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Tornano gli Oblivion ed è subito festa

Tornano gli Oblivion con una nuova e scintillante edizione de “The Human Jukebox” che promette di far scatenare l’intera Milano fino al 29 marzo. Lo show, ogni sera diverso, grazie a “mashup”,  parodie e battaglie musicali su richiesta del pubblico,  è in scena al Teatro Leonardo da Vinci.

Dai Ricchi e Poveri alle leggende del rock fino  rapper, da Ligabue ai cori Gospel, da Morandi ai Queen, passando da Al Bano fino al Volo, in un flusso di note infinito prende vita per una esperienza folle e mai ripetibile. Nessun cantante potrà sentirsi al riparo da questo articolato mangianastri umano che mastica le note e le digerisce in diretta in modi mai sentiti prima. Gli Oblivion hanno dato nuova vita alla “satira musicale” e con il loro repertorio praticamente infinito sono pronti ad affrontare sfide sempre più difficili a colpi duetti impossibili e canzoni strampalate. Nessuno spettacolo sarà uguale al precedente.

La magnifica cinquina degli Oblivion è composta da Graziana Borciani, Davide Calabresi, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli. Gli Oblivion  si incontrano nel 2003 a Bologna dove iniziano a frequentare (ma solo virtualmente) una serie di maestri eccellenti come il Quartetto Cetra, Giorgio Gaber, i Monty Python fino a creare un loro stile originale che mescola modernità e tradizione, vintage e attualità. Trascorrono anni intensi spesi nel teatro di rivista e nei musical, poi nel 2009 diventano notissimi al grande pubblico grazie al loro video su YouTube “I Promessi Sposi in 10 minuti”, ancora oggi una vera e propria icona.

 

DOVE COME E A QUANTO

OBLIVION THE HUMAN JUKEBOX dal 13 al 29 marzo
Teatro Leonardo da Vinci di Milano – Via Ampère 1, Milano
Biglietti da 25,80 euro. Dalle 20.30

Il tour degli Oblivion prosegue in altre tre tappe:

10-11 aprile – VIGEVANO (MI) – Teatro Cagnoni
12 aprile – CONCOREZZO (MB) – Teatro San Luigi
dal 18 al 21 aprile – GENOVA  – Teatro della Corte




Riccardo III, Shakespeare come un videogioco

Riccardo III di Corrado d’Elia è lo spettacolo da vedere di questa stagione teatrale milanese troppo spesso appiattata sulla facile condiscendenza verso il pubblico. È Shakespeare ovvio ma niente paura: lo spettacolo dura un’ora, si segue perfettamente pur senza avere alcuna conoscenza della Guerra delle due Rose che ha attraversato il Quattrocento inglese (e che, per l’appunto termina con la sanguinosa battaglia in cui Riccardo III, ultimo erede della casata di York, perde la vita sul campo di  Bosworth) e, grazie a una resa scenica e grafica (a firma di Chiara Salvucci) elegante, stilizzata e di sicuro impatto, è tutto fuorché scontato.
È un Riccardo III allestito come un vero e proprio video game con tanto di punteggio per ogni completamento dei diversi livelli che conducono al “game over” e musica celebrativa ad ogni passaggio di livello in livello. Un allestimento geniale considerando che proprio Riccardo III, così come dipinto da William Shakespeare, sembra il malvagio burattinaio che scala i vertici della corona inglese attraverso sottili giochi di astuzie, intrighi, lotte di potere e crudeli ricatti (è passato alla storia per aver imprigionato e, presumibilmente, ucciso i due principini nella Torre!), salvo poi essere sommerso dallo stesso clima d’odio da lui generato e, lasciato solo da tutti, morire sul campo di battaglia senza possibilità di vie di fughe (“Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!”).
E, d’altro canto,  i confini storici non servono quando protagonista della scena è la brama di potere oltre ogni pudore che assimila il Riccardo III di Shakespeare ad ogni altro tiranno politico o di impresa gravato dalla stessa ansia di raggiungere i propri obbiettivi, abbattendo ad uno ad uno gli ostacoli in vista del “game over” e piegano alla propria volontà le “pedine” sul campo . La paura, l’odio, il sospetto e l’ambizione. L’allestimento mette a nudo i sentimenti primari al di fuori di qualsiasi contesto storico o geografico.
A condurre il gioco è quindi Riccardo III stesso, una mente diabolica che saltando di livello in livello dirige, complotta, seduce e uccide, in una progressione vertiginosa fino al “game over” finale, tra luci psichedeliche che sottolineano i disegni geometrici disegnati sul palco quasi tramutato in scacchiera e una musica incalzante che scandisce, inesorabile, i diversi momenti del dramma. È il Big Generator, la mente diabolica assetata di potere e di gloria, capace di desiderare tutto, il grande virus che conduce il gioco, manovrando il joystick di un videogame dove tutti alla fine, nemici e complici, risultano uguali pedine da abbattere o conquistare, a servizio della propria ambizione.
Per il pubblico si tratta di un’esperienza intesa, in cui cui sono i sentimenti e le contraddizioni del potere a occupare la scena più che i semplici personaggi del dramma Shakespeariano, una quadro indimenticabile sospeso tra incubo e realtà.

 

  SAVE THE DATE

Dal 20 febbraio al 4 marzo 2018
MTM Teatro Litta, corso Magenta 24, Milano
RICCARDO III
 
adattamento e regia di Corrado d’Elia
 con Andrea Bonati, Raffaella Boscolo, Marco Brambilla, Giovanni Carretti, Paolo Cosenza, Corrado d’Elia, Gianni Quillico, Chiara Salvucci, Antonio Valentino
ideazione scenica e grafica Chiara Salvucci
produzione Compagnia Corrado d’Elia

biglietti: 24 euro



Lorella Cuccarini è La Regina di Ghiaccio

Lorella Cuccarini è LA REGINA DI GHIACCIO. Il musical, ideato e diretto da Maurizio Colombi e ispirato alla fiaba persiana da cui nacque la Turandot di Giacomo Puccini, ha debuttato al Teatro Arcimboldi di Milano dove rimarrà in scena fino al 10 dicembre prima di proseguire il tour nazionale, tra l’altro, al Teatro Auditorium di Cassano Magnago (12-13 dicembre), al Teatro Brancaccio di Roma (20 dicembre-7 gennaio) e all’Europauditorium  di Bologna il 13 e 14 gennaio.

Un cast artistico formato da venti performer fra attori, cantanti, ballerini, acrobati affianca Lorella Cuccarini.  La produzione è firmata da Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, per Viola Produzioni  e annovera nel cast creativo: Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari per le musiche, Giulio Nannini per i testi, Alessandro Chiti per le scenografie, Francesca Grossi per i costumi, Alessio De Simone per il disegno luci, Emanuele Carlucci per il disegno suono, Rita Pivano per le coreografie. La musica originale, composta da 18 emozionanti brani musicali, arrangiata e diretta da Davide Magnabosco, mantiene dei riferimenti melodici ad alcune tra le più famose arie di Puccini
Lorella Cuccarini interpreta il ruolo di una crudele e malefica regina, vittima di un incantesimo che le ha reso il cuore di ghiaccio. Nel regno della regina di ghiaccio gli uomini sono costretti ad indossare una maschera per non incrociare lo sguardo regale. Solo colui che sarà in grado di risolvere tre enigmi potrà averla in sposa. Lo spettacolo, adatto per tutta la famiglia, vede un susseguirsi di sorprese ed effetti speciali.

 

 




Riccardo Rossi si racconta a teatro

Riccardo Rossi porta a teatro il mondo visto da Rossi nel monologo  “Rossi che più Rossi non si può”  in scena da stasera fino al 3 dicembre al Teatro Leonardo di Milano. “Più Rossi non si può” è uno spettacolo scritto da Alberto Di Risio  e si propone come un viaggio tra aneddoti, personaggi e situazioni.

L’attore romano, volto al cinema e in tv (ieri in “College” oggi con “Fuochi e Fiamme” e “I miei vinili”), ripercorre vent’anni di carriera, offrendo in carrellata di ritratti di persone e di situazioni analizzate da  un punto di vista assolutamente dissacrante: dalle scuole elementari,la cosiddetta età dell’innocenza con tutti i “traumi” che l’accompagna (scarpe ortopediche, pantaloni conti e vestiti da Zorro fatti in casa a confronto con i scintilla ti costumi degli amici usciti se non da un sarto almeno da un supermercato), all’adolescenza con i primi falliti approcci all’altro sesso, fino alla soglia  dei 50 anni tra timori ipocondriaci e voglia di giovinezza. Sardonico e dissacrante Riccardo Rossi dipinge un quando della quotidianità che, se visto con gli occhi dello stesso attore, diventa grottesco ma in fondo non innaturale.

DOVE COME E A QUANTO – “Rossi che più Rossi non si può”
Dal 28 novembre al 3 dicembre. Teatro Leonardo. Via Ampère 1. Biglietti da 12 euro.




Pippo Franco è Brancaleone

Pippo Franco debutta in Brancaleone al Teatro San Babila di Milano dove rimarrà va in scena fino al 3 dicembre. La commedia ispirata al cult di Mario Monicelli presenta una esilarante messa in scena ricca di colpi di scena e di sorprese al limite del grottesco dove, tra divertimento e risate, non mancano i momenti di riflessione.
Brancaleone, interpretato da Pippo Franco, di ritorno dalle Crociate in Terra Santa,  chiede ospitalità a un clerico eremita, uomo colto ed esperto cerusico al servizio del Vescovo di Trani. Brancaleone, pur non avendo mai perso il suo senso dell’ironia con cui affronta la sua esasperata esistenza, è in preda ad una crisi suicida: nella sua ultima battaglia si è finto morto per non essere ucciso dai Saraceni e ora vuole espiare la sua colpa ingerendo un veleno. Una volta tornato in sé a Brancaleone viene offerta dal Vescovo la possibilità di formare un’armata e di conquistare il Castello di Bellafonte caduto in mano ai saraceni. Il cavaliere accetta subito l’incarico ma formare un’armata non è facile e al condottiero si unisce soltanto una compagnia di comici incontrata durante il viaggio verso il castello è accompagnato dalla sua armata composta da grandi attori (tra questi i comici Gegia, Battaglia e Miseferi) . Grazie agli imprevisti che si trova a fronteggiare, Brancaleone si rende conto di aver vissuto metà della sua esistenza come uomo d’armi mentre l’altra metà, quella dell’esperienza dell’amore e della visione spirituale dell’essere, gli è rimasta sconosciuta.

Brancaleone -DOVE, COME E A QUANTO
San Babila di Milano 28 novembre – 3 dicembre
Biglietti a partire da 12 euro

 




Con Spamalot i Monty Python sbarcano in Italia

Elio porta in scena, in prima nazionale, Spamalot– Il cavalieri della tavola molto, molto, molto rotonda,  la surreale parodia della saga di Re Artù basato sul cult dei Monty Pyton “Monty Python e il Sacro Graal” del 1974 è prodotta da Lorenzo Vitali e dal Teatro Nuovo di Milano e diretta da Claudio Insegno. L’adattamento italiano di Spamalot, musical scritto da Eric Idle (membro dei Mothy Python) e John Du Prez che ha sbancato i botteghini internazionale, è firmato da Rocco Tanica. Una band di dieci elementi suonerà dal vivo. Spamalot è in scena al Teatro Nuovo di Milano fino al 6 gennaio dove promette di far divertire milanesi e non per tutte le Feste prima di proseguire la tournée nel Paese.

Spamalot è andato in scena per la prima volta a Chicago nel 2004, a 30 anni dall’uscita eni cinema del film e ha subito conquistato 3 Tony Awards. Il musical si porpone come un viaggio parodia all’interno dl mondo di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda alla ricerca del sacro Graal e nel farlo ironizzasul mondo dei musical e dello show business.  

In quarant’anni anni nessuno aveva mai osato mettere in scena i Monty Python in Italia, con la loro comicità surreale e testi pieni di riferimenti e giochi verbali spesso intraducibili o difficilmente comprensibili per un pubblico non anglosassone.  “Trentaquattro anni fa vidi al cinema Monty Python, Il senso della vita – dice Tanica – e fu una folgorazione. È un onore essere stato scelto per quest’incarico”. Quanto a Elio che nei panni di Re Artù  arruolerà per un’importante missione i cavalieri della tavola molto molto molto rotonda sostiene: “Anch’io trentaquattro anni fa vidi “Il senso della vita”, ma a differenza di Rocco l’unica conseguenza fu che persi le chiavi della macchina, una 127 blu che oltretutto non era veramente mia, ma di mia mamma. Tornai il giorno dopo nel parcheggio e fortunatamente le ritrovai”.

Sul palco insieme ad Elio, Pamela Lacerenza, Andrea Spina, Umberto Noto, Giuseppe Orsillo, Filippo Musenga, Thomas Santu, Luigi Fiorenti, Michela Delle Chiaie, Greta Disabato, Federica Laganà, Maria Carlotta Noè, Simone De Rose, Daniele Romano, Alfredo Simeone, Giovanni Zummo.

 




Ambra porta in scena “La guerra dei Roses”

“La guerra dei Roses” arriva a teatro con Ambra Angiolini e Matteo Cremon e la firma di Filippo Dini alla regia. Lo spettacolo debutta il 9 novembre al Teatro Manzoni di Milano dove resterà in scena fino al 26 novembre.

“La guerra dei Roses” è prima di tutto il titolo di un romanzo del 1981 e poi otto anni più tardi diventa un enorme successo cinematografico per la regia di Danny De Vito. L’autore del romanzo, Warren Adler, scrive anche il soggetto del film e in seguito deciderà di adattare questa vicenda anche per il teatro, creando una commedia straordinaria, raffinata e caotica al tempo stesso, comica e crudele, ridicola e folle, trovando forse in teatro la sua dimensione ideale, per la sua potenza espressiva e la sua dimensione terribilmente onirica.

“La grandezza dell’amore si esprime in questa commedia attraverso la sua fine. Adler ci pone di fronte ad una delle più potenti e straordinarie deflagrazione umane: la separazione di un uomo e una donna che hanno condiviso un grande amore. – sostiene Dini-. Non c’è al mondo espressione più sconvolgente della potenza dell’essere umano, non a caso il titolo la paragona ad una guerra, e non solo, ad una delle più sanguinose guerre della storia inglese, una guerra nata in “casa” appunto, la guerra tra due rami della stessa famiglia, la guerra delle due rose.”

La storia narra della lenta e terribile separazione tra i coniugi Rose, lui ricco e ambizioso uomo d’affari, lei una moglie obbediente, ma mai dimessa, che lo ha accompagnato nella sua brillante ascesa. Ad un tratto tutto questo si rompe, si infrange contro lo scoglio della mancata realizzazione professionale di lei. La loro vita passata insieme, viene da lei completamente riscritta, la sua maturata presa di coscienza la rafforza con una ferocia degna di una grande eroina, a scagliarsi sul suo amato, ora il responsabile della sua mancata affermazione, in un crescendo di cattiveria, rabbia e reciproche atrocità, fino alle estreme conseguenze. Ed è guerra, “La guerra dei Roses”.

 

 




West Side Story apre la stagione del Carlo Felice di Genova

Per la prima volta in Italia un teatro operistico apre la stagione con un musical. Succede a Genova dove il 19 ottobre,  il Teatro Carlo Felice apre la propria stagione artistica con West Side Story di Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Arthur Laurents e Stephen Sondheim. Un’occasione unica che celebra i sessant’anni dal debutto sulle scene di Broadway di West Side Story, uno degli spettacoli che ha rivoluzionato la storia della musica, e allo stesso tempo il centenario della nascita di Leonard Bernstein.

“Questa nuova produzione italiana di West Side Story è l’unione tra la tradizione, con le coreografie del mito Jerome Robbins, le orchestrazioni mozzafiato del genio Leonard Bernstein e scene e costumi Anni ’50, e il gusto della società attuale, con un allestimento raffinato e elegante che basa il tutto sul concetto della paura” commenta Federico Bellone, regista dell’allestimento di West Side Story in scena a Genova fino al 29 ottobre. ” Perché è la paura la chiave dello spettacolo: Tony teme che Maria, la sua Giulietta, possa non perdonargli l’omicidio, quasi incidentale, del fratello; Maria teme l’impossibilità di poter vivere la sua storia d’amore; le bande si temono reciprocamente perché ignorano quali possano essere le conseguenze di un’immigrazione o la possibile mancanza di accettazione in una terra straniera; infine gli adulti temono il precipitarsi degli eventi verso uno stato di caos e vivono quasi impotenti la situazione” prosegue il registra per poi concludere sottolineando il “colore rosso, predominante in palcoscenico, e da imponenti scale antincendio in ferro che, oltre a essere un chiaro richiamo al balcone veronese, vorticano tra loro per formare tanti scorci di una New York sospesa e drammatica, sede appunto di questa paura”.

L’allestimento di West Side Story è frutto di una co-produzione del Teatro Carlo Felice e W.E.C. – World Entertainment Company. L’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, diretti da Wayne Marshall, interpretano le melodie e
i coinvolgenti ritmi della partitura di Bernstein. In scena, tra gli altri Luca Giacomelli Ferrarini (Tony), Veronica Appeddu (Maria), Giuseppe Verzicco (Riff), Simona Di Stefano (Anita) e Salvatore Maio (Bernardo).

 




Le Bal racconta l’Italia che balla dal 1940 al 2001

Le Bal propone un coinvolgente excursus nell’Italia che balla dal 1940 al 2001. Lo spettacolo, prodotto da Viola Produzione e Tieffe Teatro Menotti, debutta al Teatro Menotti di Milano il 19 ottobre e rimarrà  in scena fino al 29 ottobre per poi proseguire la tournée sul territorio nazionale.  Le Bal nasce da una creazione del Théâtre du Campagnol da un’idea e nella regia di Jean-Claude Penchenat.
Le Bal, l’Italia Balla dal 1940 al 2001, è diretta da Giancarlo Fares con le coreografie di Ilaria Amaldi, percorre a suon di musica la storia del nostro paese, passando per gli eventi salienti che hanno contribuito a plasmarla: la Seconda Guerra Mondiale, la Liberazione, il boom economico, le lotte di classe. Un racconto affidato alla musica, agli attori e ai molti cambi di costume che raccontano il susseguirsi dei decenni, i mutamenti dei colori e lo scoprirsi del corpo.

Le Bal parte da una pista di una balera pronta ad accogliere le coppie che di lì a poco riempiranno la sala. Un luogo d’incontro in cui uomini e donne cercano gli altri, in cui si va a passare i pomeriggi. Uomini e donne che provano emozioni che portano allo scatenarsi di una gara di ballo. Una competizione in crescendo, che porta ad un movimento accelerato e catapulta i personaggi negli anni ‘40.

Da questo punto parte la storia di Le Bal, attraverso una drammaturgia tutta fatta di musica, azioni, suoni e gesti, che accompagnano il susseguirsi dei decenni. Sulle note di canzoni italiane che appartengono alla memoria comune, dal Trio Lescano a Fred Bongusto, da Domenico Modugno a Mina, Gino Paoli, Renato Zero,  Luigi Tenco, Alan Sorrenti, Adriano Celentano,  , Enrico Ruggeri, Franco Battiato, Adriano Celentano e Ornella Vanoni,  si racconta l’Italia che balla dal 1940 al 2001. Lo spettacolo originale nasce dalla mente di Jean-Claud Penchenat, presente come attore anche nella trasposizione cinematografica Ballando Ballando diretta da Ettore Scola.

 




La Sand Art debutta a teatro

L’arte di dipingere immagini in movimento utilizzando la sabbia, o Sand Art, approda al Teatro Delfino di Milano dove, il 18 ottobre, debutta “Ho scritto Italia sulla sabbia”di Eka,  nome d’arte di Erica Abelarto. Lo spettacolo di Sand Art propone un viaggio attraverso il BelPaese, tra opere d’arte e personaggi che hanno fatto grande la nostra storia, città, momenti di costume e accompagnati da musica italiana. Uno show inconsueto che, allo stesso tempo, emoziona e diverte dove lo spettatore diviene protagonista di un viaggio nel BelPaese dal Duomo di Milano, al Palio di Siena, alla terrazza del Commissario Montalbano fino la Fontana di Trevi con Marcello Mastroianni.

La Sand Art ela San Animation, rispettivamente pittura  e arte di animazione sono tecniche che, attraverso la manipolazione di granelli di sabbia e un uso particolare della luce, creano figure animate.  Le immagini sono proiettate su un grande schermo così da permettere allo spettatore di godere un’atmosfera avvolgente e suggestiva.

Eka usa solo le dita e i palmi delle mani per creare le immagini, le trasforma mutandole in altre forme. Subiscono una metamorfosi, in pochi attimi tutto si crea e si distrugge, ogni immagine è persa…..rimane solo nella memoria dello spettatore. Le dita di Eka danzano in armonia con la musica. La sabbia prende forma creando meravigliose storie. Con pochi movimenti della mano l’artista crea un’immagine, ma solo per un momento. Una volta che l’immagine appare pronta viene cancellata e una nuova ne viene creata. Le figure create si trasformano di continuo, evolvono, scompaiono e riappaiono.

 

“Ho scritto italia sula sabbia” -DOVE, COME E A QUANTO

Milano – Teatro Delfino
Da mercoledì 18 a domenica 22 ottobre e da giovedì 26 a domenica 29 ottobre 2017
Feriali ore 21:00 – domenica ore 16:00

Biglietti: 20 euro