Il nuovo libro di Tiziana D’Acchille come vademecum per la Storia della Moda

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 di Cristina T. Chiochia
Cosa significa, oggi vestirsi?  Ha senso questa domanda? La casa editrice L’Erma, ha nel suo catalogo un interessante libro che si propone come un bellissimo viaggio nella moda, partendo proprio dal concetto di “vestiario”: il libro di Tiziana D’Acchille , che è anche un manuale, intitolato “Storia della moda dalle origini ai department store”.
Un excursus sulla storia della moda sapientemente condotto e che, partendo ed analizzando dall’atto tipico dell’uomo, di vestirsi e cucire gli abiti, che nasce dall’esigenza umana di coprirsi del singolo, arriva alla dimensione collettiva di grande magazzino che, essendo un negozio di vendita al dettaglio, offre nel “dipartimento moda” tutto il necessario prodotto dall’industria in molti modelli e numero e non più da sarti o artigiani, tutto il necessario insomma, per rendere questo atto necessario a chiunque, una esperienza sociale.
E’ proprio questo punto di vista, inedito, ad affascinare.
Il libro, che tratta in concreto appunto della conoscenza delle abitudini vestimentarie, come le chiama l’autrice, offre l’interessante punto di vista di una grande esperta e studiosa . Come recita il comuncato stampa: ” il primo volume tratta la disciplina secondo un criterio cronologico: dalle prime testimonianze della confezione di un “abito” alla fine del XIX secolo. “Storia della Moda” volume primo si configura come strumento metodologico per lo studio e l’analisi dei principali fenomeni storici, antropologici, storico-artistici e del costume legati alla moda e alla sua evoluzione nel tempo. Il secondo volume sarà incentrato sulla raccolta di saggi di approfondimento, articoli e brevi contributi monografici di più autori sulla base dei contenuti del primo volume”.
Ed aprendo il libro, questa idea di “confezione”, apre un mondo su cosa è oggi la moda dando spunti a molte riflessioni su come viene prodotta. Non solo per come è strutturato il libro, ma soprattutto  per cosa racconta, i capi realizzati che descrive, la nascita delle tintuere dei tessuti e delle pelli, ecco perchè offre la prospettiva , in una società come quella in cui viviamo, di una grande riflessione sui prodotti “fatti a mano” in modo artigianale e la grande distribuzione in serie che non parte più dall’idea del saper cucire e basta, racchiude molto altro.
E non si tratta di vezzo estetico del vestirsi bene o male. Come il libro spiega approfonditamente, tra materie prime per vestirsi e scoperte dell’uomo sono andate di pari passo. Per questo riflettere sulla moda è cosi importante. La riflessione di cosa usare per vestirsi o acconciarsi o distinguersi (dalla preistoria alla nascita delle prime civiltà) ha risposto a molti bisogni umani: dalla esigenza di proteggersi dal freddo e che spesso lo sanno fare poco e male ma che hanno un mercato proprio perchè l’abito “su misura” è alla portata di pochi, il libro offre l’interessante prospettiva di cosa significasse nel tempo essere “maestri artigiani”, manufatti appunto o per vestirsi o per essere di moda dalla preistoria alle filiere industriali. Il punto di vista inedito, fa di questo primo volume (il secondo non è ancora disponibile) un vero e proprio punto di riferimento per comprendere questo processo.
Forte di ben 260 illustrazioni tra dipinti, sculture, manufatti ed incisioni tra abito e acconciature, leggere questo libro, che resta comunque anche un manuale, è come sorprendersi di fronte a quello che significa vestirsi, scegliere un tessuto piuttosto che un altro, usare una cucitura piuttosto che un’altra.
Come per esempio l’interessante spiegazione del kalasiris  in Egitto e nel medio oriente, una tunica con le maniche  probabilmente, dice l’autrice, derivata dai contatti con le popolazioni di invasori e semiti che avevano l’abitudine di coprire tutto il corpo. O la diffusione nel quattrocento della cotehardie  sia maschile che femminile. Con un esempio, in epoca tarda del quattrocento, di come una sopraveste lunga dalla gonna svasata molto ampia , venisse cucita con le maniche , ma indossata su un altro vestito. E via via, fino alle corti e all’industrializzazione della moda. Un libro unico, da leggere e non solo usare come manuale.
Tante, insomma le curiosità ed i ritratti di questo interessante libro edito da L’Erma editore, che offre lo spunto di una storia della moda , che è anche un manuale, come approccio a comprendere anche il cambiamento sociale che esprime e forse farsi qualche domanda in più su cosa significa ora vestirsi bene o male oggi, dove tutto “va di moda”.
Concludendo con una personale riflessione, leggere questo libro forse, fa comprendere meglio ed una volta di più qualora ce ne fosse bisogno, perchè il processo della moda resta così strettamente connesso anche ai giorni nostri con la società che esprime , una società appunto affidata alle macchine.  Interessa insomma, ancora a qualcuno “saper cucire”, ma soprattutto, è ancora necessario saperlo fare se ci sono gia’ le macchine? O si arriverà ad avere abiti cuciti male ma a mano, per dimostrare che sono stati fatti con questa modalità e non da una macchina?
Ai posteri l’ardua sentenza.

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