L’Aida di Poda domina l’estate in Arena

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L’Aida è la regina incontrastata dell’Arena oggi così come nel 1913, quando fu scelta proprio l’opera verdiana per inaugurare la prima stagione dell’Arena di Verona Opera Festival voluta dal tenore veronese Giovanni Zenatello. Lo dimostra il nuovo allestimento dell’Aida firmato da Stefano Poda che ne cura anche scene, costumi, luci e coreografie, scelto per festeggiare le cento candeline del Festival. Una produzione kolossal che si unisce alle 28 già andate in scena in oltre sessanta precedenti edizioni del Festival Lirico per un numero complessivo di rappresentazioni che, a fine stagione, dovrebbe arrivare a quota 750.

A dieci anni dall’Aida meccanica della Fura dels Baus, allestita per il centenario dell’inaugurazione e i duecento anni dalla nascita di Giuseppe Verdi, il Festival propone quindi un’altra produzione ipertecnologica e innovativa per brindare a un compleanno davvero speciale, quello del centenario.

Quello firmato da Poda è spettacolo imponente e stellare tra luci laser, canne luminose, luci led che esaltano il profilo dell’Arena, una palla d’argento sospesa sopra l’Anfiteatro, fumi e una gigantesca mano di metallo, icona della produzione, che si apre e si chiude, crea e distrugge, benedice e uccide chiudendosi inesorabile sui due amanti che invocano la pace. Il pubblico, secondo lo stesso Posa, “si trova davanti a una grande installazione: il moderno non è una rincorsa all’attualità, bensì un salto al futuro”, con “un palcoscenico tecnologico, dinamico, cangiante, sorprendente”.

L’hanno ribattezzata Aida di cristallo perché sono le trasparenze a dominare il palcoscenico, un enorme e avveniristico piano inclinato avvolto da piramidi di luce su cui si muovono i protagonisti del dramma con costumi che riflettono e moltiplicano all’infinito gli effetti luminosi, ma potrebbe essere definita anche un’Aida rock che si discosta solo in apparenza dalla tradizione areniana, traboccante di ori, piramidi e cavalli in scena, per farne emergere pienamente lo stupore da parte degli spettatori. “La storia di Aida è quella di un mondo in guerra che divide in nemici mortali due popoli fratelli e vicini. Ma la stessa opera finisce in un sussurro di pace: un viaggio dantesco, da un inizio infernale a un finale di visione celeste” ha dichiarato Poda commentando il suo allestimento che vuole essere “uno spettacolo interdisciplinare che vuole parlare a tutti”.

Il palco è gremito con cinquecento persone circa in scena tra comparse, mimi, i coristi guidati da Roberto Gabbiani, il corpo di ballo coordinato da Gaetano Petrosino e i protagonisti del dramma verdiano tutti diretti da Marco Armiliato. Una massa che si concentra e si espande nello spazio dell’Arena, palcoscenico e gradinate, muovendosi a tratti anche al rallentatore, avvolgendo i protagonisti e creando grandi immagini scolpite dalle luci.

Protagonista della rappresentazione del 21 luglio è Monica Conesa, giovane soprano cubano-americana. Il tenore coreano Yonghoon Lee è stato applaudito al suo debutto come Radames in  Arena. Il baritono veronese Simone Piazzola ha vestito i panni Amonasro, Olesya Petrova quelli di Amneris, Rafał Siwek quelli del sacerdote Ramfis, Abramo Rosalen quelli del Re egizio, Carlo Bosi quelli del messaggero e Francesca Maionchi quelli della la sacerdotessa.

Repliche: 30 luglio – 2, 18, 23 agosto – 3, 8 settembre 2023

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