Taraxacum Golgii di Francesco Damiani al Collegio Cairoli di Pavia
Sabato 27 settembre 2025, nella Cappella del Pollack del Collegio Fratelli Cairoli di Pavia, è stata presentata l’opera Taraxacum Golgii di Francesco Damiani, risultato della Residenza d’Artista 2025 organizzata da Ar.Vi.Ma., Civica Scuola d’Arte di Pavia, Settore Cultura del Comune e Collegio Cairoli.
Il bando della residenza evocava il tema delle radici attraverso la formula “Le radici della Banana di Cattelan”, stimolando l’artista a dialogare con il territorio, storie sotterranee, immaginari biologici e simbologie.
Il titolo dell’opera intreccia Taraxacum, genere del dente di leone simbolo di dispersione e resistenza, con Golgii che richiama l’apparato di Golgi della biologia cellulare e l’eco di Golgota, luogo della crocifissione. Damiani costruisce un discorso che articola biologia e metafora mettendo in relazione il mondo microscopico cellulare con l’ambiente naturale e la radice intesa come memoria e radicamento culturale, esplorando la resistenza del tarassaco che germina nei luoghi più impensati come l’arte nei margini, la dimensione invisibile dell’apparato di Golgi che lavora al confine tra ordine e caos cellulare, la polarità tra vita e morte attraverso l’allusione al Golgota come passaggio tra perdita, ricordo e rigenerazione.
L’evento è stato sostenuto dal Comune di Pavia e ospitato negli spazi del Collegio Cairoli, con l’Università di Pavia che sul suo sito sottolineava come Damiani, vincitore dell’undicesima edizione, avesse vissuto e lavorato tre settimane nella prestigiosa sede di Ar.Vi.Ma. realizzando l’opera secondo il tema del bando.
L’ambientazione nella cappella Pollack aveva valore simbolico come luogo di silenzio e meditazione per un’opera che invita alla contemplazione interiore.
L’opera si inserisce nel filone dell’arte contemporanea che coniuga biologia, metafora e memoria, ponendo questioni sull’equilibrio tra simbolo e concretezza, sulla contiguità con il territorio pavese, sulle fratture tra nascosto e manifesto, corpo e simbolo, e sullo spazio-tempo della fruizione in una residenza artistica per natura transitoria.
Taraxacum Golgii rappresenta un momento significativo per la scena artistica pavese, spingendo lo sguardo verso l’invisibile attraverso la vita nascosta, le radici segrete e l’oscillazione tra dimensione fisica e simbolica, richiedendo uno sguardo lento e una riflessione che attraversi l’opera piuttosto che osservarla distrattamente.
“Viviamo in un’epoca complessa – dice Francesco Damiani – attraversata da crisi ambientali, sociali e culturali, in cui l’arte sembra oscillare continuamente tra il bisogno di provocare e il rischio di essere percepita solo come spettacolo. È in questo contesto che il gesto di Cattelan, tanto semplice quanto destabilizzante, si impone come uno specchio: ci obbliga a guardare quanto siamo pronti a discutere, a reagire o, al contrario, a passare oltre con indifferenza, quasi distrattamente. Forse proprio in questo risiede la sua forza: nell’essere un gesto elementare e insieme dirompente, capace di far discutere il mondo intero con la stessa leggerezza di un atto ingenuo”.
Ed è da qui che prende avvio la riflessione personale dell’artista. Non per imitare l’ironia della banana fissata al muro, ma per trasformare quello stimolo in un’opportunità: dare forma a un’opera capace di raccogliere tutto ciò che gli è più caro, ciò che lo ha plasmato e a cui è grato.
“In Taraxacum – spiega l’artista – confluiscono diverse dimensioni: la chimica, i giochi dell’infanzia, il piacere della costruzione materiale che caratterizza la creatività dei bambini, il colore, la leggerezza. Ma soprattutto vi si innesta un tema centrale, che accompagna da sempre la mia ricerca artistica: il desiderio. Il titolo stesso richiama il tarassaco, simbolo di fortuna. Secondo la tradizione, prima di soffiare sul fiore si esprime un desiderio: se tutti i suoi semi si disperdono nell’aria, esso si avvererà. In questo gesto semplice si cela un significato profondo: desiderare è essenziale per la gioia e per la felicità, è ciò che muove la vita. Il desiderio nasce da ciò che manca, ma porta con sé la spinta a raggiungerlo. È questo slancio a mettere in moto la mente, la curiosità, la voglia di migliorarsi. Sono tutte forze che ci fanno sentire vivi. Finché continueremo a desiderare, finché avremo desideri, resteremo vivi”.


