LA COPPIA DEI CAMPIONI”: UNA STORIA D’AMICIZIA E DOLCEZZA

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di Elisa Pedini – Presentato oggi alla stampa il film “La coppia dei campioni”, in uscita domani, 28 aprile, del regista Giulio Base, che, per la seconda volta, si cimenta in una commedia tutta all’italiana. La prima, lo ricordo, era stata “La bomba”, commedia del 1999, ultima interpretazione di Vittorio Gassman. Base è uomo di cultura e spessore molto profondi, nonché professionista poliedrico ed eclettico: attore, sceneggiatore, regista, produttore. La sua regia e per conseguenza, la sua cinepresa, non sono mai né superficiali, né scontate e la commedia “La coppia dei campioni” rappresenta queste sue caratteristiche. Pellicola simpatica, comica, ironica, onesta, ma, soprattutto, come afferma lo stesso regista in conferenza stampa, un film «d’amicizia e dolcezza» e aggiunge che «è la storia di due anime che, nel cercare un posto, diventano quasi amici». Non immaginatevi, dunque, la solita commedia e non immaginatevi un film sul calcio. I protagonisti principali sono Massimo Boldi, nel ruolo del dottor Fumagalli e Max Tortora, che interpreta Zotta. Un nuovo “tandem” del cinema, perché sono per la prima volta insieme sul grande schermo. Eppure, sembrano fare coppia da sempre. Il loro affiatamento è fortissimo. Boldi definisce questo film «una novità, una sfida» perché «i miei film sono sempre usciti a Natale o a metà novembre – afferma – quindi è una novità quest’uscita a tarda primavera». La trama è già divertente di suo: due impiegati della stessa multinazionale vincono in premio i biglietti e il relativo viaggio, per andare a vedere la finale di Champions League a Praga. L’uno, dirigente di Milano, tale dottor Piero Fumagalli, in realtà, non lo vince, lo estorce al suo subordinato e così, da subito, si delinea la personalità del primo protagonista. L’altro, magazziniere di Roma, Remo Ricci, detto Zotta, invece, lo vince. Due anime opposte, due mondi agli antipodi. Spocchioso, pieno di soldi e convinto che tutto si possa comprare, il primo; persona normale il secondo, con un lavoro normale e tutti i problemi della vita quotidiana che ha un’altrettanto normale famiglia italiana di questi tempi. Lo spettatore non ci mette che qualche scena a comprendere che il primo, in realtà, deve tutto, nonché il posto di lavoro, al matrimonio che ha contratto con una contessa; mentre il secondo, sarà anche umile, ma ha studiato e ha una cultura: cita Wagner, Beckett, parla inglese. I due s’incontrano all’imbarco in aeroporto. L’antipatia è immediata. Il viaggio inizia, ma non tutto va come dovrebbe: causa maltempo, l’aereo deve effettuare un atterraggio di fortuna in Slovenia. Per Fumagalli e Zotta comincia una “frequentazione” forzata, che si dipana in tutta una serie di comici aneddoti per riuscire a raggiungere Praga. La commedia è decisamente riuscita e non vi dico altro, lascio a voi il piacere di gustarvela. Mi piace, però, sottolineare le parole di Giulio Base in conferenza stampa, che, con l’umiltà che caratterizza le grandi menti, dice del suo film: «Volevo raccontare solo una storia d’amicizia. Il film non ha pretese d’essere diverso da quello che si vede. È un film onesto. Una storia d’amicizia e di dolcezza.» In realtà, secondo me, il film è condotto con grande delicatezza e maestria ed è ricco di citazioni importanti. L’ho premesso: non è la solita commedia. In particolare, è curata la nascita di questa amicizia, nonostante le differenze e le opposizioni. Ci sono profonde umanità e dolcezza nella premura con cui Zotta corre in soccorso di Fumagalli dopo la sua “notte brava” e anche in quello “scusa”, che, quest’ultimo, grida al suo compagno, quando si rende conto che, di fatto, il suo “quasi amico” è un amico. Ritengo sia superfluo parlare dell’esecuzione dei due protagonisti. Massimo Boldi è un “must”, ormai, del cinema italiano. Che piacciano o no i suoi film, è un dato di fatto ch’egli sia invitto sul grande schermo dal 1975. Eppure, quando gli chiedo il segreto del suo successo, abbassa lo sguardo e risponde: «Non lo so! Avevo una grande passione e ne ho fatto la mia professione. Ma, mai avrei pensato… È capitato. È capitato e basta!». Da questa risposta, non stupisce come gli riesca bene interpretare la dolcezza di questo film. Max Tortora, non è certo da meno essendo sugli schermi, televisivi prima e cinematografici poi, dal 1990. Sopra ogni cosa, però, non si può non ammettere che il connubio Boldi-Tortora non funzioni all’unisono e non dia seriamente quel “quid” in più a una pellicola, di per sé, già molto apprezzabile. Interrogati a riguardo, i due attori s’esprimono così: «Lavorando con Massimo – afferma Max Tortora – ho potuto constatare di persona e quindi, scoprire, tutti i registri di cui è capace. A seconda di quello che serve, lui è in grado di tirare fuori il meccanismo giusto. Sarà che io sono musicista autodidatta e lui è un ex batterista, ma definirei la nostra intesa: musicale». Boldi annuisce e aggiunge: «Si c’è forte intesa, anzi, c’è musicalità perfetta. (ride) Siamo malati di Dallarite! (si riferisce a Toni Dallara, n.d.r.) E partiamo a cantare, ovunque!» Ed è vero, perché partono a cantare anche in conferenza stampa, suscitando l’ilarità di noi giornalisti presenti. Un binomio che funziona davvero e che fa sperare in una prolifica collaborazione futura.

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