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Il Parco Nazionale Słowiński: dove il deserto incontra il mare

In queste terre nella Polonia del Nord ci si perde tra dune del Parco Nazionale Słowiński che si spostano come continenti alla deriva, tra foreste di betulle e  spiagge dove le uniche impronte sulla sabbia sono quelle degli uccelli migratori.  Il Baltico polacco conquista con la natura allo stesso tempo selvaggia e sofisticata con l’eredità storica della Belle Époque di Sopot Beach.

Il Parco Nazionale di Slowinski, regno delle dune migranti e dei villaggi fantasma Nel cuore della Pomerania, dove la terra finisce e inizia il Baltico, nel Parco Nazionale Słowiński la natura ha compiuto un miracolo geologico che sfida ogni aspettativa. Le dune, per così dire, respirano con il vento, spostandosi verso l’entroterra e muovendosi velocemente, fino a dieci metri all’anno, e creano un paesaggio unico che ricorda il Sahara del Nord. Camminare su questi giganti dorati è come trovarsi su un altro pianeta, dove l’orizzonte si perde tra sabbia e cielo.

A circa cento chilometri da Danzica, il Parco Nazionale di Słowiński con le sue dune a ridosso del Mar Baltico rappresenta un fenomeno unico in Europa tanto da essere stato inserito nelle Riserve della Biosfera dall’Unesco. Il Parco Nazionale di Slowinski è uno dei due parchi costieri esistenti in Polonia, ed è stato creato per proteggere il sistema di laghi costieri (come il lago di Lebsko, di acqua dolce, che è il terzo per grandezza della Polonia), paludi, prati, boschi costieri e foreste nella loro naturale bellezza ma, soprattutto, per mantenere un cordone litoraneo di dune mobili unico in Europa. Qui vivono oltre 250 specie di uccelli, comprese aquile di mare e cicogne nere, rendendo il posto un paradiso per i birdwatcher.

Nel corso del tempo le dune del Parco Nazionale di Słowiński, vere e proprie montagne di sabbia, alcune delle quali raggiungono i 44 metri di altezza, hanno inghiottito antichi insediamenti come il villaggio di Stara Chusta o di Laczki. I loro abitanti dovettero abbandonare case, chiese e cimiteri, trasformando questi luoghi in fantasmi del passato che ogni tanto riemergono quando il vento cambia direzione. La leggenda racconta di campanili che spuntano dalla sabbia nelle notti di tempesta e di voci che chiamano dai villaggi sepolti. Il Museo del villaggio di Kluki ricostruisce la vita dei pescatori locali prima che le dune mobili inghiottissero i loro villaggi. È una storia affascinante di comunità che per secoli hanno convissuto con questo paesaggio in movimento.

Il momento perfetto per visitare il Parco Nazionale di Słowiński è l’estate, quando il sole tramonta dopo le 21 e sorge prima delle 4. Queste notti bianche, chiamate dai locali “białe noce”, creano un’atmosfera magica. La luce crepuscolare che dura ore trasforma le dune in cattedrali dorate, mentre il mare assume riflessi violacei che sembrano dipinti. È il momento perfetto per l’esperienza più intensa: una notte in tenda sulle dune del Słowiński, dove il silenzio è totale e l’unico suono è il respiro del vento sulla sabbia.

La porta d’accesso al paradiso selvaggio a Leba Łeba è il punto di partenza ideale per esplorare il parco e una località balneare da scoprire. Questo piccolo borgo di pescatori è incastonato tra ai due laghi costieri, separati a loro volta dal Mar Baltico da una stretta fascia costiera di boschi e dune. Da qui partono i trenini elettrici che portano direttamente alle dune.

La spiaggia di Łeba si estende per chilometri, orlata da dune che evidenziano la bellezza primitiva e incontaminata della località. L’acqua del Baltico qui è sorprendentemente pulita e in estate raggiunge temperature che sfiorano i 20°C, perfette per un bagno rigenerante dopo l’escursione tra le dune. La zona balneare più popolare si trova vicino al centro di Łeba, con servizi, ombrelloni e beach bar. Ma non mancano le spiagge selvagge del parco nazionale, accessibili solo a piedi, dove si può nuotare in completa solitudine con le dune alle spalle e l’infinito del Baltico davanti.

Tre spiagge dove fare il bagno nel Parco Słowiński sono

  • Spiaggia di Smołdziński Las: raggiungibile con una camminata di 30 minuti attraverso la foresta, offre un’esperienza selvaggia unica
  • Spiaggia delle Dune: accessibile dal trenino turistico, permette di combinare bagno e trekking sulle dune mobili
  • Czołpino Beach: vicino al faro storico, ideale per chi cerca atmosfere romantiche al tramonto

Il mosaico delle spiagge baltiche: storie e leggende Ma la Polonia baltica non è solo Słowiński. La costa si snoda per 770 chilometri, offrendo una varietà di paesaggi che va dalle scogliere di gesso alle interminabili distese sabbiose, ognuna con le proprie storie millenarie.

Sono almeno tre le tappe da non perdere in un tour della Polonia baltica.
-Sopot: la Regina del BalticoConosciuta per le sue terme e il molo in legno più lungo d’Europa, Sopot rappresenta l’anima glamour del Baltico polacco. Qui negli Anni ‘20 del secolo scorso, si ritrovava l’alta società europea che fuggiva dalla frenesia di Berlino e Varsavia o dalla stessa Danzica che dista appena una decina di chilometri.
Il molo di legno di 515 metri si protende verso il mare come un dito puntato verso l’infinito. La leggenda racconta che fu costruito seguendo un sogno ricorrente del sindaco del 1901, che vedeva una passerella dorata estendersi fino all’orizzonte. Ogni alba, quando la nebbia si alza dal Baltico, il molo sembra davvero svanire nell’infinito, come nella visione originale. La famosa “Casa Storta” (Krzywy Domek), completata nel 2004, sembra uscita invece da un racconto di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma in realtà è ispirata alle illustrazioni fiabesche del polacco Jan Marcin Szancer.

-Kołobrzeg  e il sale della vita Kołobrzeg è la capitale polacca del benessere termale, dove le acque salmastre del Baltico si mescolano con quelle curative delle sorgenti locali. Ma la storia di questa città è scritta nel sale: fu qui che nel 1000 d.C. Boleslao il Coraggioso fondò uno dei primi vescovadi polacchi, scegliendo questo luogo perché le saline erano considerate benedette

-Ustka: il porto delle anime Ustka conserva l’anima autentica dei villaggi di pescatori, con le sue case colorate che si riflettono nelle acque del porto. Al tramonto, quando i pescherecci rientrano carichi di aringhe e merluzzi, il tempo sembra fermarsi.
Da non perdere un’uscita di pesca con i locali (partenza alle 4 del mattino) che oltre a insegnare le tecniche tradizionali, condividono anche i canti che i pescatori intonano per “chiamare” il pesce. Al rientro, la colazione a base di pesce appena pescato, cucinato direttamente sulla banchina, è un’esperienza che vale il viaggio.

I trekking che cambiano la vita: percorsi tra sabbia e storia Il Parco Słowiński offre alcuni dei trekking più spettacolari dell’Europa settentrionale, dove ogni passo racconta una storia millenaria scritta dal vento.
Trekking delle Dune Mobili (Ruchome Wydmy) – 4 km, 2 ore Il percorso più iconico inizia da Łeba e porta nel cuore di questo deserto. Il sentiero attraversa prima una foresta di pini marittimi, poi emerge improvvisamente sulle dune. Il panorama che si apre è unico: un mare di sabbia che ondeggia fino all’orizzonte, interrotto solo dal blu cobalto del Baltico. Durante la camminata, guide esperte raccontano delle comunità sepolte e mostrano i resti archeologici che emergono dalla sabbia. In alcuni punti, quando il vento scopre gli strati più antichi, si possono vedere frammenti di ceramica e utensili dei villaggi scomparsi.

Sentiero del Lago Łebsko – 8 km, 3 ore Questo percorso circonda il terzo lago d’acqua dolce più grande della Polonia. Il sentiero alterna zone umide, dove nidificano oltre 250 specie di uccelli, a foreste di betulle che in autunno si accendono di colori impossibili. Dal punto panoramico sulla Torre di Osservazione si abbraccia con lo sguardo tutto l’ecosistema del parco: laghi, torbiere, dune e mare in un unico colpo d’occhio che toglie il fiato. Qui, all’alba, è possibile avvistare le aquile di mare mentre pescano e le cicogne nere che costruiscono i loro nidi sui tronchi morti.

Percorso dei Fari Storici – 12 km, 4 ore Da Smołdziński Las a Czołpino, questo trekking costeggia la spiaggia selvaggia e raggiunge due fari che da secoli guidano i marinai del Baltico. Il faro di Czołpino, alto 25 metri, offre una vista panoramica che nelle giornate limpide spazia fino alle coste svedesi. Durante la camminata si incontrano bunker della Seconda Guerra Mondiale semi-sepolti nella sabbia, testimoni silenziosi della storia recente.

Sentiero delle Orchidee Rare – 6 km, 2,5 ore Nelle torbiere del parco crescono specie botaniche uniche, tra cui orchidee selvatiche e piante carnivore. Questo sentiero, percorribile solo con guide specializzate da maggio a luglio, attraversa ecosistemi palustri dove il tempo sembra essersi fermato all’era glaciale.

Oltre il trekking Sono numerose le attività che possono essere godute nel Parco Słowiński. Eccone alcune.
Osservazione degli uccelli migratori (maggio-settembre) Gli appassionati di birdwatching trovano qui un paradiso: tra maggio e settembre, le migrazioni trasformano i cieli in autostrade alate. Le cicogne nere, simbolo della Polonia selvaggia, nidificano nelle foreste circostanti.
Il parco è sulla rotta migratoria principale dell’Europa settentrionale. All’alba, dai capanni di osservazione sui laghi Łebsko e Gardno, si assiste a uno spettacolo naturale unico: migliaia di uccelli che attraversano il cielo in formazioni perfette. Le guide ornitologiche identificano specie rare come l’aquila di mare dalla coda bianca e la cicogna nera.

Navigazione sui laghi segreti Noleggiando un kayak a Kluki, si può esplorare il labirinto di canali che collegano i laghi Łebsko e Gardno. Pagaiando silenziosamente tra canneti e ninfee, si scoprono isolette dove nidificano specie protette e si possono raggiungere antichi cimiteri vichinghi nascosti nella vegetazione.

Safari fotografico notturno Durante le notti estive, guide specializzate organizzano escursioni notturne per fotografare la fauna selvatica. Con l’ausilio di attrezzature a infrarossi, si possono osservare cinghiali, cervi e volpi nel loro habitat naturale, mentre le dune sotto la luna piena sembrano un paesaggio alieno.

Raccolta dell’ambra baltica Dopo le tempeste estive, le spiagge del parco si trasformano in miniere a cielo aperto di ambra.

Dove dormire: alloggi che fanno la differenza Le opzioni di alloggio rispecchiano la doppia anima del Baltico polacco, sofisticata e selvaggia. A Sopot, gli hotel di lusso lungo la spiaggia offrono spa con vista mare e ristoranti stellati. A Łeba, invece, dominano i piccoli pensionati familiari e i campeggi immersi nella pineta e a ridossi del Parco Słowiński. Dormire in una delle casette di legno tra i pini, addormentandosi con il suono delle onde, è un’esperienza che riconcilia con la natura.
Ecco Alcune soluzioni per esplorare il Baltico Polacco e il Parco Słowiński.

Łeba Hotel & Spa – Il luxury sul Baltico Situato a soli cento metri dalla spiaggia sabbiosa di Łeba, questo hotel 3 stelle superior rappresenta il perfetto equilibrio tra comfort moderno e atmosfera baltica. Le suite con vista mare offrono panorami emozionanti sulle dune e il centro benessere con trattamenti all’ambra baltica è l’ideale dopo una giornata di trekking. Il ristorante propone una cucina raffinata basata sul pesce fresco del Baltico.

Zamek Nowęcin– In questo castello medievale circondato dalle foreste del parco nazionale e convertito in hotel boutique le camere sono arredate con mobili d’epoca e ogni suite ha una storia da raccontare. La torre panoramica offre viste spettacolari sui laghi e sulle dune, mentre il ristorante del castello propone cene a lume di candela con piatti della tradizione pomeriana.

Dune Resort Łeba – Situato in una zona protetta a 250 metri dal Parco Nazionale Słowiński, questo resort eco-friendly offre appartamenti e camere con vista sulle dune. La struttura è costruita interamente in legno locale e utilizza energie rinnovabili. Il resort è tra gli alloggi più vicini all’ingresso del parco, permettendo di raggiungere le dune con una passeggiata di dieci minuti attraverso la pineta. Il resort organizza escursioni guidate notturne per osservare le stelle nel cielo più buio della Polonia.

Pensjonat Angela Leba – Questa struttura a conduzione familiare offre l’autentica ospitalità polacca. Le camere sono semplici ma curate, con balconi che si affacciano sul giardino interno. La colazione include specialità locali come il pane nero di segale e le confetture di frutti di bosco. Angela, la proprietaria, è una guida naturalistica esperta e organizza escursioni private nel parco condividendo leggende e segreti tramandati di generazione in generazione.

Camp Classic Smołdziński Las – Situato a Smołdziński Las, questo campeggio glamping rappresenta l’opzione più autentica. Le tende safari e le casette di legno sono immerse nella foresta a due passi dalla spiaggia selvaggia. Il camping organizza falò serali dove si raccontano le leggende dei villaggi sepolti dalle dune.

Come raggiungere il Baltico polacco Dall’Italia, il modo migliore per arrivare in Polonia è in volo.  Una volta arrivati, il treno è un valido, ecologico ed economico mezzo di trasporto per spostarsi lungo la costa. Le connessioni sono frequenti e puntuali.
In particolare da Danzica i treni regionali portano a Łeba in circa due ore. E prima di prendere il treno per il Baltico, vale la pena perdersi tra i vicoli medievali della Città Vecchia di Danzica, Danzica, visitare i cantieri navali che hanno fatto la storia (qui nacque Solidarność) e assaggiare l’ambra liquida nelle distillerie di vodka locali.




La Coruña: la sentinella dell’Atlantico che strega i viaggiatori

Destinazione Galizia, nella Spagna del Nord Ovest dove La Coruña con il suo patrimonio storico, le spiagge atlantiche e numerose manifestazioni, propone una fuga ideale per chi cerca un rifugio al caldo di agosto. In questa città costiera la temperatura raramente supera, anche in piena estate, i 25 gradi Celsius.

La posizione strategica della città, affacciata sull’Oceano Atlantico e poche decine di chilometri da Santiago di Compostela (e dal suo aeroporto che è collegato con la città costiere da corse su base oraria), la rende una meta da scoprire per i viaggiatori di rientro dal cammino di Santiago e in cerca di relax, oltre che coloro che cercano un’alternativa alle più tradizionali destinazioni balneari a costi accessibili con un’offerta che spazia dalle strutture storiche e dagli hotel boutique ospitati in palazzi coloniali, ai design hotel contemporanei con terrazza con vista sull’Oceano fino a proposte nella campagna circostante.

Per il turista italiano abituato alle acque calme e cristalline del Mediterraneo, La Coruña rappresenta un viaggio di scoperta: onde potenti che si infrangono su spiagge urbane, l’architettura che racconta duemila anni di storia e un clima che rinfresca l’anima senza mai stancare il corpo. È la destinazione perfetta per chi cerca l’autenticità, lontana da cliché. Qui la cultura si respira nell’aria salmastra, la gastronomia esalta i sapori atlantici e ogni pietra sussurra leggende millenarie.

Tra storia e mito La magia di La Coruña nasce dalle sue leggende, storie che si intrecciano tra realtà storica e immaginazione popolare fino ad avvolgere l’intera città. Secondo un mito l’origine della città marina si deve a Ercole che ordinò la costruzione di una torre (non a caso il faro romano prende il nome di Torre di Ercole) nel punto in cui aveva seppellito la testa del gigante tiranno Gerione, ucciso dall’eroe greco dopo tre giorni e tre notti di battaglia.

Più recentemente ad entrare nel mito de La Coruña è stata una donna gallega, María Pita che nel 1589 salvò la città dall’invasione inglese. La storia narra che quando nel 1589 le truppe di Francis Drake assaltarono le mura della città, nel tentativo di sfruttare la vulnerabilità della Spagna dopo la disfatta della Grna Armada, María Pita invece di fuggire, afferrò la lancia del consorte e uccise il fratello dello stesso Drake, incitando al contempo la popolazione a difendere la città al grido di “Chi ha onore, mi segua!”. Grazie al coraggio di María Pita, nonostante la disparità numerica, La Coruña era salva e gli inglesi furono costretti alla ritirata. Oggi a Plaza María Pita (la Plaza Mayor) un monumento ricorda e commemora l’eroina a cui è dedicato anche un omonimo museo in città.  La pizza è considerata l’epicentro di La Coruña e il suo cuore simbolico.

Il patrimonio storico: dove Roma incontra l’Atlantico Il centro storico, conosciuto come Ciudad Vieja, racconta secoli di storia marittima attraverso strade lastricate, edifici coloniali e chiese romaniche. A colpire sono i balconi vetrati, le galerías, nati dall’esigenza pratica di proteggersi dal vento atlantico e che ancora oggi crano riflessi e giochi di luce che rendono La Coruña unica nel panorama urbano europeo.

A La Coruña  a rubare la scena è però la La Torre di Ercole, patrimonio Unesco dal 2009, simbolo della città e attrazione imprescindibile per i visitatori: è l’unico faro romano in funzione al mondo, ma è anche il più antico e il terzo più alto della Spagna. Il faro si erge per 55 metri sulla costa occidentale offrendo una vista panoramica che abbraccia la città e l’Oceano Atlantico a tutti coloro che risalgono i 234 gradini. Una passeggiata verso sera, quando il tramonto trasforma l’Oceano in una tavolozza di colori, è ancora più emozionante.

Da non perdere una visita al Castello di San Antón, fortezza del XVI secolo costruita su un’isola artificiale collegata alla terraferma, ospita il museo archeologico della città con reperti che testimoniano la presenza celtica, romana e medievale nella regione.

Il Museo Domus, progettato dall’architetto giapponese Arata Isozaki, rappresenta un capolavoro di architettura contemporanea dedicato alla divulgazione scientifica. L’edificio, che ricorda una vela gonfiata dal vento atlantico, ospita esposizioni interattive sull’evoluzione umana e sulla biologia, trasformando l’apprendimento in un’esperienza coinvolgente per visitatori di tutte le età.
L’Acquario Finisterrae, situata sulla costa, permette infine ai visitatori di osservare la fauna marina locale in ambienti ricostruiti che simulano gli habitat naturali dell’Oceano Atlantico, dalle pozze di marea alle profondità abissali.

Le spiagge urbane e il litorale selvaggio Ma un viaggio a La Coruña non può prescindere dal relax in spiaggia, a iniziare da quelle di sabbia dorata di Orzán e Riazor, facilmente raggiungibili dal centro storico. La qualità delle acque, certificata dalla Bandiera Blu europea, garantisce balneabilità e pulizia nonostante la posizione centrale.

La caratteristica più sorprendente per il turista italiano abituato al Mediterraneo è la potenza delle onde atlantiche, che creano uno spettacolo naturale continuo e offrono possibilità di surf anche nel centro cittadino. Le mareggiate atlantiche trasformano il lungomare in un teatro naturale dove l’Oceano mostra tutta la sua forza primordiale.

Il litorale che circonda La Coruña offre alternative più selvagge per chi cerca spiagge meno frequentate. La Playa de Santa Cristina, raggiungibile con una breve escursione, si presenta come un anfiteatro naturale circondato da scogliere e pinete atlantiche. La Playa de Bastiagueiro mantiene un carattere più rurale, frequentata principalmente da pescatori e surfisti locali.

Le pozze di marea, che si formano durante la bassa marea sulle scogliere costiere, offrono un ecosistema in miniatura dove osservare stelle marine, anemoni, granchi e piccoli pesci che rimangono intrappolati tra le rocce. Questi acquari naturali costituiscono un’attrazione particolare per i bambini e per chi ama l’osservazione naturalistica.

L’Oceano Atlantico trasforma La Coruña in una palestra naturale per gli amanti degli sport acquatici: dal surf tradizionale al windsurf, dal sea kayak alla vela fino al il kitesurf e alla vela.

Percorsi a piedi: la costa selvaggia a portata di scarpe La costa di La Coruña si presta magnificamente a lunghe passeggiate: scogliere a picco sull’oceano, piccole insenature sabbiose, faraglioni battuti dalle onde e fari solitari che punteggiano la costa come sentinelle del mare. Il Cammino Inglese, una delle varianti del Cammino di Santiago, attraversa la città collegandola al centro di pellegrinaggio e rappresenta un’opportunità unica per vivere l’esperienza del cammino senza rinunciare ai comfort urbani.

Il Paseo Marítimo costituisce il percorso costiero più suggestivo, sviluppandosi per oltre dieci chilometri lungo la costa occidentale della città. Il percorso inizia dal porto commerciale, attraversa il centro storico, costeggia le spiagge urbane di Orzán e Riazor e raggiunge la Torre di Ercole, offrendo continui cambi di prospettiva sull’oceano e sulla città.

Il Monte San Pedro rappresenta la destinazione ideale per chi cerca panorami unici. La collina, raggiungibile a piedi attraverso sentieri che si inerpicano tra la vegetazione atlantica, offre punti di osservazione che permettono di abbracciare con lo sguardo l”ntera estensione urbana e la conformazione geologica della costa galiziana.

Percorsi in bicicletta: pedalare tra oceano e storia La conformazione territoriale di La Coruña, il sistema di piste ciclabili che uniscono il centro della citta alla costa e il clima atlantico favoriscono l’esplorazione del territorio su due ruote, offrendo percorsi adatti a ciclisti di diversa esperienza.

Il Carril-Bici del lungomare rappresenta il percorso ciclabile più spettacolare, sviluppandosi parallelamente alla costa per diversi chilometri. Il tracciato offre continue vedute sull’Oceano Atlantico e permette di raggiungere facilmente tutti i principali punti di interesse turistico della città, dalla Torre di Ercole ai musei contemporanei.

I percorsi extra-urbani conducono attraverso la campagna galiziana verso i comuni costieri limitrofi, permettendo poi la scoperta di paesi di pescatori, spiagge selvagge e panorami che si perdono all’orizzonte atlantico.

Escursioni fotografiche, osservazioni astronomiche e pesca  Si può approfittare di un viaggio a La Coruña anche per partecipare alle escursioni fotografiche organizzate da professionisti locali che permettono di catturare i momenti più suggestivi della luce atlantica, dai tramonti sulla Torre di Ercole alle albe sulle spiagge urbane. La qualità della luce galiziana, filtrata dall’umidità atlantica, crea condizioni fotografiche uniche che cambiano continuamente durante la giornata.

Da non perdere anche le escursioni notturne organizzate combinano osservazione astronomica e scoperta naturalistica della costa, offrendo esperienze che rimangono impresse nella memoria.

La pesca sportiva dall’imbarcazione o dalla costa rocciosa attrae infine appassionati che trovano nell’Atlantico galiziano acque ricche di varietà ittiche. Le guide locali organizzano uscite che combinano pesca, osservazione marina e degustazione del pescato preparato secondo ricette tradizionali.

Eventi e manifestazioni estive 2025 L’estate 2025 presenta un calendario ricco di manifestazioni culturali e festival. Le Festas de María Pita si svolgono durante tutto il mese di agosto (dal 1° al 25 agosto con una programmazione quasi quotidiana), celebrando l’eroina locale con concerti, fuochi d’artificio e eventi culturali distribuiti su tutta la città e trasformando il centro storico in un palcoscenico a cielo aperto. Da non perdere il 15 agosto i fuochi d’artificio sulla baia a ricordo della Battaglia Navale.

Dal 6 al 19 agosto si festeggia il 40° anniversario del Certamen de Habaneras, mentre il 20 agosto inizierà la Semana Clàsica con un concerto del cantautore Pedro Guerra.

Numerose anche le manifestazioni che celebrano la cultura: La Feria del Libro (dal 1° al 10 agosto), La Feria del Libro Antiguo (dal 15 al 31 agosto) , La Feria Mostrart (dal 1° al 31 agosto) e la Viñetas  desde o Atlàntico (11-19 agosto).

Dal 6 al 10 agosto ad andare in scena sono i concerti del Festival Noroeste.

Il Festival de la Luz de Boimorto (A Coruña) combina musica, gastronomia e attività per tutta la famiglia dal 29 al 31 agosto. Attesi oltre 60 artisti.  Creato dalla cantante Luz Casal, il festival benefico si svolge nella sua città natale e destina i profitti a cause solidali.

La gastronomia: sapori atlantici che conquistano il palato La cucina galiziana rappresenta una delle sorprese più piacevoli per il turista italiano, offrendo una tradizione gastronomica che esalta i prodotti dell’Oceano Atlantico con preparazioni che rivelano influenze celtiche e marinare. Il polpo alla galiziana, servito su piatti di legno con paprika dolce, olio d’oliva e sale grosso, costituisce il piatto simbolo di una cucina che trasforma la semplicità in eccellenza.

I frutti di mare raggiungono livelli di eccellenza: le vongole di Carril, le cozze di Vilanova de Arousa, i percebes (anatife) raccolti sulle scogliere atlantiche rappresentano delicatezze che i ristoranti locali preparano rispettando ricette tramandate da generazioni di pescatori.

I mercati alimentari della città, come il mercado de San Agustín, offrono un’esperienza sensoriale completa con banchi che espongono pesci appena pescati, molluschi, formaggi stagionati nelle grotte montane e verdure coltivate nell’entroterra della Galizia.

I vini della Denominazione di Origine Rías Baixas, in particolare gli Albariño, rappresentano l’accompagnamento ideale per i piatti di pesce. Questi vini bianchi, caratterizzati da una mineralità che riflette la vicinanza all’oceano, offrono acidità e freschezza che si sposano magnificamente con la cucina locale.




Week end di inzio estate a Siviglia

Raggiungere Siviglia, nel cuore dell’Andalusia, per un lungo week end di iniziò estate è facile. Su Siviglia fanno rotta anche le principali linee low cost. Difficile è tornare a casa. A Siviglia si rimane incantati dall’arte mudéjar, che combina elementi di origine musulmana ed europea, dal lento scorrere del Guadalquivir, dal profumo dei gelsomini e dalla chitarra flamenca che risuona per le vie di Triana e non solo. Un fascino che ha reso Siviglia scenario ideale dove ambientare innumerevoli (oltre cento!) opere teatrali e liriche: da Carmen a Figaro fino a Don Giovanni. Un’eredità raccolta dalla Associazione dei Palazzi di Siviglia (Casa Dueñas, Casa Salinas e La Santa Caridad) che propone spettacoli all’interno di residenze storiche.

Siviglia è una città a da scoprire a piedi, in carrozza e persino in barca. La città andalusa è dominata dalla Giralda, antico minareto divenuto poi la torre campanaria della Cattedrale dalla cui cima si gode della vista sul Real Alcázar, complesso di palazzi reali arabi e giardini, sul labirinto di vicoli del quartiere di Santa Cruz, sulla Torre dell’Oro affacciata sul Guadalquivir e sulle piazze circondate da aranci.  Siviglia si vive nelle strade e nei grandi spazi aperti come l’enorme Plaza de España, costruita per l’esposizione latinoamericana del 1929 e circondata da panchine decorate con ceramiche rappresentati tutte le province spagnole,  Plaza de America costruita nello stesso periodo così come il Parco María Luisa o l’innovativa struttura nota come Setas de Sevilla.

Per vivere l’atmosfera di Siviglia più autentica l’ideale è concedersi un giro per tapas nel centro storico in particolare nelle aree di Alameda, Macarena, Nervión, Los Remedios o Triana. Il “pescaíto” marinato o i “montaditos”, un piccolo panino che avvolge un’ampia varietà di farciture sono perfetti se accompagnati un bicchiere di “manzanilla” (vino bianco, anche se letteralmente si traduce come camomilla)

 
Estate a Siviglia

A Siviglia, la tradizione non passa mai di moda. Dagli spettacoli di flamenco e la musica della chitarra spagnola alle ceramiche e oggetti artigianali tipici. in particolare i laboratori artigianali così come i   “tablaos” (locali) e le peñas (associazioni) di flamenco costellano le vie di Triana, il quartiere che si raggiunge percorrendo dal centro della città il Ponte Isabella II. Una fotografia scattata da qui, con calle Betis da un lato e la Giralda dall’altro, rappresenta uno degli scenari più iconici di Siviglia.

E proprio all’arte flamenca, dichiarata patrimonio Unesco,  è protagonista a settembre della Biennale di Flamenco, un evento che si svolge ogni due anni dal 1980, mentre negli anni dispari, dal 2015, tiene l’evento Settembre è flamenco. Si tratta di un’iniziativa che prevede un concorso di flamenco con diversi spettacoli sia di canto che di danza, oltre a prevedere attività parallele , come corsi, conferenze, incontri o seminari.




Kew Gardens, un eden per una piccola fuga dal centro di Londra

In venti minuti di metropolitana District Line dal cuore di Londra si arriva a Kew Gardens, un paradiso terrestre dove rifugiarsi quando i troppi turisti in giro per la City diventano insostenibili. Questi giardini botanici, Royal Botanic Gardens, offrono infatti un’occasione unica per un viaggio tra storia, scienza e natura. I giardini botanici di Kew Gardens, dichiarati patrimonio Unesco dal 2003, con le oltre 50mila piante specie diverse su 132 ettari, che rappresentano una culla di biodiversità, oltre a essere un luogo di scoperta e di relax per chi visita Londra. Ogni stagione porta con sé colori e novità in questi giardini a un chilometro dal centro di Richmond. Ma le fioriture estive e il verde degli alberi secolari e dei prati rappresentano ancora di più una tentazione unica.

Programmare la visita a Kew Gardens L’ingresso a Kew Gardens, aperto in questa stagione dalle 10 alle 19 (20 nei fine settimana), costa fino a fine ottobre 25 sterline acquistando il singolo biglietto ai cancelli (11 sterline se si entra dopo le 16) e, se ci si innamora di questi giardini, si può considerare al termine della visita di pagare la differenza per l’annual pass (78 sterline con l’addebito diretto, 90 con la carta di credito). Non mancano pacchetti e pass per famiglie.  Gli accessi ai giardini botanici sono diversi sia in direzione Richmond (la porta di ingresso più vicina al distretto chic di Londra dista solo un chilometro dai giardini), sia in prossimità della metropolitana (fermata Kew Gardens) e del treno  (fermata Kew Bridge).

 

Palazzi Reali a Kew Gardebs
Kew Palace a Kew Gerdens Immagine su gentile concessione di RBG Kew
Crediti fotografici di RBG Kew

Kew Gardens, una storia Reale L’origine di Kew Gardens si deve a Lord Capel di Tewkesbury che, nel 18° secolo, crea un giardino esotico attorno a Kew House, demolita poi nel 1802.  Nel 1720 viene scelto come rifugio privato e domestico, lontano dai cerimoniali di corte, dalla famiglia reale. Nel 1759 la Principessa Augusta, madre di Giorgio III, espande i giardini grazie a piante in arrivo da ogni parte del mondo. Nel 1840 Kew Gardens è riconosciuto Orto Botanico Reale e viene aperto al pubblico. Kew Gardens ha quindi una lunga storia legata alla famiglia reale britannica che parte dalla Principessa Augusta, passa dalla Regina Charlotte e da Giorgio III che qui passa lunghi periodi di degenza, e arriva fino alle celebrazioni in famiglia tenutesi per la Regina Elisabetta. Kew Palace, costruito nel 1631 da un mercante fiammingo, Samuel Fortrey ed entrato nel perimetro di Kew Gardens, è accessibile con il biglietto di ingresso ai giardini botanici e offre uno spaccato sulla vita familiare di Giorgio III e della Regina Charlotte.  Storie reali riprese anche dalla saga di Bridgerton (non è un caso che in esposizione vi sia anche la parrucca indossata nella saga creata di Shonda Rhimes dalla Regina Charlotte). Qui si trovano anche il Queen’s Garden e le cucine reali. 

Estate a colori a Kew Gardens
L’estate a Kew Gardens si tinge dei colori delle ninfe-
Immagine su concessione di @ RBG Kew
PTC Credit line Zoe Stewart © RBG Kew

I tesori di Kew Gardens La giornata scorre fin troppo veloce a Kew Gardens tra l’esplorazione dei tesori botanici custoditi nelle serre (le più note, la Palm House e la Temperature House, risalgono a metà ‘800 così come la Waterlily House, mentre la Bosau House nel 1997, la Davies Exploration House nel 1949 e più recentemente sono state aperte nel 1987 la Princess of Wales Conservatory e nel 2006 la Davies Alpine House), i tanti giardini (da quello sulle rocce, al mediterraneo fino al giapponese), le piccole oasi a bordo lago  e la scoperta dell’immenso parco dove, tra piante secolari provenienti da ogni parte del mondo, si nascondono tempi, cottage, la Pagoda alta 50 metri con ben 80 draghi completata nel 1762 come regalo alla principessa Augusta e persino case giapponesi. Da non perdere la Treetop Walk Way una passeggiata tra gli alberi a 18 metri di altezza che offre una vista suggestiva sui giardini. All’orizzonte si intravedono i grattacieli e le cupole del centro di Londra che dista solo dieci chilometri da Kew Gardens ma sembra un altro pianeta.

 

Passeggiare in cima agli alberi a Kew Gardens
Tree Top Walk Way: a Kew Gardens si passeggia in cima agli alberi Immagine su concessione di RBG Kew
Crediti fotografici di RBG Kew

 

Relax sul prato o  all’Orangerie Innumerevoli i posti dove rilassarsi sull’erba (o sulle numerose panchine) e improvvisare un picnic, facendo attenzione che i numerosi scoiattoli, oltre a volpi, oche e anatre presenti nel parco botanico, non lo interpretino come un invito a pranzo. Non mancano in ogni caso le caffetterie dove fermarsi per una pausa golosa. All’Orangerie si pranza con una ventina di sterline.

 

Il bosco di bamboo a Kew Gardens Immagine su concessione
Credit RBG Kew

 

 

 




In Madagascar per fuggire dalla folla nell’estate 2025

Il Madagastar è uno dei viaggi controcorrente che potrebbe permettere di evitare le folle nell’estate 2025. Lo sostiene una ricerca di Evaneos legata all’indice overturism per costruire una  lista delle migliori destinazioni per evitare il turismo di massa durante la prossima estate.

Scegliere il Madagascar, terra di lemuri e balene, tartarughe e camaleonti, di foreste pluviali, baobab millenari anche di 30 metri sulla Route Nationale 8 e barriere coralline, per un viaggio nei prossimi mesi estivi significa intraprendere un viaggio fuori stagione alla scoperta di Paese multietnico dalla biodiversità unica. L’estate, infatti, corrisponde alla bassa stagione in Madagascar e rappresenta il momento perfetto per incontrare gli abitanti della capitale e immergersi nella vita quotidiana, lontano dalle rotte battute.

La varietà di paesaggi dell’Isola Rossa è unica tra giungle tropicali, i paesaggi lunari del Parco Nazionale dei Tsingy  (ovvero pinnacoli di rocce calcaree) de Bemahara e del Parco Nazionale dell’Isalo, canyon, cascate come quelle all’interno del Parco Nazionale della Montagna d’Ambra, piantagioni di tè e spiagge bianchissime come quella di  Tsarabanjina, Nosy Iranja e Nosy Ve o dell’isola di Nosy Be.  L’Isola al largo delle coste del Mozambico si è infatti separata molto presto dall’Africa sviluppando un proprio ambiente e specie endemiche. Non solo. Un mosaico di popoli hanno modellato una cultura frutto dell’incontro tra influenze africane, malesi, indonesiane e arabe.  L’ideale? Un viaggio tra terra e mare che permetta di non perdere l’esplorazione l’arcipelago delle Isole Radama, Riserva della Biosfera Unesco.




In Umbria per scoprire con tutti i sensi il cuore verde d’Italia

Un viaggio in Umbria nella bella stagione è un viaggio sensoriale nel cuore verde d’Italia tra festival, attività all’aria aperta, enogastronomia ed eventi grazie ai suoi paesaggi, alla vitalità culturale dei suoi borghi, all’intensità spirituale dei suoi cammini e ai sapori della tavola. Dalle grandi rassegne internazionali ai piccoli festival di comunità, dai percorsi a piedi, alle ciclovie, l’Umbria presenta un mosaico di opportunità che, da maggio in poi, permettono di scoprire questa regione con tutti e cinque i sensi.

Le attività nella natura  L’Umbria è  terra di natura straordinaria, come quella che abbraccia la Valnerina e la Cascata delle Marmore, la più alta cascata artificiale d’Europa. E poi via a Sellano, con il ponte tibetano: 517 metri sospesi a 175 metri d’altezza. innumerevoli le opportunità di cammini e sentieri tra cui spicca la novità del sentiero dei Templari sul Monte Cucco, un percorso ad anello di circa 120 chilometri per sette tappe (esiste anche una variante di 90 chilometri) che si snoda tra Umbria e Marche, nei territori segnati dalla presenza storica  dell’Ordine del Tempio.  L’itinerario attraversa borghi medievali, abbazie, eremi e sentieri boscosi, toccando luoghi suggestivi come Costacciaro, Pascelupo, Isola Fossara, Scheggia, Sigillo, Val di Ranco e l’eremo di Fonte Avellana. Al debutto anche Umbria Green Route, un anello ciclabile di circa 80 chilometri che unisce Orvieto,  Montecchio e Baschi.   Per chi cerca un momento di aggregazione alla scoperta di sapori, nei sabati di maggio si stanno tenendo i nuovi appuntamenti delle Pedalate & Buon Gusto. Tra borghi, ulivi e fattorie organizzati in collaborazione con Fiab Foligno Ambiente e Bicicletta, nei territori di produzione dell’olio e.v.o. Dop Umbria. Gli stessi torneranno anche dopo l’estate tra il 19 ottobre e il 16 novembre in occasione della nuova edizione di Frantoi Aperti. Tra gli appuntamenti sulle due ruote da non perdere ci sono poi la Spoleto Norcia in MTB fissata 7 settembre. e La Grande Pedalata lungo la Fascia Olivata Assisi-Spoleto”, in programma il 18 ottobre.

Gli eventi  La bella stagione in Umbria è ricca di appuntamenti. Il viaggio inizia dal Chroma Festival (5-8 giugno, Bastia Umbra), che inaugura la stagione con una lineup di artisti indie e alternative italiani e internazionali.  Si prosegue, 21 al 29 giugno, con il Moon in June sul Lago Trasimeno: concerti galleggianti tra cui l’atteso ritorno di Vinicio Capossela con Sirene. Sempre a giugno, dal 20 al 22, Montefalco ospita il Dancity Festival, tra i più originali nel panorama elettronico italiano. Poco distante, dal 26 giugno al 2 luglio, il Trasimeno Music Festival, sotto la direzione della pianista Angela Hewitt, propone  musica classica da camera  tra castelli, abbazie e sale storiche.
Il Festival dei Due Mondi di Spoleto, dal 27 giugno al 13 luglio, è uno dei grandi appuntamenti dell’estate italiana. Con oltre 700 artisti da 13 Paesi e più di 60 spettacoli tra danza, teatro, musica e arti visive, continua a essere un riferimento imprescindibile per le arti performative. Tra gli eventi clou, il 2 luglio, il Teatro Romano ospita il producer tedesco Ben Böhmer con un live immersivo che unisce introspezione e sperimentazione.  Dal 2 al 6 luglio, Perugia ospita L’Umbria che Spacca, 12° edizione del festival dedicata alla libertà. Sul palco, tra glialtri, Baustelle, Guè, Rose Villain, Gaia, Psicologi, Giuse The Lizia, Lucio Corsi.
A seguire, Umbria Jazz (11-20 luglio) porta le leggende della musica internazionale: tra i nomi in cartellone ci sono Joe Satriani e Steve Vai (16 luglio), Jacob Collier e Marcus Miller (17 luglio), Mika (19 luglio) e Lionel Richie (20 luglio). Il 12 e 13 luglio, a Gubbio invece ecco il Wonderlast Festival, con artisti come Rkomi e Clara.
Dal 22 al 27 luglio torna il Trasimeno Blues, festival itinerante che diffonde sonorità afroamericane nei borghi medievali e nei paesaggi più suggestivi del lago.  L’anima più  sperimentale dell’Umbria è all’Holydays Festival, dall’1 al 3 agosto a Scopoli, piccola frazione montana del folignate. Qui la bellezza della natura incontra ricerca sonora, tra musica garage americana e rock.
Dal 30 agosto al 7 settembre, Todi Festival riporta la città al centro della scena teatrale nazionale. La rassegna è dedicata alla nuova drammaturgia italiana e internazionale, alternando testi classici e prime assolute.
Chiude il viaggio il Festival del Medioevo (24-28 settembre, Gubbio) dedicato a Il viaggio. Pellegrini, viandanti, esploratori, per raccontare un Medioevo dinamico, fatto di migrazioni, missioni e scambi culturali.

Manifestazioni L’estate in Umbria è anche tempo per le manifestazioni storiche per un vero e proprio salto nel passato. A Foligno, la Giostra della Quintana (13-14 giugno) fa rivivere lo splendore barocco in una rievocazione tra le più spettacolari d’Europa. Bevagna accoglie il Mercato delle Gaite (18-29 giugno) con dieci giorni in cui il Medioevo torna a pulsare con botteghe, pergamene, torchi e pane cotto nei forni antichi. L’Infiorata di Spello (21-22 giugno) porta la bellezza effimera dei tappeti floreali in uno dei borghi più belli d’Italia. E poi spostandosi a Passignano sul Trasimeno, il Palio delle Barche è una corsa spettacolare tra le vie e le acque del borgo, che rievoca le contese tra le famiglie Oddi e Baglioni.

L’enogastronomia  L’Umbria si assapora inifne nelle ricette tramandate per generazioni e nei prodotti d’eccellenza dei territori. A Gubbio la crescia, o torta al testo o ciaccia, nasce da farina, acqua, lievito per accompagnare il friccò, stufato saporito di carni bianche. Il Trasimeno invece è terra di sapori con la fagiolina, legume etrusco salvato dall’oblio negli Anni ’90, la carpa in porchetta e lo zafferano tinge colline e cucine con il suo aroma antico. Nella Valnerina, il tartufo nero e il Tuber Aestivum raccontano i segreti dei boschi. Todi è terra di eccellenze: il Grechetto, già amato da Plinio il Vecchio, l’olio Dop della Fascia Olivata Assisi-Spoleto, la palomba alla ghiotta, i formaggi come il Serpollo al timo selvatico e il Gran Capra, stagionato per otto mesi.
Con la fine dell’estate apre a Perugia il progetto LAB, un polo esperienziale dedicato al cioccolato con fabbrica bean to bar, choco-shop, chocolate bar e spazi didattici dedicato a chi vuole scoprire i segreti del cioccolato.




Verde Slovenia

Il verde è il colore della Slovenia, ancora di più in primavera quando l’intero paese è in fiore. E per vivere a pieno il verde sloveno non mancano le attività nella natura e non solo tra le scalate in bici di Pogačar e Roglič (di nuovo alla partenza del Giro d’Italia), i percorsi in sella ai cavalli lipizzani, già noti e amati dalla casa imperiale asburgica e le escursioni nei boschi. Questa primavera tuttavia non mancano esperienze particolari per scoprire alcune declinazioni in verde della Slovenia davvero sorprendenti.

Il Verde-Oro della birra Laško La casa produttrice della Zlatorog (corno d’oro) celebra i suoi primi duecento anni in coincidenza con la 60° edizione del Festival della Birra e dei fiori (11-13 luglio 2025). Il Festiuval promette di trasformare Laško, città a  Nord di Lubiana, in una festa di fiori, musica, buon cibo e, naturalmente, birra Laško. La città è anche una nota destinazione termale con il Thermana Laško che propone, neanche a dirlo, bagni e massaggi alla birra.

Il Verde–Turchese del lago intermittente nel Carso Il lago di Ceknica, all’interno del Parco regionale Notranjska, è uno dei più grandi laghi effimeri (stagionali)  d’Europa che scompare ogni anno a causa della natura carsica del terreno su cui poggia il suo bacino idrico. La sua superficie può raggiungere i 38 chilometri quadrati con una profondità massima di dieci metri. Se d’inverno, spesso, ci si può pattinare e in primavera invece è possibile attraversarlo in barca, nella stagione estiva l’acqua può scomparire del tutto.

Il Verde–Viola della la fioritura dello zafferano a Velika Planina Per due settimane l’anno Velika Planina, letteralmente  grande pascolo, si ricopre di un manto viola in occasione dell’annuale fioritura dello zafferano.

 




Alla scoperta della biodiversità del Perù

L’Earth Day, celebrato il 22 aprile, riporta l’attenzione su destinazioni dove la biodiversità è protagonista come il Perù che vanta una sorprendente varietà di ecosistemi grazie a un territorio che si estende dall’Oceano Pacifico alle Ande fino alla Foresta Amazzonica.

Il Perù è sinonimo di natura ed è uno dei dieci paesi al mondo con maggiore biodiversità e risorse naturali:  246 aree naturali protette che includono 15 parchi nazionali, 18 riserve, 9 santuari nazionali e 4 santuari storici. Ospita oltre 1.800 varietà di uccelli e il 10% di rettili, mammiferi e pesci dell’intero pianeta, oltre a 3.500 specie di orchidea. Offre una straordinaria biodiversità, con paesaggi che spaziano dalle Ande alla foresta amazzonica, fino alle coste dell’oceano Pacifico. Dal Parco Nazionale di Huascarán (regione di Áncash) con le sue cime innevate, al lago Titicaca (Puno), il lago navigabile più alto al mondo, passando per la riserva di Tambopata (regione di Madre de Dios) e quella di Pacaya-Samiria (Loreto), la più grande del Paese che offre infiniti corsi d’acqua e zone umide, il Perù rappresenta una meta perfetta per il turismo naturalistico e per scoprire una fauna e una flora uniche al mondo.

Sulla costa nella regione di Ica, il Parco Nazionale di Paracas e le Isole Ballestas sono ricchi di uccelli marini, leoni marini e pinguini di Humboldt. Ica, molto vicina a Lima, è un’area prevalentemente desertica dove è possibile vivere ogni genere di esperienza. A cominciare dalla più popolare: gli amanti della natura e dell’ornitologia possono imbarcarsi per le isole Ballestas e il parco nazionale di Paracas. Gli avventurieri possono esplorare l’oasi del deserto di Huacachina o sorvolare le Linee di Nasca, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Le linee di Nasca non sono altro che geoglifi tracciati sulla superficie del deserto formati da una linea continua, che misurano fino a 300 metri di lunghezza e i cui messaggi rimangono tutt’oggi un mistero irrisolto. Dal cielo si possono distinguere chiaramente il Colibrì, la Scimmia, l’Uccello Fragata, l’Uccello Gigante e il Ragno. E ancora a sud di Lima nella Riserva Nazionale di Paracas, che deve il proprio nome alle tormente di sabbia o “paracas” molto frequenti nella zona, vivono in armonia leoni marini, pinguini di Humboldt, fenicotteri ed altre specie protette. Trovandosi a solcare il mare in direzione delle Isole Ballestas, sulle cui spiagge vivono migliaia di leoni marini, è possibile osservare chiaramente un enorme geoglifo di origine incerta denominato Il Candelabro. E ancora, ci si può divertire prenotando un tour in 4×4 sulle dune o organizzando un picnic di lusso sotto le stelle nel deserto. Da non perdere a Ica, definita la città del sole eterno, anche un tour presso le cantine vinicole della zona.

Sulle Ande peruviane, nella valle dell’Urubamba, il Machu Picchu e l’omonima montagna su cui sorge è rinomato anche per la sua ricchezza di biodiversità con oltre 400 specie di orchidee, oltre a bromelie, felci e alberi. La sacra città nel cuore delle Ande peruviane è uno dei maggiori simboli dell’impressionante architettura e ingegneria dell’Impero Inca. Questa cittadella è formata da templi, palazzi, terrazze, monumenti, complessi e muraglie; oltre a canali d’acqua, edificati con grandi blocchi di pietra. Machupicchu è collegata a diversi siti archeologici attraverso la rete Qhapaq Ñan e qui si trovano 5 percorsi di trekking del Sentiero Inka. Lo scorso 27 giugno, inoltre, in occasione del 17° anniversario della sua nomina ad una delleSette Meraviglie del Mondo Moderno, il Santuario Storico di Machu Picchu è stato nuovamente riconosciuto una “Destinazione Carbon Neutral”. 


Arequipa è un altro punto di interesse, soprattutto per il condor andino che si trova principalmente su queste montagne. Questa regione interna offre una vasta gamma di ecosistemi, dalle calde coste dell’oceano Pacifico alle alte cime delle Ande, creando una grande diversità di habitat, tra cui deserti, valli, canyon, boschi secchi, zone umide e montagne. La Regione di Arequipa a sud del paese, che si estende dalle Ande alla costa, è celebre per lo sconfinato Canyon del Colca, il secondo più profondo al mondo, ma anche per lo splendore della Città Bianca, costellata da attrazioni culturali uniche. La città di Arequipa regala un paesaggio architettonico tanto unico quanto impressionante, in cui la protagonista è la pietra sillar, una roccia chiara di origine vulcanica. L’itinerario del Sillar, consente di assistere all’intero processo di estrazione e di intaglio del minerale. Il percorso comprende la visita alle cave di Añashuayco, Cortadores e Culebrillas, situate alle porte della città. Tra i luoghi più visitati è il Sillar Rosado, un canyon che, grazie alla particolare combinazione di sabbia, roccia, sillar e gli effetti della luce solare, riflette nelle sue strutture un particolare colore rosa. Lungo il percorso Arequipa – Yura, invece, a circa un’ora e mezza da Arequipa, si trova la spettacolare Riserva Nazionale di Salinas e Aguada Blanca, un’area naturale di oltre 360.000 ettari che, nella parte sud-occidentale, è custodita dai vulcani Ubinas, Pichupichu, Misti e Chachani mentre, a nord, si affaccia sulle cime innevate Chuccura e Huarancante. Inizialmente concepito come luogo per la protezione delle vigogne, oggi la Riserva ospita 37 specie di mammiferi, tra cui lama, alpaca, ma anche puma o rare volpi andine, 158 specie di uccelli e numerose altre varietà animali, facendone un territorio ideale per l’avvistamento della flora e della fauna tipiche della Regione. Infine, a 163 km dalla città di Arequipa e vicino al villaggio di La Candelaria, è possibile ammirare il Complesso Archeologico di Toro Muerto, uno dei siti con la più grande quantità di arte rupestre del pianeta. I petroglifi di Toro Muerto, infatti, contengono circa 2600 blocchi incisi a basso rilievo con immagini geometriche, zoomorfe e antropomorfe. A soli undici chilometri dai petroglifi si trova anche il Parco Giurassico di Querullpa, dove nel 2002 sono state scoperte impronte di dinosauri e fossili di pesci. Nelle vicinanze si estende il fiume Majes, costellato da diverse cantine di vino e pisco, dove è possibile effettuare visite guidate e degustare l’acquavite nazionale.

La regione di Lambayeque nel Perù settentrionale vanta la presenza della Riserva ecologica di Chaparrí, Wildlife Refuge di Laquipampa, nel bosco di Pomac e nello storico Santuario di Chaparrí. Questa zona del Perù  è stata la terra di grandi re che governarono il nord del paese tra il I e il VI secolo dopo Cristo, per cui l’area conserva numerosi resti archeologici di grande valore tra Sicán, Túcume e Chotuna. I reperti, uniti alle ricchezze naturali, offrono una proposta turistica sorprendente. Tra le bellezze culturali nell’area non si può non menzionare la tomba di uno degli uomini più potenti dell’antico Perù: i resti intatti del Signore di Sipán scoperti nella Huaca Rajada (piramide), considerato il più grande ritrovamento archeologico della storia peruviana. Meravigliosi gioielli d’oro, d’argento e turchesi, ornamenti per il petto e pendenti; preziose ceramiche e oggetti finemente lavorati, oggi conservati nel Museo delle Tombe dei Re. Merita una tappa  Túcume, un importante sito archeologico formato dai resti di molte piramidi, attorno a una struttura rocciosa conosciuta come la linea della collina. Si ritiene che il luogo sia stato occupato prima dalla cultura Lambayeque, tra il 1000 e il 1370 d.C., poi dai Chimú, tra il 1370 e il 1470, e infine dagli Incas, tra il 1470 e il 1532, poi arrivarono gli spagnoli. Il sito, chiamato dalla popolazione locale El Purgatorio o Huaca La Raya, è formato da decine di piramidi preispaniche di notevoli dimensioni, che ne fanno uno dei più grandi siti archeologici d’America.

 

 




Tutti i luoghi energetici del Renon

Il Renon, balcone panoramico sulle Dolomiti a 12 minuti di funivia dal centro di Bolzano, è un luogo ricco di energia naturale e spirituale. La sua conformazione geologica, la presenza di antiche tradizioni locali e la forte connessione con la natura ne fanno un punto di riferimento per coloro che cercano luoghi di pace, benessere e contatto con con l’ambiente circostante. Attraversato da una rete di sentieri che si snodano tra boschi, prati e rocce l’altopiano del Renon regala paesaggi unici e vibrazioni positive.
La bella stagione è il momento perfetto per andare alla scoperta di questi luoghi energetici. Ecco dove.

Le Piramidi di terra. Queste formazioni geologiche, costituite da torri di terra e pietra create dall’erosione e dal tempo, sono veri e propri monumenti naturali che, secondo alcune credenze, sono in grado di  stimolare la creatività e il benessere psicofisico. Sono tre le località sul Renon in cui possono essere ammirati questi bizzarri coni d’argilla alti fino a venti metri: Incantevoli anche i sentieri per raggiungerli, con punti panoramici e panchine per godersi la vista.

Le passeggiate, mindfulness e cultura. I sentieri che attraversano il Renon sono catalizzatori di energia molto amati da chiunque scelga di trascorrere qui un soggiorno di relax e benessere. Tra i percorsi più apprezzati ci sono la “Freud Promenade”, una passeggiata sulle tracce del celebre ospite del Renon che porta da Soprabolzano a Collalbo in quasi sei chilometri di percorso e la passeggiata che da Collalbo gira attorno al colle Fenn per una via storica, dove già sette secoli fa passavano imperatori, eserciti e commercianti in quanto collegava i paesi del nord con quelli del sud.

Il Lago di Costalovara. Nel cuore dell’altopiano del Renon, il Lago di Costalovara è uno dei laghi d’acqua dolce più puliti d’Italia. Qui la quiete del lago, il riflesso delle montagne nell’acqua e la bellezza del paesaggio creano una sensazione di pace profonda.

Il Sentiero Kneipp nel bosco I boschi del Renon sono un altro punto di forza energetico. Camminare tra gli alberi secolari, immersi nel silenzio della natura, permette di sentirsi rigenerati.  Lungo un sentiero di 1,2 chilometri che si snoda nel bosco tra Bad Siess e l’Hotel Tann è stato di recente realizzato un percorso Kneipp davvero unico: cinque stazioni nel cuore della natura ispirate ai cinque pilastri della filosofia Kneipp (ordine esistenziale, movimento, erbe, acqua e alimentazione) concepite per trasformare la passeggiata in un’esperienza sensoriale. I profumi inducono alla riflessione, le erbe hanno un effetto curativo, l’acqua fresca è un toccasana per il fisico. Lungo il percorso non mancano punti di appoggio per soste meditative e pannelli con informazioni e suggerimenti per sfruttare al meglio i benefici Kneipp. Fondamentale camminare sul sentiero a piedi nudi per percepire a fondo i diversi tipi di terreno e vivere un’esperienza wellness davvero immersiva.

Bad Siess e l’acqua termale benefica  A 1.450 metri di altitudine, la sorgente di Bad Siess sgorga da una fonte nella roccia a una temperatura costante di 6,7° C in tutte le stagioni. È stata riscoperta intorno al 1870 e da allora in questo luogo di grande energia è iniziata la cultura della balneazione e del benessere. Limpidissima e pura, rigorosamente neutra, con pochissimi sali minerali, quest’acqua termale trova applicazione soprattutto in caso di reumatismi e per la cura della pelle.




I primi cent’anni della Route66

La Route66 si avvia a compiere cent’anni  nel 2026. Non c’è momento migliore, potendo, per organizzare un road trip negli Usa sull’autostrada che collega Chicago a Santa Monica divenuta, nel corso dei decenni, icona stessa del viaggio e della libertà.

Conosciuta anche come Mother Road, la Route66 è stata la prima autostrada completamente asfaltata degli Stati Uniti e si estende per quasi 4.000 km attraverso otto Stati: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California. Questo leggendario percorso ha contribuito a lanciare la tradizione del Grande Viaggio Americano e oggi diventa un viaggio nel tempo e nel cuore della provincia americana tra centinaia di motel vintage, pompe di benzina kitsch, diner improbabili, siti storici,  cinema drive in, muffler man (statue giganti che sponsorizzano attività commerciali), insegne al neon, attrazioni stradali e strade principali di piccole città da esplorare lungo il percorso.

Un tempo via principale per chi si spostava verso ovest, La Route66 ha favorito l’espansione di piccole attività commerciali, stazioni di servizio e aree di sosta lungo il percorso, diventando simbolo di un’epoca grazie. La sua presenza nella letteratura, nel cinema e nella musica ha consolidato la sua fama internazionale.