I tre processi di Oscar Wilde di nuovo all’Elfo Puccini

image_pdfimage_print

di zZz

‘In piedi. Entra la corte’ – Tutti vogliono la verità (come se ci fosse una sola verità…), ma la vogliono o senza fare domande o avendo già le risposte. La ‘corte’ giudica ciò che pensa di vedere e di sentire senza un vero contraddittorio; la corte si affida al mormorio e lo amplifica per fare ‘giustizia’ a tutti i costi. La parola d’ordine è fare ordine, costi quel che costi: normalizzare (come se ci fosse una normalità…). Ma non c’è solo una corte. C’è pure la stampa sensazionalistica e, poi, ci sono i social media e qui è ancora peggio perché, qui, chi non sa parla e chi scrive non sa. Tutti hanno la propria verità preconfezionata e, fièri, tutti accusano tutti, tutti condannano, infangano e calunniano. Ma la verità è che “la verità è raramente pura” e che “la verità non è mai semplice” (O. Wilde), nemmeno (o tanto meno) in Atti osceni [ovvero, ne] I tre processi di Oscar Wilde, in scena all’Elfo Puccini di Milano (13 gennaio-4 febbraio 2024), per la regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia.

Il sipario è aperto, il palco è vuoto. Il pubblico prende posto nella sala per assistere a un processo, ma, in questa aula di giustizia, al posto de La legge è uguale per tutti campeggia (come monito e come anticipazione di quel che accadrà sulla scena) una verità meno rassicurante e nondimeno ‘vera’: la complessità di stabilire una verità, quando di verità non ce n’è una, ma molto spesso ce ne sono ‘centomila’ o ‘nessuna’.

Atti osceni è, davvero, un dramma sulle ‘verità’: una ‘micro’ storia drammatica (quella di O. Wilde e delle sue di-avventure giudiziarie del 1895) che ha il potere di superare gli oceani del tempo ed essere attualissima e valida per tutti, non solo per lui che ama lui, per lei che ama lei etc. etc.

Più di due ore di parole: quelle dell’accusato, O. Wilde (un misuratissimo Giovanni Franzoni dalla straordinaria ed energica presenza scenica), quelle dei testimoni, degli avvocati e dei benpensanti… Tante parole che, con ritmi e timbri diversi, si alternano sapientemente e animano una vera e propria partitura a più voci mirabilmente eseguita dagli attori.

Lo spettacolo si fa seguire ed è avvincente: il tempo passa in fretta; la tensione resta sempre alta, anche se le azioni sono poche. La mano della regia (come quella del disegno delle luci) è efficacemente delicata, semplice, leggera (ma mai superficiale). Spesso il movimento degli attori sembra una danza nello spazio e nel tempo: dall’inizio alla fine la scena non cambia, ma i cambi scena ci sono e si vedono bene soprattutto quando l’ordine cronologico degli avvenimenti viene interrotto per lasciar posto alla rievocazione di fatti, parole e personaggi menzionati nel corso del processo. Insomma, uno spettacolo forte, potente e ben fatto: da rivedere e, magari, anche da riascoltare come se fosse la diretta di un processo trasmesso per radio. Un testo difficile ma tradotto per la scena in maniera talmente magistrale che non è possibile non apprezzare.

In scena al Teatro Elfo Puccini fino al 4 febbraio 2024

Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde

di Moisés Kaufman

traduzione Lucio De Capitani

regia, scene e costumi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

luci Nando Frigerio, suono Giuseppe Marzoli

con Giovanni Franzoni, Riccardo Buffonini, Ciro Masella, Nicola Stravalaci, Giuseppe Lanino, Giusto Cucchiarini, Filippo Quezel, Edoardo Chiabolotti, Ludovico D’Agostino

produzione Teatro dell’Elfo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Releated

2 profumi per … giugno

Niente lo emozionava come il profumo del tiglio in fiore, come quel torpore soave che risaliva alle narici dalle lontane, perdute ore dell’infanzia. Franco Marcoaldi, da La trappola, Einaudi, 2012 Come non essere d’accordo con l’affermazione che giugno è il mese del re tiglio? Quel profumo dolce e soave ci fa immediatamente pensare alla primavera […]

2 profumi per maggio

“Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera Il nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera Ben venga Maggio, ben venga la rosa, che dei poeti è il fiore Mentre la canto con la mia chitarra, brindo a Cenne e a Folgore” Così scrive Francesco Guccini nella Canzone dei Dodici Mesi.  Quando […]