagione il biglietto costa tra le 20 e le 24 sterline) e i biglietti devono essere prenotati online in anticipo, specialmente in alta stagione. Verificare gli orari di apertura, che variano in base alle attività universitarie.

Sebbene la Sala Grande di Hogwarts nei film sia un set negli Studio Tour, la sua architettura e in particolare la scalinata che porta alla sala del college di Christ Church hanno ispirato il design del set. La scalinata in pietra (The Great Staircase) è stata usata in diverse scene, inclusa l’accoglienza dei nuovi studenti da parte della Prof.ssa McGranitt e la scena di Harry con Silente dopo aver scoperto lo Specchio delle Brame.

-La Goathland Station (Hogsmeade)

Questa piccola stazione ferroviaria è stata utilizzata come location per Hogsmeade e per la stazione ferroviaria di Hogwarts. È un luogo iconico per i fan.  La stazione stessa è una splendida struttura vittoriana, accuratamente conservata, che offre un’idea di com’era viaggiare in treno in un’epoca passata. I visitatori possono ammirare il tipico design, la biglietteria e la cabina del segnalatore. Goathland si trova sulla North Yorkshire Moors Railway, una ferrovia storica che offre viaggi a bordo di treni a vapore o diesel. È possibile fare un giro panoramico tra le incantevoli brughiere del North York Moors National Park o scendere dal treno e dedicarsi alle passeggiate (il “Rail trail” segue il vecchio percorso ferroviario fino al villaggio di Grosmont, in alternativa si può raggiungere la pittoresca Mallyan Spout Waterfall). A pochi passi dalla stazione si trova il tranquillo villaggio di Goathland, dove le pecore pascolano liberamente e si possono trovare negozi di souvenir, sale da tè e pub accoglienti.
Raggiungere Goathland Station è tuttavia abbastanza complesso: occorre prendere un treno da Londra King’s Cross per York (circa 2 ore), poi da York per Whitby e Whitby o da Pickering. L’ultimo  tratto si percorre con il treno storico a vapore della North Yorkshire Moors Railway che si ferma a Goathland.

–Castello di Alnwick (Lezioni di Quidditch)

Il Castello di Alnwick è il secondo castello abitato più grande del Regno Unito. Famoso per la sua architettura e i bellissimi giardini, il castello di Alnwick è della famiglia Percy, duca e duchessa di Northumberland, dal 1309. Le origini della fortezza risalgono al periodo normanno, al 1096, a protezione dei confini. Qui si ammirano le State Rooms, le stanze di rappresentanza decorate con opere d’arte e arredi preziosi, e si ammirano le diverse collezioni tra cui quella dedicata al reggimento Northumberland e i reperti archeologici. Da non perdere la visita ai giardini che, oltre a quelli ornamentali, includono la famosa “Poison Garden”, una collezione di piante velenose e narcotiche, e una spettacolare casa sull’albero (Treehouse).  Il castello spesso ospita eventi a tema Harry Potter ed eventi interattivi per famiglie.

Per raggiungere il Castello di Alnwick occorre prendere un treno da London King’s Cross per Alnmouth Station (circa 3 ore e 40 minuti di viaggio) e successivamente un taxi o un autobus locale (Bus X15 o X18) fino al castello (circa 15 minuti). L’ingresso al Castello di Alnwick (chiuso in inverno) costa 21,55 sterline giardini esclusi.

Questo imponente castello in Northumberland è stato la location esterna principale per Hogwarts nei primi due film. Qui si sono svolte le famose scene della prima lezione di volo con la scopa di Harry. È stata anche la location dell’incidente della Ford Anglia in La Camera dei Segreti. Oltre a rivivere la famosa scena della lezione di volo di Madama Bumb, si può ammirare l’arco d’ingresso dove gli studenti arrivano per la prima volta a Hogwarts.

-Cattedrale di Durham (l’aula della professoressa McGranitt)

La Cattedrale di Durham è un sito di importanza storica, architettonica e religiosa (ospita le spoglie di San Cuthbert, il santo patrono del Nord dell’Inghilterra, e del Venerabile Beda, un celebre storico anglosassone) riconosciuta patrimonio universale dell’umanità dall’Unesco insieme al castello della città, antica fortezza normanna che è stata per secoli la residenza dei principi-vescovi di Durham. La Cattedrale è considerata uno dei migliori esempi di architettura normanna in Inghilterra. La sua volta a crociera in pietra è stata un’innovazione rivoluzionaria che ha influenzato l’architettura gotica successiva.

Il modo più rapido per arrivare a Durham da Londra è prendere un treno diretto dalla stazione di London King’s Cross. Il viaggio dura circa 3 ore e i treni sono gestiti principalmente da LNER (London North Eastern Railway). È anche possibile prendere un autobus da London Victoria Coach Station a Durham. Il viaggio è più lungo (circa 6-7 ore) ma generalmente più economico. Una volta arrivato alla stazione di Durham, la cattedrale si trova a circa 15 minuti a piedi.

L’ingresso alla cattedrale è gratuito, ma viene incoraggiata una donazione di circa 5 sterlina per persona per aiutare a sostenere i costi di manutenzione e conservazione. Ci sono, tuttavia, costi separati per l’ingresso ad alcune attrazioni specifiche, come il museo e la salita sulla torre.

La Cattedrale di Durham, nel Nord-Est dell’Inghilterra, è stata un’importante location per le riprese dei primi due film di Harry Potter. In particolare il Chiostro è stato usato per le scene in cui Harry, Ron ed Hermione camminano tra una lezione e l’altra a Hogwarts; la Sala Capitolare è stata trasformata nell’aula della professoressa McGranitt e nel Cortile del Chiostro (Cloister Garth) è stata girata la scena in cui Harry fa volare Edvige durante il primo inverno a Hogwarts.

 

 




Un giallo per l’estate: Ninfee nere di Michel Bussi

di Matteo Cantoni

Infanzia, maturità, senilità. Tre fasi della vita diverse, inconciliabili… o forse no.

Ninfee nere è un romanzo di un autore francese contemporaneo, Michel Bussi: la sua penna affascina con l’intrigante costruzione di gialli che lasciano con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

L’ambientazione è Giverny, il piccolo borgo francese situato nel dipartimento dell’Eure, nella regione della Normandia, noto per essere il luogo che ha ispirato una delle più importanti produzioni in serie del padre dell’impressionismo, Claude Monet.

E’, infatti, proprio a partire dalla vita e dalle opere del pittore che si snodano e si compiono le vicende.

Nel racconto stesso si possono trovare evidenti tracce impressioniste: i paesaggi descritti come macchie di colore su una tela, le emozioni e i sentimenti dei personaggi che irrompono nelle vicende, ma anche la scientificità dell’approccio alle indagini del vice commissario Sylvio Bènavides rievocano il processo creativo di Monet di fronte alle ninfee del suo stagno.

Il romanzo presenta una caratteristica unica: si può comprendere chi sia il vero protagonista della storia solo dopo la scoperta del colpevole. Fino al momento dello scioglimento finale, il lettore vacilla chiedendosi quale figura sia al centro delle attenzioni dello scrittore: una bambina di nome Fanette che sogna una vita immersa nell’esplosione dei colori del suo “Ninfee arcobaleno”? Il commissario di polizia belloccio e spiritoso, reso irresistibile dai modi guasconi e dalla cultura artistica, ma un po’ anche dal giubbotto di pelle e dalla sua inseparabile Triumph Tiger? La bella e irraggiungibile Stephanie, maestra del paese che ammalia con i suoi occhi ninfea?

Oppure un fantasma, che si aggira indisturbato per le vie della città?

Insomma, capire chi sia il vero protagonista è un compito arduo. Non lo è altrettanto identificare la figura più tenera: Neptune, l’iconico pastore tedesco del paese che accompagna i personaggi nelle loro vicende.

Bussi si serve di una narrazione essenziale, priva di orpelli retorici, capace, però, di intrappolare l’attenzione del lettore creando un effetto di continua suspense, che induce a consumare il romanzo in un fiato. Le descrizioni estremamente evocative e visive, quasi cinematografiche, permettono di calarsi nell’ambiente e divenirne parte.

Ninfee nere può essere letto non solo come un intrigante giallo, ma anche come occasione per accostarsi alla vita e alle opere di Claude Monet. Sono infatti messe in luce molte curiosità e vicende interessanti della biografia dell’artista normanno. La pittura in senso lato è sicuramente il cuore del romanzo, ma concorrono alla buona riuscita della storia anche l’ambientazione, la complessa dinamica delle relazioni tra i personaggi e soprattutto il traffico delle opere, uno dei motori immobili degli eventi.

Ninfee nere è, dunque, un romanzo adatto sia per chi è in cerca di una piacevole lettura da ombrellone, sia per gli affamati di rutilanti thriller la cui soluzione è indecifrabile fino all’ultima pagina, sia per appassionati d’arte desiderosi di godere di una narrazione che coinvolge uno dei pittori più famosi della storia.




La Valle Aurina festeggia il Graukäse

Dal 6 al 14 settembre le malghe della Valle Aurina invitano a scoprire tutti i segreti del Graukäse e a godersi l’ultimo scampolo d’estate in questa valle altoatesina che si protende verso l’Austria. 

Le Giornate del Graukäse Con la manifestazione “Le Giornate del Graukäse”, l’area vacanze Valle Aurina, composta dai comuni di Selva dei Molini, Campo Tures, Valle Aurina e Predoi, celebra infatti uno dei suoi simboli gastronomici più identitari: il Graukäse, letteralmente  “formaggio grigio”. Per tutta la settimana sono previsti appuntamenti diffusi tra malghe, caseifici, cucine e birrifici, per raccontare la cultura casearia della valle attraverso esperienze autentiche, incontri con i produttori e assaggi indimenticabili. Un’occasione per entrare in contatto con un sapore che si tramanda di generazione in generazione, tra gesti semplici legati alla lavorazione del latte, alla stagionalità, alla vita d’alpeggio.  

Il programma Sabato 6 settembre le Giornate del Graukäse si aprono con una festa nella sala delle manifestazioni di Cadipietra, dove si tiene l’inaugurazione ufficiale dell’evento, accompagnata da un mercatino di formaggi e prodotti locali, una degustazione comparativa, musica dal vivo e la premiazione del miglior Graukäse della Valle Aurina. Per l’occasione, i cuochi della valle propongono un menu dedicato al formaggio grigio.
Nel corso della settimana, il programma si sviluppa tra luoghi simbolo della tradizione casearia locale: si parte con una passeggiata guidata alla Malga Tauernalm, a Casere, per scoprire la vita d’alpeggio e assaporare formaggi di produzione propria, circondati dal silenzio e dalla bellezza delle montagne. Si prosegue, al caseificio Eggemoa di Campo Tures, dove il casaro Michael Steiner condivide i segreti dell’affinatura artigianale dopo una breve camminata tra campi e boschi e una degustazione dei suoi formaggi.
A Lutago, la chef Tina Marcelli accoglie i partecipanti nella sua scuola di cucina per un workshop che celebra il Graukäse in chiave creativa. Nel pomeriggio, a Campo Tures, ci si immerge nell’atmosfera della fattoria Goasroscht, dove le capre Edelziege accompagnano la visita tra stalla, laboratorio e assaggi golosi.
A San Giovanni, il birrificio artigianale gustAhr apre le porte alla scoperta del processo di produzione della birra, con una visita guidata seguita da una degustazione abbinata di birre e formaggi locali.
La settimana si conclude alla Malga Nevesalm, a Lappago (Selva dei Molini), dove Agnes mostra  come si produce ancora oggi il Graukäse in malga, nel rispetto della tradizione.

La tradizione del Graukäse  Il Graukäse, letteralmente “formaggio grigio”, è  un formaggio a coagulazione acida, privo di caglio, tipico dell’arco alpino tirolese, Presidio Slow Food dal 2003, nasce da una lunga tradizione contadina che trasformava il latte avanzato dalla produzione del burro in una nuova risorsa nutriente. La lavorazione è completamente manuale: dopo due giorni di coagulazione naturale, la cagliata viene estratta con un telo, salata, frantumata, pressata a mano e infine lasciata maturare in ambienti umidi, dove sviluppa una crosta ricoperta da muffe grigio-verdi. Il risultato è un formaggio magro (meno del 2% di grassi sul residuo secco), dal sapore intenso, con note acidule e punte amarognole che variano a seconda del processo di spurgatura. Il Graukäse è oggi considerato anche un prodotto sostenibile: racconta un modello agricolo circolare, in cui nulla si spreca, e valorizza produzioni locali di alta qualità. Un tempo alimento umile della montagna, oggi questo formaggio è ambasciatore di una cultura gastronomica che rispetta la natura e valorizza la tradizione.




Caccia al ladro: settant’anni di eleganza e suspense sulla Costa Azzurra

di Emanuele Domenico Vicini
Il capolavoro “leggero” di Hitchcock compie 70 anni

Nel 1955, Alfred Hitchcock regalò al cinema uno dei suoi film più luminosi e seducenti: Caccia al ladro (To Catch a Thief), tratto dall’omonimo thriller di David Dodge del 1951.

A settant’anni dalla sua uscita, questa pellicola continua a incantare per la sua straordinaria capacità di coniugare leggerezza e tensione, glamour e suspense, in un equilibrio che solo il maestro del brivido poteva orchestrare con tale perfezione.

La Costa Azzurra: paradiso apparente e conflitto sociale

Ambientato nella scintillante Costa Azzurra, il film trasforma la Riviera francese in ben più di una semplice cornice glamour. Hitchcock dipinge questo spazio geografico come luogo di svago per l’aristocrazia americana, ma sotto la vernice di spensierata eleganza si cela una metafora tagliente: quella di una bellezza esteriore che nasconde la drammatica complessità dei rapporti sociali, la meschinità e la cupidigia.

Il regista orchestra un sottile conflitto culturale attraverso il crimine stesso. I turisti americani benestanti – incarnati dalla madre di Frances, figura sostanzialmente semplice e di non raffinata cultura, nel suo sfarzo – sono vittime designate, ma la loro ricchezza è tale che possono permettersi di subire il furto senza reale sofferenza. Più significativo ancora: non hanno alcun attaccamento sentimentale verso i gioielli rubati. Quelli che nell’immaginario europeo rappresentano ricchezza nobile, storia, bellezza intrinseca, per l’americano ricco sono solo “cose”, sostituibili con altre. Hitchcock inserisce così una velata critica al materialismo consumistico americano, dove tutto ha un prezzo ma nulla ha valore.

Dall’altra parte, il ladro europeo ruba con una sorta di risentimento morale, quasi a voler punire questi ricchi americani che “colonizzano” e si impossessano della bellezza della Costa Azzurra senza comprenderla né rispettarla veramente.

Gli spazi dell’inganno: ville e balli mascherati

Come sempre nella cinematografia hitchcockiana, gli spazi chiusi rivestono un ruolo cruciale. Le ville della Costa Azzurra, con la loro eleganza vagamente settecentesca – che per il pubblico americano è sinonimo di tradizione classica europea – richiamano le vere dimore americane della costa, come Villa Rothschild. Ma è una bellezza affettata, falsa, soffocante. Questi interni opulenti diventano gabbie dorate dove si consuma il gioco delle apparenze.

L’apoteosi di questa falsità si raggiunge nella festa finale in maschera ala Villa dei Sanford falsa per definizione, essendo in costume, e organizzata intorno a un nuovo, vertiginoso scambio di persona. John Robie si finge presente al ballo mentre è l’assicuratore H. H. Hughson (interpretato da un grandissimo John Williams, attore eccezionale di scuola britannica, spesso nella cinematografia del maestro del brivido) a danzare con Frances, in un gioco di specchi che moltiplica gli inganni. La maschera diventa metafora perfetta di una società che vive di apparenze, dove nessuno è chi dice di essere.

Grace Kelly e Cary Grant: la coppia perfetta

Al centro di questa sinfonia visiva, la coppia formata da Cary Grant e Grace Kelly rappresenta l’apice dell’eleganza cinematografica. Grant interpreta John Robie, “il Gatto”, ex ladro di gioielli ritiratosi sulla Costa Azzurra, con quella miscela di charme, ironia e vulnerabilità che lo rendeva unico. Grace Kelly, nel suo penultimo film prima di diventare Principessa di Monaco, è Frances Stevens: algida, misteriosa, seducente e sorprendentemente audace. La loro chimica sullo schermo è palpabile, e i loro dialoghi – carichi di doppi sensi e sottotesto erotico – sono esempi magistrali di come Hitchcock riuscisse a aggirare la censura dell’epoca con intelligenza e raffinatezza.

Lo scambio di persona: un meccanismo perfetto

Quello che rende Caccia al ladro un capolavoro è la sua capacità di nascondere, sotto una patina di apparente leggerezza, un meccanismo narrativo e registico di precisione chirurgica. Al centro troviamo il tema classicamente hitchcockiano dello scambio di persona: John Robie, il ladro redento, deve paradossalmente fingersi ancora criminale per dimostrare la propria innocenza, mentre il vero colpevole si nasconde dietro una maschera di rispettabilità. Questo gioco di identità e apparenze permea l’intera narrazione, dove nessuno è davvero chi sembra essere.

La suspense non è meno presente che in altri thriller hitchcockiani: è solo più elegantemente mascherata. La sequenza del ballo in maschera, con i fuochi d’artificio che esplodono mentre il ladro colpisce, è puro cinema: un montaggio alternato che gioca con le aspettative dello spettatore, creando tensione attraverso il contrasto tra la festa mondana e il crimine che si consuma nell’ombra. Ogni scena, dallo spettacolo pirotecnico al celebre picnic con il pollo arrosto, dalla corsa in macchina per la cornice aalla vertiginosa sequenza sui tetti, è calibrata al millimetro per mantenere questa doppia lettura: superficie scintillante, divertente (velatamente erotica) e profondità inquietante.

Un’eredità duratura: bellezza e riflessione

Settant’anni dopo, Caccia al ladro rimane una lezione di cinema: dimostra che un film può essere al tempo stesso intrattenimento puro e opera d’arte raffinata, che la leggerezza non esclude la profondità, che l’eleganza può convivere con la suspense. Sotto la patina di bellezza ed eleganza spensierata, è un film che fa riflettere su molti temi: il conflitto tra vecchio e nuovo mondo, il valore versus il prezzo delle cose, l’autenticità contro l’apparenza, la colonizzazione culturale mascherata da turismo.

Hitchcock stesso considerava il film uno dei suoi preferiti, non per la sua complessità tematica, ma per la sua perfezione formale e per il puro piacere che gli aveva dato realizzarlo. E questo piacere traspare da ogni fotogramma, contagiando ancora oggi chiunque si lasci sedurre dal fascino senza tempo di questa gemma cinematografica che, come i migliori gioielli, rivela nuove sfaccettature ad ogni visione.




Le Asturie, viaggio nella Spagna Celtica

Mentre tutti si dirigono verso la Costa del Sol o le Baleari, c’è una regione nel Nord della Spagna che racconta una storia diversa. Il Principato delle Asturie rappresentano “la Spagna che non ti aspetti”: parchi naturali, laghi turchesi, montagne superbe, coste frastagliate e lunghe spiagge di sabbia che ricordano più l’Irlanda e la Scozia che non la caliente Spagna. Non ci sono resort all-inclusive, non esistono spiagge privatizzate, non si trovano ristoranti per turisti. Qui il territorio detta ancora le regole: quando piove ci si rifugia nelle sidrerie, quando splende il sole si va in spiaggia o si sale in montagna, quando il mare è agitato si esplorano i borghi dell’interno. Ed è proprio qui che risiede il loro fascino.

Il richiamo della Spagna verde Tradizioni celtiche, pascoli verdissimi, boschi di pini e felci che arrivano fino a ridosso delle spiagge, turismo prevalentemente interno, ritmi lenti caratterizzano il Principato delle Asturie,  incastonata tra Galizia e Cantabria. D’estate, quando il resto della penisola iberica si arroventa, le Asturie mantengono temperature piacevoli, raramente superano i 25 gradi, e offrono quel fresco che solo l’Oceano Atlantico sa garantire. La morfologia del territorio spiega tutto: le montagne che si tuffano nel mare, creando un microcliima unico. I Picos de Europa, con le loro vette che toccano i 2.650 metri, fungono da barriera naturale contro i venti caldi del Sud, mentre l’Oceano Cantabrico mitiga le temperature estive. Il risultato è un paradosso geografico: essere in Spagna e sentirsi in Scozia.

Oviedo: il cuore culturale tra guglie e sidro Il capoluogo delle Asturie merita più di una visita di passaggio. Oviedo vanta un vivace centro storico che d’estate si anima di festival e concerti all’aperto. La Cattedrale del Salvador domina la piazza con la sua torre gotica asimmetrica e custodisce la Camera Santa, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1998, al cui interno si trova il Santo Sudario e altre reliquie che hanno reso la città  meta di pellegrinaggio per secoli. In origine era solamente una cappella, costruita come parte della Cattedrale e luogo di preghiera utilizzato dal re Alfonso II, trasformandosi poi nel custode delle più importanti reliquie cristiane di Spagna.

Non solo. Negli ultimi decenni Oviedo ha trasformato le sue strade in una galleria d’arte a cielo aperto dove convivono secoli di storia e provocazioni artistiche contemporanee. La grande Maternità di Botero, regina della Piazza della Escandalera, con i suoi oltre 800 chilogrammi di peso, tiene tra le braccia il bambino più paffuto che si possa concepire. L’artista colombiano ha lasciato in città anche altre testimonianze della sua poetica delle forme abbondanti: “Il Cavallo” si erge possente davanti alla Cattedrale, creando un dialogo surreale tra arte sacra e provocazione contemporanea. Oviedo non si ferma a Botero. Le sculture disseminate per il centro raccontano una città che non teme il confronto con l’arte: da Woody Allen immortalato in bronzo (omaggio al regista che girò qui “Vicky Cristina Barcelona”) alla statua della Regenta, protagonista del capolavoro letterario di Clarín ambientato proprio in questa città mascherata sotto il nome di Vetusta.

Ma Oviedo sa sorprendere anche oltre i monumenti. D’estate, i caffè di Calle Gascona si riempiono di locali che discutono di calcio davanti a un bicchiere di sidro. La tradizione vuole che il sidro venga versato dall’alto, in una tecnica chiamata “escanciado” che è stata dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, pura fisica applicata alla gastronomia. L’altezza della caduta ossigena la bevanda e ne esalta l’aroma. La Sidrería Tierra Astur nel quartiere di Gascona è un’istituzione. Qui l’escanciado  raggiunge livelli artistici: i camerieri versano il sidro da altezze impensabili senza mai perdere una goccia. Ma è il sidro stesso il protagonista: naturale, fresco, con quel retrogusto di mela che pulisce il palato e prepara al boccone successivo. Al di là del sidro,  la ristorazione ovetense ha superato da tempo il concetto di cucina regionale per diventare laboratorio di contaminazioni creative. Casa Fermín, storico ristorante della città, reinterpreta la tradizione asturiana con tecnica contemporanea: la loro fabada decostruita mantiene tutti i sapori dell’originale, ma li presenta in forme che sorprendono il palato. La Corte de Pelayo gioca con gli accostamenti mare-montagna tipici delle Asturie: il baccalà si accompagna al cabrales in preparazioni che sembrano impossibili ma risultano perfettamente equilibrate. L’ambiente, ricavato da un palazzetto medievale, aggiunge fascino storico all’esperienza culinaria.

L’ospitalità ovetense riflette il carattere della città: raffinata ma senza ostentazione, moderna ma rispettosa della tradizione. L’Hotel de la Reconquista, ricavato da un palazzo del XVIII secolo, mantiene l’eleganza dell’antico ospedale di pellegrini ma con comfort contemporanei. Le camere affacciate sul cortile interno offrono un silenzio prezioso nel cuore della città, mentre la hall con le sue volte a crociera racconta secoli di accoglienza. Per chi cerca lesperienza boutique, l’Ayre Hotel Oviedo combina design minimalista e materiali locali. Le camere sono un omaggio alla tradizione mineraria asturiana reinterpretata in chiave contemporanea: ardesia, legno di castagno e ferro battuto creano atmosfere che dialogano con il paesaggio circostante. Il Barceló Oviedo Cervantes, nel cuore pedonale della città, offre la comodità di muoversi a piedi tra monumenti e ristoranti. La terrazza panoramica regala tramonti sui Picos de Europa che valgono il prezzo del soggiorno.

 Nelle immediate vicinanze di Oviedo si trovano le Valli della Trubia, che prendono il nome dal fiume che le attraversa, perfette per escursioni estive tra Santo Adriano, Proaza, Teverga e Quirós. Questi borghi mantengono intatta l’architettura tradizionale asturiana, con i tipici hórreos (granai sopraelevati) che punteggiano il paesaggio.

Il periodo migliore per visitare Oviedo è a settembre per la festa del patrono, San Matteo, un evento che coinvolge l’intera comunità in una celebrazione che mescola sacro e profano, tradizione e modernità. Le strade del centro si riempiono di bancarelle, concerti improvvisati e sidrerie all’aperto, mentre i fuochi d’artificio illuminano la cattedrale in una scenografia che compete con i migliori spettacoli pirotecnici europei.

Gijón: dove l’arte incontra l’oceano Ricca di splendide spiagge e vedute del Mar Cantabrico, Gijón affascina con i suoi angoli magici, come la scultura Elogio dell’orizzonte realizzata da Eduardo Chillida. Questa monumentale opera d’arte, posizionata sulla collina di Santa Catalina, dialoga costantemente con il mare e il cielo, cambiando aspetto secondo le condizioni atmosferiche. D’estate, la Playa de San Lorenzo diventa il salotto della città. Tre chilometri di sabbia fine dove i gijonesi si ritrovano per la tradizionale passeggiata serale. Vale anche la pena passeggiare nell’antico quartiere dei pescatori, Cimavilla, nei giardini della Regina o nel porto turistico.

Ma Gijón nasconde un segreto: le Termas Romanas di Campo Valdés, scoperte casualmente durante lavori di costruzione negli anni ’60. D’estate, quando il caldo si fa sentire anche qui, queste testimonianze di duemila anni fa raccontano come i romani avessero già intuito le potenzialità climatiche della zona.

Avilés: il gioiello nascosto con firma brasiliana Situata su una ria, con il suo centro storico dalle case porticate, i suoi giardini e palazzi, Avilés è una piccola meraviglia. Dal 2011 il suo principale simbolo è il Centro culturale Niemeyer, l’ultima opera europea del maestro dell’architettura brasiliana Oscar Niemeyer.

Il contrasto è voluto e riuscito: il bianco candido del cemento armato di Niemeyer dialoga con le facciate medievali del centro storico. D’estate, il centro organizza festival di arte contemporanea che trasformano la città in un laboratorio culturale a cielo aperto. La ria di Avilés, inoltre, offre escursioni in kayak tra isolotti e canneti, un’esperienza che ricorda i fiordi norvegesi più che le coste spagnole.

Le spiagge di Llanes  Llanes è conosciuta soprattutto per le sue spiagge, pur vantando anche un incantevole centro storico, ricco di edifici medievali.  Playa de Toró, con le sue formazioni rocciose che emergono dall’acqua come sculture naturali, offre uno spettacolo che cambia con le maree. Playa de Barro, più selvaggia e meno frequentata, è il rifugio perfetto per chi cerca solitudine e contemplazione. Ma Llanes nasconde anche una curiosità geologica unica: la spettacolare spiaggia di Gulpiyuri, una spiaggia “impossibile” situata nell’entroterra, a cento metri dal mare e alimentata da un tunnel naturale scavato dalle acque nel corso dei millenni.

Covadonga, dove nacque la Reconquista Covadonga è il simbolo della nascita della Spagna cristiana, il punto geografico e simbolico dove, secondo la tradizione, nel 722 Pelagio delle Asturie sconfisse i musulmani dando inizio alla Reconquista. La leggenda narra che Pelagio, rifugiatosi nella grotta con un manipolo di guerrieri, invocò la protezione della Vergine Maria. Durante la battaglia, le frecce scagliate dai musulmani si voltarono contro di loro, mentre una slavina travolse il loro esercito. Realtà storica o costruzione mitologica? Gli storici dibattono da secoli, ma quello che conta è l’impatto che questo racconto ha avuto sull’immaginario collettivo spagnolo. Leggenda? Realtà? Poco importa. Quello che conta è l’emozione che si prova salendo verso il santuario, attraversando boschi di faggi e castagni che d’estate offrono un fresco naturale incomparabile.

La grotta stessa custodisce misteri che vanno oltre la battaglia del 722. L’acqua che sgorga dalle rocce e forma il laghetto ai piedi della cappella è considerata miracolosa dalla tradizione popolare. Le cronache medievali raccontano di guarigioni inspiegabili, di pellegrini che bevevano quest’acqua e tornavano a casa guariti da mali incurabili. La scienza moderna spiega che si tratta di acqua di sorgente particolarmente pura, filtrata attraverso rocce calcaree per secoli, ma la suggestione rimane intatta.

La basilica, costruita tra il 1877 e il 1901 in stile neo-romanico, si erge maestosa davanti alla grotta originaria. All’interno, la statua della Vergine di Covadonga, scolpita nel legno e rivestita d’oro, domina l’altare maggiore. Ma è nella piccola cappella scavata nella roccia che si percepisce davvero la sacralità del luogo: il rumore dell’acqua che gocciola, l’eco dei passi sui gradini consumati da milioni di pellegrini, l’odore di cera e incenso creano un’atmosfera che trascende le divisioni religiose.

I laghi di Covadonga, Enol ed Ercina, raggiungibili attraverso una strada serpeggiante che sale tra boschi di faggi secolari, completano il quadro mitologico del luogo. La leggenda vuole che questi specchi d’acqua siano le lacrime della Vergine per i caduti in battaglia, cristallizzate dall’eternità in due gioielli turchesi incastonati tra i pascoli alpini. D’estate, quando la neve si ritira dalle vette circostanti, i laghi riflettono un cielo che sembra più vicino, creando un paesaggio che ha ispirato poeti e mistici per secoli.

Tradizioni celtiche Le Asturie custodiscono un patrimonio culturale che affonda le radici nell’Europa celtica pre-romana come mostra la gaita (cornamusa asturiana), l’erede diretta degli strumenti celtici che accompagnavano i riti nelle foreste sacre e oggi è protagonista die festival folk che riempiono .
piazze e prati.
I castro (villaggi fortificati pre-romani) punteggiano ancora il territorio. Quello di Coaña, il meglio conservato, mostra case circolari in pietra che duemila anni fa ospitavano le tribù celtiche degli Astures. D’estate, quando la vegetazione è più rigogliosa, questi siti archeologici si trasformano in finestre aperte su un passato che parla ancora.

Sapori di terra, frutti di mare e sidro Il piatto più emblematico delle Asturie, la fabada, è uno stufato tradizionale che combina i fabes (fagioli) con salsicce come il chorizo e il sanguinaccio. Ma definirla semplicemente “zuppa di fagioli” sarebbe un insulto alla complessità gastronomica asturiana.

I fabes de la Granja, coltivati solo in alcune vallate, vengono raccolti freschi e la loro consistenza cremosa raggiunge la perfezione. Il compañu (la carne che accompagna i fagioli) include morcilla, chorizo e lacón, prodotti secondo ricette tramandate da generazioni.

Attraverso l’itinerario dei sapori del mare, si possono scoprire le attività e la vita delle località marittime delle Asturie. Tra le varie esperienze proposte, si può assistere a un’asta del pesce nel mercato, vedere come lavorano i coltivatori di ostriche, conoscere i frutti di mare del Mar Cantabrico in un vivaio. Il calendario gastronomico estivo è ricchissimo. Agosto porta la Festa del Bonito a Candás, dove il tonno alalunga viene preparato secondo la tradizione marinara. Settembre celebra il riccio di mare a Llanes, una prelibatezza che richiede coraggio e palato raffinato.

Particolarmente ricca anche la tradizione casearia con il Cabrales ritenuto la punta di diamante della regione. Questo formaggio blu, stagionato nelle grotte naturali dei Picos de Europa, raggiunge d’estate la sua massima espressione. L’umidità costante delle caverne e i microorganismi autoctoni creano venature blu-verdi che sono pura arte biologica. Ma esistono anche il Gamonéu, prodotto solo in due paesi e stagionato con il fumo di legno di faggio, e l’Afuega’l Pitu, dal nome impronunciabile che significa “affoga il pollo” per la sua consistenza cremosa.

Ma il vero protagonista rimane il sidro che non è dolce come quello francese né aspro come quello inglese: è secco, leggermente acido, con un retrogusto di mela che persiste. D’estate, le sidrerie aprono i loro cortili per degustazioni sotto gli alberi di melo.

Dove dormire: dall’agriturismo ai boutique hotel D’estate, quando le città si svuotano, i casali di campagna diventano rifugi perfetti. Casa Cayo, a Poo de Llanes, offre camere in una casa nobiliare del XVIII secolo con vista sui Picos de Europa. La colazione include sidro, tortas di mais e miele di castagno prodotto in loco. Hotel Rural Arpa de Hierba, nei pressi di Ribadesella, è ricavato da un antico monastero e mantiene il silenzio contemplativo dell’origine religiosa.

Per chi preferisce il mare, l’Hotel Villa Rosario a Ribadesella combina charme ottocentesco e comfort moderno. Le camere affacciate sulla ria offrono tramonti che competono con quelli delle Seychelles. Villa de Luarca, nell’omonimo borgo di pescatori, è un gioiello art déco che mantiene l’atmosfera dei primi del Novecento.

Chi cerca il lusso discreto può optare per il Parador de Cangas de Onís, ricavato dal monastero di San Pedro de Villanueva. I chiostri medievali sono diventati giardini dove si serve la colazione, mentre le celle monastiche si sono trasformate in suite con vista sui monti.




Arte e simbolismo nella Traviata di Hugo de Ana in scena all’Arena di Verona

Con l’edizione in corso dell’Arena di Verona Opera Festival è tornata in scena La Traviata di Giuseppe Verdi nell’allestimento firmato da Hugo de Ana, una produzione che mancava dal festival veronese dal 2016. La produzione trasporta il pubblico nella Parigi della Belle Époque e dà vita a una serata dove la grandezza interpretativa degli interpreti crea momenti di arte e magia.
La produzione di de Ana, originariamente ideata per l’Arena Opera Festival del 2011, vince la sfida di adattare un’opera intimista come La Traviata agli spazi colossali dell’anfiteatro romano. Gigantesche cornici vuote e specchi poggiati sulle gradinate dell’Arena di Verona rappresentano il fulcro dell’allestimento che si anima nel corso dello svolgimento dell’opera con rappresentazioni di tableau vivant. L’intuizione del regista è quella di utilizzare cornici enormi come simbolo delle convenzioni sociali del mondo scintillante e ipocrita in cui si muove La Traviata, Violetta Valéry, fino all’incontro con l’amore sincero di Alfredo. La protagonista ha valore solo all’interno delle convenzioni sociali, le stesse racchiuse dalla cornice, un simbolismo che si rivela particolarmente efficace nel secondo atto quando l’enorme tela a fiori che custodiva l’idillio campestre dei due amanti, cala assieme al cadere delle loro illusioni.
L’esordio di Francesco Ommassini sul podio areniano per La Traviata dello scorso 25 luglio ha portato una lettura meditativa ed elegante della partitura verdiana che ha saputo valorizzare le qualità vocali degli interpreti.
La Traviata prosegue le repliche fino al 2 agosto.

Cast di alto livello Il vero punto di forza della serata del 25 luglio si è rivelato essere il cast. Rosa Feola, Violetta, ha dimostrato ancora una volta la sua classe interpretativa, nonostante le difficoltà sceniche imposte dalla regia che portato il soprano a interpretare “Sempre Libera” in cima a una cornice sul finale del primo atto, a simboleggiare la fuga dalle convenzioni grazie all’amore. Commovente la sua interpretazione di “Addio del passato”.
Al suo fianco, Dmitry Korchak ha fatto il suo debutto in Arena nel ruolo di Alfredo. Il tenore russo, già noto al pubblico veronese per aver interpretato il Conte d’Almaviva ne Il Barbiere di Siviglia nel 2018 e nel 2023, ha saputo dare vita e voce alle intemperanze e all’egoismo di Alfredo.
Nel ruolo di Giorgio Germont, Amartuvshin Enkhbat si conferma interprete verdiano d’eccezione dal fraseggio morbido e dalla piena adesione al personaggio. Il baritono mongolo, già applaudito nelle precedenti stagioni areniane, ha dimostrato ancora una volta la sua classe interpretativa.
La serata ha beneficiato anche di un cast di supporto di alto livello. Sofia Koberidze ritrae una Flora arguta e leggera, in duello amoroso con il Marchese d’Obigny, interpretato da Jan Antem. Matteo Macchioni è un Gastone dalla voce squillante, mentre buone le prove di Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Gabriele Sagona (Dottor Grenville) e Francesca Maionchi (Annina), capaci di piegare i colori vocali alle esigenze drammatiche. Ottima la prestazione, sia vocale che scenica, del Coro della Fondazione Arena di Verona, preparato da Roberto Gabbiani, confermando l’eccellenza tecnica che caratterizza i complessi artistici areniani.