Laura Pausini, Fatti Sentire World Tour 2018: uno spettacolo catartico

di Emanuele Domenico Vicini – Le luci si abbassano appena dopo le 21 sulla platea del Forum di Assago e Laura Pausini appare in tutta la sua luminosa potenza sul palco del suo Fatti Sentire Word Tour 2018.

Le canzoni scorrono una dopo l’altra, una dentro l’altra, tra successi “vecchi” e nuovi. Poche parole, solo quelle di circostanza, si intersecano nel fiume di suoni che si fonde insieme con una scenografia a palco fisso, fatta di geometrie di luci e forme di rara eleganza.

Laura domina la scena come pochi altri. La sua tecnica vocale è paradossalmente semplice: un timbro nettissimo, una emissione perfetta. Non perde un fiato, non abbassa un suono, si muove con consumata dottrina tra pezzi pop classic e pop rock.

Quasi non ha bisogno di cantare: dirige con la sua voce uno spettacolo che per il pubblico diventa un momento catartico, un atto di liberazione del bisogno di bello che ciascuno porta con sé: un bello netto, comprensibile, dove non ci sono ombre o incertezze.

Il mondo che Laura racconta con i suoi brani è di una chiarezza adamantina: amore sempre e comunque, generosità dei sentimenti, onestà delle parole.

È forse un mondo “altro” rispetto a quello in cui viviamo, ma è ciò di cui abbiamo bisogno.

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Il Maestro Simone Di Crescenzo racconta la musica di Gioacchino Rossini

La  quarantaquattresima edizione Festival della Valle d’Itria, la manifestazione che celebra il Belcanto, non poteva non festeggiare il centocinquantesimo anniversario della morte di Gioacchino Rossini, il Cigno di Pesaro.

Oltre a un originale allestimento del Barbiere di Siviglia, il Festival propone la Soirée Rossini, un concerto celebrativo del compositore, con un cast internazionale di grande caratura: il violinista Yury Revich, il pianista Simone Di Crescenzo, la soprano Maria Aleida, il clarinettista Nicolai Pfeffer e il basso Michele Pertusi.

La Soirée avrà luogo il 18 luglio 2018, alle ore 21, nella prestigiosa cornice del Chiostro di San Domenico a Martina Franca.

Abbiamo incontrato il Maestro Simone Di Crescenzo, pianista e interprete raffinato, apprezzato a livello internazionale, che ci ha raccontato il suo rapporto con la musica rossiniana, con il Belcanto, e ci ha spiegato la Soirée Rossini.

Che rapporto ha con Rossini e la sua musica?

Con Rossini ho un rapporto assolutamente speciale ed esiste un particolare feeling fra me e la sua musica. Quando leggo uno spartito rossiniano, tutto mi sembra così familiare e naturale, come se lo avessi già studiato in precedenza. Ho scoperto Rossini circa 10 anni fa, quando avevo già compiuto i miei studi. È stato un amore che è cresciuto nel tempo, quando ho approfondito questo geniale compositore non solo da un punto di vista esecutivo ma anche storico-musicologico. Come dico sempre, purtroppo la stragrande maggioranza del pubblico conosce Rossini solo attraverso il teatro comico. Credo invece che sia nella produzione cosiddetta ‘seria’ che possiamo trovare la completezza di un autore che ha rappresentato l’apice ultimo e assoluto della grande stagione del Belcanto italiano. Io, nello specifico, mi occupo della sua produzione da camera, che è arrivata in un momento di grande maturità nella vita del Maestro, quando ormai era lontano dalle commissioni dei teatri e dalle ambasce che preoccupano un giovane compositore. Si tratta quindi di un repertorio sublime, pieno di raffinatezze, di dettagli, di sfumature che permettono all’interprete di creare qualcosa di davvero speciale nell’esecuzione. 

Si aspettava di partecipare ad un concerto in occasione dei 150 anni dalla morte dell’artista?

Per le celebrazioni dell’anniversario dei 150 anni dalla morte di Rossini mi sono già esibito lo scorso marzo a Firenze accanto alla super star Sumi Jo. È stata per me una piacevole sorpresa ricevere l’invito del direttore artistico Alberto Triola di creare un programma particolare per il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Insieme abbiamo riunito per l’occasione un cast di artisti di fama internazionale, quali il giovane virtuoso del violino Yury Revich, già artista dell’anno nel 2015 e vincitore del prestigioso premio ECHO Klassik, il clarinettista Nicolai Pfeffer, raffinato interprete del repertorio romantico, il soprano Maria Aleida, straordinaria vocalista specializzata nel repertorio di coloratura e il noto basso Michele Pertusi, al quale verrà assegnato nel corso della serata il premio Belcanto “R. Celletti” 2018. Sono quindi onorato ed entusiasta di partecipare alle celebrazioni rossiniane proprio in quel Festival dove ben 44 anni fa iniziò la cosiddetta ‘Belcanto Renaissance’ grazie a personaggi come Paolo Grassi, Rodolfo Celletti e Alberto Zedda, a cui andranno sempre la mia stima ed ammirazione. 

Quali sono le peculiarità del programma che proporrete il prossimo 18 luglio?

Il programma musicale nasce dall’idea di ricreare uno di quei concerti salottieri di inizio ‘800 in cui grandi musicisti si esibivano accanto alle primedonne dell’epoca creando addirittura delle gare di virtuosismo a colpi di scale, arpeggi, gorgheggi e picchettati. Un repertorio altamente godibile per il pubblico, poiché nasceva proprio con lo scopo di intrattenere. Leggendarie rimasero infatti serate in cui Maria Malibran, Charles August de Bériot, Sigismund Thalberg, Nicolò Paganini, allietavano i loro illustri ospiti con brani originali di Rossini e trascrizioni ispirate alle composizioni di colui che veniva considerato il ‘Nume tutelare’ della musica. Per la parte strumentale, eseguirò con Yury Revich due trascrizioni da Aureliano in Palmira e Armida di De Bériot, le due grandi trascrizioni di bravura di Paganini da La Cenerentola e Tancredi e l’Elegia Un mot à Paganini di Rossini; mentre con Nicolai Pfeffer suonerò una trascrizione di alto virtuosismo dal Maometto II e una da Il Barbiere di Siviglia per clarinetto e pianoforte. Per quanto riguarda la parte vocale, invece, eseguirò con Maria Aleida alcune Arie da camera tratte dalle Soirées Musicales e dai Péchés de vieillesse di Rossini e la grande scena di Zenobia tratta dall’Aureliano in Palmira. Con Michele Pertusi faremo un cammeo dal Maometto II. 

Come si inserisce il concerto nel Festival Valle d’Itria che punta su un genere musicale non di repertorio?

Il concerto si inserisce perfettamente nella linea del Festival, ovvero nella riscoperta del repertorio meno frequentato, in particolar modo del Belcanto. Il Festival della Valle d’Itria rappresenta un fiore all’occhiello nella programmazione estiva italiana ed è uno dei pochi Festival al mondo ad avere come missione la divulgazione e la promozione di capolavori poco conosciuti dal grande pubblico. Direi che con queste premesse la realtà artistica di Martina Franca diventa non solo ‘fare spettacolo’, ma ‘fare cultura’ in senso lato, come valorizzazione del nostro immenso patrimonio artistico, degno di essere apprezzato e divulgato. 

Aveva già collaborato con gli artisti con cui farà il concerto?

Conosco Maria Aleida da molti anni, da quando fece il suo debutto italiano proprio a Martina Franca e ho seguito la sua carriera in questo periodo. Con Yury Revich collaboro in maniera stabile e abbiamo insieme diversi progetti per il futuro; mentre con Nicolai Pfeffer non ho mai suonato, questo sarà il nostro debutto italiano, ma anche con lui ho diversi progetti in programmazione. Sarà la prima volta che accompagnerò Michele Pertusi, e sarà per me un grande onore. 

Che rapporto c’è tra queste perle rare che porta nel concerto e le opere invece più famose e conosciute di Rossini?

Come ho già detto, la maggiore produzione cameristica rossiniana risale ad un periodo successivo alla composizione di opere liriche, quindi di fatto, tranne in alcuni casi, non c’è un rapporto diretto fra le Arie da camera e le opere più popolari. Un caso a parte rappresentano invece le trascrizioni che altri compositori hanno realizzato partendo proprio da celebri melodie presenti nelle opere del ‘Cigno di Pesaro’. Intorno agli anni Trenta dell’800 Rossini era l’autore più popolare: tutti conoscevano “Dal tuo stellato soglio” oppure “Di tanti palpiti”: possiamo pensare a ciò che oggi accade con “Va pensiero” di Verdi o “Nessun Dorma” di Puccini. Mi sembra quindi molto naturale che si utilizzassero proprio fonti rossiniane per realizzare variazioni di bravura e di grande virtuosismo. 

Questi pezzi così rari verranno da voi incisi?

Ci sono dei progetti discografici con questo repertorio, soprattutto con l’etichetta Concerto Classics, con la quale mi dedicherò proprio alla produzione italiana da camera e per tastiera. Ma su questo non posso anticipare ancora nulla, invito i lettori a seguire i miei canali social, dove costantemente vengono annunciati i progetti in uscita, sia concertistici che discografici. 

Quali progetti l’aspettano dopo questo evento?

Dopo questo evento mi aspetta un breve periodo di vacanza e, spero, di riposo. Ma già dalla metà di agosto inizierò a preparare un progetto discografico di musica vocale da camera, che inciderò questo autunno con due note cantanti italiane, di cui non posso ancora rivelare i dettagli. A seguire alcuni concerti con Yury Revich in Italia e all’estero. 

Per la foto si ringraziano:

Photo Credit: Mirco Panaccio

Location: Conservatorio “L. D’Annunzio” – Pescara 

Outfit: Capuzzi Moda 

Hair stylist: Graziano Marcovecchio




Festival della Valle d’Itria: intervista al direttore artistico Alberto Triola

Dal 13 luglio al 4 agosto 2018 torna uno degli eventi estivi più attesi per gli amanti dell’opera e della musica classica: il Festival della Valle d’Itria. Nella suggestiva e affascinante cornice di Martina Franca vanno in scena quattro secoli di teatro musicale, con grande attenzione al barocco, e la partecipazione di artisti di fama internazionale.

Abbiamo incontrato il direttore artistico del Festival, Alberto Triola, per scoprire tutte le peculiarità di questo grande evento e le novità che ha in serbo questa edizione.

Presentiamo questo Festival, giunto alla sua 44^ edizione.

Il Festival Valle d’Itria è un unicum nel suo genere in Italia. L’ambito di repertorio e il baricentro delle proposte culturali su cui il Festival si concentra è quello del belcanto italiano, riallacciandosi alle ricerche, alle proposte, agli studi fatti da Rodolfo Celletti a partire dagli anni ‘70 e proseguiti poi anche negli anni ‘80. Oggi quando si parla di “belcanto renaissance” si parla di Martina Franca come laboratorio di incubazione di quel tipo di ricerca e di riproposta, con opere e produzioni e messe in scena che oggi sembrano normali ma che negli anni Settanta erano poco praticate. Alberto Zedda, che fu legato al Festival di Martina Franca, ricoprendo anche la carica di direttore musicale nei primi anni del Festival, ricordava sempre che non sarebbe nato il Rossini Opera Festival, monografico su Rossini, senza l’esperienza di Martina Franca. Nel corso dei decenni questo Festival ha ampliato i propri ambiti. Pur mantenendo come baricentro il belcanto italiano, ha aperto dei filoni di approfondimento sul teatro musicale del ‘600 e sul ‘900. Questo soprattutto negli ultimi dieci anni, partendo dalla convinzione che un festival di ricerca non può considerarsi completo se non accende un interesse particolare nei confronti della creatività contemporanea. Entriamo subito in medias res, col Festival di quest’anno, con questa proposta, assolutamente inedita, trasversale e multistrato, del Barbiere di Siviglia rivisitato. Nell’anno di Rossini, il Festival ha scelto, piuttosto che mettere in scena un’opera di Rossini così come scritta, di mantenersi fedele alla propria identità di luogo di ricerca, di proposta e di laboratorio. Il Festival ha deciso di intraprendere la strada di una riscrittura drammaturgico-musicale del grande capolavoro rossiniano, cogliendo una serie di occasioni. Prima fra tutte la collaborazione con la Festa della Taranta, che è l’altro grande festival del Mezzogiorno italiano, salentino, naturalmente con potenzialità di pubblico molto più elevate e molto più ampie. In Rossini c’è questo elemento dionisiaco molto risonante rispetto a certi moduli che il tarantismo propone. Ci siamo imposti di scavare in questo punto di incontro. Abbiamo pertanto affidato alla Festa della Taranta la realizzazione della parte musicale. In buca invece di un’orchestra tradizionale ci sarà l’ensemble di musica popolare della taranta, insieme a strumenti tradizionali, più classici, con una riscrittura della musica di Rossini in questa chiave. La seconda occasione presa è quella di potersi avvalere sul palco di un talento teatrale e musicale in grado di intercettare anche il cosiddetto “grande pubblico”, quello di Elio (di Elio e le storie tese), che da una vita ha messo Rossini al centro di suoi lavori, di sue ricerche, della sua passione personale ma che non aveva ancora mai affrontato un’opera nel suo complesso. Avremo uno spettacolo sorprendente, inedito, in grado di chiamare un pubblico molto vasto ma non soltanto per un’occasione di facile fruizione. Il festival infatti darà un piccolo contributo di approfondimento, per una chiave di lettura della musica rossiniana diversa e inesplorata.

Una domanda nasce spontanea sul rapporto tra il Festival e Martina Franca. Perché è stata scelta Martina Franca e come si è radicato il Festival in questa città?

I nomi associati alla nascita del Festival sono tanti, parliamo soprattutto di personalità del mondo politico, culturale, sociale e imprenditoriale di quel territorio negli anni ’70, ma c’è un nome a cui credo si debba far risalire l’origine del Festival: Paolo Grassi. Grassi, che è stato sovrintendente della Scala, presidente della Rai, fondatore nonché direttore del Piccolo Teatro di Milano, era originario di Martina Franca. Immaginiamoci cosa poteva essere il Mezzogiorno, l’interno della Puglia, nei primi anni 70. Paolo Grassi partì dalla constatazione di una realtà ambientale e architettonica che sapeva unire il contesto della Valle d’Itria, di valore unico, senza paragone nel nostro Paese, con quello di un centro urbano, storicamente molto vitale, strategico. Il nome stesso Martina Franca racconta di un centro urbano che godeva in passato di privilegi unici, un crocevia straordinario per la via che collegava Adriatico e Ionio, nord e sud della penisola pugliese, e un contesto architettonico urbano di centro storico che era ed è oggi più che mai un esempio sorprendente di barocchetto napoletano, pugliese. Paolo Grassi ebbe l’intuizione di un cosiddetto “teatro diffuso”, cioè che la città stessa potesse diventare palcoscenico e potesse offrire diversi palcoscenici a delle proposte che fossero di teatro di ricerca. L’ulteriore intuizione di Paolo Grassi, che condivise subito con Rodolfo Celletti e con il sindaco di allora Franco Punzi, che è tuttora il presidente del Festival, fu quella di trovare una specificità. E fu trovata quella del belcanto italiano, riallacciandosi anche naturalmente alla grande scuola pugliese e napoletana che per tutto il ‘700 aveva dato al mondo intero i più grandi musicisti di quell’epoca.

È un festival molto sentito dalla popolazione, della città di Martina Franca? Come è accolto? Possiamo dire che si è consolidata una tradizione per la popolazione locale?

La tradizione è fortissima e va detto che negli ultimi anni specialmente nelle settimane del Festival Martina Franca e l’area limitrofa registrano il tutto esaurito, a livello ricettivo, alberghiero e di tutte le possibilità che oggi si sono sviluppate, dal b&b alla masseria ristrutturata e diventata hotel o residenza di lusso. Questo è il segno che il Festival ha saputo trasformare quel territorio, già di per sé straordinariamente ricco di potenzialità ambientali, paesaggistiche, enogastronomiche, anche in un polo d’attrazione per il turismo culturale, che in effetti porta a Martina Franca tutti gli anni migliaia di appassionati da tutta Europa. È stato fatto e viene fatto continuamente un lavoro molto paziente di convincimento sulla popolazione locale che il Festival non è un’occasione per pochi privilegiati o per persone che possono permettersi di assistere a degli spettacoli o che hanno gli strumenti per potersene interessare. Certo non aiuta il fatto che sia un festival non di repertorio; probabilmente se facessimo Aida, Turandot e La traviata sarebbe più facile eliminare questo preconcetto. Facendo opere barocche, opere settecentesche e ottocentesche, in prima esecuzione, titoli desueti, dimenticati, mai fatti o non sempre di facilissima fruizione per il grande pubblico, la frantumazione di questo pregiudizio è un po’ più lenta e un po’ più difficile. Molto è stato fatto in questi ultimi anni in questa direzione, tra cui aprire le prove generali ai giovani under 30 di Martina Franca, a cui viene fatto un piccolo discorso introduttivo di guida all’ascolto. Così i giovani locali cominciano finalmente a sentire quel Festival come loro patrimonio, un’occasione per aprire le porte della città al mondo. Il Festival sta diventando, negli anni, un fantastico laboratorio, in cui i giovani locali, frequentando il Festival, possono riconoscere in se stessi delle predisposizioni, dei talenti anche artistici, come sempre più spesso si verifica. Moltissimi giovani di Martina Franca hanno deciso di studiare teatro, di studiare danza, di studiare musica; e questo anche grazie alle attività della Fondazione Paolo Grassi, che per tutto l’anno svolge la sua attività di ricerca, di laboratori, di formazione, di divulgazione, di concerti, di teatro, di letteratura, di poesia, di fotografia.

Che tipo di pubblico richiama il Festival?

Il pubblico più rappresentativo è quello tipico del turismo culturale, soprattutto un pubblico internazionale. C’è anche una buonissima fetta di pubblico italiano, che frequenta i festival estivi di musica e di teatro. E poi devo dire che c’è una percentuale non trascurabile di pubblico locale. 

Oltre all’originalità del nuovo allestimento di Barbiere, le altre opere in cartellone presentano delle peculiarità?

Certamente! A partire dal Rinaldo di Händel che, in piena adesione alla identità del Festival, viene riproposto in una edizione totalmente inedita, che addirittura sarebbe stata perduta, e che invece, grazie al lavoro di un musicologo molto attento e molto tenace, è stata ricostruita. Verrà allestita la versione del capolavoro di Händel come andò in scena a Napoli nel 1718, cioè sette anni dopo la prima di Londra, diventando più che il trasferimento di una grande opera di Händel a Napoli, l’occasione di un pastiche, un genere estremamente in voga e popolare all’epoca. Il famosissimo castrato Grimaldi, detto Nicolini, porta la partitura a Napoli, depositandola nelle sapienti mani di un grande musicista di riferimento in quegli anni a Napoli: Leonardo Leo. Leo, sfogliando la musica si rende immediatamente conto del capolavoro e delle potenzialità dell’opera e pensa subito come adattarla al gusto del pubblico di Napoli. In primo luogo, aggiunge due personaggi buffi. Il pubblico infatti cominciava ad essere un po’ stanco dai drammi, dalle opere serie, schematiche, dove i protagonisti erano sempre personaggi altolocati, mitici, leggendari, inavvicinabili, inarrivabili. Proprio in quegli anni si cominciava invece a presentare sulle scene il modello di un teatro comico, non in lingua dialettale, non napoletana, con personaggi popolani che si prendevano gioco dei nobili o degli aristocratici. Nasceva così la commedia per musica. E l’usanza fu quella sempre più di contaminare l’opera seria con intermezzi buffi. Questi intermezzi si rivelarono subito come una fonte di successo incredibile. Sempre nel 1718 va in scena, ancora una volta a Napoli, Il trionfo dell’onore, l’opera che noi quest’anno facciamo in Masseria, che è proprio l’esempio più rappresentativo di commedia in musica; anzi molti la considerano come la prima vera commedia in musica della storia dell’Opera. Ci è sembrato utile e interessante mettere in scena nello stesso cartellone il dramma serio handeliano contaminato dalla scuola napoletana con la prima commedia per musica napoletana, scritta da Scarlatti, in lingua italiana e non napoletana, che ha all’interno quella che poi Goldoni nel teatro settecentesco, nel teatro di prosa, trasformerà nella commedia umana.

Anche l’opera in masseria è una peculiarità del Festival?

È una specialità del nostro festival, una nostra invenzione che ogni anno trova un pubblico sempre più convinto e sempre più entusiasta; è un’occasione fantastica per sentire musica e per vivere un’esperienza teatrale in un contesto architettonico incredibile, in piena campagna, in queste ville/fattorie del seicento e settecento, ristrutturate, sotto le stelle. Un’altra novità di quest’anno è che l’opera di Scarlatti verrà suonata con strumenti d’epoca.

Come possiamo definire il belcantismo?

La definizione più significativa e a cui io faccio sempre riferimento è quella di Rodolfo Celletti. Il belcanto è quella particolare forma di teatro musicale che si può leggere come un rigorosissimo sistema di filosofia estetica, in cui il modo di esprimere il contenuto è più importante del contenuto stesso. In altre parole, il belcanto presuppone un bagaglio tecnico e una consapevolezza stilistico-estetica per l’interprete che gli consente di divenire lui stesso coautore e di tradurre quello che l’autore aveva lasciato come codice scritto in forma sintetica, dando per scontato una serie di possibilità esecutive che all’epoca erano date per assodate, per note, per patrimonio, e che oggi invece richiedono un approfondimento, uno studio per essere riproposte tali quali. L’altra caratteristica fondamentale che definisce il belcantismo o il belcanto è quella della sua visione estremamente astratta e distaccata da quella che è la realtà del sentire e del sentimento. Al compositore, all’autore e quindi all’interprete belcantistico non interessa minimamente imitare la concretezza del sentimento, interessa sublimarla, trasformarla in un simbolo completamente astratto, codificato, riconoscibile in base a un abbecedario, a un sistema di riferimento all’epoca condiviso, che affondava le sue radici nella poetica degli affetti monteverdiana. È un codice di assoluta astrazione, che gioca anche molto sull’ambiguità ad esempio dei ruoli sessuali. Il castrato poteva rappresentare, con la sua voce assolutamente asessuata e androgina, completamente svincolata dalla natura quotidiana della voce umana, personaggi i più disparati tra loro. Anche certi eccessi di registri o certi passaggi di abilità virtuosistica acrobatica non erano mai però fini a se stessi: erano sempre rigorosamente riconducibili a un codice, a un patrimonio condiviso. Oggi la scuola del belcanto è una scuola di cui si sono smarrite le tracce. A causa di ragioni storiche: man mano che l’urgenza della realtà del sentire e dell’imitazione del reale hanno preso il sopravvento nella storia dell’Opera, la voce umana, appunto per essere più aderente possibile alla tangibilità del sentimento, si è dovuta spingere su emissioni sempre più vicine a quelle della quotidianità, e quindi fino ad arrivare al declamato, all’urlo, al grido, come se non ci fosse alcuna differenza fra la finzione del teatro e la realtà. Inoltre, questo cambiamento, questa evoluzione di gusto ha fatto perdere completamente memoria della tecnica belcantistica, perché spingendo la voce umana su quel declamato, gonfiandosi le orchestre, gli organici e aumentando le sonorità, la tecnica ha dovuto adattarsi a finalità espressive completamente diverse, completamente all’opposto dell’astrazione cristallina del belcanto. Siamo dovuti arrivare agli anni ’70, con Celletti e Martina Franca, poi Pesaro e Rossini, la renaissance barocca del Nord Europa per porci la domanda: ma come si cantava nel ‘600 e nel ‘700? Qual era la tecnica? Il dibattito è ancora aperto, però è un fatto culturale, estetico, filosofico estremamente significativo e complesso.

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Informazioni e programma completo del Festival all’indirizzo www.festivaldellavalleditria.it




Il pop didattico di Lorenzo Baglioni al Teatro Nuovo di Milano

Dopo aver insegnato con ironia agli italiani l’uso del congiuntivo, dal palco di Sanremo, con una canzone tra le più interessanti della kermesse canora, Lorenzo Baglioni, classe 1986, toscano, laureato in matematica e ex professore, arriva in tour al Teatro Nuovo di Milano il prossimo 28 marzo.

Lorenzo è un artista eclettico: si muove tra il cantautorato, la recitazione e il teatro-canzone, e con la sua musica ha dato vita a un pop didattico, in cui si trovano ironia, musica e materie scolastiche.

Il brano sanremese Il Congiuntivo è diventato un vero e proprio caso mediatico e di studio: il videoclip in poco tempo ha collezionato oltre 7 milioni di visualizzazioni sul web e l’Accademia della Crusca, dopo aver elogiato la canzone sui social, ha ospitato Lorenzo Baglioni in uno dei suoi appuntamenti pubblici rivolto ai giovani in cui si parlava dell’importanza della lingua italiana.

Il 16 febbraio è uscito l’album “Bella, Prof!”, che segna il debutto discografico di Lorenzo con Sony Music. L’album è composto da 12 tracce dedicate a 12 materie scolastiche differenti che, sullo stile del brano presentato sul palco del Teatro Ariston Il Congiuntivo, gioca con ironia portando avanti intenti didattici precisi.

Il disco è una provocazione nei confronti della didattica ‘classica’, proponendo, con intelligente ironia, un’alternativa, un modo leggero per trattare argomenti seriosi, attraverso due assi vincenti della comunicazione: la musica e la comicità.

In “Bella, Prof!” si va così da Le leggi di Keplero, raccontate con lo stile pop delle boy-band americane a El Corazon, dove su melodie reggaeton viene descritto il funzionamento anatomico dell’organo cardiaco. Non mancano poi tracce dance legate alla grammatica italiana come L’apostrofo o punk legate alla scienza come La classificazione dei Silicati, fino alla fisica de Il piano inclinato descritto in chiave rap. Un vero e proprio ripasso a tempo di musica in tour nei principali teatri italiani

Sempre a marzo è prevista anche la messa in onda su Sky Uno HD dell’omonimo programma tv “Bella, Prof!”: un edutainment dove in 12 puntate Lorenzo approfondirà le materie scolastiche dell’album. Ogni episodio, della durata di 5 minuti, svelerà un videoclip inedito delle varie tracce dell’album dal tono volutamente ironico e tagliente cui farà seguito una vera e propria lezione didattica presieduta da Lorenzo e un professore della materia affrontata.

Bella, Prof!” è un progetto articolato che si esprime attraverso differenti piani di narrazione: musicale – con l’uscita dell’album – televisivo – con l’omonimo programma tv in onda su Sky Uno e live – con un tour nei principali teatri italiani.

Teatro Nuovo


Piazza San Babila, Milano – 02.794026

LORENZO BAGLIONI – BELLA, PROF!
28 marzo ore 20.45


Info Botteghino

Da lunedì a sabato 10:00/19:00 orario continuato

Domenica 14:00/17:00

Per info:

www.teatronuovo.it


www.facebook.com/lorenzo.baglioni/
www.Youtube.Com/User/Lorenzobaglioni




Ennio Morricone: The 60 Years of Music Tour. Un’esperienza indimenticabile

di Giuliana Tonini – Ho avuto il privilegio di assistere a un concerto di Ennio Morricone. Lo scorso 6 marzo il Maestro è tornato a Milano, al Mediolanum Forum di Assago, con un’altra tappa del The 60 Years of Music Tour.

La tournée, iniziata più di due anni fa per festeggiare i sessant’anni anni di carriera da compositore del Maestro, ha finora toccato diverse città in tutta Italia e in molti paesi d’Europa. Precisamente Inghilterra, Irlanda, Germania, Belgio, Olanda, Francia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria, Svizzera, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia.

Ennio Morricone non ha bisogno di presentazioni. Classe 1928, conosciuto in tutto il mondo, ha composto le colonne sonore di più di 500 film, lavorando con i maggiori registi del cinema italiano e internazionale.

Tra i film per cui ha scritto la musica ci sono, solo per citarne alcuni tra i più famosi, gli indimenticabili spaghetti western di Sergio Leone, di cui, per l’aneddotica, Morricone è stato compagno di scuola alle elementari, C’era una volta in America (il mio film preferito fra tutti), sempre di Sergio Leone, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo, Salò e le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, Novecento di Bernardo Bertolucci, Mission di Roland Joffè, Gli Intoccabili di Brian De Palma, Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, fino al recente The Hateful Eight di Quentin Tarantino.

Forse non tutti sanno che sono sue le colonne sonore di diversi film di Dario Argento, di Bianco, Rosso e Verdone e di vari film per la televisione, tra cui La Piovra.

Per la sua musica per il cinema ha vinto, in Italia e all’estero, innumerevoli premi, tra cui un Oscar alla carriera nel 2007 e, nel 2016, è finalmente arrivato, dopo molte candidature, l’Oscar per la migliore colonna sonora originale, per The Hateful Eight.

Ma Ennio Morricone non ha scritto solo musica per il cinema. Lui stesso ci tiene molto a ricordare di essere sempre stato anche un compositore di musica classica assoluta, pura, svincolata da esigenze di narrazione e di rappresentazione scenica. Le sue opere di musica assoluta sono circa cento.

Ai suoi concerti, il Maestro dirige le sue opere eseguite da un’orchestra di 125 elementi e da un coro di 75 persone. Al Forum di Assago, sul palco con lui c’erano l’Orchestra Roma Sinfonietta e il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano, assieme alla voce solista femminile Dulce Pontes, cantante portoghese regina del fado.

Come era prevedibile, tutti i quasi tredicimila posti erano esauriti. Il palazzo dello sport alle porte di Milano era stracolmo di gente arrivata per sentire dal vivo i propri brani preferiti, diretti dal loro geniale autore.

Il concerto è stato un evento emozionante e dalla potenza coinvolgente. Eseguiti dal vivo, da duecento persone, i pezzi cui noi pensiamo come al sottofondo musicale delle scene dei film esplodono in tutta la loro bellezza di suggestivi brani di musica classica contemporanea. Non c’è neanche bisogno di dirlo, la musica di Ennio Morricone è magnifica in sé e per sé, indipendentemente dall’opera cinematografica per cui è stata composta e indipendentemente dall’averla vista o meno.

Una serata di pura musica, con un pubblico rapito ed emozionato, applausi scroscianti, numerose standing ovations e il Maestro che, alla fine di ogni esecuzione, si alzava e si voltava a raccogliere il calore del pubblico.

Il programma è stato molto vario. Sono stati eseguiti, solo per citarne alcuni, L’uomo dell’armonica, da C’era una volta il west, di Sergio Leone, e il celeberrimo tema di Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo, sempre di Sergio Leone, tema universalmente conosciuto, da tutti e ovunque. Sono convinta che anche i bambini lo conoscono e lo canticchiano, senza sapere che è la melodia di un film di cowboy di più di cinquant’anni fa. Il brano, eseguito dal vivo, fa un effetto nuovo e portentoso. Andare su Youtube per credere. Non è la stessa cosa che dal vivo, ma rende l’idea.

In quanto a potenza suggestiva, non è da meno l’esecuzione di L’estasi dell’oro (la mia preferita), sempre da Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo, la musica della scena in cui Tuco-Eli Wallach corre tra le tombe del cimitero di Sad Hill alla ricerca della tomba di Arch Stanton, in cui il Biondo-Clint Eastwood gli ha detto che sono nascosti i duecentomila dollari.

Abbiamo poi ascoltato, ad esempio, il tema di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, L’ultima diligenza per Red Rock, da The Hateful Eight, Rabbia e tarantella, dal film Allonsanfan, dei fratelli Taviani, pezzo ripreso anche in Bastardi senza gloria, di Quentin Tarantino. Davvero di impatto anche Abolição, dal film Queimada, di Gillo Pontecorvo. Non poteva poi mancare Gabriel’s oboe, da Mission.

Attendevo palpitante Sacco e Vanzetti – Here’s to you, la ballata con la musica di Ennio Morricone e il testo di Joan Baez, ispirata alle parole attribuite a Bartolomeo Vanzetti pochi mesi prima dell’esecuzione sulla sedia elettrica. Non era in programma quella sera, ma non importa. Il concerto è stato per me un’esperienza unica, e, tra i bis eseguiti alla fine, c’è stata anche L’estasi dell’oro. Meglio di così non poteva andare.

Il The 60 Years of Music Tour è un evento davvero da non perdere. Ma gli indecisi si affrettino a prendere i biglietti. Il Maestro Ennio Morricone fa sempre il tutto esaurito in poco tempo.

Dove e quando
Musica per il cinema: dal 16 al 18 giugno 2018, Roma, Terme di Caracalla; 20 giugno, Locarno, Piazza Grande; 21 giugno, Parma, Parco La Cittadella; 23 giugno, Nimes, Arena; 24 novembre, Bruxelles, Palais 12.
Musica assoluta: 15 luglio, Praga, Smetana Hall.

Siti Internet e biglietti
Per la gioia degli appassionati, non è da escludere che, come è già successo in passato, vengano aggiunte altre date. Consultare per aggiornamenti, e per l’acquisto dei biglietti, i seguenti siti Internet:
www.enniomorricone.org
www.ticketone.it
www.dalessandroegalli.com

Pagina Facebook:
Maestro Ennio Morricone




Joe Bastianich suona a Friuli Doc

La XXIII edizione di Friuli Doc, la manifestazione che dal 7 al 10 settembre celebra i sapori e le tradizioni del Friuli Venezia Giulia, verrà inaugurata da un artista molto particolare e molto legato a questa regione: Joe Bastianich.

Il Friuli Venezia Giulia è infatti il luogo in cui, insieme alla sua famiglia, Joe ha realizzato un sogno: la Cantina Bastianich, che ha preso vita recentemente accanto ad Orsone, il ristorante e bed & breakfast di proprietà della famiglia affacciato sui vigneti, ad un passo dal pittoresco borgo di Cividale del Friuli.

Giovedì 7 settembre a partire dalle 21:30, sul palco di Piazza Libertà a Udine, insieme alla sua band “Joe Bastianich Project”, lo showman presenterà al pubblico il suo repertorio di canzoni originali, scritte e arrangiate da lui, che rappresentano un viaggio nella sua vita e nei suoi ricordi.

Lo show alternerà momenti di puro divertimento, con ballate folk e country e musica rock, a momenti più intimi di sola voce e chitarra che permetteranno al pubblico di scoprire anche questo particolare aspetto della personalità del restaurant man.

Info: www.friuli-doc.it

JOE BASTIANICH
IN CONCERTO A FRIULI DOC
GIOVEDÌ 7 SETTEMBRE 2017
Piazza Libertà, UDINE
Ore 21.30

 




Al Teatro La Fenice si brinda con il Concerto di Capodanno

Per chi non avesse ancora deciso dove andare per le Feste, Venezia potrebbe essere un’ottima meta. Anche perché proprio al Teatro La Fenice di Venezia  si tiene il Concerto di Capodanno, il concerto per iniziare il nuovo anno nella migliore tradizione tricolore, giunto ormai alla sua quattordicesima edizione. Partono infatti dalla splendida cornice del Teatro La Fenice gli auguri, televisivi, di un felice nuovo.  Anche il Concerto di Capodanno 2017, diretto da Fabio Luisi, si chiude con un brindisi d’auguri da non perdere, quello della Traviata di Giuseppe Verdi.
La prima parte del Concerto di Capodanno sarà esclusivamente orchestrale, la seconda, che vedrà anche la partecipazione dei solisti e del Coro preparato da Claudio Marino Moretti, sarà invece dedicata al melodramma con un programma di famose arie d’opera come il celeberrimo brindisi dalla Traviata di Giuseppe Verdi.
Luisi è uno dei maggiori direttori italiani, già direttore musicale della Staatskapelle di Dresda, direttore principale del Metropolitan di New York e dal 2018 sarà direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino.

DOVE, COME E A QUANTO

29 dicembre- 1 gennaio   Concerto di Capodanno – Teatro La Fenice di Venezia.
giovedì 29 dicembre 2016 ore 20:00
venerdì 30 dicembre 2016 ore 17:00
sabato 31 dicembre 2016 ore 16:00
domenica 1 gennaio 2017 ore 11:15

Biglietti da 55 euro




Maria João Pires suona Mozart e Schubert alla Scala

Sabato 3 dicembre la pianista Maria João Pires sarà sul palco della Scala per un recital dedicato a pagine di Mozart e Schubert.

La serata si inscrive nel ciclo di appuntamenti mozartiani programmato dal Teatro alla Scala in occasione dei 225 anni dalla scomparsa del compositore, che ha incluso le opere Die Zauberflöte e Le nozze di Figaro, l’opera per l’infanzia Il ratto dal serraglio per i bambini e che si concluderà con le tre esecuzioni del Requiem dirette da Christoph von Dohnányi dall’11 dicembre per la Stagione Sinfonica del Teatro.

Maria João Pires, pianista di miracolosa eleganza, raffinatezza e pudore espressivo, è alla Scala per la terza volta dopo il recital con il violinista Augustin Dumay nel 1995 e il concerto diretto da Riccardo Chailly nel 2015 per la stagione della Filarmonica, in cui eseguì il Concerto per pianoforte e orchestra n° 4 di Beethoven.

Sabato 3 dicembre 2016 – ore 20
Teatro alla Scala

Concerti straordinari 2016-2017
225° anniversario della morte di Mozart

Pianoforte MARIA JOÃO PIRES

Wolfgang Amadeus Mozart
Sonata n. 12 in fa magg. KV 332
Sonata n. 13 in si bem. magg. KV 333

Franz Schubert
Sonata n. 21 in si bem. magg.  D 960

Prezzi: da 5 a 50 euro

Info: tel 02/72003744




Apertivo in Concerto, un’intera stagione per scoprire il jazz

Al via la 32° edizione di “Aperitivo in Concerto” con dodici concerti da non perdere che si terranno presso il Teatro Manzoni di Milano. Dodici straordinari eventi con artisti, che di rado frequentano le sale concertistiche italiane, e progetti in grado di offrire al pubblico italiano un’emozionante, visione d’insieme delle nuove musiche contemporanee, con una grande attenzione alle più originali proposte che vanno delineando il futuro del jazz e della musica improvvisata.

Domenica 30 ottobre 2016, ore 11.00

SF JAZZ COLLECTIVE
The Music of Miles Davis & Original Compositions

Si presenta per la prima volta in Italia, grazie alla rassegna Aperitivo in Concerto,  questo folgorante ensemble che già da alcuni anni, negli Stati Uniti, ha prodotto alcune fra le più significative e interessanti riletture di autori diversi appartenenti alla tradizione del jazz e della musica popolare di origine africano-americana come Joe Henderson, Stevie Wonder, Chick Corea, McCoy Tyner, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Ornette Coleman, John Coltrane, Thelonious Monk. Otto eccezionali musicisti (il trombettista Sean Jones, il trombonista Kevin Eubanks, i sassofonisti Miguel Zenón e David Sánchez, il vibrafonista Warren Wolf, il pianista Edward Simon, il contrabbassista Matt Penman e il batterista Obed Calvaire), fra i protagonisti del concertismo improvvisato contemporaneo, presenteranno le lori vibranti reinterpretazioni di alcuni capolavori del jazz moderno e, soprattutto, delle più belle e attraenti composizioni di quel genio che è stato Miles Davis, riproponendo con scrittura agilissima e brillanti contributi solistici il costante riallaccio fra la musica improvvisata e le sue radici popolari africano-americane.

Domenica 13 novembre 2016, ore 11.00

AVI LEBOVICH & THE ORCHESTRA – feat. Omer Klein

La spettacolare orchestra guidata dal trombonista Avi Lebovich racchiude i migliori solisti israeliani in una formula che rilegge e aggiorna il linguaggio mainstream delle big band degli ultimi trent’anni, senza intenti enciclopedici ma con un fortissimo senso della contemporaneità e della “inclusività” culturale che essa oggi impone: il linguaggio improvvisativo si arricchisce perciò di una molteplicità di elementi che provengono da più tradizioni e che rimescolano in continuazione le carte dell’espressività. L’esibizione dell’orchestra, per la rassegna di Aperitivo in Concerto, vanta inoltre la presenza, come solista ospite, di uno fra i più brillanti pianisti israeliani dell’ultima decade, Omer Klein.

Domenica 20 novembre 2016, ore 11.00

SLY & ROBBIE meet NILS PETTER MOLVAER feat. Eivind Aarset, Vladislav Delay

Una fra le più celebri sezioni ritmiche della musica degli ultimi trent’anni, quella formata dai giamaicani Sly Dunbar (batteria) e Robbie Shakespeare (basso), incontra un pioniere dell’electro-jazz come il poetico trombettista Nils Petter Molvær, con la collaborazione di due alchimisti dei suoni elettrici e elettronici più evocativi come il chitarrista Eivind Aarset e il mago dell’elettronica Vladislav Delay. Mondi apparentemente opposti che s’incontrano, qui ad Aperitivo in Concerto,  timbri e armonie complesse che si fondono in un unico, poderoso e trascinante impulso ritmico dal gusto noir. Un vero evento, all’insegna di una teatralità arcana, in cui si dipanano culture estremamente diverse ma accomunate dallo stessa volontà di dialogo e di creatività.

Domenica 27 novembre 2016, ore 11.00

ALEXANDER HAWKINS ENSEMBLE

Ilpianista inglese Alexander Hawkins è artista dalla spiccata originalità, capace di muoversi con uguale efficacia nel complesso mondo delle avanguardie così come in quello della tradizione. Brillante pensatore musicale, questo pianista di Oxford sa rendere affascinante e persino accessibile una serie di complesse realizzazioni musicali, che s’arricchiscono non solo del suo virtuosismo, ma di un senso poetico che non rinuncia all’indagine, allo scandaglio gettato nel mare di nuove sonorità. Hawkins si presenta per la prima volta a Milano, qui a Aperitivo in Concerto,  a capo di un brillante sestetto che comprende musicisti di eccezionale levatura come il sassofonista Jason Yarde e il contrabbassista Neil Charles, già collaboratore del celebre batterista Jack DeJohnette.

Domenica 4 dicembre 2016, ore 11.00

FREDERIC RZEWSKI
The People United Will Never Be Defeated – El Pueblo Unido Jamás Será Vencido

Dopo lunghi anni di assenza, si ripresenta a Milano, per la rassegna Aperitivo in Concerto, uno fra i più grandi talenti compositivi delle avanguardie storiche americane, l’affascinante pianista virtuoso Frederic Rzewski, autore capace di fondere con infallibile spirito poetico i più complessi procedimenti delle avanguardie con una ricchezza lessicale che sa toccare ogni genere, dalle tradizioni popolari americane e africano-americane all’improvvisazione. A Milano presenterà l’opera che per molti è il suo capolavoro e che sicuramente è fra i grandi capisaldi della letteratura pianistica del tardo Novecento, le spettacolari, mobilissime, camaleontiche 36 variazioni sulla celebre canzone di Sergio Ortega, El Pueblo Unido Jamás Será Vencido, che Rzewski ha composto come contraltare alle celebri Variazioni Diabelli di Beethoven. Un vero e proprio evento di grande, grandissima musica.

Domenica 11 dicembre 2017, ore 11.00 – CONCERTO DI NATALE

ESTER RADA ENSEMBLE 

Ogni anno, “Aperitivo in Concerto” presenta, in prossimità delle feste natalizie, uno spettacolo che sappia coniugare la più alta qualità ideativa con la capacità d’intrattenere, nella convinzione che la Cultura possa e sappia essere anche un’altissima forma di comunicazione e divulgazione. Ancora una volta è stato scelto un progetto capace di innovare e rinnovare la tradizione, come nel caso della spettacolosa cantante etiope-israeliana Ester Rada, interprete che ha dimostrato di saper rileggere con trascinante ed esplosiva vitalità tradizioni come quella etiope e quelle mediorientali all’insegna di una vocalità che trae esempio dalle lezioni di interpreti storiche africano-americane come Ella Fitzgerald, Nina Simone, Aretha Franklin e, in tempi ancora più vicini a noi, Eryka Badu e Lauryn Hill. Autentico animale da palcoscenico, Ester Rada testimonia la nuova creatività che quotidianamente ormai ci giunge da ogni parte del globo, fondendo linguaggi, culture e tradizioni diverse e dando vita a sincretismi che già oggi sono la colonna sonora del nostro domani.

 

Domenica 15 gennaio 2017, ore 11.00

VIJAY IYER & WADADA LEO SMITH
A Cosmic Rhythm With Each Stroke

Due appassionati e appassionanti poeti e esploratori dei suoni e dell’improvvisazione: Vijay Iyer e Wadada Leo Smith spingono la musica improvvisata verso nuove frontiere, varcate con la funambolica capacità creativa di chi è in possesso delle chiavi di accesso di arcani sistemi lessicali. Musica che sa agire attraverso nuove concezioni del tempo e dello spazio, in un dialogo fitto e intenso che sa però trovare nuove libertà, nuova scioltezza, nuovi terreni d’incontro. Un duo che sa liberare la musica da lacci e lacciuoli per entrare nel campo della pura libertà poetica e che, con la collaborazione del contrabbassista Stephan Crump e del batterista Marcus Gilmore, si trasformerà nel corso del concerto previsto per Aperitivo in Concerto anche in un inedito quartetto.

Domenica 22 gennaio 2017, ore 11.00

JOE DALEY TUBA TRIO – feat. Warren Smith & Scott Robinson with special guest Bill Cole
“Prayer Rituals: A Quest For Inner Peace”

Strepitoso solista alla tuba (chi non ricorda le sue collaborazioni con Sam Rivers, Howard Johnson, Gil Evans, Charlie Haden, Carla Bley?), pensatore musicale sopraffino, da tempo Joe Daley conduce un’esplorazione, sofisticata e attraente al contempo, delle radici della musica improvvisata africano-americana e dei suoi incontri con altre culture. La sua esibizione a Milano, per Aperitivo in Concerto,ci permette di ritrovare un musicista straordinario, accompagnato da strumentisti eccelsi che è difficile ascoltare di frequente in Italia, come il trombettista Bill Cole, il sassofonista e polistrumentista Scott Robinson, il geniale vibrafonista, batterista e percussionista Warren Smith.

 

Domenica 29 gennaio 2017, ore 11.00

ROSCOE MITCHELL ENSEMBLE
Roscoe Mitchell Plays John Coltrane

Geniale compositore e polistrumentista, fra le anime del multiforme e storico Art Ensemble of Chicago, Roscoe Mitchell non è solo un protagonista delle più creative avanguardie musicali africano-americane, ma un conoscitore profondo delle  tradizioni della propria cultura, che affonda le radici nel jazz e nella sua storia. Mitchell, in occasione del cinquantenario della morte di John Coltrane, affronta alcune fra le più significative pagine coltraniane, rivivificandone lo spirito, cogliendone l’essenza e il più profondo significato, esaltandone la perenne modernità. Un progetto originale, concepito appositamente per “Aperitivo in Concerto”, e che vede Mitchell attorniato da musicisti di indiscutibile rilevanza come la violoncellista Tomeka Reid, la violinista Mazz Swift, la contrabbassista Silvia Bolognesi, il contrabbassista Junius Paul, il batterista Vincent Davis.

Domenica 5 febbraio 2017, ore 11.00

OMER AVITAL QUINTET

Ritorna sulle scene italiane, per Aperitivo in Concerto, il gruppo di uno fra i più affermati musicisti di oggi, il contrabbassista israeliano Omer Avital. Trapiantatosi da lunghi anni a New York, Avital non ha mai cessato di condurre una vera e propria esplorazione delle proprie radici culturali marocchino-yemenite. Il mondo delle arcaiche ma ancora vitali tradizioni sefardite, con le sue melodie ascensionali e le sue perorazioni incantatorie e arcane è particolarmente presente nell’opera di questo musicista, questa volta a capo di un gruppo di giovanissimi virtuosi israeliani, cui si aggiunge il noto pianista Yonathan Avishai: emerge una serie di lavori ricchi di quella peculiare energia che oggi caratterizza la migliore produzione musicale mediorientale, conscia del proprio passato ma tesa a rifletterlo con innovativi e affascinanti risultati nel nostro presente.

Domenica 26 febbraio 2017, ore 11.00

INDUSTRIAL REVELATION with Special Guest Okanomodé Souldchilde

Il centro del mondo musicale americano, e uno fra i principali perni culturali nel mondo, è sicuramente New York. Città come Chicago, New Orleans, Detroit, Philadelphia hanno sicuramente contribuito a delineare le sorti storiche della musica improvvisata, senza mai scalfire il magnetismo e la capacità d’attrazione della Grande Mela. Persino una vera e propria megalopoli come Los Angeles, con tutto il suo calderone polietnico, pare impallidire di fronte alla ricchezza culturale newyorkese. Industrial Revelation è il nome di un eccezionale gruppo di giovani musicisti provenienti da Seattle, città che negli Stati Uniti è ironicamente conosciuta soprattutto per le abitualmente pessime condizioni atmosferiche e che nel mondo è assurta a fama musicale per essere stata la culla dello stile “grunge” e di un gruppo come i Nirvana di Kurt Cobain. Ma i musicisti che compongono Industrial Revelation, e che oggi vanno affermandosi sui principali palcoscenici americani, dimostrano che non solo anche al di fuori di New York esiste una musica improvvisata particolarmente creativa e originale, ma che a Seattle sta nascendo un modo di intendere l’improvvisazione al di fuori degli schemi. È una musica, quella degli Industrial Revelation, che ha abbandonato certi contrasti forti, certe dinamiche accese del jazz, concentrandosi su aspetti dell’improvvisazione di gran lunga meno battuti: colpisce nei lavori di questi musicisti l’intenso afflato poetico, la malinconica bellezza dei materiali tematici, l’eleganza degli sviluppi e, al contempo, la capacità di dare una veste drammatica e coinvolgente a un vero e proprio stile che è tutt’altro che incline a una grazia accondiscendente. Perché delle tradizioni del jazz gli Industrial Revelation hanno saputo conservare, e persino ampliare la capacità di narrare una storia facendone diventare protagonista il pubblico. Esiste oggi, grazie a questi superbi interpreti e strumentisti, un vero e proprio “stile” di Seattle che sembra non casualmente riflettere la complessa introspezione della città.

Domenica 5 marzo 2017

DANIEL ZAMIR QUARTET

Daniel Zamir è un genio che l’Italia non ha ancora scoperto, e che si propone al pubblico con “Aperitivo in Concerto”. Questo incendiario sopranista israeliano, che da anni elabora la tradizione ebraica all’insegna della più libera e disinibita improvvisazione, è stato per anni un segreto ben custodito, che solo il mitico sassofonista e compositore americano John Zorn ha saputo svelare, chiedendo a Zamir di realizzare alcune superbe incisioni per la sua casa discografica, la benemerita Tzadik. Un concerto di Zamir è un evento irripetibile, irreplicabile, tanta è l’intensità estatica, una vera e propria trance, in cui egli sa immergersi e sa immergere gli ascoltatori. Erede delle tradizioni yiddish più mistiche, in cui la danza diventa strumento liberatorio di energie vitali consacrate a Dio, Zamir possiede le chiavi d’accesso a un mondo in cui l’improvvisazione è uno strumento di intensa, quasi selvaggia ascesa spirituale, in cui ritmo e melodia sono al servizio di un atto creativo che replica, in ambito terreno, il respiro del Creatore. Raramente è dato ascoltare musica così poeticamente e teatralmente capace di creare uno spirito comunitario attorno a una capacità narrativa che ha l’epico piglio e il titanico accento dei grandi Profeti biblici, e che pure, al contempo, è capace di comunicare una gioia irrefrenabile e liberatoria. Accompagnato da superbi musicisti, Zamir si avvale delle capacità non meno virtuosistiche del giovane ma già affermato batterista Amir Bresler.

DOVE, COME E A QUANTO

Abbonamento n. 12 concerti € 138
In vendita alla cassa del Teatro 02 7636901 – dir.02 763690669 – 616
Via Manzoni, 42 – Milano

 

 




Waiting for… Pulzella d’Orlèans alle Gallerie d’Italia

di Simonetta Tocchetti – Giunge alla sua ottava edizione Waiting For… Milano Premia i Giovani, serata d’arte, musica e cultura a sostegno dei giovani talenti e delle stelle nascenti della musica. Un premio ed un evento ormai appuntamento molto atteso del calendario dicembrino milanese: ideato da Francesca Parvizyar, protagonista della vita culturale milanese e creatrice di format culturali internazionali con un passato da cantante lirica, Waiting For… anticipa ogni anno la Prima de La Scala. Quest’anno l’attesa è per la Pulzella d’Orléans  di Giuseppe Verdi e per le rising star della musica individuate nella pianista Lucrezia Dandolo Marchesi  e nella soprano Francesca Paola Geretto che verranno premiate mercoledì 2 Dicembre nello splendido scenario delle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala.

La serata avrà i capolavori di Francesco Hayez, in mostra alle Gallerie d’Italia sino al 21 febbraio 2016, come palcoscenico della premiazione. Lucrezia Dandolo Marchesi, , classe 1997, è una giovanissima pianista diplomata al Conservatorio di Musica G. Verdi di Milano con lode e menzione. La soprano Francesca Paola Geretto, si è brillantemente diplomata presso il Conservatorio di Vicenza nel febbraio 2009. Entrambe proseguiranno negli studi grazie alla borsa di studio di Waiting for onlus.

Seguirà un’esibizione di Isabella Cambini, 13enne promessa dell’arpa (che ha iniziato a suonare a 4 anni) con all’attivo concerti al Palazzo dell’UNESCO e all’Ambasciata Italiana a Parigi.

 

Dedicata a Giovanna d’Arco, settima opera di Giuseppe Verdi andata in scena per la prima volta proprio a La Scala il 15 febbraio 1854 e mai più replicata, Waiting for… Pulzella d’Orléans è un omaggio alla giovane eroina francese che porta il suo paese alla vittoria contro gli inglesi. “Giovanna d’Arco è una figura di grande attualità”, commenta Francesca Parvizyar. “Una donna che, mossa dall’Amore, dalla Fede e dal Coraggio combatte per ciò in cui crede”.   Come la madrina della serata Arianna Giunti, giornalista d’inchiesta per il gruppo l’Espresso e autrice di La cella liscia – storie di ordinaria ingiustizia nelle carceri italiane documento sugli abusi di potere quotidiani nelle carceri italiane.

La conclusione della serata sarà affidata a tre ospiti d’eccezione che porteranno un messaggio d’amore e di pace: Paolo Branca dell’arcidiocesi di Milano – responsabile per il dialogo interreligioso, Abd al-Sabur Gianenrico Turrini –  Direttore Generale CO.RE.IS. – Comunità Religiosa Islamica Italiana, e Vittorio Robiati Bendaud della Comunità ebraica di Milano. Presenze importantissime in un momento di tensione come quello in cui viviamo: “Soprattutto quest’anno, alla luce di eventi terribili che vorrebbero sconvolgere le nostre vite, Waiting for … vuole lasciare un messaggio di amore, di pace – ha detto Francesca Parvizyar, ideatrice dell’evento – ai rappresentanti delle tre religioni monoteiste il compito di salutarci con un pensiero di speranza per il futuro tratto dai tre Testi Sacri”.

Premiato nel 2012 con una medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Waiting for … ottiene oggi un altro importante riconoscimento: è stato infatti scelto dal Comune di Chicago come progetto ponte tra le città di Chicago e Milano, unite in un gemellaggio decennale recentemente rinverdito grazie all’attività svolta in qualità di ambasciatrice culturale da Francesca Parvizyar. Il prossimo 2 giugno 2016, in occasione della Festa della Repubblica Italiana, Waiting for … sbarcherà nella “città del vento” per la prima edizione … a stelle e strisce.

Ogni anno Waiting for … viene realizzato grazie alla sensibilità di importanti sponsor privati che credono nel progetto. Hanno dato il loro sostegno a  Waiting for…Pulzella d’Orléans la Fondazione Gualtiero Marchesi e Marchesi  – sensibili all’insegnamento del buono e alla cura del bello attraverso il gusto; Accademia Musicale Amadeus – nata dal desiderio di trasmettere ai giovani un’eredità culturale altamente formativa, attraverso la musica; Ferrari – etichetta vinicola e brand ambasciatore dell’arte di vivere italiana; Avion Company – realtà internazionale di trasporti aerei e marittimi e spedizioni merci; Juhree Erba, Athena Chuang e AKI NAGAI designers del JAAʼ STUDIO, casa di moda asiatica caratterizzata da un approccio Tri-Orientalism; la Fondazione Bel Canto – che promuove l’opera lirica italiana in America organizzando concorsi e assegnando borse di studio; l’anima e lo stile dello stilista di gioielli e pellicce Pierluigi Prandini GP Gioielli. Un ringraziamento particolare all’artista Ribana Szutor pittrice neogeometrica e neofigurativa, autrice dell’opera-omaggio a Giovanna d’Arco, FemmeFoi.