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Hans Hartung: una Via nello Spazio

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di Andrea Farano – Considerato che l’estate non ha alcuna intenzione di fare capolino, il mio consiglio è quello di approfittare dei prossimi giorni per recarsi nell’affascinante contesto urbano di City Life e lasciarsi catturare dalla visuale poetica di Hans Hartung (Lipsia1904 – Antibes1989) presso gli spazi della Dellupi Arte che, dopo Georges Mathieu prosegue nella propria missione di ricerca dedicando, con l’ausilio della giovane curatrice Ilaria Porotto, una selezione antologica di grande respiro ad un altro dei pilastri della pittura segnico-informale del secolo scorso.

I muri della galleria accolgono infatti una serie di opere realizzate dal pittore tedesco nel decennio dei sessanta, accomunate nella scelta da un criterio temporale che si traduce, a ben guardare, nella rappresentazione di una comunanza stilistica e concettuale che, come un filo invisibile, attraversa tutti i quadri, spesso monumentali, proposti in rassegna.

È, in ogni caso, un periodo che di certo rappresenta uno dei momenti fondamentali nella complessiva definizione della peculiare espressività di Hartung, quando l’artista sviluppa e porta a pieno compimento una tecnica particolare – il grattage – attraverso cui giunge a sublimare la propria tipica gestualità pittorica, affidandosi a pennelli opportunamente modificati, rulli ed utensili variamente appuntiti per creare un alfabeto segnico riconoscibile appieno tra le molteplici declinazioni astrattiste del secondo dopoguerra.

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Le punte aguzze degli attrezzi scalfiscono fondali tanto ampi quanto cromaticamente dilatati, tracciando percorsi luminosi che si alternano con epigoni segni scuri, in un dialogo di segni muti accomunati da spinte di verticalità che paiono elevare il gesto, ma anche la fruizione dello stesso, ad una dimensione profondamente spirituale e misterica.

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Il flusso continuo, reiterato e insistente del segno grafico – del tutto liberato da esigenze di comunicazione formale e razionale, seppur sempre rispettoso del logos matematico e della sezione aurea – domina da protagonista un non-luogo sconfinato che assume, piuttosto, fattezze e contorni cosmici, sfociando in elementi arcaici che racchiudono ed esprimono la forza primordiale dello Spazio, della Luce, della Materia e del Pensiero.

L’asporto sistematico del colore svela tensioni atmosferiche e interstellari, attraverso un’operazione gestuale che fa dell’assenza e della privazione la modalità per esprimere una intensa ed urgente vocazione creativa.

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Io non so dire se, in fondo, Hartung abbia inseguito, immaginato e dipinto per tutta la vita una sola immagine iconica, ossia quel fulmine che, come un astro in vorticoso movimento, squarciava la sua notte buia di bambino perso nel proprio telescopio: certo è che nessuno come lui è stato capace di tracciare – ed offrire a noi fortunati osservatori della sua opera – una via luminosa nella quale scorgere il proprio personale cammino di conoscenza.

 

“l fulmine governa ogni cosa.”

Eraclito (frammento 64)

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Hans Hartung: gli anni sessanta

Dellupi Arte, via Spinola n. 8 – Milano

sino al 26 maggio 2017

www.dellupiarte.com

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Georges Mathieu: alla nascita dell’Astrazione Lirica

di Andrea Farano – Resta ancora qualche giorno utile per accostarsi (ed ammirare coi propri occhi) alla strabiliante potenza del tratto segnico di Georges Mathieu (Boulogne sur Mer, 1921 – Boulogne-Billancourt, 2012), uno dei padri della pittura del novecento, al quale la giovane Dellupi Arte dedica una retrospettiva di valore assoluto.

Sito all’interno dello straniante panorama di City Life, lo spazio espositivo accoglie un’antologia di opere realizzate dal pittore francese nelle due decadi fondamentali per la nascita e lo sviluppo della propria espressione artistica, selezionate in collaborazione con il Comité Georges Mathieu, a garanzia della qualità dell’allestimento apparecchiato dalla galleria milanese.

Già all’ingresso si è quasi tramortiti dalla monumentalità delle tele alle pareti, compiute testimonianze di quella “Astrazione Lirica” che a partire dal 1947 canalizza – attraverso un binomio semantico apparentemente inconciliabile – la poetica innovativa di Mathieu, capace di concepire una via autonoma e sempre riconoscibile nell’oceano delle correnti di pittura informale: si accosta alla scuola americana dell’ Action Painting e dell’Espressionismo Astratto (Pollock e De Kooning), guarda allo Spazialismo di Fontana e lambisce le avanguardie giapponesi del gruppo Gutai, pur restando una voce sostanzialmente unica nel panorama mondiale del secondo dopoguerra.

Questa nuova astrazione – che resta pur sempre profondamente gestuale – eleva a proprio totem una fenomenologia puramente pittorica, dove il coinvolgimento corporeo è totale, da vivere spesso attraverso una performance teatrale svolta sotto gli occhi del pubblico: i colori, sovente applicati sulla tela (dal fondo rigorosamente monocromo) direttamente dal tubetto, sfociano alternativamente in simboli calligrafici o esplodono in dinamismi al limite del caos.

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Eppure, a ben vedere, ogni composizione, nonostante l’apparente disordine, si struttura quasi sempre a partire da un asse centrale – sviluppandosi poi per linee ortogonali e curve semicircolari spinte all’esterno da forze centrifughe – in un costrutto che piuttosto rivela, in ultima analisi, un’energia solenne e pacificata.

2Sarebbe un errore lasciarsi abbagliare dalla facilità compositiva di Mathieu e confonderne la mano innegabilmente virtuosa con un mero decorativismo vuoto di contenuti; se nella sua poetica il segno anticipa il significato è solo per divenire mezzo di connessione fra l’inconscio e il mondo reale.

Nel suo gesto – apparentemente incontrollato, ma in realtà figlio di un processo di automatismo psichico di matrice surrealista – traspare con forza la dimensione di un pensiero profondo e complesso, che riflette e indaga sul passato, sul presente, sulla propria esistenza, trasmettendoci la febbre e l’eccitazione della vita… sino a travolgerci.

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I primi concetti dell’intelletto preesistono in noi come semi di scienza, questi sono conosciuti immediatamente dalla luce dell’intelletto agente dall’astrazione delle specie sensibili… in questi principi universali sono compresi, come germi di ragione, tutte le successive cognizioni.” | Tommaso d’Aquino

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Georges Mathieu: 1951-1969
Dellupi Arte, via Spinola n. 8 – Milano
sino al 20 novembre 2016
Info: www.dellupiarte.com