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In fuga dal Capodanno

Cosa fare a Capodanno … sarà questa la domanda ricorrente per i prossimi trenta giorni. Nel dilemma, tra proposte di cenoni, parenti in arrivo, interminabili partite di Mercante in Fiera o tombolate, bilanci e buoni propositi per il 2016, ecco qualche idea su cui investire, potendo, per una fuga dal Capodanno. Un settebello di città da visitare sotto le feste, ma non solo

1-Londra, un Capodanno per tutta la famiglia. Il Capodanno in strada forse più bello in Europa con i fuochi di artificio che si specchiano nel Tamigi, le luci nella città addobbata per le feste, il Winter Wonderland di Hyde Park numerose attività per tutta la famiglia, il percorso fiabesco creato nel giardino botanico reale di Kew Garden. Una vacanza a fine dicembre inoltre è l’ultima chiamata per celebrare i 500 anni di Hampton Court, fondata dal cardinale Wolsey e diventata residenza di Enrico VIII: il castello, oltre ad essere una meraviglia architettonica e con una storia appassionante e curiosa (non solo Tudor), organizza una serie di attività anche in costume dedicate a tutta la famiglia, bambini compresi. Fino al 4 gennaio inoltre, l’offerta del castello comprende anche una pista da ghiaccio. Proprio in questi giorni infine ha aperto alla National Gallery una mostra dedicata a Goya: “The Portraits”, 70 ritratti (compreso quello della Duchessa d’Alba) riuniti per la prima volta. Per i bambini invece apre alla Somerset House la mostra dedicata a Tintin, la superstar del fumetto belga che ha appena compiuto 85 anni. Non solo.
Per le feste torna infine nella City il Taste of London Winter al Tobacco desk, un’occasione unica per gustare le specialità invernali dei migliori ristoranti della capitale, come Hix, Tom’s Kitchen, Club Gascon e Tredwell’s  e prendere parte alle lezioni di cucina con cuochi rinomati come Tom Kerridge, Monica Galetti e Marcus Wareing.
A teatro infine, oltre ai grandi classici del Natale e non solo, sale l’attesa per il debutto di Wonder.Land, versione contemporanea di Alice nel Paese delle Meraviglie, con musica di Damon Albarn (ex Blur, Gorillaz) e libretto e parole di Moira Buffini all’Oliver Theatre dal 2 dicembre e per Funny girl, per la prima volta a Londra da 50 anni esatti,  al Menier Chocolate Factory. Il periodo infine rappresenta un’ottima occasione di shopping: i saldi a Londra iniziano il 26 dicembre

 

2-Cortina: Arte, sci e bel mondo. A Cortina debutta a dicembre il pittore umbro Pinturicchio, rendendo così ancora più speciale l’offerta della località più glamour delle Dolomiti. Nella perla delle Dolomiti, presso il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina d’Ampezzo, sarà esposta la misteriosa opera “Il Bambin Gesù delle Mani” del Pinturicchio, una meraviglia recuperata dall’oblio dalla Fondazione Giordano e un vero rebus per gli appassionati d’arte. Ricomparsa, 500 anni dopo dal nulla, l’opera del Pinturicchio, rivela al mondo la liason  Papa Alessando VI Borgia (1431 – 1503) e Giulia Farnese, bellissima amante e madre di un figlio a attribuito a Borgia. Non mancherà poi l’offerta neve e non solo che ha reso Cortina una delle icone del turismo invernale. Circondata   da cime dolomitiche che superano i 3000 metri, Cortina offre spettacoli natalizi, concerti e feste in piazza. Anche se la meta più ambita da vip e quasi famosi sono le feste nei rifugi su Cristallo e il Tofane che, per l’occasione, si trasformano in ristoranti raffinati dove festeggiare fino all’alba.

 3-Verona, il romanticismo made in Italy tra mercatini e mostre

Verona si veste a festa per Natale anche grazie al mercatino natalizio che invade le vie del centro. Un break nella città di Romeo & Giulietta quest’inverno ha anche due ragioni in più: le mostre da non perdere all’Amo (Arena Museo Opera). La prima è la grande mostra monografica dedicata a Tamara de Lempicka, una delle artiste del Novecento più amate e seguite dal grande pubblico, la mostra racconta l’eccezionale avventura artistica di Tamara attraverso 200 opere tra olii, disegni, fotografie, acquerelli, video e abiti. La seconda mostra invece, intitolata “Seurat-Van Gogh e Mondrian”, racconta, con 80 capolavori provenienti Kröller Müller Museum di Otterlo (Olanda), il post Impressionismo in Europa, ovvero quell’epocale svolta avvenuta con le sorprendenti tele di Seraut e Signac che, a fine ottocento, hanno aperto una nuova pagine nella storia dell’arte.

 

4– Vienna, un Capodanno Belle Époque tra concerti e mostre

Per chi può, il concerto dei Wiener Philharmoniker al Musikverein o, in alternativa, la tradizionale Sinfonia n.9 di Beethoven alla Konzerthaus, è il Capodanno per eccellenza.  E per una serata ancora più scintillante, l’Hofburg, antica residenza imperiale, spalanca le sue porte per un fine anno all’insegna della grande tradizione dei balli viennesi con il “Ballo di San Silvestro” che rievoca i fasti asburgici e sancisce come da tradizione l’ingresso nel nuovo anno.

Per attendere le celebrazioni di Capodanno, si può poi cogliere l’occasione per visitare quattro mostre davvero da non perdere. Due solo all’Albertina: un percorso dedicato a Edvard Munch con 120 tra le più significative opere dell’artista norvegese (tra cui anche icone del suo operato artistico come “L’urlo”, “Madonna” e “Il bacio” e i “I mondi del Romanticismo”, una rassegna che illustra i diversi volti di questo movimento artistico musicale, culturale e letterario, che iniziò ad affermarsi intorno al primo Ottocento. Si potranno ammirare opere di Caspar David Friedrich, Philipp Otto Runge, Francisco de Goya, Karl Friedrich Schinkel e William Turner. Al Belvedere Inferiore inoltre va in scena la rassegna “Klimt – Schiele – Kokoschka e le donne”, un percorso che mostra come i tre importantissimi pittori del Modernismo viennese si rapportarono allo scottante tema “donna” seguendo percorsi diversi, ma con punti di contatto. La mostra esamina analogie e differenze fra i tre pittori, e permette di inquadrare i rapporti tra uomini e donne nel primo ventesimo secolo in un’ottica nuova. L’Espressionismo Tedesco prende infine vita al Leopold Museum. La mostra al Museo Leopold sarà caratterizzata da una selezione di circa 30 dipinti e 80 opere su carta di tutti i principali esponenti dell’espressionismo tedesco, tra cui i rappresentanti del gruppo artistico “Die Brücke” Ernst Ludwig Kirchner, Otto Mueller e Karl Schmidt- Rottluff, nonché da alcuni rappresentanti della “Neue Künstlervereinigung München” e della “Blaue Reiter” come Gabriele Münter, Alexej von Jawlensky e Franz Marc.

5-New York per un Capodanno divertente tra addobbi e show La stagione delle feste natalizie di New York è da sempre ricca di appuntamenti e di eventi da non perdere che rappresentano la tradizione natalizia per eccellenza tra questi ci sono sicuramente l’albero di Natale del Rockfeller Center con le sue luci a Led e la stella di Natale Swarovski, l’Holiday Train Show at Grand Central Terminal, trenini che sfrecciano lungo una città in miniatura addobbata a festa al New York Transit Museum Gallery, l’Origami Holiday Tree dell’ American Museum of Natural History che si potrà vedere dal 23 novembre al 10 gennaio e The Rink at Rockefeller Center, una delle piste da ghiaccio più belle e tradizionali di Manhattan, proprio sotto l’albero. Per la sera poi la scelta è davvero ampia tra classici del musical a Broadway e tradizionali spettacoli natalizi come Lo Schiaccianoci di George Balanchine del New York City Ballet dal 27 novembre al 3 gennaio, Revelations, il nuovo spettacolo dei ballerini dell’Alvin Ailey American Dance Theater in scena dal 2 dicembre al 3 gennaio e il tradizionale Christmas Spectacular al  Radio City Music Hall.

6- Ferrara, un Capodanno “metatafisico” Per le feste Ferrara festeggia il centenario dal soggiorno di de Chirico, un soggiorno da cui ha preso vita la corrente dell’arte metafisica.  La mostra “De Chirico a Ferrara: metafisica e avanguardie“, in programma fino a febbraio a Palazzo dei Diamanti, riporta nella città emiliana le opere che l’artista concepì dal 1915 al 1918. Questo fu infatti il periodo del suo soggiorno a Ferrara, dove fu inviato, insieme al fratello Alberto Savinio, in seguito al loro arruolamento nell’esercito italiano dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

7-Petra, un “Non” Capodanno tra scavi e Mar Morto Per chi non sopporta cenoni, partenti e addoppi tradizionali, oltre a tutta la retorica che circonda le festività, scappare in un Paese che non festeggia (ufficialmente) né Natale né Capodanno può essere una valida alternativa. Soprattutto se a poche ore di distanza dall’Italia si riesce a godere di un clima temperato, di meraviglie artistiche (come Petra) e naturali 8come il deserto del Wadi Rum e il Mar Morto).




Viaggio sulle orme della grande Elisabetta I

di Giuliana Tonini – Ognuno di noi ha uno o più personaggi del passato, recente o lontano, che ammira o verso cui nutre comunque un grande interesse, e di cui vuole sapere tutto. E così legge tutte le biografie e i saggi che riesce a trovare, visita mostre e musei, vede documentari e film, fa ricerche sul web.
Il mio personaggio è Elisabetta I d’Inghilterra, la straordinaria regina vissuta nel XVI secolo. Figlia dell’arcinoto Enrico VIII e di Anna Bolena, in uno dei periodi più turbolenti della storia d’Europa ha regnato saldamente sull’Inghilterra per quasi 45 anni, dal 1558 al 1603, fino alla sua morte, avvenuta per vecchiaia e nel suo letto, in tempi in cui – tra tradimenti e congiure – non era raro, per un re e per chi gli stava vicino, fare una brutta fine.
La sua nascita, il 7 settembre del 1533, ha scatenato l’ira del padre, che era arrivato a provocare lo scisma anglicano pur di risposarsi e avere l’agognato erede maschio cui trasmettere il regno, ed è costata la testa alla madre, che dopo Elisabetta ha avuto solo alcuni aborti.
Sicuramente Enrico VIII si sarebbe comportato diversamente se avesse potuto sapere che quella inutile femmina, quella beffa del destino, sarebbe passata alla storia come uno dei più grandi monarchi che l’Inghilterra abbia avuto.
Era dotata di grandi abilità politiche e il suo regno è stato caratterizzato da relative prosperità e pace, anche per quanto riguarda i contrasti religiosi (‘relative’ considerata l’epoca, ma in ogni caso in misura maggiore rispetto ai precedenti regni), da un incremento del commercio internazionale e delle esplorazioni, e da un vero e proprio fiorire della letteratura. Shakespeare, ad esempio, ha fatto il botto durante il suo regno. Non per niente, quindi, l’era elisabettiana è definita The Golden Age.
In politica estera ha gestito al meglio la grave crisi con la superpotenza mondiale di allora, la Spagna, fino alla storica e sorprendente vittoria, nell’estate del 1588, sull’Invencible Armada, la mastodontica flotta spagnola sconfitta nella Manica dalle piccole navi inglesi comandate dal famoso navigatore-corsaro Francis Drake. Scongiurando così l’invasione, la conquista e l’asservimento dell’Inghilterra, inviolata dai tempi dell’invasione normanna di Guglielmo il Conquistatore, nel 1066. E a tutt’oggi inviolata via mare. Tanto per intenderci, se l’Inghilterra fosse stata conquistata dalla Spagna, non si sarebbe sviluppata come nazione indipendente nella politica, nel commercio e nelle esplorazioni, e molto probabilmente non ci sarebbero state le colonie inglesi, l’impero britannico e… gli Stati Uniti d’America. Da qualche parte ho letto che Elisabetta I è stata il Winston Churchill del XVI secolo. Beh, anche solo per rigore cronologico, direi invece che Sir Winston è stato l’Elisabetta del XX secolo!
Ha avuto diversi favoriti e almeno un grande amore, Robert Dudley, il Conte di Leicester, ma non si è mai sposata, alimentando così il mito della Regina Vergine. Per mantenere saldo il regno nelle sue mani, al riparo da interferenze politiche interne o da parte delle potenze straniere, non ha mai preso realmente in considerazione e comunque portato a termine i negoziati di matrimonio – veri e propri accordi politici – con nessuno dei numerosi nobili inglesi, compreso il Conte di Leicester, o principi stranieri che hanno provato per decenni, tramite il matrimonio, a mettere le mani sulla corona inglese.
Sono consapevole che, molto probabilmente, come persona non è stata certo una santa, ma io la adoro lo stesso.
Ovviamente la mia casa è piena di biografie, saggi, articoli, cataloghi di mostre a lei dedicate, cartoline e stampe. Il pezzo forte sono le raccolte dei suoi stessi scritti – poesie, lettere, discorsi, preghiere, traduzioni – alcuni dei quali composti in italiano (adorava letteralmente la cultura, la lingua e i costumi italiani). Ho visto in TV, DVD o youtube tutti i film, sceneggiati a puntate, documentari che ho trovato (per chi fosse interessato, il film migliore, a mio giudizio, è ‘Elizabeth I’, con Helen Mirren e Jeremy Irons).
Ma non mi fermo qui. Ogni volta che vado in Inghilterra mi piace dedicare un po’ di tempo a quello che io chiamo il ‘pellegrinaggio elisabettiano’. Cioè visito luoghi significativi della sua storia.
Ad esempio, ogni volta che sono a Londra, è per me un must fare la mia tradizionale puntata alla National Portrait Gallery, dove, nella sala Tudor, ci sono diversi ritratti di Elisabetta. I dipinti a disposizione della NPG sono parecchi, la sala è relativamente piccola e quindi la galleria fa una sorta di rotazione nell’esposizione. Ma, fortunatamente, uno dei miei due preferiti in assoluto, il ritratto dell’Incoronazione, è sempre lì e ogni volta lo posso ammirare da vicino. Qualche anno fa sono tornata nell’Abbazia di Westminster, sia per visitarla bene di nuovo (l’avevo vista per la prima volta molti anni fa) sia perché è lì che Elisabetta è stata incoronata, lì c’è ancora il trono dell’incoronazione, usato per secoli per ogni nuovo re, e lì c’è… Elisabetta ‘quasi’ in persona. In una zona della chiesa c’è la sua tomba monumentale. Lì è sepolta assieme all’odiata sorellastra Mary I, la regina che l’ha preceduta, la famigerata Bloody Mary. Quando ci sono stata, sul mausoleo qualcuno aveva messo una rosa. Giuro che non sono stata io. Evidentemente prima di me era passato un altro ‘fan’.

Sono tornata a Londra, in vacanza, lo scorso agosto e, oltre all’immancabile passaggio alla NPG, questa volta sono andata in pellegrinaggio-gita ad Hatfield, nell’Hertfordshire, dove, in un bellissimo parco aperto al pubblico, c’è una parte dell’Old Palace, un palazzo in cui Elisabetta ha vissuto molti anni, e ha attraversato parecchie tribolazioni, prima di diventare regina.
Il parco è di proprietà del Conte di Salisbury, così come Hatfield House, la grande villa fatta costruire all’inizio del XVII secolo da Robert Cecil, Conte di Salisbury, che per ultimo ha ricoperto il ruolo di primo consigliere di Elisabetta, negli ultimi anni del suo regno. La casa contiene due tesori per gli ammiratori di Elisabetta. Uno è il ritratto dell’Ermellino, il mio preferito in ex aequo col ritratto dell’Incoronazione, e l’altro è il ritratto dell’Arcobaleno. Ma il pezzo forte è nel parco: l’Elizabeth Oak, la Quercia di Elisabetta. È un albero di quercia piantato da Elisabetta II nel 1985 nel luogo dove c’era quella sotto cui si trovava Elisabetta I quando è stata informata di essere diventata regina. Ovviamente io ho delle mie foto accanto all’Elizabeth Oak.
Anche per i non ‘elisabettiani’, Hatfield House e il parco valgono comunque una visita, soprattutto per chi già conosce bene i parchi di Londra e ha voglia di vederne uno nuovo poco fuori città.
Alcune mete ideali dei miei giri non ci sono più, come alcuni palazzi che hanno attraversato anche la sua epoca e in cui Elisabetta ha trascorso molto tempo. Ad esempio quelli di Greenwich, dove è nata in quell’infausto giorno per Anna Bolena, di Richmond, dove è morta nel 1603, e di Whitehall. Rimane Hampton Court, che ho visitato molti anni fa quando non avevo ancora sviluppato questo mio ‘culto’ e che sicuramente tornerò a vedere in futuro. Come tornerò nella Torre di Londra, oggi sempre piena di allegri turisti che vanno a vedere i gioielli della corona e si fanno fotografare con i beefeater, ma una volta terrificante luogo di prigionia e di tortura. Anche Elisabetta è stata tenuta prigioniera nella Torre, e ha rischiato il patibolo, accusata di essere a capo di una congiura nei confronti della sorellastra Mary, allora regina. E per entrarci è stata portata attraverso l’ancor oggi ben visibile Traitor’s Gate, da cui, prima e dopo di lei, sono passati parecchi altri ‘traditori’ molto più sfortunati, che non hanno scampato la condanna a morte.
Peccato che nel 2003 non avessi ancora letto la prima biografia, quella che mi ha fatto scoppiare la passione. In occasione dei 400 anni dalla sua morte è stata allestita una splendida mostra a lei dedicata nel National Maritime Museum di Londra, dove un tempo si trovava il palazzo di Greenwich. Sarei corsa sparata a vederla. Mi sono accontentata di prendere su Amazon il libro-catalogo della mostra. Che cosa mi sono persa!
Per il futuro scoverò di sicuro qualcos’altro a Londra e per i pellegrinaggi fuori porta per ora ho già in mente due mete. A Woburn, nel Bedfordshire, c’è un museo con il ritratto dell’Armada, che celebra la straordinaria vittoria sulla Spagna. E poi c’è Tilbury, la cittadina alla foce del Tamigi che ha per secoli svolto la funzione di bastione difensivo. C’è ancora una fortezza. A Tilbury, quando, nell’agosto del 1588, l’invasione da parte della Spagna sembrava inevitabile, Elisabetta, invece di stare al sicuro da qualche parte a Londra o altrove, ha raggiunto i suoi soldati nell’accampamento vicino alla fortezza e li ha arringati e incitati con un discorso che tutti gli appassionati di quel periodo storico conoscono come il Tilbury Speech. E che in un passo dice ‘So di avere il corpo di una debole e fragile donna, ma ho il cuore e il fegato di un re. Non solo, di un re d’Inghilterra’.
Nel bene e nel male, è stata una grande. E non è un caso che questo articolo-tributo sia pubblicato su Cosmopeople oggi, 7 settembre. È il ‘compleanno’ di Elisabetta, 482 anni gloriosamente portati. Happy Birthday, Your Majesty Queen Elizabeth!




Londra, attenti all’Oyster

Patiti di Londra aprite bene gli occhi. E non solo per ammirare una delle città più belle del mondo tra musei, parchi, monumenti, castelli e vie che sembrano la Via dei ciliegi di Mary Poppins costellate da case georgiane o villette rosse a due piani con giardino privato. La Oyster card, la carta magnetica su cui caricare sterline che consente, in teoria, il modo più razionale di muoversi nella City (si paga ad uso con un tetto massimo equivalente al biglietto giornaliero equivalente alle zone attraversate), può riservare salate sorprese.

La carta deve essere vidimata in entrata e in uscita dai treni della metro e in entrata sugli autobus. Qual è il problema? Che se non si fa attenzione, l’ingresso e l’uscita potrebbero non essere  registrati correttamente. La cifra scalata dall’Oyster allora raddoppierà rispetto al biglietto normale (5 sterline rispetto alle 2,3 sterline circa che si pagano per muoversi dentro le zone centrali) e in uscita sarà scalato l’importo massimo previsto per viaggiare all’interno delle sei zone di Londra. Non si tratta di pura teoria. Provare per credere. Stazioni come Leicester Square, Covent Garden; Oxford Circus sono costantemente prese d’assalto da turisti e londinesi, non c’è il tempo di procedere con calma controllando la lucina verde che registra la Oyster e dà accesso alla metro e segnala l’uscita. Basta un nonnulla, una spinta o una distrazione qualsiasi, per non accorgersi che in realtà la barriera non ha registrato la propria Oyster ma è ancora alle prese con la tessera del viaggiatore precedente. A me è capitato di vedermi scalare 14 sterline per un’andata e ritorno tra Charing Cross e Cutty Sark. Un viaggio che avrebbe dovuto costare meno della metà. La responsabilità è del passeggero che, soprattutto se è un turista alle prime armi, generalmente neppure se ne accorge né si preoccupa del fatto che la Oyster si svuoti velocemente, più velocemente del solito (un biglietto giornaliero nelle prime due zone di Londra costa intorno alle 7,7 sterline). Il turista semplicemente procede a ricaricare la Oyster e torna a godersi una delle città più belle del mondo, senza realizzare di aver pagato un conto ben più salato del dovuto.  Attenzione anche al passaggio compulsivo della Oyster sui lettori (in particolare sui lettori dei treni della Dlr che spesso non hanno barriere di accesso), potrebbe addirittura essere deleterio, o registrando più viaggi o aprendo un viaggio che non sarà poi chiuso (e quindi costerà al povero viaggiatore l’equivalente di un viaggio nelle sei zone di Londra). A me è capitato di dover spiegare, ad esempio, che il doppio passaggio consecutivo (!!!) della mia Oyster sul lettore del City Airport non era dovuto a un viaggio ulteriore, ma solo alla  volontà di registrare correttamente  la mia uscita dai treni della Dlr prima del ritorno in Italia.

Cosa fare quindi? Preferire la travel card, ovvero il biglietto giornaliero cartaceo, per periodi brevi potrebbe essere una soluzione. O, se la Oyster è una necessità, è bene tenere gli occhi sempre ben aperti in entrata e in uscita per controllare che il proprio credito non crolli all’improvviso.

In caso di dubbio, la Oyster può essere letta dalla macchinette per le ricariche disseminate in tutte le stazioni della metropolitana. In caso di problemi con gli importi ci si può rivolgere al personale. Talvolta è anche disponibile. Altre rinvia al sito web o dà in mano un numero di telefono, inglese ovviamente.

 




Musical & West End: 5 trucchi per un’esperienza a portata di portafoglio

Londra è una sirena, riesce sempre ad ammaliare i turisti con un’offerta impareggiabile di musei, castelli, mostre,  parchi, negozi, musica e teatro. E il West End, ovvero l’area compresa tra le fermate di metropolitana di Covent Garden, Leicester Square, Holborn e Charing Cross/Embankment, è un vero e proprio paradiso per tutti gli amanti del palcoscenico con un numeroso impressionate di titoli in cartellone, divi hollywoodiani che calcano la scena (in questi giorni,  Bradley Copper nell’acclamato “The Elephant Man” e Imelda Staunton in “Gipsy”)  e proposte per tutti  e per tutti i portafogli.

Resistere alla tentazione di entrare dovunque può costituire un’impresa davvero un’ardua . Ecco perché diventa strategico tenere bene a mente cinque “comandamenti” del West End prima di cedere e investire il proprio stipendio in biglietti per musical, opera, concerti, balletti e, per i madrelingua che se lo possono permettere, la prosa.

1-CONTROLLARE I PREZZI ORIGINALI PRIMA DI LASCIARSI TENTARE DAGLI “STRILLI” DEI BOTTEGHINI DEL WEST END Prima di farsi prendere dal facile entusiasmo dei numerosissimi botteghini che affollano il West End e offrono biglietti a prezzi apparentemente convenientissimi, controllare su uno dei diversi giornali gratuiti distribuiti in città (i quotidiani Metro o London Evening Standard o uno dei magazine distribuiti nei box collocati vicino alle fermate della metro e talvolta degli autobus) o sulle brochure dedicate al West End che si trovano nei punti vendita, i prezzi originali degli spettacoli proposti. In genere la forchetta di prezzi è piuttosto ampia con punti di partenza anche a 10 sterline (“The Commitments” ad esempio) o 15 sterline (“Wicked” ma anche “Beautiful” o il nuovo “Bend it like Beckham”) e varia a seconda dei giorni della settimana (tra lunedì e giovedì si trovano le proposte più economiche, così come per le matinée, ma può anche accadere di non vedere in scena il primo cast) e, chiaramente, della collocazione dei posti.
Le vere offerte ai botteghini sparsi nell’area del West End sono piuttosto rare. Spesso i botteghini sparsi nel West End pubblicizzano prezzi particolarmente attraenti (ad esempio “Wicked” è quasi ovunque pubblicizzato a 17,99 sterline) come specchietto per le allodole salvo poi scoprire che prima di tutto su quei biglietti grava già una commissione (per l’appunto i biglietti di “Wicked” venduti praticamente a 18 sterline sono quelli proposti a teatro a 15 sterline) e che per di più quei prezzi spesso non sono finiti, occorre aggiungere altre due sterline per la transazione …e il biglietto che a teatro costa 15 sterline sale vertiginosamente a 20 di cui 5 di commissione. Vale la pena? Dipende dal tempo che si ha a disposizione per valutare altre soluzioni (ad esempio recarsi a teatro di persona per verificare le diverse opzioni- vedi punto 3- o piuttosto al TKTS di Leicester Square-vedi punto 4- che, anche in assenza di sconti, offre una maggior trasparenza sulle commissioni).  Ma sicuramente vale la pena informarsi per tempo e acquistare consapevolmente.

2-COMPRARE SUL WEB, SE CI SI MUOVE CON LARGO ANTICIPO LE OFFERTE SONO OTTIME Esistono numerosi siti che, se si acquista in anticipo, offrono prezzi davvero interessanti: da Londontown  a Lastminute fino allo stesso TKTS. Se si decide con largo anticipo cosa vedere dell’enorme offerta del West End e soprattutto quando,  navigare sul web per trovare la proposta più interessante costituisce probabilmente la migliore soluzione.

3-PER CHI VIAGGIA IN ECONOMIA: ACQUISTARE A TEATRO SENZA LASCIARSI INCANTARE DALLE SIRENE DEL VENDITORE E CONSIDERARE GLI “STANDING” Mappa del West End alla mano (tutti i botteghini offrono la mappa dei teatri di Londra con gli spettacoli in scena, nel mese, nel West End), se si ha tempo e voglia recarsi direttamente a teatro per acquistare i biglietti può essere la soluzione migliore, soprattutto se si viaggia in economia. Con qualche accorgimento. Prima di tutto un’avvertenza: i teatri del West End londinese, con ben poche eccezioni, si sviluppano in altezza e hanno diversi palchi e livelli sovrapposti tra loro. Il che significa che o si è nelle prime esclusive file della platea o del primo palco, e possibilmente nella parte centrale delle stesse, o inevitabilmente una parte della scena è preclusa e gli attori potrebbero apparirvi lillipuziani o poco più. Anche in questo caso, vale comunque la pena assistere a uno spettacolo del West End., un’esperienza unica per il contesto, le scenografie articolate, i costumi e i cambi di scena spettacolari, il coinvolgimento del pubblico, le capacità del cast e l’orchestra sempre presente, quanto meno nei musical. Si tratta di spettacoli destinati a rimanere in scena nel West End a lungo, talvolta come per “The Phantom of the opera”, “Les Miserables”, “Wicked”, “The Lion King” o “Mama mia”, per decenni con investimenti anche per questo inimmaginabili per il mercato italiano, oltre i 20 milioni di euro. E i risultati si vedono.
Detto questo, una volta giunti a destinazione chiedere il biglietto più economico in vendita per lo spettacolo a cui si vuole assistere. Sicuramente il più economico porterà in dote una “restricted view”, ovvero una visione limitata (talvolta molto limitata), e il venditore cercherà di vendervi un biglietto più caro che ovviamente porta in dote una visione del palcoscenico migliore (ma è comunque raro avere una visione davvero godibile del palco se non si è disposti a spendere cifre importanti). Cosa fare? Dipende chiaro dalle proprie disponibilità. Se ci si può permettere di spendere almeno 30-35 sterline meglio recarsi al TKTS (vedi punto 4) e verificare le offerte per lo spettacolo a cui si vuole assistere. Se no, non lasciarsi frenare dalla “restricted view” e piuttosto chiedere di verificare sulla mappa del teatro i posti disponibili alla cifra voluta per poterli confrontare tra loro e scegliere il migliore per le proprie esigenze. Per chi non soffre di vertigini infatti  tra i biglietti più economici compaiono molto spesso i posti laterali che danno sulla balaustra dei diversi livelli del teatro, basta sporgersi un po’ e si ha una visione completa di un palco del West End al costo di un cinema londinese (è così ad esempio per “The phantom of the opera”).
Un’altra soluzione per chi viaggia in economia è quella di valutare gli “standing”, ovvero i posti in piedi che, a seconda delle politiche dei diversi teatri , sono venduti una volta che lo show è “sold out” (che, per questo, è diverso dall’avvertenza “house full” che campeggia quando anche gli standing sono esauriti). Tra coloro che offrono gli standing c’è anche “Les Miserable”, tre ore di puro godimento a sole 12,50 sterline.

4-PER CHI HA QUALCHE DISPONIBILITA’ IN PIU’: VALUTARE LE OFFERTE DEL TKTS DI LEICESTER SQUARE Per chi può spendere almeno 30 sterline e non si è mosso prima sul web, la soluzione più economica è quella di recarsi al botteghino di TKTS di Leicester Square, proprio al centro del West End per verificare le offerte del giorno. Gli sconti arrivano al 30-50% del biglietto. Ma è bene tenere presente prima di tutto che i prezzi scontati riguardano solo i biglietti più cari presenti nell’offerta del teatro e che, in seconda battuta, sui titoli storici del West End, soprattutto per gli spettacoli del venerdì e del sabato sera, le offerte, se presenti, sono piuttosto limitate.

5-MAI DI DOMENICA, CON QUALCHE INTERESSANTE ECCEZIONE. E RICORDARSI CHE MATINEE E INFRASETTIMANALI HANNO PREZZI MIGLIORI Il West End di domenica riposa dopo otto spettacoli andati in scena in una settimana tra prime serate e matinée. Ma qualche interessante eccezione non manca come “Jersey Boys”, “Stomp” , “The Commitments” e “The Lion King”. Peraltro, visto che nel West End il fine settimana termina di sabato sera, di domenica così come nei giorni infrasettimanali e nelle matinée si possono trovare offerte di prezzo più che attraenti e può persino accadere di vedersi spostare in avanti i propri posti low cost prima dell’inizio dello spettacolo. Tuttavia, a differenza di quanto avviene nei teatri italiani, dove una volta spente le luci va in scena la tecnica dell’arrembaggio al migliore posto lasciato libero, nel West End i teatri sono organizzati anche di fronte all’eventualità di numerosi posti liberi nelle prime file. Prima dell’inizio dello spettacolo infatti si viene invitati a riconsegnare il proprio  biglietto in cambio di un posto migliore supportato da un documento perfettamente legale. Nel West End capita, raramente, anche questo. Meglio approfittarne!




Londra: cinque regole per sopravvivere all’arrivo nella City

Difficile non amare Londra, nonostante i prezzi folli richiesti dagli hotel per il soggiorno e le cifre ancora più esorbitanti per trasporti e servizi. Prezzi resi ancor di più irreali dalla perdita di valore dell’euro sui mercati monetari.

Eppure la City continua ad attrarre folle di turisti che, week end dopo week end, si riversano sulle rive del Tamigi complice la concorrenza delle linee low cost sulle tratte che collegano il Bel Paese a Londra e i prezzi dei voli ormai alla portata di tutte le tasche. A Saint Paul o a Trafalgar, così come a Camden Town o a Greenwich l’italiano imperversa. C’è chi sceglie Londra per i musei, chi per i mercatini e chi infine per quell’energia che solo la City sembra essere in grado di trasmettere anche al turista meno attento (insomma proprio a quello che mai si potrebbe definire viaggiatore). Ognuno insegue il suo sogno. Anche se spesso, a caro prezzo.

Ecco quindi qualche semplice regola per sopravvivere al caro sterlina e godersi, serenamente, più fine settimana possibile sotto il Big Ben.

1-Iniziamo dal sospirato arrivo a Londra. Scegliere dove possibile Heathrow garantisce un vantaggio non da poco: il collegamento grazie alla Piccadilly Line con tutta la città senza attese particolari o orari penalizzanti, e al costo di un viaggio in metropolitana o meglio ancora di una sola travel card giornaliera con cui coprire anche gli eventuali ulteriori spostamenti in autobus o gli altri viaggi da effettuarsi nella giornata di arrivo. Se proprio i voli con arrivo e partenza da Heathrow fossero proibitivi, il suggerimento è quello di non farsi prendere dalla foga comprando i biglietti di collegamento dei treni ad alta velocità o degli autobus privati o promossi dalle diverse linee aeree fin dall’Italia (all’aeroporto di Milano Malpensa c’è addirittura un apposito desk poco prima degli imbarchi su Londra….). Sono cari come l’oro e prevedono viaggi ad orari prestabiliti che potrebbero tradursi anche in attese di mezz’ora una volta sbarcati. Per quanto possibile poi la formula su strada è sempre meglio evitarla in una citta congestionata come Londra, visto che il rischio concreto è quello di trascorrere ore sull’autobus al posto che per le vie dello shopping della City. Cosa fare quindi? Una volta sbarcati, cercare gli sportelli delle ferrovie che servono i singoli aeroporti chiedendo la formula più economica per approdare in centro. Spesso, contrariamente a quanto ci lasciano credere dall’Italia, si tratta di servizi assolutamente puntuali, che eventualmente implicano una fermata lungo il percorso (con una differenza che, per quanto riguarda il collegamento su Gatwick si traduce in una decina di minuti circa) e decisamente più economici dei treni ad alta velocità e degli autobus. Non solo grazie al sistema di trasporti integrato offerto dalla City, con l’acquisto del biglietto si può tranquillamente fare, a un prezzo decisamente conveniente, il biglietto giornaliero valido per tutti i viaggi effettuati nel corso della giornata.

2-Cambi: evitare come la peste i cambi all’interno degli scali … propongono cambi fuori mercato che rendono la città difficile da godere. Piuttosto, partiti dall’Italia con una somma sufficiente a coprire le prime necessità per arrivare all’hotel (all’incirca 50 euro a testa), scegliere i cambi privati in centro. Quelli posti nella parte alta di Oxford Street e a Covent Garden (proprio al lato del mercatino di cianfrusaglie coperto verso lo Strand e di fianco al Museo dei Trasporti ve ne è uno particolarmente conveniente) generalmente offrono le soluzioni migliori.

3-Trasporti: il vero noto dolente per chi è abituato, a Milano, a spendere per l’abbonamento mensile 35 euro … e già non li considera pochi. Ecco a Londra è bene dimenticarsi il cambio e, visto che si va per visitare la città, evitare pidocchierie che poi potrebbero ritorcersi contro (ad esempio cercando di convincerci che tanto gireremo a piedi…Londra è immensa). generalmente le maggiori attrazioni turistiche sono nella zona 1 e 2. Ma un viaggiatore non alle prime esperienza a Londra potrebbe voler sconfinare pur di visitare posti magnifici (e assolutamente consigliabili) come Richmond, Wimbledon, Kew Garden e Greenwich. Quindi una volta spento il cambio automatico nel cervello preferire per un solo giorno il biglietto giornaliero per almeno le prime due zone (travel card) o meglio ancora la Oyster card (una tessera magnetica caricata di volta in volta che permette di scalare i viaggi effettuati fino al massimo della corrispondente travel card). Per più giorni, se si ha intenzione di girare molto, è meglio vagliare le diverse formule di travel card (la Oyster infatti non copre le formule turistiche a più giorni). Inoltre è bene considerare che il prezzo dei viaggi a Londra differisce, e di molto, tra gli orari dei lavoratori (peak) e tutti gli altri (off peak). Se non si hanno necessità particolari meglio sempre chiedere un off peak…a meno di non voler condividere un viaggio in metro con i pendolari diretti alla City. La differenza non vale nei fine settimana dove la tariffa è unica: fortunatamente il prezzo scelto è il più basso, ma (c’è sempre un ma nella vita), quando si viaggia su Londra nel fine settimana è sempre bene tenere gli occhi ben aperti …. molti tratti di metro chiudono, così come molte stazioni, in genere già qualche giorno prima campeggiano gli avvisi nelle diverse fermate e sulla free press (Metro), ma non escludete sorprese amare dietro l’angolo…capitano …. meglio quindi calcolare bene i tempi, lasciandosi un margine.

4-Walking distance: per i londinesi, soprattutto per gli albergatori, è un concetto molto ma molto relativo. Prima di scegliere un hotel verificate, cartina alla mano, dove si trova rispetto alle attrazioni che vorrete visitare e, soprattutto, alla fermata di metropolitana più vicina (che quando ci si è perde è sempre un valido punto di riferimento). Un po’ perché la conoscenza della città da parte del turista è inevitabilmente relativa, un po’ perché la città non ha una confermazione da città romana e le strade spesso girano su se stesse, si rischia di girare per ore…se possibile quindi cercate una soluzione facile da raggiungere…anche di sera quando l’illuminazione non è un gran che e in giro ci sono solo tanti altri turisti italiani a cui non vale la pena chiedere informazioni.

5-Non esistono solo Chealse e Mayfair. Londra offre numerose tipologie di sistemazioni, in ancora più numerose aree che nulla hanno da invidiare al pieno centro. Io in genere vado a Ealing Broadway, prima ancora ad Acton Town. Zone residenziali verdi, tranquille molto ben collegate con la metro (20 minuti -30 al massimo sul pieno centro della City) che da settembre 2015 inizierà a viaggiare 24 ore su 24 e ovviamente con sistemazioni più economiche rispetto a quelle presenti nella zona 1. Lo svantaggio? Sono entrambe aree poste in zona 3 quindi la metro è un po’ più cara. In compenso ci sono ottimi hotel e B&B che, sul medio periodo, convengono. Dar un’occhiata (consapevole) ai prezzi offerti da zone turisticamente meno ovvie, può essere una buona idea. Poi chiaramente tutto dipende dal budget e dalle proprie priorità.