Gallerie d’Italia ospitano Bellotto e Canaletto
Un grande evento si prepara a conquistare Milano. Dal 25 novembre al 5 marzo 2017 le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, nella sede milanese in Piazza Scala, ospiteranno la mostra “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce“. Si tratta del primo progetto espositivo che Milano dedica al genio pittorico e all’intelligenza creativa di due artisti di spicco del Settecento europeo: Antonio Canal, detto “il Canaletto” (Venezia 1697-1768) e suo nipote Bernardo Bellotto (Venezia 1722 – Varsavia 1780).
Curata da Bożena Anna Kowalczyk, l’esposizione è organizzata da Intesa Sanpaolo in partnership con alcuni tra i più importanti musei europei che conservano le opere dei due artisti.
Con circa 100 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, un terzo delle quali mai prima d’oggi esposto
in Italia, il percorso espositivo intende illustrare uno dei più affascinanti episodi della pittura europea, il vedutismo veneziano, attraverso l’opera dei due artisti che, legati da vincolo di sangue (Canaletto e Bellotto erano rispettivamente zio e nipote), seppero trasformare questo peculiare genere nella corrente d’avanguardia che tanto caratterizzò il Settecento.
Mentre Canaletto si impose sul teatro europeo grazie ai particolari procedimenti compositivi, risultato del razionalismo di matrice illuminista e delle più moderne ricerche sull’ottica (sarà in mostra anche la “camera ottica” che egli mise a punto e utilizzò per le sue creazioni), Bellotto, ne comprese i segreti della tecnica per poi sviluppare secondo una personale chiave interpretativa il proprio originale contributo.
Il confronto tra le loro soluzioni pittoriche offre l’occasione per cogliere un eloquente panorama sulla colta Europa del tempo e sulla sua classe dirigente, che fece a gara per commissionare i dipinti ai due grandi veneziani: il viaggio artistico parte da Venezia per toccare Roma, Firenze, Verona, Torino, Milano e il suo territorio, con Vaprio e Gazzada – dove Bellotto mette a frutto l’insegnamento di Canaletto nelle sue vedute e paesaggi di stupefacente modernità – e prosegue quindi alla volta dell’Europa, con i ritratti di Londra, Dresda, Varsavia o Wilanòw, fino a raggiungere luoghi fantastici e immaginari, immortalati nei memorabili “capricci”.
Inoltre la recente riscoperta dell’inventario della casa di Bellotto a Dresda, distrutta dal bombardamento prussiano del 1760, ha permesso di conoscere la biblioteca gettando una nuova luce sulla personalità e l’indipendenza intellettuale dell’artista, sulle sue passioni, la letteratura, il teatro, il collezionismo. L’eccezionale documento (cui viene dedicato un saggio nel catalogo) è esposto assieme a una selezione dei libri più sorprendenti che appartenevano alla sua ampia biblioteca, la più straordinaria tra quelle finora note formate da un artista.
Il catalogo della mostra, realizzato da Silvana Editoriale, contiene saggi su ambedue gli artisti e la loro opera, presenta la nuova ricerca storica e archivistica e illustra i risultati delle analisi tecniche più innovative che hanno permesso di confrontare per la prima volta in modo esaustivo i dipinti e i disegni dei due artisti.
Bellotto e Canaletto
Lo stupore e la luce
Gallerie d’Italia – Piazza della Scala, 6
Sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano
25 novembre 2016 – 5 marzo 2017
Mostra a cura di Bożena Anna Kowalczyk
Apertura
dal martedì alla domenica ore 9.30 – 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30)
giovedì ore 9.30 – 22.30 (ultimo ingresso ore 21.30)
chiuso lunedì
Informazioni
numero verde 800.167619; info@gallerieditalia.com; www.gallerieditalia.com
Biglietto
Biglietto: intero 10 euro, ridotto 8 euro, ridottissimo 5 euro
Gratuito per meno di 18 anni e scuole e la prima domenica del mese
Campari, Piaggio, Ferrari, Gallerie d’Italia …i musei d’impresa, un patrimonio da scoprire
A Dublino la Guinness Storehouse di Dublino, il museo della Coca Cola di Atlanta, la Heineken Experience ad Amsterdam, il Bmw Museum di Monaco di Baviera, sono percepite come tappe obbligate per qualsiasi visitatore di quelle capitali. E non si tratta di penuria di alternative artistiche tradizionali, ma piuttosto di capacità di vendere la storia industriale e dei rispettivi brand come attraente, divertente e affascinante. Anche in Italia non mancano simili esperienze di cultura aziendale che, nonostante siano generalmente meno conosciute tra il grande pubblico rispetto ai cugini stranieri, possono costituire uno spunto per un week end insolito. Ce ne sono per tutte le tasche e per tutti i possibili interessi, sparsi sull’intero territorio nazionale. Certo, non è una sorpresa che la gran parte di questi musei, archivi storici e archeologia industriale valorizzi soprattutto i punti di forza tricolori come il comparto alimentare (nella provincia di Modena sono addirittura venti), la moda, i motori e il design. Ma, con qualche minuto di paziente ricerca, è probabile che ogni interesse rispetto possa essere soddisfatto. E sarebbe un peccato non approfittarne: i percorsi museali di impresa possono infatti fornire validi spunti per comprendere l’evoluzione industriale e culturale della Penisola, la capacità di innovazione e il connubio tra arte e marketing. Esiste persino un’associazione da cui partire, Museimpresa, promossa da Assolombarda e Confindustria, che li rappresenta e li suddivide per categoria di attività e area geografica.
CAMPARI – GALLERIA CAMPARI La Galleria, inaugurata il 18 marzo 2010 in occasione del 150° anniversario del marchio, sorge nella sede storica della società realizzata dallo stesso Davide Campari negli spazi della palazzina liberty del 1904 (oggetto di un impegnativo progetto di restyling del 2007/2009), di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano e si propone non solo un luogo di ricordi ma soprattutto come luogo creativo, interattivo, emozionante e vitale. L’ingresso è gratuito e vi si accede con visite guidate pomeridiane (dalle 14 alle 15.30, dalle 15.30 alle 17.00 e dalle 17 alle 18.30) il martedì, il giovedì e venerdì. Sono inoltre previste visite guidata anche il secondo sabato del mese (l’apertura è dalle 10 alle 18.30). Il percorso espositivo si sviluppa su due piani: il primo racconta la storia del brand dell’aperitivo rosso noto in tutto il mondo attraverso l’arte moderna e contemporanea, il secondo piaon invece è riservato a mostre temporanee. All’interno è possibile trovare una selezione delle campagne pubblicitarie Campari, tra cui gli spot dei grandi registi da Federico Fellini a Singh Tarsem e Joel Schumacher, caroselli e filmati pubblicitari dal 1954 fino al 1977 in un video wall di 15 schermi e le immagini animate dei Calendari Campari. Tra gli autori di maggior interesse: Marcello Dudovich, Bruno Munari, Leonetto Cappiello, Primo Sinopico, Ugo Mochi e Ugo Nespolo. Campari fin dalle origini l’azienda ha sempre mostrato di una spiccata attenzione al mondo della comunicazione anche attraverso valorizzazione dell’arte nella vita quotidiana. Non è un caso che tra i più noti artisti che hanno collaborato con il colosso del beverage vi sia Fortunato Depero, l’artista futurista di Rovereto che per la Campari ha disegnato oltre a grafiche e affiche pubblicitarie anche la nota bottiglietta monodose del Campari Soda. Una visita alla Galleria Campari non può che concludersi con un aperitivo o una cena a Villa Campari, dimora ottocentesca per decenni sede di rappresentanza del vecchio stabilimento della famiglia Campari e oggi raffinato ristorante, proprio al lato dell’ingresso della mostra. Si cena (50 euro per un menù degustazione) o si beve un campari spritz (l’aperitivo è proposto a 15 euro) circondati dalle afiches degli artisti futuristi in salette riservate. Da non perdere, per gli amanti dell’aperitivo rosso, il Carnaroli Gran Riserva allo zafferano midollo di vitello e campari in riduzione (il piatto costa 14 euro).
INTESA SAN PAOLO- GALLERIE D’ITALIA
Sotto il nome di Gallerie d’Italia si riuniscono i poli museali del gruppo Intesa Sanpaolo presenti sul territorio nazionale: palazzi storici della banca adibiti a sedi espositive delle imponenti raccolte della Ca’ de Sass ereditate dai circa 250 istituti bancari confluiti in Intesa Sanpaolo nel corso degli anni. Dai reperti archeologici alle testimonianze del Novecento, in tutto si tratta di circa 20.000 opere di cui 10.000 di particolare interesse storico-artistico. L’ambizione dichiarata è quella di creare una rete che abbracci l’intero Paese, fatta di luoghi idonei a favorire l’interesse e l’accostamento del pubblico all’arte nelle sue diverse espressioni, centri destinati a ospitare mostre temporanee, iniziative culturali e scientifiche, programmi musicali e laboratori didattici. La prima a nascere è stata la sede di Vicenza (Palazzo Leoni Montanari inaugurato nel 1999), seguita da Napoli (Palazzo Zevallos Stigliano, sede delle Gallerie dal 2007) e, nel 2011, da Milano dove tra le stanze dei palazzi sette-ottocenteschi Anguissola e Brentani, situati tra via Manzoni e via Morone, sono esposte 197 opere del XIX secolo provenienti dalle collezioni della Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo. In articolare Palazzo Leoni Montanari, ospita una collezione di 140 icone russe, tra le principali conservate in Occidente, e una raccolta di dipinti del Settecento Veneto. Il museo è aperto da martedì alla domenica dalle 10 alle 18.00 e l’ingresso intero costa 5 euro. Presso la sede delle Gallerie di via Toledo a Napoli invece si trova una dei maggiori capolavori dell’arte italiana: il Martirio di Sant’Orsola di Carvaggio, una delle ultime opere del maestro lombardo. Il museo è aperto da martedì a venerdì dalle 10 alle 18.00, mentre nel fine settimana la chiusura è fissata per le 20. L’ingresso intero costa 5 euro. A Milano, infine, la gallerie di Piazza della Scala propone un percorso di 197 opere del XIX secolo e intitolato da Canova a Boccioni, collezioni del XX secolo mostre temporanee. Tra i capolavori presenti sotto la Madonnina: “I due Foscari” di Francesco Hayez, “La raccolta dei bozzoli” di Giovanni Segantini e “Ritratto di fattori nel suo studio” di Giovanni Boldini. Il museo da martedì a domenica dalle 9.30 alle 119.30 (il giovedì l’orario è prolungato fino alle 22.30). L’ingresso intero costa 5 euro
FERRARI – MUSEO FERRARI MARANELLO E MUSEO ENZO FERRARI MODENA
Per una full immersion nel mondo della rossa più desiderata, la Ferrari ha addirittura previsto due percorsi a breve distanza l’uno dall’altro: il Museo Enzo Ferrari e dei Motori di Modena e il Museo Ferrari di Maranello, aperti tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.00. Una tentazione davvero irresistibile per i patiti di Formula Uno, a 15 euro ciascuno (il biglietto combinato costa 26 euro). È possibile visitare i due musei nella stessa giornata grazie a un servizio navetta, ma sarebbe un peccato perdersi l’opportunità di godere delle bellezze artistiche di Modena e dei sapori della sua terra. Nel Museo di Modena ci si può lasciare avvolgere da uno spettacolo emozionante dove si uniscono ingredienti unici: l’avveniristico padiglione di Jan Kaplicky, 5mila metri di esposizione senza colonne o ostacoli, le auto storiche e un filmato sul mito di Enzo Ferrari proiettato sulle pareti del salone. Non solo qui è poi possibile visitare l’officina del padre di Enzo (l’officina meccanica Alfredo Ferrari) e alcune stanze della casa natale della leggenda dei motori. A Maranello (in via Dino Ferrari 43), il museo promette invece di far vivere il sogno a tutti i visitatori con auto da sogno, la sala dei premi, proiezioni a tema e persino simulatori Formua1 semiprofessionali. Un museo divertente e che dà la possibilità al patito del cavallino Rampante di mettersi alla prova con storie, aneddoti e persino un cambio delle gomme.
PIAGGIO-MUSEO PIAGGIO
Per i patiti delle due ruote, quella di Pontedera al Museo Piaggio è una tappa irrinunciabile. Quest’anno infatti si festeggiano i 70 da quanto Enrico Piaggio, il 23 aprile 1946, ha depositato il brevetto per la Vespa, icona due ruote dell’italian way of life. il Museo Piaggio è al centro dei festeggiamenti, ma la visita può essere interessante per altri aspetti a iniziare dalla Collezione Vespa unica nel suo genere. A Pontedera infatti si possono trovare anche i preziosi prototipi degli Anni ’40 oltre ai grandi classici della produzione. Il Museo è stato inaugurato nel marzo del 2000 nei 3mila metri quadrati dell’ex officina attrezzeria, uno dei corpi di fabbrica più antichi e affascinanti del complesso industriale di Pontedera, dove l’azienda insediò la propria produzione a partire dai primi anni Venti del ‘900. Il Museo è nato per conservare e valorizzare il patrimonio storico di una delle più antiche imprese italiane e si pone l’obiettivo di ricostruire le vicende di Piaggio e del suo territorio ripercorrendo un lungo tratto di storia italiana, fatto di trasformazioni economiche, di costume e di sviluppo industriale. Il Museo è aperto da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00, sabato chiude tra le 13.00 e le 14.00. Per quanto riguarda l’apertura domenicale è prevista solo per la seconda e la quarta domenica del mese. Ingresso libero.
“LA BELLEZZA RITROVATA”: ULTIMI GIORNI DI MOSTRA
di Elisa Pedini – Ultimissimi giorni, fino al 17 luglio, per visitare la mostra “La bellezza ritrovata”, presso le Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano, con apertura straordinaria fino alle 23. L’esposizione fa parte del progetto “Restituzioni”, programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico pubblico, curato e promosso da Intesa Sanpaolo. Questa è la XVII edizione del progetto, che, per la prima volta, si tiene a Milano. Il restauro è un’eccellenza italiana e mi piace, anche, sottolineare che, questo progetto, nel tempo, ha consentito la scoperta di nuove tecniche di restauro come, ad esempio, quello degli smalti medievali. Un’occasione davvero unica e imperdibile, dunque, per gustare, in anteprima, 145 capolavori sottoposti a restauro, che, poi, torneranno ai rispettivi luoghi d’appartenenza. Ben trenta secoli di storia attraverso il nostro patrimonio artistico culturale. Opere eterogenee che ci conducono a spasso nel tempo e nel nostro magnifico paese, come, per esempio, la “Statua naofora di Amenmes e Reshpu” in calcare egiziano di ben 32 secoli fa. Un restauro precedente, per preservare l’opera, l’aveva ricoperta con una miscela al silicone che, purtroppo, però, impedì la normale traspirazione del calcare, comportandone la frattura interna. Questo capolavoro è stato ora riportato alla sua bellezza. Altra opera, di ben 25 secoli fa, è il “Cavaliere Marafioti” in terracotta policroma, rappresentante, probabilmente, un Dioscuro. Il suo nome deriva da “Casa Marafioti”, ovvero, la villa, vicino Locri, sotto le cui fondamenta, fu ritrovato, a pezzi, questo capolavoro. Oggi, lo ammiriamo in tutto il suo splendore, grazie, anche, a un’accurata opera d’uniformazione del colore. È interessante notare come il restauro, secondo le leggi di Cesare Brandi nella sua “Teoria del restauro”, debba seguire i principî di “storicità” e “reversibilità”, ovvero: ogni lavoro di ripristino effettuato deve, rigorosamente, rispettare sia l’opera che la sua epoca e deve poter essere totalmente rimosso. Principî che, purtroppo, non furono rispettati dal primo restauratore dell’“Adorazione del bambino” di Lorenzo Lotto, che trattò il dipinto con una pasta abrasiva molto aggressiva, devastandolo completamente. L’unica azione di restauro che è stato possibile attuare su quest’opera è stata di sola conservazione. Scempio a parte, sarà, però, molto interessante paragonare il lavoro su quest’olio con i lavori su altri olî, come, a titolo d’esempio, la “Madonna con il Bambino tra i santi Gennaro, Nicola di Bari e Severo” di Filippo Vitale, oppure il “Cristo risorto” di Rubens, ove, invece, il lavoro di restauro raggiunge la perfezione, ridonando bellezza, lucentezza e completezza alle opere senza manipolarle troppo. Un equilibrio veramente perfetto. Cito solo alcune delle altre chicche presenti in questa mostra e da gustare come, per esempio, i vetri dei maestri vetrai muranesi. È straordinario apprendere come il vetro nasca perfetto in sé e pertanto, il lavoro successivo di restauro e conservazione di tale materiale necessiti un procedimento particolarissimo e molto delicato, poiché, persino la semplice acqua rovinerebbe, irreversibilmente, le opere. E ancora, la magnificente armatura da parata giapponese donata ai Savoia, del tipo do-maru a fettucce di seta azzurra e composita di numerosi materiali. Proprio quelle fettuccine hanno richiesto l’intervento d’una restauratrice di tessuti che ha lavorato su ciascuna di esse. Si noterà che, l’armatura, dietro ha degli anellini: essi servivano a chiuderla con un nastro rosso, purtroppo, andato distrutto; per non mutare la “storicità” dell’opera, si è ritenuto opportuno, non sostituirlo con nastro moderno. Infine, vorrei spendere una parola sui disegni restaurati in mostra, perché, per chi l’avesse visitata nei primi mesi, essi sono stati cambiati, ora, troviamo esposti trentasette disegni di Sebastiano Ricci e vi spiego perché. Il “disegno” è un’opera delicatissima che deteriora molto rapidamente, pertanto, non può essere esposto per più di novanta giorni e sempre sotto una luce fredda di massimo 30A. Decorso questo periodo, deve, tassativamente, essere riposto, al buio, per cinque anni. Saputo questo, posso assicurarvi che diventa estremamente affascinante osservare questi capolavori, così intensi, ma anche, così fragili. Eventuali buchi o lacune sono stati restaurati utilizzando una finissima carta di riso giapponese prodotta a Tokyo.
“GRAMSCI. I QUADERNI DEL CARCERE ED ECHI IN GUTTUSO”
di Elisa Pedini – Apre oggi al pubblico la mostra “Gramsci. I quaderni del carcere ed echi in Guttuso” presso le Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano. L’esposizione, presentata ieri alla stampa da Giovanni Bazoli, Presidente Emerito Intesa Sanpaolo, Silvio Pons, Direttore della Fondazione Istituto Gramsci, Ugo Sposetti, Presidente dell’Associazione Enrico Berlinguer e dal Presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, resterà fino al 17 luglio. La mostra di questi splendidi 33 quaderni, scritti di proprio pugno da Antonio Gramsci, nel periodo più duro della sua vita e da poco restaurati, è stata esposta al XXIX Salone del Libro di Torino e giunge ora a Milano. La sede delle Gallerie d’Italia non è casuale, anzi, è estremamente contestualizzata, poiché le vicende di questi scritti s’intrecciano con la storia della Banca Commerciale Italiana, che qui aveva la sua sede storica, attraverso la figura dell’allora presidente della Comit, Raffaele Mattioli, noto proprio come “Il banchiere umanista”, poiché operò molto attivamente per sostenere e proteggere gli intellettuali antifascisti, tra cui, appunto, Gramsci, per il quale contribuì in segreto alle spese di ricovero in clinica e poi, dopo la morte dell’intellettuale, si prodigò per salvare proprio questi quaderni. La mostra s’inserisce nel quadro delle attività di Intesa Sanpaolo all’interno di “Progetto Cultura”, che è l’iniziativa del Gruppo vòlta alla valorizzazione della storia e del patrimonio culturale nazionale, non solo attraverso il recupero e la divulgazione delle opere d’arte, ma anche tramite eventi dedicati a quelle personalità che, con la loro stessa vita e le loro idee, ne sono stati importanti protagonisti. Prima di parlarvi dell’installazione voglio introdurvi il contesto, storico da un lato e personale dall’altro, in cui questi quaderni vennero scritti. Antonio Gramsci è stato un uomo di grande spessore, profonda cultura e decisa caratura morale. È considerato uno dei più grandi pensatori del XX secolo. È stato giornalista, linguista, critico teatrale e letterario, filosofo, politico. Lo spazio non mi concede di raccontarvi la sua vita e il suo pensiero in modo dettagliato, posso solo tratteggiarne gli aspetti salienti e purtroppo anche sommariamente, ma v’invito ad approfondire da soli questa figura straordinaria del nostro patrimonio storico e culturale. Nasce ad Ales, in Sardegna, nel 1891. A due anni, si ammala del morbo di Pott, lo stesso del Leopardi. Tale forma di tubercolosi ossea, non solo gli impedirà una normale crescita, ma minerà per sempre la sua salute fisica. Antonio è molto povero, ma ha una mente lucida, brillante, critica e si dedica allo studio con passione e determinazione. Così dotato da conseguire la maturità classica col massimo dei voti e ottenere l’accesso a una delle borse di studio dell’Università di Torino. Quest’aspetto, apparentemente superfluo, non è cosa da poco se si pensa che il morbo di Pott comporta dolori ossei molto forti, nevrosi e tutta una serie di altre problematiche, che per nulla rendono facile la vita. V’invito a immaginare la grandezza dello spirito e della mente di questo intellettuale, che riprenderò in seguito. S’iscrive a Lettere e comincia a frequentare l’intelligentia torinese. Questi sono gli anni della sua iscrizione al partito socialista. Purtroppo, l’entrata in guerra dell’Italia, nel 1915, ferma la sua laurea; ma non la sua mente. Il suo impegno sia politico che giornalistico si fanno crescenti e pregnanti. Antonio vive sulla sua pelle la guerra, la fame, le ripercussioni, anche ideologiche, della Rivoluzione Russa. Nel 1921 viene fondato il Partito Comunista d’Italia. Designato a rappresentare il Partito italiano nell’esecutivo dell’Internazionale comunista, Antonio va a Mosca, dove, peraltro, conosce quella che diventerà sua moglie: Giulia, una bellissima violinista. Avranno due figli, ma, il secondogenito, Antonio lo vedrà solo nascere. Delle due sorelle di Giulia, Eugenia e Tatiana, la seconda sarà sempre in stretto contatto con Antonio e sarà fondamentale per il recupero proprio dei suoi quaderni. Nel 1922 si tiene il IV Congresso dell’Internazionale, che, di fronte all’avvento al potere di Mussolini, pone, ai delegati comunisti italiani, la necessità di fondersi con la corrente socialista e di costituire un nuovo Esecutivo. Nel 1923, in Italia, vengono arrestati i rappresentanti del nuovo Esecutivo. Gramsci resta, così, il massimo dirigente del Partito e deve trasferirsi a Vienna. Nell’aprile dello stesso anno, viene eletto deputato al parlamento. Protetto dall’immunità parlamentare, può rientrare in Italia, a Roma. A giugno, il delitto Matteotti, da parte di gruppi fascisti, solleva una forte indignazione nel paese, che fa sperare a Gramsci il crollo del fascismo. Non è così. Nel gennaio del 1926, a Lione, si svolge clandestinamente il III Congresso del Partito. Gramsci presenta le Tesi congressuali elaborate insieme con Togliatti. La “questione meridionale” è un problema che lui sente molto forte e che, difatti, ritorna nei suoi stessi quaderni. Egli analizza lucidamente lo sviluppo politico italiano a partire dal 1894. Il 31 ottobre 1926, Mussolini subisce, a Bologna, un attentato senza conseguenze personali, che, però, costituisce il pretesto per l’eliminazione degli ultimi residui di democrazia. Il 5 novembre il governo scioglie i partiti politici d‘opposizione e sopprime la libertà di stampa. È l’8 novembre del 1926, quando, in violazione dell’immunità parlamentare, Antonio Gramsci viene arrestato nella sua casa e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Dopo un periodo di confino a Ustica, viene tradotto nel carcere milanese di San Vittore. L’istruttoria va per le lunghe. Non ci sono prove per montare su di lui accuse credibili. Il 1° febbraio del 1927, Mussolini, istituisce il Tribunale Speciale Fascista. Tutti i componenti, dal presidente ai giurati, appartengono alla milizia fascista. Tutti in uniforme. Sintomatico come il pubblico ministero termini la sua requisitoria con una frase entrata nella storia: «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». L’ho premesso: la mente e lo spirito di Gramsci sono inarrestabili. Viene condannato a vent’anni di reclusione e tradotto nel carcere di Turi, in Puglia. Ma, se il corpo d’un uomo può essere messo in catene, altrettanto non si può fare col suo pensiero. Una mente libera, resterà per sempre libera. I quaderni che oggi possiamo ammirare in questa mostra, custoditi gelosamente in teche di vetro, ne sono la più potente e incontestabile prova. A Gramsci non fu concessa subito la possibilità di scrivere. Ottenne il permesso soltanto nel gennaio del 1929. Proseguì la sua attività di scrittura anche quando, le peggiorate condizioni fisiche, ne obbligarono il trasferimento in clinica a Formia, nel 1933. Morì in una clinica di Roma il 27 aprile del 1937, assistito dalla cognata, Tatiana. Alla sua morte, fu proprio lei a prendere in consegna i suoi quaderni, catalogandoli e numerandoli con cifre romane, quindi, li inviò a Mosca. Rientrarono in Italia solo nel 1945. In questi 33 manoscritti ritroviamo tutto il suo pensiero di filosofo, di politico, d’idealista, di uomo. Le tematiche riguardano: la storia d’Italia, la funzione degli intellettuali, la letteratura popolare e altre «quistioni», come le chiama lui, filosofiche, storiografiche e politiche. Ne notiamo la scrittura: regolare, precisa, lineare e minutissima. Tipico d’un’intelligenza profonda e raffinata, d’una mente lucida, penetrante e acuta osservatrice. La commozione non può non assalire chi osserva. La mostra, inoltre, offre didascalie interessanti su ogni oggetto esposto e ne illustrano il contenuto. In più, i quaderni sono integralmente consultabili in formato digitale attraverso touch screen, occasione meravigliosa per poterli “sfogliare” e poter confrontare il quaderno originale con il suo doppio digitale. L’allestimento è arricchito dall’esposizione di due dipinti di Guttuso, che proprio grazie a questa mostra possiamo ammirare qui a Milano e che riprendono simbolicamente alcuni temi gramsciani, nonché la visione dell’arte come impegno civile. “La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio” del 1955, proveniente dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma, raffigura la vittoriosa battaglia combattuta da Garibaldi a Palermo il 27 maggio 1860 e ci consente un parallelismo con le note di Gramsci sull’impresa garibaldina, sui Mille, sullo scontro tra democratici e moderati e sulla “questione meridionale” prima e dopo l’Unità d’Italia. Il secondo dipinto esposto è “I funerali di Togliatti” del 1972, conservato al MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna, ove la presenza di Gramsci è richiamata in più modi: il suo volto accanto al feretro di Togliatti e i riferimenti alle sue tematiche: il moderno partito politico, gli intellettuali, le classi subalterne e la dimensione nazionale e internazionale.
Le Gallerie d’Italia sono aperte dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30, ingressi fino a un’ora prima dalla chiusura. Il giovedì l’orario si prolunga fino alle 22.30, con l’ultimo ingresso alle 21.30. Il costo del biglietto è di € 5,00 e consente l’accesso anche alla mostra “La Bellezza ritrovata”. Il 2 giugno le Gallerie saranno aperte.
Milano ricorda Umberto Boccioni
Prosegue con successo la mostra ‘Umberto Boccioni (1882 – 1916). Genio e Memoria’ con cui il Comune di Milano vuole ricordare il celebre artista, nella ricorrenza del primo centenario della sua morte.
La mostra, che mette in evidenza il percorso artistico e la levatura internazionale di Boccioni, con particolare riguardo alla sua attività milanese, presenta circa 280 opere tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti.
Per la prima volta Milano riunisce il ricchissimo patrimonio dell’artista dalle collezioni e dagli archivi dei suoi musei (Camera di Commercio, Castello Sforzesco, Galleria d’arte Moderna, Gallerie d’Italia, Museo del Novecento, Pinacoteca di Brera) il primo al mondo per consistenza e rappresentatività.
UMBERTO BOCCIONI (1882 – 1916). GENIO E MEMORIA
Milano, Palazzo Reale
23 marzo – 10 luglio 2016
a cura di Francesca Rossi con Agostino Contò
una mostra promossa dal Comune di Milano all’interno del palinsesto “Ritorni al futuro”
un progetto di Castello Sforzesco, Museo del Novecento e Palazzo Reale
orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
info e prenotazioni +39 0292800821
sito web www.palazzorealemilano.it
“LA BELLEZZA RITROVATA”: XVII EDIZIONE DI “RESTITUZIONI” PER LA PRIMA VOLTA A MILANO
di Elisa Pedini – Da oggi, 1° aprile, fino al 17 luglio sarà aperta al pubblico la mostra “La bellezza ritrovata” presso le Gallerie d’Italia in Piazza Scala. L’esposizione fa parte del progetto “Restituzioni”, programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico pubblico, curato e promosso da Intesa Sanpaolo. “Restituzioni 2016” è la XVII edizione del progetto, che, per la prima volta, si tiene a Milano. Ben 145 le opere sottoposte a restauro e presentate al pubblico prima di ritornare ai rispettivi luoghi d’appartenenza. Un’occasione unica per gustare, in anteprima, dei capolavori appena restaurati e aspetto estremamente interessante, assolutamente eterogenei: pittorici, scultorei, lignei e preziosi manufatti artigianali come, per esempio, i costumi della Commedia dell’Arte e i paramenti religiosi. Alcuni capolavori portano la firma di nomi altisonanti come Caravaggio, Rubens, Perugino, Lotto, altri sono meno noti o anonimi, ma, con certezza, tutti fanno parte del maestoso patrimonio culturale italiano. Le opere arrivano da tutto il territorio e per la precisione da: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria. Inoltre, altra novità di quest’anno, il programma include gli stati europei che sono sede delle banche estere del Gruppo Intesa Sanpaolo: la prima a essere stata coinvolta è stata la Slovacchia, presente in mostra con tre rilievi lignei.
Per farvi comprendere la grandezza di questa iniziativa, v’illustrerò in cosa consiste esattamente il programma “Restituzioni”. Il nome stesso del programma è già molto eloquente: “Restituzioni”, ovvero l’idea del “ridare”, perché è questo che il restauro di fatto fa: restituisce a nuova vita, alla conoscenza, alla consapevolezza, all’umanità. Il programma nasce nel 1989 in Veneto, sotto l’egida dell’allora Banca Cattolica del Veneto, con appena dieci opere e limitato al territorio d’appartenenza.
Oggi, ventisette anni e diciassette edizioni dopo, le mostre biennali e itineranti di “Restituzioni” coprono l’intero territorio nazionale: più di duecento siti archeologici, chiese e musei hanno beneficiato del programma, oltre un centinaio di laboratori di restauro e professionisti del settore hanno partecipato e più di mille opere sono state salvate e restituite al patrimonio artistico e culturale italiano e per conseguenza, al pubblico. Un impegno che è frutto d’una stretta collaborazione con tutti gli enti ministeriali preposti alla tutela dei beni culturali, mostrando quello che è un grande fattore d’orgoglio di questo programma: ovvero, un’esemplare sinergia tra pubblico e privato. La mostra “La bellezza ritrovata” è, dunque, un viaggio immaginario in tutto il nostro territorio e nel tempo, perché, le 145 opere, nella loro meravigliosa molteplicità di genere, forma e materiali, coprono 30 secoli di storia dell’arte. Inoltre, consente di conoscere quello che è il difficile e ad un tempo magico, lavoro del restauro, una disciplina che riunisce attorno allo stesso tavolo figure professionali diverse e specializzate: il restauratore, lo scienziato e lo storico dell’arte. Il restauro costituisce in Italia un campo d’eccellenza, all’avanguardia a livello internazionale. Perla di questa edizione del programma, è la possibilità per il pubblico di assistere direttamente al lavoro dei restauratori, perché presso l’officina di “Restituzioni”, allestita all’interno delle Gallerie d’Italia, è attivo il cantiere di restauro degli affreschi dell’inizio del XII secolo della chiesa di San Pietro all’Olmo di Milano.
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 9:30 alle 19:30; il giovedì l’orario si prolunga fino alle 22:30. L’ultimo ingresso è fino a un’ora prima della chiusura. Il biglietto ha un costo simbolico di € 5,00 ed è valido per la visita alla mostra “La bellezza ritrovata” e per le collezioni permanenti. L’ingresso è gratuito per tutti ogni prima domenica del mese e sempre per i giovani fino a 18 anni.
Per ogni informazione e per prenotazioni si può visitare il sito: www.gallerieditalia.com.
Da segnalare, inoltre, le numerosissime attività collaterali, tra le quali ve ne segnalo, in particolare, due, che si tengono entrambe tutte le domeniche dal 1° aprile al 17 luglio: la prima riguarda le visite guidate alle ore 15: attività sottoposta al raggiungimento minimo dei 10 partecipanti e rigorosamente su prenotazione al numero 800 167619, al costo di € 5,00 a persona più biglietto d’ingresso; la seconda è relativa alle visite guidate con laboratorio, per piccoli restauratori in erba, alle 15:30, pensate per bambini dai 6 ai 12 anni: attività sottoposta al raggiungimento minimo dei 10 partecipanti e anche questa su prenotazione al suddetto numero verde; il costo è di € 10,00 a bambino con ingresso gratuito alle Gallerie. Numerosi, anche, i percorsi didattici rivolti alle scuole.
“La Bellezza ritrovata” è allestita per la prima volta a Milano ed è dunque bellezza e consapevolezza per l’intera città: il Comune di Milano, infatti, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, contestualmente all’apertura della mostra, ha coinvolto i musei cittadini chiedendo di valorizzare un’opera delle proprie collezioni che sia stata oggetto di restauro recente. Le opere sono state inserite in un itinerario che conduce i visitatori attraverso un viaggio tra le opere restituite a Milano e al pubblico. Questo progetto s’inserisce in un palinsesto tematico ben più ampio, denominato “Ritorni al futuro” ricchissimo di eventi: oltre 100 appuntamenti che spaziano dalla mostra, al concerto, al teatro, al cinema.
Per informazioni: www.ritornialfuturo.it.
Ingresso gratuito e apertura prolungata alle Gallerie d’Italia per San Valentino
Le Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano festeggiano San Valentino con orario prolungato fino a mezzanotte (l’ultimo ingresso è fissato alle 23), iniziative speciali per la ricorrenza e visite gratuite per tutti, innamorati e single. Sono inoltre previste letture animate del gruppo teatrale Dramatrà e attività a sorpresa per le coppie che si presenteranno davanti ai tre esemplari del ‘Bacio’ di Hayez.
E’ stato inoltre organizzato un percorso speciale all’interno delle proprie sale: ‘Due secoli d’amore alle Gallerie’ , una passeggiata romantica fra le opere dell’Ottocento, del Novecento e della mostra temporanea su Hayez. Un viaggio alla scoperta dell’amore nella poetica artistica e nella vita, per rivelare affetti e passioni vissute dagli artisti e rappresentati dalle loro creazioni. L’amore mitologico evocato da Canova, quello di Hayez per la sua musa ispiratrice e coppie, nell’arte e nella vita, come Lucio Fontana e la sua Teresita. Accanto alle opere più significative, le guide svelano gli affettuosi legami che esse nascondono. Prenotazione obbligatoria.
DOVE, COME E A QUANTO
Gallerie d’Italia Piazza della Scala, 6 – 20121 Milano
Ingresso gratuito alle Gallerie d’Italia per San Valentino. Costo visita guidata ‘Due secoli d’amore alle Gallerie’: 5 euro a persona
Waiting for… Pulzella d’Orlèans alle Gallerie d’Italia
di Simonetta Tocchetti – Giunge alla sua ottava edizione Waiting For… Milano Premia i Giovani, serata d’arte, musica e cultura a sostegno dei giovani talenti e delle stelle nascenti della musica. Un premio ed un evento ormai appuntamento molto atteso del calendario dicembrino milanese: ideato da Francesca Parvizyar, protagonista della vita culturale milanese e creatrice di format culturali internazionali con un passato da cantante lirica, Waiting For… anticipa ogni anno la Prima de La Scala. Quest’anno l’attesa è per la Pulzella d’Orléans di Giuseppe Verdi e per le rising star della musica individuate nella pianista Lucrezia Dandolo Marchesi e nella soprano Francesca Paola Geretto che verranno premiate mercoledì 2 Dicembre nello splendido scenario delle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala.
La serata avrà i capolavori di Francesco Hayez, in mostra alle Gallerie d’Italia sino al 21 febbraio 2016, come palcoscenico della premiazione. Lucrezia Dandolo Marchesi, , classe 1997, è una giovanissima pianista diplomata al Conservatorio di Musica G. Verdi di Milano con lode e menzione. La soprano Francesca Paola Geretto, si è brillantemente diplomata presso il Conservatorio di Vicenza nel febbraio 2009. Entrambe proseguiranno negli studi grazie alla borsa di studio di Waiting for onlus.
Seguirà un’esibizione di Isabella Cambini, 13enne promessa dell’arpa (che ha iniziato a suonare a 4 anni) con all’attivo concerti al Palazzo dell’UNESCO e all’Ambasciata Italiana a Parigi.
Dedicata a Giovanna d’Arco, settima opera di Giuseppe Verdi andata in scena per la prima volta proprio a La Scala il 15 febbraio 1854 e mai più replicata, Waiting for… Pulzella d’Orléans è un omaggio alla giovane eroina francese che porta il suo paese alla vittoria contro gli inglesi. “Giovanna d’Arco è una figura di grande attualità”, commenta Francesca Parvizyar. “Una donna che, mossa dall’Amore, dalla Fede e dal Coraggio combatte per ciò in cui crede”. Come la madrina della serata Arianna Giunti, giornalista d’inchiesta per il gruppo l’Espresso e autrice di La cella liscia – storie di ordinaria ingiustizia nelle carceri italiane documento sugli abusi di potere quotidiani nelle carceri italiane.
La conclusione della serata sarà affidata a tre ospiti d’eccezione che porteranno un messaggio d’amore e di pace: Paolo Branca dell’arcidiocesi di Milano – responsabile per il dialogo interreligioso, Abd al-Sabur Gianenrico Turrini – Direttore Generale CO.RE.IS. – Comunità Religiosa Islamica Italiana, e Vittorio Robiati Bendaud della Comunità ebraica di Milano. Presenze importantissime in un momento di tensione come quello in cui viviamo: “Soprattutto quest’anno, alla luce di eventi terribili che vorrebbero sconvolgere le nostre vite, Waiting for … vuole lasciare un messaggio di amore, di pace – ha detto Francesca Parvizyar, ideatrice dell’evento – ai rappresentanti delle tre religioni monoteiste il compito di salutarci con un pensiero di speranza per il futuro tratto dai tre Testi Sacri”.
Premiato nel 2012 con una medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Waiting for … ottiene oggi un altro importante riconoscimento: è stato infatti scelto dal Comune di Chicago come progetto ponte tra le città di Chicago e Milano, unite in un gemellaggio decennale recentemente rinverdito grazie all’attività svolta in qualità di ambasciatrice culturale da Francesca Parvizyar. Il prossimo 2 giugno 2016, in occasione della Festa della Repubblica Italiana, Waiting for … sbarcherà nella “città del vento” per la prima edizione … a stelle e strisce.
Ogni anno Waiting for … viene realizzato grazie alla sensibilità di importanti sponsor privati che credono nel progetto. Hanno dato il loro sostegno a Waiting for…Pulzella d’Orléans la Fondazione Gualtiero Marchesi e Marchesi – sensibili all’insegnamento del buono e alla cura del bello attraverso il gusto; Accademia Musicale Amadeus – nata dal desiderio di trasmettere ai giovani un’eredità culturale altamente formativa, attraverso la musica; Ferrari – etichetta vinicola e brand ambasciatore dell’arte di vivere italiana; Avion Company – realtà internazionale di trasporti aerei e marittimi e spedizioni merci; Juhree Erba, Athena Chuang e AKI NAGAI designers del JAAʼ STUDIO, casa di moda asiatica caratterizzata da un approccio Tri-Orientalism; la Fondazione Bel Canto – che promuove l’opera lirica italiana in America organizzando concorsi e assegnando borse di studio; l’anima e lo stile dello stilista di gioielli e pellicce Pierluigi Prandini GP Gioielli. Un ringraziamento particolare all’artista Ribana Szutor pittrice neogeometrica e neofigurativa, autrice dell’opera-omaggio a Giovanna d’Arco, FemmeFoi.

