Principato delle Asturie

Le Asturie, viaggio nella Spagna Celtica

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Mentre tutti si dirigono verso la Costa del Sol o le Baleari, c’è una regione nel Nord della Spagna che racconta una storia diversa. Il Principato delle Asturie rappresentano “la Spagna che non ti aspetti”: parchi naturali, laghi turchesi, montagne superbe, coste frastagliate e lunghe spiagge di sabbia che ricordano più l’Irlanda e la Scozia che non la caliente Spagna. Non ci sono resort all-inclusive, non esistono spiagge privatizzate, non si trovano ristoranti per turisti. Qui il territorio detta ancora le regole: quando piove ci si rifugia nelle sidrerie, quando splende il sole si va in spiaggia o si sale in montagna, quando il mare è agitato si esplorano i borghi dell’interno. Ed è proprio qui che risiede il loro fascino.

Il richiamo della Spagna verde Tradizioni celtiche, pascoli verdissimi, boschi di pini e felci che arrivano fino a ridosso delle spiagge, turismo prevalentemente interno, ritmi lenti caratterizzano il Principato delle Asturie,  incastonata tra Galizia e Cantabria. D’estate, quando il resto della penisola iberica si arroventa, le Asturie mantengono temperature piacevoli, raramente superano i 25 gradi, e offrono quel fresco che solo l’Oceano Atlantico sa garantire. La morfologia del territorio spiega tutto: le montagne che si tuffano nel mare, creando un microcliima unico. I Picos de Europa, con le loro vette che toccano i 2.650 metri, fungono da barriera naturale contro i venti caldi del Sud, mentre l’Oceano Cantabrico mitiga le temperature estive. Il risultato è un paradosso geografico: essere in Spagna e sentirsi in Scozia.

Oviedo: il cuore culturale tra guglie e sidro Il capoluogo delle Asturie merita più di una visita di passaggio. Oviedo vanta un vivace centro storico che d’estate si anima di festival e concerti all’aperto. La Cattedrale del Salvador domina la piazza con la sua torre gotica asimmetrica e custodisce la Camera Santa, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1998, al cui interno si trova il Santo Sudario e altre reliquie che hanno reso la città  meta di pellegrinaggio per secoli. In origine era solamente una cappella, costruita come parte della Cattedrale e luogo di preghiera utilizzato dal re Alfonso II, trasformandosi poi nel custode delle più importanti reliquie cristiane di Spagna.

Non solo. Negli ultimi decenni Oviedo ha trasformato le sue strade in una galleria d’arte a cielo aperto dove convivono secoli di storia e provocazioni artistiche contemporanee. La grande Maternità di Botero, regina della Piazza della Escandalera, con i suoi oltre 800 chilogrammi di peso, tiene tra le braccia il bambino più paffuto che si possa concepire. L’artista colombiano ha lasciato in città anche altre testimonianze della sua poetica delle forme abbondanti: “Il Cavallo” si erge possente davanti alla Cattedrale, creando un dialogo surreale tra arte sacra e provocazione contemporanea. Oviedo non si ferma a Botero. Le sculture disseminate per il centro raccontano una città che non teme il confronto con l’arte: da Woody Allen immortalato in bronzo (omaggio al regista che girò qui “Vicky Cristina Barcelona”) alla statua della Regenta, protagonista del capolavoro letterario di Clarín ambientato proprio in questa città mascherata sotto il nome di Vetusta.

Ma Oviedo sa sorprendere anche oltre i monumenti. D’estate, i caffè di Calle Gascona si riempiono di locali che discutono di calcio davanti a un bicchiere di sidro. La tradizione vuole che il sidro venga versato dall’alto, in una tecnica chiamata “escanciado” che è stata dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, pura fisica applicata alla gastronomia. L’altezza della caduta ossigena la bevanda e ne esalta l’aroma. La Sidrería Tierra Astur nel quartiere di Gascona è un’istituzione. Qui l’escanciado  raggiunge livelli artistici: i camerieri versano il sidro da altezze impensabili senza mai perdere una goccia. Ma è il sidro stesso il protagonista: naturale, fresco, con quel retrogusto di mela che pulisce il palato e prepara al boccone successivo. Al di là del sidro,  la ristorazione ovetense ha superato da tempo il concetto di cucina regionale per diventare laboratorio di contaminazioni creative. Casa Fermín, storico ristorante della città, reinterpreta la tradizione asturiana con tecnica contemporanea: la loro fabada decostruita mantiene tutti i sapori dell’originale, ma li presenta in forme che sorprendono il palato. La Corte de Pelayo gioca con gli accostamenti mare-montagna tipici delle Asturie: il baccalà si accompagna al cabrales in preparazioni che sembrano impossibili ma risultano perfettamente equilibrate. L’ambiente, ricavato da un palazzetto medievale, aggiunge fascino storico all’esperienza culinaria.

L’ospitalità ovetense riflette il carattere della città: raffinata ma senza ostentazione, moderna ma rispettosa della tradizione. L’Hotel de la Reconquista, ricavato da un palazzo del XVIII secolo, mantiene l’eleganza dell’antico ospedale di pellegrini ma con comfort contemporanei. Le camere affacciate sul cortile interno offrono un silenzio prezioso nel cuore della città, mentre la hall con le sue volte a crociera racconta secoli di accoglienza. Per chi cerca lesperienza boutique, l’Ayre Hotel Oviedo combina design minimalista e materiali locali. Le camere sono un omaggio alla tradizione mineraria asturiana reinterpretata in chiave contemporanea: ardesia, legno di castagno e ferro battuto creano atmosfere che dialogano con il paesaggio circostante. Il Barceló Oviedo Cervantes, nel cuore pedonale della città, offre la comodità di muoversi a piedi tra monumenti e ristoranti. La terrazza panoramica regala tramonti sui Picos de Europa che valgono il prezzo del soggiorno.

 Nelle immediate vicinanze di Oviedo si trovano le Valli della Trubia, che prendono il nome dal fiume che le attraversa, perfette per escursioni estive tra Santo Adriano, Proaza, Teverga e Quirós. Questi borghi mantengono intatta l’architettura tradizionale asturiana, con i tipici hórreos (granai sopraelevati) che punteggiano il paesaggio.

Il periodo migliore per visitare Oviedo è a settembre per la festa del patrono, San Matteo, un evento che coinvolge l’intera comunità in una celebrazione che mescola sacro e profano, tradizione e modernità. Le strade del centro si riempiono di bancarelle, concerti improvvisati e sidrerie all’aperto, mentre i fuochi d’artificio illuminano la cattedrale in una scenografia che compete con i migliori spettacoli pirotecnici europei.

Gijón: dove l’arte incontra l’oceano Ricca di splendide spiagge e vedute del Mar Cantabrico, Gijón affascina con i suoi angoli magici, come la scultura Elogio dell’orizzonte realizzata da Eduardo Chillida. Questa monumentale opera d’arte, posizionata sulla collina di Santa Catalina, dialoga costantemente con il mare e il cielo, cambiando aspetto secondo le condizioni atmosferiche. D’estate, la Playa de San Lorenzo diventa il salotto della città. Tre chilometri di sabbia fine dove i gijonesi si ritrovano per la tradizionale passeggiata serale. Vale anche la pena passeggiare nell’antico quartiere dei pescatori, Cimavilla, nei giardini della Regina o nel porto turistico.

Ma Gijón nasconde un segreto: le Termas Romanas di Campo Valdés, scoperte casualmente durante lavori di costruzione negli anni ’60. D’estate, quando il caldo si fa sentire anche qui, queste testimonianze di duemila anni fa raccontano come i romani avessero già intuito le potenzialità climatiche della zona.

Avilés: il gioiello nascosto con firma brasiliana Situata su una ria, con il suo centro storico dalle case porticate, i suoi giardini e palazzi, Avilés è una piccola meraviglia. Dal 2011 il suo principale simbolo è il Centro culturale Niemeyer, l’ultima opera europea del maestro dell’architettura brasiliana Oscar Niemeyer.

Il contrasto è voluto e riuscito: il bianco candido del cemento armato di Niemeyer dialoga con le facciate medievali del centro storico. D’estate, il centro organizza festival di arte contemporanea che trasformano la città in un laboratorio culturale a cielo aperto. La ria di Avilés, inoltre, offre escursioni in kayak tra isolotti e canneti, un’esperienza che ricorda i fiordi norvegesi più che le coste spagnole.

Le spiagge di Llanes  Llanes è conosciuta soprattutto per le sue spiagge, pur vantando anche un incantevole centro storico, ricco di edifici medievali.  Playa de Toró, con le sue formazioni rocciose che emergono dall’acqua come sculture naturali, offre uno spettacolo che cambia con le maree. Playa de Barro, più selvaggia e meno frequentata, è il rifugio perfetto per chi cerca solitudine e contemplazione. Ma Llanes nasconde anche una curiosità geologica unica: la spettacolare spiaggia di Gulpiyuri, una spiaggia “impossibile” situata nell’entroterra, a cento metri dal mare e alimentata da un tunnel naturale scavato dalle acque nel corso dei millenni.

Covadonga, dove nacque la Reconquista Covadonga è il simbolo della nascita della Spagna cristiana, il punto geografico e simbolico dove, secondo la tradizione, nel 722 Pelagio delle Asturie sconfisse i musulmani dando inizio alla Reconquista. La leggenda narra che Pelagio, rifugiatosi nella grotta con un manipolo di guerrieri, invocò la protezione della Vergine Maria. Durante la battaglia, le frecce scagliate dai musulmani si voltarono contro di loro, mentre una slavina travolse il loro esercito. Realtà storica o costruzione mitologica? Gli storici dibattono da secoli, ma quello che conta è l’impatto che questo racconto ha avuto sull’immaginario collettivo spagnolo. Leggenda? Realtà? Poco importa. Quello che conta è l’emozione che si prova salendo verso il santuario, attraversando boschi di faggi e castagni che d’estate offrono un fresco naturale incomparabile.

La grotta stessa custodisce misteri che vanno oltre la battaglia del 722. L’acqua che sgorga dalle rocce e forma il laghetto ai piedi della cappella è considerata miracolosa dalla tradizione popolare. Le cronache medievali raccontano di guarigioni inspiegabili, di pellegrini che bevevano quest’acqua e tornavano a casa guariti da mali incurabili. La scienza moderna spiega che si tratta di acqua di sorgente particolarmente pura, filtrata attraverso rocce calcaree per secoli, ma la suggestione rimane intatta.

La basilica, costruita tra il 1877 e il 1901 in stile neo-romanico, si erge maestosa davanti alla grotta originaria. All’interno, la statua della Vergine di Covadonga, scolpita nel legno e rivestita d’oro, domina l’altare maggiore. Ma è nella piccola cappella scavata nella roccia che si percepisce davvero la sacralità del luogo: il rumore dell’acqua che gocciola, l’eco dei passi sui gradini consumati da milioni di pellegrini, l’odore di cera e incenso creano un’atmosfera che trascende le divisioni religiose.

I laghi di Covadonga, Enol ed Ercina, raggiungibili attraverso una strada serpeggiante che sale tra boschi di faggi secolari, completano il quadro mitologico del luogo. La leggenda vuole che questi specchi d’acqua siano le lacrime della Vergine per i caduti in battaglia, cristallizzate dall’eternità in due gioielli turchesi incastonati tra i pascoli alpini. D’estate, quando la neve si ritira dalle vette circostanti, i laghi riflettono un cielo che sembra più vicino, creando un paesaggio che ha ispirato poeti e mistici per secoli.

Tradizioni celtiche Le Asturie custodiscono un patrimonio culturale che affonda le radici nell’Europa celtica pre-romana come mostra la gaita (cornamusa asturiana), l’erede diretta degli strumenti celtici che accompagnavano i riti nelle foreste sacre e oggi è protagonista die festival folk che riempiono .
piazze e prati.
I castro (villaggi fortificati pre-romani) punteggiano ancora il territorio. Quello di Coaña, il meglio conservato, mostra case circolari in pietra che duemila anni fa ospitavano le tribù celtiche degli Astures. D’estate, quando la vegetazione è più rigogliosa, questi siti archeologici si trasformano in finestre aperte su un passato che parla ancora.

Sapori di terra, frutti di mare e sidro Il piatto più emblematico delle Asturie, la fabada, è uno stufato tradizionale che combina i fabes (fagioli) con salsicce come il chorizo e il sanguinaccio. Ma definirla semplicemente “zuppa di fagioli” sarebbe un insulto alla complessità gastronomica asturiana.

I fabes de la Granja, coltivati solo in alcune vallate, vengono raccolti freschi e la loro consistenza cremosa raggiunge la perfezione. Il compañu (la carne che accompagna i fagioli) include morcilla, chorizo e lacón, prodotti secondo ricette tramandate da generazioni.

Attraverso l’itinerario dei sapori del mare, si possono scoprire le attività e la vita delle località marittime delle Asturie. Tra le varie esperienze proposte, si può assistere a un’asta del pesce nel mercato, vedere come lavorano i coltivatori di ostriche, conoscere i frutti di mare del Mar Cantabrico in un vivaio. Il calendario gastronomico estivo è ricchissimo. Agosto porta la Festa del Bonito a Candás, dove il tonno alalunga viene preparato secondo la tradizione marinara. Settembre celebra il riccio di mare a Llanes, una prelibatezza che richiede coraggio e palato raffinato.

Particolarmente ricca anche la tradizione casearia con il Cabrales ritenuto la punta di diamante della regione. Questo formaggio blu, stagionato nelle grotte naturali dei Picos de Europa, raggiunge d’estate la sua massima espressione. L’umidità costante delle caverne e i microorganismi autoctoni creano venature blu-verdi che sono pura arte biologica. Ma esistono anche il Gamonéu, prodotto solo in due paesi e stagionato con il fumo di legno di faggio, e l’Afuega’l Pitu, dal nome impronunciabile che significa “affoga il pollo” per la sua consistenza cremosa.

Ma il vero protagonista rimane il sidro che non è dolce come quello francese né aspro come quello inglese: è secco, leggermente acido, con un retrogusto di mela che persiste. D’estate, le sidrerie aprono i loro cortili per degustazioni sotto gli alberi di melo.

Dove dormire: dall’agriturismo ai boutique hotel D’estate, quando le città si svuotano, i casali di campagna diventano rifugi perfetti. Casa Cayo, a Poo de Llanes, offre camere in una casa nobiliare del XVIII secolo con vista sui Picos de Europa. La colazione include sidro, tortas di mais e miele di castagno prodotto in loco. Hotel Rural Arpa de Hierba, nei pressi di Ribadesella, è ricavato da un antico monastero e mantiene il silenzio contemplativo dell’origine religiosa.

Per chi preferisce il mare, l’Hotel Villa Rosario a Ribadesella combina charme ottocentesco e comfort moderno. Le camere affacciate sulla ria offrono tramonti che competono con quelli delle Seychelles. Villa de Luarca, nell’omonimo borgo di pescatori, è un gioiello art déco che mantiene l’atmosfera dei primi del Novecento.

Chi cerca il lusso discreto può optare per il Parador de Cangas de Onís, ricavato dal monastero di San Pedro de Villanueva. I chiostri medievali sono diventati giardini dove si serve la colazione, mentre le celle monastiche si sono trasformate in suite con vista sui monti.

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